sabato 17 novembre 2012


CANCELLIERI FISCHIATA DAGLI STUDENTI CARABINIERI: FUMOGENI DA STRADA

Il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, è stata contestata poco fa dagli studenti, al Palazzetto dello Sport di Rimini, dove è in corso la Giornata della Legalità. Fischi, urla, proprio quando il ministro cominciava a parlare spiegando quello che il Governo intende fare per chiarire quanto avvenuto durante gli scontri, nella massima trasparenza, e dalle ultime file del palazzetto è comparso lo striscione 'stop violenze Polizia, identificativi sulle divise'. Alle contestazioni la Cancellieri ha reagito chiedendo agli studenti: «Sapete cos'è il fascismo, cosa sono le forme di squadrismo?». La situazione è poi tornata alla normalità e i giovani hanno continuato a tenere aperto lo striscione. All'incontro di Rimini nel palazzetto sono presenti circa 2mila studenti. Sul palco del palazzetto dello sport è poi salita una ragazza di un collettivo studentesco che ha tenuto un appassionato intervento: «Noi siamo qui perchè per noi è inaccettabile che il ministro Cancellieri che ha ordinato di manganellare gli studenti oggi sia qui a parlarci di democrazia» ha detto, «Chiediamo numeri identificativi per gli agenti affinchè non rimangano impuniti; l'Italia è uno dei pochi paesi europei che non hanno sulle divise i numeri identificativi degli agenti». Cancellieri è infine tornata sull'episodio dei lacrimogeni forse lanciati dal Ministero della Giustizia a Roma: «Sul caso ci sono due inchieste: una tecnica del ministro Severino,l'altra nostra che riguarda l'identificazione delle persone che appaiono particolarmente violente. Ci vuole del tempo per concludere, in ogni caso io vorrei dare dei segnali per quelli che hanno mostrato capacità di tenuta». Intanto, i carabinieri del Racis nella relazione sui lacrimogeni al ministero della Giustizia affermano: «La gittata degli artifizi è dell'ordine di 100-150 metri, coincidente con il posizionamento delle Forze di polizia all'altezza di Ponte Garibaldi, come osservabile dal video acquisito». «È di tutta evidenza che la traiettoria ondeggiante può essere prodotta solo in fase di ricaduta e non in fase ascendente». È un passaggio della relazione dei carabinieri del Racis sul lancio di lacrimogeni al ministero della Giustizia.           
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venerdì 16 novembre 2012


DARIO FO: «BRAVO GRILLO, RENZI NO, MEGLIO BERSANI»

«Io governatore della Lombardia? Una boutade. Ma conosco Grillo da vent'anni e guardandomi intorno preferisco lui agli altri. Non ha difetti, vedo solo pregi. Ha coraggio, si informa, non parla a vuoto. Siamo fortunati ad avere Grillo il tirchione». Lo dice Dario Fo alla 'Zanzara' su Radio 24. Sul Pd esclama: «Renzi? Il toscano non lo sopporto, è un 'ciancione' pieno di sé. Il ciancione è un personaggio della commedia dell' arte, un parolaio che parla con troppe certezze, mai un dubbio. E non è di sinistra, con quel finanziere Serra fanno proprio una bella coppia». Il premio Nobel insiste: «Non mi ricorda Berlusconi che era troppo banale, invece questo è intelligente, sa quello che dice, ma è un liberaloide molto ambiguo. Se andassero al ballottaggio voterei per Bersani, che ha tanti difetti ma è più umano mentre Renzi lo sento artificiale». Quanto all'editto anti -tv del leader del movimento 5 Stelle, «Grillo fa bene a vietare i talk show ai suoi ragazzini. In tre battute se li mangiano vivi, non hanno esperienza e furbizia. Il punto G? Ce l'abbiamo anche noi maschi, non era una cosa contro le donne». E Di Pietro? «Quello che è successo è tutta colpa sua - continua il premio Nobel - non ne ha azzeccato uno di candidato, è come uno che va raccogliere i frutti e si accorge dopo averli comprati che sono tutti marci. Gli dici di fare attenzione, lui dice di sì, ma sbaglia ancora. Ma fai un'inchiesta, sei un ex poliziotto! Lui la fa, ma sbaglia ancora prendendo un altro bandito...».              
                                                                   
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giovedì 15 novembre 2012


SPECIALE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRALE PRIME CINQUEMILA FIRMEGRILLO: «FIDUCIA A SALSI E FAVIA?  POCHE DECINE DI PERSONE»

