C’è chi, come Massimo D’Alema e Walter Veltroni, ha già
annunciato che non si ricandiderà in Parlamento. E c’è chi, come Rosy Bindi e
Franco Marini, è pronto a chiedere la deroga al regolamento che vieta a chi ha
più di 15 anni da parlamentare alle spalle di ripresentarsi. Ma poi c’è anche
chi non si candiderà alle primarie per scegliere i candidati parlamentari pur
non avendo superato il limite dei mandati, come il senatore Pd Stefano Ceccanti
o il deputato Pd Andrea Sarubbi, perché visto il regolamento sanno praticamente
in partenza che non ce la faranno. C’è chi, come il tesoriere Ds Ugo Sposetti,
non parteciperà alla sfida ai gazebo. Chi, come Beppe Fioroni, non vuole cedere
alla logica della “rottamazione” (contrariamente al suo compagno d’area Lucio
D’Ubaldo che non si ripresenterà) ma guarda anche con interesse alle operazioni
che fervono al centro. E poi c’è chi non parteciperà alle primarie per
scegliere i parlamentari ma Bersani vuole comunque nelle liste elettorali, come
l’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani o i docenti di storia Miguel Gotor
e Carlo Galli. La direzione di oggi voterà le regole per le primarie e le
deroghe per chi è già stato oltre 15 anni in Parlamento. Ma anche se sarà un’altra
direzione ad approvare le candidature, che sarà fissata dopo la sfida ai gazebo
del 29 e 30, già oggi si vedrà chi esce e chi entra nelle liste del Pd per le
prossime politiche. Tra i 24 parlamentari che hanno superato i 15 anni di
legislatura e non chiederanno deroghe e non si ripresenteranno ci sono l’ultimo
segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti, il leader dei Cristiano sociali Mimmo
Lucà, la responsabile Immigrazione del Pd Livia Turco, la neopresidente del
Maxxi Giovanna Melandri. Anna Finocchiaro, che nei giorni scorsi aveva espresso
l’intenzione di non chiedere la deroga, ha ricevuto pressioni da parte di
Bersani a ricredersi. Fino a ieri sera stavano ancora riflettendo sul da farsi
Marco Follini ed Enrico Morando. Alla sfida per il prossimo Parlamento
parteciperanno i membri della segreteria, nessuno dei quali è attualmente
deputato o senatore. Si stanno preparando a correre nel Lazio Stefano Fassina,
Matteo Orfini e Roberta Agostini, in Calabria Nico Stumpo, in Emilia Romagna
Francesca Puglisi, in Toscana Cecilia Carmassi. Pronti a correre anche i tre
giovani dirigenti che hanno guidato il comitato Bersani alle primarie del
centrosinistra, ovvero Roberto Speranza, Alessandra Moretti e Tommaso
Giuntella. Oltre a speranza, segretario della Basilicata, sono pronti a
candidarsi anche molti segretari regionali, a cominciare dal campano Enzo
Amendola. Sul fronte renziano sono invece pronti a scaldare i motori il
presidente dell’assemblea re gionale dell’Emilia Romagna Matteo Richetti
(Matteo Renzi è andato a Bologna nei giorni scorsi per convincerlo a farsi
avanti) e l’ex sindaco di Piacenza Roberto Reggi. Oggi si saprà comunque
soltanto chi rinuncerà alla deroga e quindi non sarà della partita. Se dovesse
essere confermata la data del 17 febbraio per le politiche, verrà convocata per
venerdì 11 gennaio la direzione che darà il via libera alle liste elettorali
del Pd.
domenica 16 dicembre 2012
DAL PANE AI GIOIELLI: DI BERLUSCONI LE SPESE PAZZE DI
MINETTI
di Sergio Conti
Dai ristoranti giapponesi e di lusso, al Mc Donald's
passando per le sigarette, alle cartucce per armi da caccia. E ancora gelati,
ovetti Kinder e perfino il conto dal panettiere. Queste sono alcune delle spese
«dubbie», tutte rimborsate con soldi pubblici, che i consiglieri regionali
lombardi di Pdl e Lega hanno sostenuto tra il 2008 e il 2012. Scontrini e
fatture sono finiti al centro di un'inchiesta avviata dalla procura di Milano.
