giovedì 17 dicembre 2009

FINI RADUNA GLI EX AN «O CON ME O CON ARCORE»
«A breve vedrò Berlusconi. Parleremo, chiariremo. State con me? Vi considerate parte di quel trenta per cento del Pdl che è l’ex An, o preferite passare a stare col settanta per cento di ex forzisti?». Così, forte di un mezzo dialogo recuperato via extrapolitica con il Cavaliere convalescente, stanco del filoberlusconismo vistosamente serpeggiante tra gli ex colonnelli e consapevole della necessità di recuperare peso in vista della trattativa o quantomeno di fare chiarezza, ieri Gianfranco Fini - prima di ribadire che sul fronte del clima politico «le parole di Napolitano sono una stella polare» - ha fatto quel che i suoi consiglieri più fidati gli suggerivano da tempo. Una cosa semplicissima, a dire la verità. Ha messo momentaneamente da parte i propositi pur circolanti di costruire un gruppo a parte di finiani (dentro il Pdl come “Pdl futuro” o addirittura fuori, stile Mpa di Lombardo). E ha resuscitato, solo per un momento s’intende, il gruppo dirigente di Alleanza Nazionale. La Russa, Gasparri e Bocchino, Urso e Matteoli, Alemanno, Augello e La Morte. Li ha invitati a pranzo, e ha ricordato a tutti chi fosse il loro leader di riferimento. Chi garantisse per loro nel Pdl. A chi dovessero, in definitiva, compattamente rispondere: altrimenti, ognuno per la propria strada. RICOMPATTARE PER TRATTARE .Una mossa semplice, ma inedita. Nonostante Ignazio La Russa, uscendo, abbia tenuto a sottolineare come non ci fosse «niente di strano» nel fatto che gli ex aennini si riunissero prima di Natale, di strano c’era in realtà quasi tutto. Era da prima dello scioglimento del partito, infatti, che Fini non faceva una riunione al gran completo di tal fatta. Una mossa, quindi, tardiva, al limite. Ma vincente, almeno a parole e almeno nell’immediato. Almeno per dare a Fini più forza nella trattativa con Berlusconi. Infatti, una volta riuniti a pranzo, tra l’ex leader e i suoi ex colonnelli si è ristabilito il clima di un tempo: lui che parla, loro che volenti o nolenti annuiscono. Fini ha dunque voluto «fare il punto » sui «tanti problemi» interni al Pdl, dai rapporti con la Lega alla necessità di evitare un partito monarchico: e ha chiesto soprattutto di affrontare le varie questioni «in modo unitario» come ex An, perché «se marciamo divisi può guadagnarci il singolo», ma si perde l’opportunità di «tenere insieme un mondo», all’interno del Pdl. Bene, gli hanno risposto tutti: purché si distingua fra i temi che possiamo condividere e quelli di tipo neofiniano, come immigrazione e biotestamento, nei quali «non ci riconosciamo ». «È ragionevole», ha convenuto Fini. FINIANI COME I COCCODRILLI .L’aut aut, deciso ma costruttivo, ha scosso non poco gli ex colonnelli, che infatti sono usciti alla spicciolata dopo quasi due ore di colloquio con la faccia variamente stravolta e la stessa confezione bordeaux contentente una cravatta, regalo di Bocchino. Del resto, solo poche ore prima, la tensione era tale che La Russa era arrivato a offrire a Fini, sia pur provocatoriamente, le proprie dimissioni da coordinatore del Pdl. Quanto poi il richiamoalla compattezza sarà efficace, restada capire. Pare a molti unaconcordia di parole, più che di fatti.Nemmeno Fini, del resto, si fa illusioni: «Sarà il tempo a rispondere. Io non sono pessimista, né ottimista. Sono realista ». Una conseguenza immediata, però, arriva: finiscono nel capitolo «leggende metropolitane,come i coccodrilli nelle fogne diRoma» le ipotesi di scissioni o di gruppi di finiani più o meno indipendenti dal Pdl. Ipotesi che nei giorni scorsi erano circolate eccome. E che, numeri alla mano, qualche fastidio potrebbeo anchedarlo. Ma che Fini si tiene nel cassetto, come fosse un’ultima ratio. Per adesso, a chi glielo chiede, sorride: «Leggende metropolitane, sì, certo: proprio come ha detto La Russa».
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PLACEBO, CONCERTO TRA LE NEVI

«Ok, facciamolo strano». Sembra che abbia commentato così Brian Molko, leader della rock-band inglese Placebo, la proposta di fare il concerto di chiusura del tour mondiale in alta quota, sulle piste innevate del Trentino. Succederà martedì prossimo, 22 dicembre, in occasione del “World Alpine Rockfest” ad Andalo. E così tra piccoli stragemmi (“So che la nostra violinista sta preparando dei guanti senza dita, cosi' potra' suonare al freddo”) e accorgimenti pratici (“dovremo stare attenti alle palle di neve”) il grande evento procede la sua preparazione e vedrà, prima del concerto, la sfida tra sedici protagonisti mondiali dello sci alpino (da Bode Miller a Davide Simoncelli, da Ted Ligety a Aksel Lund Svindal e John Kucera) che si sfideranno in un evento unico. Lo start alla stagione invernale del Trentino, invece, è già stato dato da giorni, complici le abbondanti nevicate arrivate già intorno all’Immacolata e un flusso di prenotazioni che fa sembrare lontana la crisi del turismo che si registra in altre zone d’Italia. Ma, accanto allo sport e agli oltre 800 km di piste da sci, il Trentino sfoggia quest’anno una “coccarda” d’eccellenza con il riconoscimento, arrivato dall’Unesco nel giugno scorso, assegnato alle Dolomiti come Patrimonio Universale dell'Umanita'. Ma oltre alle montagne, c’è tanto altro: dai mercatini di Natale, che compaiono in ogni vallata con luci e profumi inconfondibili, e dalle feste organizzate in occasione del Carnevale. Il sistema museale trentino, che ha nel Mart di Rovereto, nel Castello del Buonconsiglio, nel Museo tridentino di scienze naturali e nel Museo degli usi e costumi della gente trentina le proprie roccaforti, si appresta, per la prossima primavera, all’evento della riapertura di un gioiello medievale: il Castel Thun, in Val di Non, mirabile esempio di architettura castellana trentina, che custodisce collezioni di ogni genere e ci racconta, meglio di tanti libri di storia, come si è vissuto in Trentino negli 800 anni di principato vescovile.
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