La polemica del «punto G» sollevata da Beppe Grillo contro Federica Salsi, la consigliera comunale del Movimento 5 stelle a Bologna colpevole di aver partecipato come ospite a Ballarò, non era all'ordine del giorno. Ma anche se dopo la sua apparizione a Ballarò non ha più la fiducia di Beppe Grillo, Federica Salsi, la consigliera comunale bolognese del Movimento 5 Stelle che il comico genovese aveva attaccato, ha quella dei militanti bolognesi. È stata infatti, per lei, un successo l'assemblea periodica con la quale i consiglieri del M5s rendono conto ai loro elettori.Così, nel giorno in cui i deputati dell'Assemblea regionale siciliana decidono di restituire i rimborsi elettorali, chi a Bologna si attendeva un processo alla Salsi, ha dovuto prendere atto del sostegno che, nonostante le parole di Grillo, gode ancora fra i militanti. L'assemblea, alla fine, non si è chiusa con una votazione, ma il clima, gli applausi e il fatto che i critici siano stati pochi ed isolati hanno segnato un indiscutibile apprezzamento per Federica Salsi. «Ritengo importante - ha detto - far conoscere la collegialità del nostro movimento. Da un lato c'è Beppe che è il megafono e dà la sveglia, dall'altro ci siamo noi che lavoriamo nelle istituzioni. Il movimento è uno e spero che vada avanti unito anche con opinioni diverse e ritengo sia doveroso avere un confronto anche su opinioni diverse». Ma l'assemblea è stata anche un sostanziale  ricompattamento del gruppo, dopo che gli altri due consiglieri, Massimo Bugani e Marco Piazza, la avevano lasciata da sola in consiglio comunale. I militanti, in compenso, hanno ricoperto di urla ('vergogna, vergogna'), i giornalisti presenti, accusati di raccontare solo i dissidi interni al movimento. L'altro 'ribelle' bolognese, il consigliere regionale Giovanni Favia, non c'era, impegnato nell'assemblea semestrale per il rinnovo della fiducia a Ferrara. Ma dopo la vicenda del fuorionda con rispettiva denuncia di mancanza di democrazia dentro il movimento, che ha scatenato le ire di Grillo, ha lanciato una nuova iniziativa destinata a far  discutere: ha infatti chiesto ai militanti, via Facebook, cosa ne pensassero del fatto di aver chiesto una 'sponda parlamentare', al deputato Idv Barbato.Non si è fatta attendere la replica del leader del Movimento 5 Stelle: «I leader del M5S non li decide la stampa. Anzi, i «pennivendoli» ai quali Beppe Grillo conferma la 'presa' sul Movimento spiegando che, nonostante le voci fuori dal coro che hanno tanta presa sui media, questo sembra essere lo spirito del post di oggi, 5 Stelle non è il mitico «asilo Mariuccia». «I giornalisti insistono con la fiducia a questo o a quell'altro esponente del M5S data con l'applausometro o con il voto per alzata di mano di poche decine di persone la cui l'iscrizione al M5S non viene certificata formalmente», mette i puntini sugli i. «I ragazzi del M5S - ricorda ancora Grillo - da sempre si riuniscono per discutere con i loro portavoce, ma la fiducia va gestita in modo formale». «Non siamo all'asilo Mariuccia, cari pennivendoli», è il nuovo ruvido appunto di Grillo ai media che riporta un articolo dello 'statuto' M5S: «R come Remissione del mandato: il consigliere, il sindaco o il parlamentare non ha alcun obbligo di rimettere il mandato  periodicamente (ad esempio ogni sei mesi). Nel caso questo avvenisse deve essere preceduto da un'informazione pubblica e dettagliata del suo operato sul portale del M5S con una votazione estesa a tutti gli iscritti del Comune e della Regione di rifermento, o dell'intero corpo elettorale in caso del Parlamento».Anche ieri, Grillo ha guardato con grande attenzione all'esito  dell'incontro bolognese, in una regione che ormai è un feudo elettorale del M5s, ma anche il luogo da dove sono partite le principali  polemiche interne. E intanto se l'è presa con il candidato alle primarie Bruno Tabacci, «un uomo così smaccatamente di destra, centro  destra, destra centro, in Parlamento per quattro legislature, non  poteva che diventare una risorsa per la sinistra. Tabacci è il badante politico di Pisapippa». Nel suo blog ha montato un filmato in cui  compaiono fotomontaggi del candidato alle primarie del  centrosinistra in immaqini della propaganda sovietica con  l'Internazionale come colonna sonora. E ha commentato anche gli scontri nelle varie manifestazioni, lanciando un appello ai poliziotti: «Togliti il casco e abbraccia chi protesta,  cammina al suo fianco».                                                                              m.d.c.r.p.s.d.
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mercoledì 14 novembre 2012


SCIOPERI E CORTEI/SCONTRI IN TUTTA ITALIA GUERRIGLIA URBANA, FERITI E DECINE DI FERMI TRE ARRESTI, 14 FERMATI. TENSIONE ANCHE A MILANO: DANNEGGIATE VETRINE BANCHE. A TORINO GRAVE UN POLIZIOTTO