I pm Alfredo Robledo, Paolo Filippini e Antonio D'Alessio hanno indagato per
peculato una quarantina di consiglieri regionali del Pdl e della Lega e invtato
a comparire 22 di loro, che saranno tutti interrogati la prossima settimana
fino a sabato 22 dicembre. Tra gli indagati ci sono il presidente del consiglio
regionale Fabrizio Cecchetti, che nel maggio scorso ha sostituito Davide Boni,
costretto alle dimissioni da un'altra inchiesta per corruzione. Dovranno
presentarsi in Procura anche i capigruppo del Carroccio e del Pdl Stefano Galli
e Paolo Valentini e la ex soubrette Nicole Minetti. Saranno interrogati anche i
leghisti Cesare Boschetti, Angelo Ciocca, Alessandro Marelli, Enio Moretti,
Massimiliano Orsatti, Ugo Parolo, Roberto Pedretti, Giovanna Ruffinelli,
Pierluigi Toscani. Verranno sentiti dai pm anche i loro colleghi del Pdl
Giovanni Bordoni, Giulio Boscagli, cognato di Roberto Formigoni, Alessandro
Colucci, Giuseppe Gianmario, Antonella Maiolo, Nicole Minetti, Marcello
Raimondi, Gianluca Rinaldin, Carlo Saffioti, Paolo Valentini, Sante Zuffada. In
tutto, secondo la guardia di finanza che ha condotto le indagini, sarebbero
stati utilizzati in maniera illecita 2 milioni di euro che si aggiungono ai già
tanti benefit dei politici. Lo scorso 10 ottobre proprio i finanzieri del
Nucleo di polizia tributaria erano andati in Regione Lombardia con un decreto
di esibizione di documenti e avevano acquisito i rendiconti dei gruppi
consiliari lombardi di Pdl e Lega dal 2008 al 2012. Con i soldi dei rimborsi al
gruppo consiliare della Lega Nord, per esempio, il consigliere regionale
lombardo Pierluigi Toscani ha comprato, tra le altre cose, lecca lecca e gratta
e vinci. tra i suoi acquisti figurano anche cartucce da caccia comprate presso
l'azienda Muninord per 752 euro, ma anche «cono medio e coppetta gelato»,
«lemonsoda, pizzette, cannoli, ciambelle, torta sbrisolona, zucchero semolato,
farina, salsicce di Norimberga, cracker e biscotti, frutta e ortaggi». Tra le
ricevute presentate anche un conto da 127 euro per una cena di ostriche. Il suo
collega di partito Alessandro Marelli ha chiesto rimborsi per alcuni fuochi
d'artificio comprati da un rivenditore cinese, sei computer, stampanti, web
cam, articoli di elettronica. Poi un ovetto Kinder, una clessidra, un
Pinocchio, degli aeroplanini di carta. Tra gli scontrini presentati anche
quelli di bar, ristoranti chic come 'Da Bertì e 'a Riccionè. Più contenute le
spese di Nicole Minetti, che si è 'limitatà a ricevere oltre 27mila euro di
rimborsi nei tra anni dal 2010 al 2012. Tra gli acquisti bizzarri c'è quello di
un iPhone5 da 899 euro e una crema da viso da 27 euro, oltre ad una copia del
libro «Mignottocrazia» di Paolo Guzzanti. Minetti ha anche pagato 832 euro per
un aperitivo all'hotel principe di Savoia e 400 euro per una cena da Giannino.
L'ex consigliera ha anche comprato un iPad da 750 euro, nonostante la Regione
Lombardia ne avesse già dato uno ad ogni consigliere. Accertamenti anche su
Renzo Bossi, che si sarebbe fatto rimborsare videogiochi, Red Bull e
sigarette.Più consistenti, invece, le spese del capogruppo Pdl Paolo Valentini,
che, nei 4 anni passati sotto la lente degli inquirenti, ha speso ben 118mila
euro soprattutto in cene e incontri pubblici, ma lui si è difeso dicendo che si
tratta di «normale attività di rappresentanza». Intanto oggi la guardia di
finanza di Milano ha acquisito anche i documenti relativi alle spese dei gruppi
consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel, Udc e Pensionati, che fanno parte della
minoranza al Pirellone. «Batman non c'è in Lombardia», ha assicurato il
governatore uscente Roberto Formigoni, anche lui costretto alle dimissioni
dalle inchieste giudiziarie che lo rigurdano. «Credo proprio - ha aggiunto -
che i nostri gruppi abbiano rispettato fino in fondo le regole, credo che ci
sia un grande equivoco alla base di tutto questo perché le regole in Lombardia
sono chiare e sono assolutamente diverse da quelle delle altre regioni».