Giornata di scioperi segnata da scontri di piazza in tutta Italia. A Roma e Torino i più violenti. Feriti agenti delle forze dell'ordine. Occupate sedi e binari, lancio di uova contro banche. La Cgil, che ha indotto lo sciopero generale di 4 ore, ha condannato "tutti gli episodi di violenza che si sono registrati oggi". A Torino tre poliziotti feriti dagli autonomi, occupato il Palazzo della Provincia. A Roma sassi e bombe carta dagli studenti contro le forze dell' ordine, cariche e lacrimogeni in risposta: schierati anche i blindati. Scontri studenti-polizia anche a Milano, dove sono state prese di mira le banche. A Padova tre agenti feriti da bombecarta. A Brescia tre giovani arrestati per avere incendiato copertoni, a Bologna blitz in una sede della Cisl. Ad Ancona e Firenze uova e vernice contro Bankitalia, a Napoli occupati i binari della stazione. A Genova bloccati il varco per l'accesso ai traghetti al porto e la sopraelevata. ROMA - Un fitto lancio di pietre e bottiglie ha preceduto gli scontri tra forze dell'ordine e il corteo degli studenti sul Lungotevere della capitale. I manifestanti prima di essere caricati si sono chiusi a "testuggine" con scudi di gommapiuma e caschi, poi il lancio di oggetti e la carica. Per disperdere il corteo lanciati anche lacrimogeni. Divelti molti piccoli cassonetti di ghisa usati contro le forze dell'ordine. Non si è fatta attendere la reazione. Le forze dell'ordine sono avanzate con alcuni blindati mentre i manifestanti arretravano verso la Sinagoga. I manifestanti sono stati contenuti dalle forze dell'ordine anche con i lacrimogeni che però sono stati rilanciati assieme a numerose bombe carta. Per disperdere il corteo degli studenti sono state usate anche delle jeep blindate che hanno tentato di aprire la testa del corteo e disperdere cosi' i manifestanti. Nel corteo erano presenti molte studentesse minorenni,le piùspaventate. Molte piangono. Ed è stata vera e propria guerriglia tra le auto. I manifestanti hanno cercato di ritirarsi tra le strade circostanti e lanciato di tutto: pali segnaletici, bombe carta e bottiglie. Molti gli automobilisti spaventati.Fischi e contestazioni da parte dello spezzone del corteo degli studenti universitari al passaggio davanti alla Sinagoga di Roma. Il Tempio Maggiore era presidiato da alcuni agenti delle forze dell'ordine. Le contestazioni, accompagnate da inequivocabili gesti, sono partite dalla testa dello spezzone partito dall'Università La Sapienza. Gli studenti sfilavano dietro lo striscione: "Siamo l'Europa ribelle. Non vi dobbiamo niente". L'intenzione dei manifestanti era confluire a piazza della Repubblica nel corteo dei Cobas, ma hanno affermato anche di essere intenzionati a raggiungere Montecitorio. "Siamo in 50.000", hanno detto gli studenti.Dopo gli scontri, almeno una cinquantina di manifestanti risultano bloccati dalle forze dell'ordine. A decine sono stati perquisiti sul ponte del controviale nel porto di Riva Grande, dove si sono concluse le scene di guerriglia. I manifestanti, che sono stati identificati e perquisiti uno ad uno prima di essere rilasciati, hanno accennato cori come "tutti liberi". Tra di loro diversi minorenni. Dietro di loro hanno lasciato auto con specchietti rotti, segnali stradali e cassonetti in ghisa divelti. E una strada piena di bottiglie, sassi e residui di petardi. Sempre a Roma, tensione tra forze dell'ordine e militanti di Blocco studentesco: i manifestanti volevano forzare un cordone di sicurezza a via Ripetta per arrivare a Palazzo Chigi. Dopo un lancio di sassi contro le forze dell'ordine c'è stata una carica di alleggerimento. I manifestanti di Blocco studentesco erano circa un centinaio e si erano radunati a Piazza del Popolo all'altezza di vai di Ripetta per tentare di raggiungere Palazzo Chigi. Ma hanno trovato un cordone delle forze dell'ordine a sbarrargli il passo. I manifestanti hanno risposto con un lancio di oggetti e sassi. Poi la carica di alleggerimento per disperderli.Tre arresti dopo gli scontri, due eseguiti dalla Digos e uno dai carabinieri. Tra questi un operaio di 39 anni arrestato dai militari sul Lungotevere dei Tebaldi: è accusato di resistenza a pubblico ufficiale. I fermati sono per ora 14. Oltre 140 sono stati identificati e 16 feriti tra le forze dell'ordine. Tra i feriti 10 poliziotti, 5 carabinieri e un funzionario di Polizia."Mi chiedo cosa altro deve accadere per indurre il Governo e le autorità di pubblica sicurezza a dare una vera regolamentazione alle manifestazioni nella Capitale d'Italia. Non si può continuare su questa strada che rischia di travolgere la vita della nostra città". Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno commenta gli scontri, il blocco del traffico e le scene davanti al Sinagoga al passaggio del corteo degli studenti.TORINO - Un poliziotto è stato gravemente ferito dagli autonomi davanti alla sede della Provincia di corso Inghilterra a Torino. E' stato accerchiato da una ventina di giovani, armati di bastoni e mazze da baseball, che lo hanno colpito alla testa spaccandogli il casco e a un braccio. Il poliziotto è stato portato all'ospedale Mauriziano. Altri due poliziotti risultano feriti.Uova e fumogeni contro la sede dell'agenzia delle Entrate di Torino. Dopo il blitz alla sede del ministero dell'Economia e delle finanze, gli studenti si sono infatti spostati nei vicini uffici dell'agenzia delle Entrate, in corso Bolzano. Sulla facciata è comparsa la scritta, realizzata con spray rosso, "usurai strozzini".Un gruppo di oltre cento persone mascherate e armate di bastoni e fumogeni ha fatto irruzione al piano nobile di Palazzo Cisterna, sede della Provincia di Torino e ha distrutto alcuni arredi. Gli autonomi hanno occupato per diversi minuti i balconi che affacciano su via Maria Vittoria e hanno issato la bandiera No Tav al posto di quella europea. Hanno divelto un cancello e hanno portato via sedie e mobili, accatastandoli in strada. Alcuni autonomi, uno dei quali stava per dare fuoco alla bandiera italiana, sono stati fermati dalla polizia.Alcune decine di manifestanti sono entrate nel cantiere del grattacielo di Intesa Sanpaolo, compiendo atti di vandalismo: sono state rotte vetrate dei container, bagni chimici, tirate uova. Le forze dell'ordine hanno allontanato i manifestanti. La protesta è proseguita sulle strade attorno al cantiere, vicino alla stazione ferroviaria di Porta Susa, dove sono stati rovesciati alcuni cassonetti dei rifiuti. Molti manifestanti si sono poi diretti verso il Palazzo di Giustizia, presidiato da polizia e carabinieri.Due manifestanti sono stati fermati dalla polizia. Facevano parte del gruppo che hanno abbandonato il corteo organizzato dai Cobas per introdursi nel cantiere del grattacielo dell'istituto San Paolo.MILANO - Scontri con le forze dell'ordine, gravi problemi per il traffico a Milano per le manifestazioni di Cgil, studenti e lavoratori del San Raffaele. Nel corso del corteo degli studenti danneggiamenti a banche, una sede Enel e lancio di sassi, bottiglie e fumogeni nella stazione di Porta Genova dove ci sono stati momenti di caos coi passeggeri coinvolti negli scontri. Una decina gli agenti contusi. Nessun problema, invece, negli altri due cortei.Uno dei due tronconi del corteo degli studenti si è scontrato in due occasioni con un cordone di agenti in tenuta anti sommossa in corso Magenta, a due passi dalla rappresentanza del Parlamento europeo a Milano. I ragazzi hanno tentato di sfondare il cordone ma sono stati respinti entrambe le volte dalla polizia. I ragazzi, schierati in formazione a testuggine con scudi e caschi, hanno tentato due volte di sfondare il cordone di agenti che ha reagito caricandoli. Durante i due momenti di confronto dal corteo sono volati, in direzione delle forze dell'ordine, sassi, sampietrini, fumogeni e grossi petardi. Dopo il secondo tentativo di superare l'ostacolo che li frappone all'obiettivo, i ragazzi (principalmente dei collettivi universitari) sono indietreggiati, proseguendo il lancio di oggetti e petardi in direzione degli agenti.E poi ancora scontri dopo mezzogiorno tra studenti e forze dell'ordine, questa volta all'interno della stazione ferroviaria Porta Genova di Milano. I ragazzi, una volta entrati nella stazione, si sono scontrati con un cordone di carabinieri in tenuta antisommossa. Fitto il lancio di sampietrini, sassi, bottiglie di vetro e fumogeni contro le forze dell'ordine nell'androne della stazione.La protesta degli studenti contro le politiche di austerity si è rivolta anche contro le vetrine delle banche e in particolare contro quelle del Punto Enel di via Broletto, nel centro città. Qui, come nella filiale Unicredit poco prima, le vetrine vengono colpite e mandate parzialmente in frantumi, oltre a subire la consueta dose di vernice spray.Un ragazzo di 17 anni è stato aggredito a Milano dai manifestanti pare a scopo di rapina, ed è stato 'salvato' dall'intervento di 2 passanti, due lavoratori sudamericani. "Abbiamo visto quel ragazzino venire picchiato con dei pugni da alcuni altri giovani proprio durante i blitz contro le vetrate del Punto Enel - racconta uno dei due - siamo riusciti ad evitare che gli portassero via il portafogli e che non ci fossero conseguenze peggiori, ma poi abbiamo dovuto desistere perché dei manifestanti hanno cominciato a tirarci contro dei petardi".NAPOLI - I binari della Stazione centrale di Napoli sono stati occupati dagli studenti delle scuole medie e superiori che hanno sfilato per le strade della città. I manifestanti sono entrati nella stazione e si sono sistemati alla testa dei binari. Non ci sono stati incidenti. Dopo aver liberato i binari, gli studenti si sono poi allontanati, sempre in corteo, dalla Stazione.BRESCIA - Tre studenti sono stati arrestati dalla polizia locale questa mattina dopo che avevano incendiato alcuni copertoni in via Triumplina, a Brescia. Incendio doloso e travisamento le accuse. In segno di solidarietà, il corteo della manifestazione studentesca ha deviato il proprio percorso per dirigersi verso il comando di polizia locale. Successivamente gli studenti hanno raggiunto la stazione ferroviaria di Brescia, dove per circa mezz'ora hanno occupato alcuni binari. Si sono registrate alcune cariche da parte della polizia per tentare di allontanarli dai binari. Il corteo studentesco si è poi diretto verso il centro cittadino.PADOVA - Tre agenti feriti, un manifestante denunciato, ed un'altra trentina di dimostranti che saranno deferiti alla magistratura: è il bilancio degli scontri verificatisi stamane a Padova in occasione della giornata di sciopero che ha visto sfilare studenti, lavoratori e appartenenti all'area no global. Diversi i momenti di tensione, con la polizia costretta ad alcune cariche di alleggerimento per il tentativo di alcune decine di giovani dei centri sociali di entrare nella stazione ferroviaria. Uno dei tre agenti feriti è già stato dimesso; gli altri due sono sotto osservazione. Uno di questi ha riportato ferite ad una gamba provocate dallo scoppio di una bomba-carta.PISA - Il corteo contro la crisi in corso a Pisa ha raggiunto piazza dei Miracoli e qui un gruppo di manifestanti ha forzato il blocco della vigilanza riuscendo a salire sulla Torre pendente da dove ha calato uno striscione con la scritta: "Rise up. Non paghiamo la vostra crisi". L''occupazione' è finita dopo circa un'ora.Macerie davanti all'ingresso del palazzo della Provincia lasciate da un gruppo di studenti medi superiori per denunciare "lo stato disastroso delle nostre aule e delle nostre scuole". Un gruppo di ragazzi, circa una decina, si è staccato dal corteo che sta percorrendo le vie del centro per raggiungere la Provincia e mettere in atto il blitz di protesta. I giovani hanno acceso fumogeni e scaricato le macerie oltre ad affiggere uno striscione subito tolto dagli addetti alla vigilanza. L'azione è durata pochi minuti, seguita a distanza dalle forze dell' ordine, e si è conclusa senza disordini.FIRENZE - Uova piene di vernice contro la sede di Bankitalia a Firenze sono state lanciate al passaggio del corteo di Cobas e di studenti questa mattina. Il corteo ora é arrivato alla sua destinazione finale di piazza Annigoni e, al momento, non si registrano altre tensioni. Mentre il corteo sfilava sono stati lanciati anche alcuni petardi. Lasciate poi alcune scritte sui muri dei palazzi. In uno stabile, vicino a Bankitalia, c'é scritto "No al Governo delle banche e alle sue politiche", e anche "la cultura non si vende". Oltre 3.000, secondo gli organizzatori, i manifestanti.                       

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martedì 13 novembre 2012


FRENATA DELL'INFLAZIONE: A OTTOBRE SI FERMA AL 2,6% AL 4% IL CARRELLO DELLA SPESA

Inflazione in netta frenata a ottobre: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, comprensivo dei tabacchi, ha registrato una variazione congiunturale nulla e un aumento tendenziale del 2,6% contro il +3,2% di settembre. Il dato definitivo comunicato dall’Istat conferma la stima provvisoria.Il rallentamento della crescita su base annua dei prezzi al consumo, spiega l’istituto di statistica, coinvolge gran parte delle diverse tipologie di prodotto, scontando sia effetti di riduzione congiunturale in diversi comparti dei beni e dei servizi, sia un favorevole confronto con ottobre 2011, mese caratterizzato da forti rialzi congiunturali dei prezzi, ai quali aveva in parte contribuito l’aumento dal 20% al 21% dell’aliquota Iva ordinaria. L’inflazione acquisita per il 2012 si conferma al 3%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende all’1,5% (dall’1,9% di settembre). Al netto dei soli beni energetici, la crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo rallenta all’1,7% (+2% nel mese precedente). Rispetto a ottobre 2011 il tasso di crescita dei prezzi dei beni scende al 3,4%, dal 4,1% del mese precedente, e quello dei prezzi dei servizi rallenta all’1,7% (era +1,9% a settembre). Di conseguenza, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi si riduce di cinque decimi di punto percentuale rispetto al mese di settembre. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori risultano invariati su base mensile e il tasso di crescita su base annua scende nettamente, passando al 4%, dal 4,7% di settembre. Analizzando le voci dei prodotti della tavola, emerge il forte rialzo dei vegetali freschi (+2,7%, +8,3% in termini tendenziali) e del cioccolato (+0,6%, +4,2% su base annua). Nel capitolo energia invece cala rispetto a settembre, oltre alla benzina e al diesel, anche il prezzo del gasolio per riscaldamento (-0,3%), con una decelerazione del tasso di crescita annuo (9,3%, dal 10,3% di settembre). Quanto al settore regolamentato, l’Istat fa notare gli aumenti congiunturali dell’energia elettrica (+1,4%), il cui rialzo tendenziale sale al 15,9% (dal 14,4%), e del gas naturale (+1,1%), che registra un incremento su base annua del 9,2% (era +13,2% a settembre). A ottobre si fa sentire però il caro istruzione, con i prezzi in aumento dell’1,7% su base mensile e del 3,1% a confronto con lo scorso anno (in accelerazione rispetto al 2,0% di settembre). L’Istituto di statistica fa notare il rialzo del 3,8% (sia congiunturale che tendenziale) dell’istruzione universitaria. Tra l’altro sale anche il prezzo dei servizi offerti dalle mense scolastiche e di altri istituti di istruzione (+0,8% su settembre, +2,0% su base annua). In generale costa di piu’ farsi una cultura anche semplicemente acquistando libri di narrativa (+3,7% su base mensile, +2,7% a livello tendenziale).
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lunedì 12 novembre 2012


NAPOLI: TENSIONE A MANIFESTAZIONE PER VISITA FORNERO LANCIO PIETRE CONTRO FORZE ORDINE. SPARATI LACRIMOGENI

Tensione a Napoli alla manifestazione contro il precariato in occasione dell'incontro tra i ministri del Lavoro italiano e tedesco. A Piazzale Tecchio, i manifestanti hanno forzato l'alt di polizia e carabinieri e lanciato pietre e bottiglie verso le forze dell'ordine che hanno risposto con lacrimogeni e cariche.Lievemente feriti un ufficiale dei carabinieri e due poliziotti.  Secondo gli organizzatori del corteo anti precariato sono oltre 20 le persone rimaste ferite negli scontri nel quartiere napoletano di Fuorigrotta tra forze dell'ordine e manifestanti. "Hanno lanciato lacrimogeni ad altezza uomo-sostengono -e a uno studente universitario di 19 anni hanno spaccato tutti i denti". Al momento i manifestanti si trovano in piazza Sannazaro, controllati dall'alto da un elicottero della polizia. Il corteo si dirigerà verso la sede dell'Orientale, nel centro storico di Napoli. "Ho scelto Napoli per dare un segnale, un messaggio positivo a una città dove il problema del giovani è molto forte". Lo ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero parlando con un gruppo di studenti dell'Iti Fermi Gadda di Napoli. Fornero, che oggi firma un accordo con la collega tedesca Ursula Von Der Neyer,ha detto che"bisogna puntare sull'apprendistato, che vuol dire apprendere perché a volte quando si esce dalla scuola e si va in una azienda si può avere un momento di difficoltà".Per il ministro del Lavoro, la sfida, in questa fase storica, "non si esaurisce nel pur difficile compito di porre in atto tutte le misure possibili per creare posti di lavoro per i giovani, ma anche - ha detto Napoli - di offrire loro i mezzi e di creare le opportunità per trovare un 'buon' lavoro". Per Elsa Fornero, "il problema della creazione di opportunità di lavoro per i giovani non è un problema circoscritto all'Italia, essendo ampiamente presente e dibattuto nelle sedi europee e internazionali". Fornero lo ha detto a Napoli nel corso del suo intervento alla conferenza italo-tedesca sul lavoro. La riforma del mercato del lavoro approvata ha "tra i suoi obiettivi primari il contrasto alla disoccupazione dei giovani". Ha riobadito a Napoli Elsa Fornero, la quale sottolinea che "gli obiettivi delle misure adottate sono quelli di favorire l'instaurazione di rapporti di lavoro più stabili". "Nello spirito e nella sostanza della riforma, l'apprendistato, in tutte le sue tipologie, dovrà rappresentare, da un lato, la tipica modalità di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, dall'altro, uno strumento importante per lo sviluppo professionale dei lavoratori", ha detto il ministro."L'apprendistato - ha spiegato durante la conferenza italo-tedesca 'Lavorare insieme per promuovere l'occupazione dei giovanì - è anche il terreno sul quale costruire un'efficace collaborazione tra i diversi attori istituzionali e sociali del nostro Paese. La sua governance richiama autorità locali, Regioni in particolare, e parti sociali a compiere tutti gli sforzi per definire un quadro applicativo completo, omogeneo ed efficiente in tutte le aree del Paese, orientato a offrire ai giovani concrete opportunità di lavoro e crescita professionale".                                                m.c.r.d.p.s.
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domenica 11 novembre 2012


GRILLO SCONFITTO DAI «RIBELLI» ORA RISCHIA IL BIS SUL CASO SALSI 

Sulle candidature e la legge elettorale, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio rischiano la frattura nel Movimento 5 stelle e il primo scivolone politico. La scelta iniziale del «Grilleggio» di promuovere per le prossime elezioni politiche solamente chi si era candidato nel M5S alle amministrative senza essere eletto - in pratica i «trombati» - è stata fortemente contestata dalla base. In primis perché nelle regioni e nei comuni dove i grillini non erano riusciti a presentare liste alle amministrative, il Movimento rischiava di non avere rappresentanza. Ma anche perchè quel criterio esclusivo sapeva, e sa molto, di liste bloccate e di candidature supercontrollate dal duo che governa in modo autoritario la rete. Per questo Grillo fa la guerra alla riforma della legge elettorale: per difendere il «Porcellum», che lo avvantaggerebbe elettoralmente e gli consentirebbe di rafforzare il controllo dall’alto sulle candidature. Della faccenda si è occupato, ieri, anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Si candida chi è stato candidato alle comunali ma non è stato eletto e ha già il timbro - dice riferendosi a Grillo - Lenin gli fa un baffo». Ma l’opposizione più dura al metodo di selezione delle candidature arriva da Bologna e dall’Emilia-Romagna, che sono state la culla del grillismo con il «Vaffa-day» del 2007 in Piazza Maggiore, il primo boom elettorale e i primi eletti in Comune e in Regione, ma ora sono diventate l’anima dei «dissidenti», di quell’ala del movimento guidata da Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia, Federica Salsi e altri che contesta la mancanza di democrazia e chiede di poter discutere in rete le regole sulle candidature e di avere trasparenza sulle votazioni on line. «Il criterio di candidare solo gli ex candidati alle amministrative è assurdo - dice il consigliere ferrarese Tavolazzi, che è stato il primo degli epurati con un “post scriptum” sul blog di Grillo - non solo per le regioni che sarebbero tagliate fuori ma anche perché ci sono tanti validi attivisti e teste pensanti che, per il solo fatto di non essersi candidate nei Comuni e nelle Regioni, non hanno possibilità di entrare in Parlamento. Ma vedo anche che un primo risultato la protesta della base l’ha ottenuto: è uscito il “Casaleggium 2” che modifica i criteri per le regioni escluse. La riserva sul metodo, invece, rimane inalterata. Si doveva discutere in rete di regole e criteri, ma non è accaduto. Il bacino da cui pescare i candidabili, alla fine, è stato deciso dalle solite due persone. E il funzionamento del portale rimane un mistero». L’altro mistero è sui votanti. Quanti saranno? E come si voterà? Si sa che potrà partecipare chi si è iscritto ed è stato certificato dal Grillo. La lista dei candidabili e i curricula verranno messi in rete da Casaleggio, ma ancora non si sa come funzioneranno le prime «primarie» del web. Intanto in Emilia-Romagna cresce il consenso attorno ai «dissidenti». Nel primo “meetup” a Piacenza - l’assemblea semestrale che serve a confermare o togliere la fiducia agli eletti - Favia ha incassato 78 voti a favore e solo 3 contrari. «Sono gli attivisti, la base del movimento, che hanno restituito a Favia la fiducia che Grillo gli ha tolto», commenta maliziosamente Tavolazzi. Mentre Favia dichiara: «Gli attivisti mi hanno riconosciuto per quello che sono. Io di giorno giro a testa alta». E aggiunge: «Il movimento deve assolutamente crescere e fare autocritica. Negli elettori c’è questa consapevolezza, almeno a livello locale». In campo nazionale, invece, spiega Favia, «c’è la volontà di andare verso una struttura del movimento più liquida e non organizzata dove il confronto è frammentato ed è in rete». La sensazione è che, anche a Bologna, al meet up del 14 in cui gli attivisti si dovranno pronunciare sui consiglieri comunali, si avrà un replay dell’esito di Piacenza, con Federica Salsi che potrebbe prevalere sui fedelissimi di Grillo: Massimo Bugani e Marco Piazza. I tre consiglieri si vedranno stasera per tentare una riappacificazione. «Le divisioni di Bologna sono alla radice della serie di conflitti recenti del movimento, e anche delle espulsioni decise dal Grillo e Casaleggio» spiega Tavolazzi. Poi, il 5 dicembre, sempre sotto le Due Torri, ci sarà l’assemblea decisiva per Favia e il capogruppo regionale Andrea Defranceschi. Ma la cartina di tornasole sullo stato di salute del M5s in Emilia-Romagna la si avrà probabilmente già oggi, nell’assemblea regionale convocata, quai di nascosto nel quartiere Porto di Bologna, in via dello Scalo. Favia ha dichiarato ufficialmente che non ci andrà ma la sua presenza è stata confermata da più persone. Ci saranno, poi, Tavolazzi e gli altri “ribelli” e anche i fedelissimi del “Grilleggio”. Il tema al centro del confronto sarà proprio la burrasca seguita alle scomuniche per le ospitate e i fuorionda in tv di Favia e Salsi e il braccio di ferro tra Grillo e dissidenti sulla democrazia nel movimento.         
                                                                                            m.c.r.d.p.s.

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sabato 10 novembre 2012

BERSANI: PREMIO 10% O SALTA TUTTO CASINI: «NON SAREMO TUOI SUDDITI»

Il segretario Pd in un incontro organizzato da Left: «Il Pd non farà passare la riforma della legge elettorale così come è stata disegnata: ci metteremo di traverso. Casini? Morirà di tattica, dica dove vuole andare». La replica del leader UdC: «Non siamo stati sudditi di Berlusconi, non siamo disposti ad esserlo di Bersani». «Dieci domande per il futuro dell'Italia». Si chiama così l'iniziativa che organizzata da l'Unità e dal settimanale Left con Pier Luigi Bersani e il giornalista e conduttore Corrado Formigli al Teatro Eliseo a Roma. Ma questa volta non si è trattato di un consueto talk show e nemmeno di una intervista pubblica. Ad incalzare il segretario del Pd e candidato a Presidente del Consiglio nel dibattito organizzato dalla rivista Left, non sono stati né giornalisti, né altri politici. Le dieci domande per il futuro sono state rivolte a Bersani direttamente da operai, ricercatori, insegnanti, medici, immigrati, imprenditori, artigiani, artisti, studenti, ecc...Bersani ne ha approfittato per puntualizzare quali sono le condizioni del Pd sulla legge elettorale: «Il Pd non farà passare la riforma della legge elettorale così come è stata disegnata in Senato: se noi valuteremo responsabilmente che l'Italia va in una situazione di ingovernabilità ci metteremo di traverso», ha chiarito il segretario del Pd. Il nodo resta la soglia del 42,5% oltre cui scatta il premio di maggioranza. Più che una norma anti-Beppe Grillo, è «una norma anti-Pd, il tentativo di dire 'muoia Sansone con tutti i filistei', ma noi non scherziamo». Per Bersani, dunque «è indispensabile che ci sia «un ragionevole premio di governabilità non sotto il 10% netto che equivale ad un 12,5% per ragioni tecniche». Questo premio »non garantisce una maggioranza assoluta ma che ci sia un azionista di riferimento in grado di dire chi governa, meno di questo sarebbe una cosa molto seria«, ha insistito. «Non penseranno mica che mi metto a fare un governo con Berlusconi e Fini? - ha aggiunto Bersani - Al di là di quanto sia alta la soglia il punto è se si vuole consentire a chi arriva primo di avere un ragionevole premio che non può essere sotto il 10%». Pier Luigi Bersani sostiene la necessità di un premio che certo «non garantisce la maggioranza assoluta ma indica l'azionista di riferimento in grado di dire chi governa».Si sente tradito da Casini? «Casini morirà di tattica - replica il segretario Pd - dove vuole andare? Spero che anche lui a un certo punto metta la barra dritta e decida dove andare». Subito, a stretto giro, arriva la replica del leader UdC: «Non siamo stati sudditi di Berlusconi,non siamo disposti ad esserlo di Bersani». «Bersani non dica che Casini morirà di tatticismo - ha aggiunto -, il Pd si deve abituare a guardare con rispetto a chi sta in Parlamento. Abbiamo tenuto la schiena dritta, non ci inchiniamo a Bersani. Non credo che sia lesa maestà dire che non si può prendere il 55%  avendo solo il 30% dei voti». Casini ha ribadito che l'Udc «è disponibile a trovare una soluzione sulla legge elettorale anche con il Pd: va bene, arriviamo al 10% per il premio ma ci vuole una soglia di sbarramento». Incalzato sul ruolo dell'attuale premier, Bersani risponde: «Monti deve continuare a dare una mano al Paese: non si tratta di imbarcare nessuno, bisogna discuterne con lui». C'è spazio anche per una domanda sul ministro Fornero: «Io non ho prenotato nessuno e ieri polemizzavo con Gasparri che sostiene che un membro di un governo tecnico perde i diritti politici». Invece, io ritengo che «anche un tecnico è un cittadino» e ovviamente «può fare il ministro». Poi, «Vendola ci ha ricamato su». Qualcuno chiede conto anche del sistema fiscale: «Partirei dal fatto che vorrò che i ricchi le paghino le tasse». Bersani risponde a chi gli domanda se nel caso andasse al governo anche lui aumenterà le tasse ai ricchi come ha annunciato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il segretario del Pd ha insistito molto sul contrasto all'evasione fiscale: «Ce l'ho molto con i paradisi fiscali perché ce l'ho con chi fa i soldi qui e poi li porta dove non si paga niente senza nessuna solidarietà verso il Paese che ti ha fatto guadagnare. Chi è ricco sa dove andare e scappa, mentre qui resta la povertà». Bersani ha respinto al mittente le accuse di chi sostiene che la sinistra al governo non ha contrastato l'evasione fiscale, ha ricordato l'azione di Vincenzo Visco, membro del governo Prodi, e ha detto: «Basta con questa storia che è sempre colpa della sinistra». Quindi ha osservato: «Se arriva un ministro che ha la faccia di uno che non farà mai il condono l'evasione cala, se ne arriva uno che ha la faccia di quello che farà il condono l'evasione aumenta». «Bisogna riflettere sull'effetto boomerang» sul referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sostenuto tra gli altri dal leader di Sel, Nichi Vendola, ha poi detto Pier Luigi Bersani.Secondo il leader del Pd «sull'articolo 18 la soluzione trovata è di equilibrio. Il 2013 poi è un anno elettorale e il referendum non si può fare. Invito a riflettere sulla strategia perché l'ultimo referendum sul lavoro ha portato al voto il 24% delle persone. Dobbiamo riflettere sull'effetto boomerang». «Gli annunci devono mettersi alla prova della credibilità. se fossi al governo, chiamerei Marchionne, l'unica soddisfazione di essere ministro è che se li chiami devono venire.Gli chiederei:ma mi vuoi spiegare cos'èquesta svolta cosìimpressionante?», dice Bersani. «Siamo passati da una fase in cui si diceva che si puntava sulle piccole vetture a una in cui si dice che si farà l'alta gamma. Marchionne ci deve dire in che misura ce la fa e se ha bisogno di aiuto», ha concluso il segretario del pd. I rapporti con la Fiom: «La Fiom ci ha attaccato, ma perbacco diciamolo e smettiamo di correre dietro alla prima cosa che si sente: i reintegri alla Fiat dimostrano che non si è smontato nulla». Il segretario del Pd Pierluigi Bersani, durante un'iniziativa al teatro Eliseo, difende la riforma del mondo del lavoro approvata dal governo.
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venerdì 9 novembre 2012


BERSANI/ STOCCATA A GRILLO: «NO A DEMOCRAZIA DA TABERNACOLO»
 Perché qualche ministro del Governo Monti possa essere presente anche in un 'Governo Bersani' è necessario che si faccia «outing» e si dica per chi si vota. Lo ha detto Pier Luigi Bersani a 'Radio anch'io', in una lunga intervista che il segretario Pd ha rilasciato stamattina. Quando gli è stato chiesto se lo stesso Monti, o la Fornero e Passera, potranno essere parte di un suo esecutivo: «Monti non lo posso prendere e portare dove voglio, dobbiamo discutere con lui. Per il resto, sì, ma è chiaro che dobbiamo fare un pò l'outing: per il futuro ci vorranno maggioranze politiche, bisogna dire di che area si è, per quale schieramento si vota...». «Non ho nessuna ansia per il faccia a faccia di lunedì sera - ha poi detto Bersani in merito al confronto tra i cinque candidati alle primarie Pd che si confronteranno lunedì sera - saremo in cinque e io risponderò alle domande dei giornalisti». E il Colle? «Non faccio nomi per il Quirinale», dice . Così il leader del Pd Pier Luigi Bersani risponde alle domande dei giornalisti sull'ipotesi di Mario Monti alla presidenza della Repubblica lasciando gli studi di Radio Rai. Certo, ha detto, occorrerà trovare «una soluzione all'altezza della situazione e all'altezza dell'eredità» che lascia Giorgio Napolitano. «Se diventerò presidente del Consiglio adotterò una 'lenzuolata di moralità », ha poi detto. Quindi, lo scontro sulla legge elettorale. Per Bersani, «ci deve essere un premio elettorale al primo partito, anche perché se il premio di coalizione è fissato al 42%, con una asticella così alta si rischia l'ingovernabilità. Senza questo premio si rischia di dar vita a maggioranze spurie, poi incapaci di governare». Una stoccata anche a Grillo: «Non vogliamo una democrazia governata da tabernacoli. È difficile dialogare - ha aggiunto il leader del Pd - con persone che stanno in fondo alla rete internet e non accettano di rispondere a nessuna domanda. Così non si può governare, anche perché non sono accettabili modelli demagogici personali e plebiscitari». Dopo la cittadinanza e la lenzuolata sulla moralità pubblica la «terza sorpresa» sulle prime azioni di un possibile governo Bersani «ruota attorno al tema del lavoro». «Il primo punto all'ordine del giorno di un governo di centro sinistra ci sarà il diritto di chi nasce in Italia ad avere la cittadinanza italiana».                                                                               r.d.s.m.c.p.
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