sabato 15 dicembre 2012
PRIMARIE LOMBARDIA,AMBROSOLI
VINCE CON IL 58%
Con il 98% delle sezioni scrutinate Umberto Ambrosoli vince
con il 58% delle preferenze le primarie del centrosinistra in regione
Lombardia. Andrea Di Stefano ha ottenuto il 23% e Kustermann il 19%. Oltre
130mila il numero dei votanti. AMBROSOLI, SFIDARE MARONI O ALBERTINI? ENTRAMBI
«Tutti e due», così Umberto Ambrosoli, candidato alla primarie del
centrosinistra per la Regione Lombardia, uscito vincitore dalla competizione
elettorale, ha risposto ai cronisti che gli hanno chiesto se alle prossime
regionali preferisse sfidare Albertini o Maroni. Interrogato su un suo
eventuale gradimento di un accordo tra i due, ha detto: «nel centrodestra ci
hanno abituato a tutto, come dalla compravendita di ruoli e responsabilità.
mentre nel centrosinistra siamo abituati al fatto che è possibile vincere
contro tutti». AMBROSOLI A CONTENDENTI: AVANTI TUTTI ASSIEME «Ora avanti tutti assieme». Questo l'invito
che ha lanciato Umberto Ambrosoli al suo arrivo al Pirellone, dove è stato
allestito il quartiere generale del Patto Civico per la Lombardia, agli altri
due candidati Andrea Di Stefano e Alessandra Kustermann. «Sono soddisfatto dei
riscontri positivi al mio progetto», ha aggiunto Ambrosoli, che si è detto
molto contento del fatto che «oggi 120mila lombardi hanno sfidato il freddo e
hanno voluto esserci». Al suo arrivo Ambrosoli è stato accolto dai molti
sostenitori e dal segretario lombardo del Pd Maurizio Martina. PISAPIA, DA
DOMANI SI RIPARTE INSIEME PER VINCERE «Da domani si riparte tutti insieme.
L'ampia coalizione di centrosinistra dovrà non solo vincere le elezioni
amministrative per knock-out degli avversari, ma convincere i lombardi della
bontà dell'alternativa proposta». Così Giuliano Pisapia commenta, sul suo
profilo facebook, l'esito delle primarie per la scelta del candidato del
centro-sinistra al Pirellone. «Dopo 17 anni, Palazzo Lombardia ha davvero
bisogno di aria fresca e il centrosinistra con Ambrosoli porterà quel
cambiamento che tutti aspettiamo», scrive il sindaco di Milano. 80% SPOGLIO,
AMBROSOLI IN TESTA CON IL 58%
Con il 98% delle sezioni scrutinate Umberto Ambrosoli vince
con il 58% delle preferenze le primarie del centrosinistra in regione
Lombardia. Andrea Di Stefano ha ottenuto il 23% e Kustermann il 19%. Oltre
130mila il numero dei votanti. AMBROSOLI, SFIDARE MARONI O ALBERTINI? ENTRAMBI
«Tutti e due», così Umberto Ambrosoli, candidato alla primarie del
centrosinistra per la Regione Lombardia, uscito vincitore dalla competizione
elettorale, ha risposto ai cronisti che gli hanno chiesto se alle prossime
regionali preferisse sfidare Albertini o Maroni. Interrogato su un suo
eventuale gradimento di un accordo tra i due, ha detto: «nel centrodestra ci
hanno abituato a tutto, come dalla compravendita di ruoli e responsabilità.
mentre nel centrosinistra siamo abituati al fatto che è possibile vincere
contro tutti». AMBROSOLI A CONTENDENTI: AVANTI TUTTI ASSIEME «Ora avanti tutti assieme». Questo l'invito
che ha lanciato Umberto Ambrosoli al suo arrivo al Pirellone, dove è stato
allestito il quartiere generale del Patto Civico per la Lombardia, agli altri
due candidati Andrea Di Stefano e Alessandra Kustermann. «Sono soddisfatto dei
riscontri positivi al mio progetto», ha aggiunto Ambrosoli, che si è detto
molto contento del fatto che «oggi 120mila lombardi hanno sfidato il freddo e
hanno voluto esserci». Al suo arrivo Ambrosoli è stato accolto dai molti
sostenitori e dal segretario lombardo del Pd Maurizio Martina. PISAPIA, DA
DOMANI SI RIPARTE INSIEME PER VINCERE «Da domani si riparte tutti insieme.
L'ampia coalizione di centrosinistra dovrà non solo vincere le elezioni
amministrative per knock-out degli avversari, ma convincere i lombardi della
bontà dell'alternativa proposta». Così Giuliano Pisapia commenta, sul suo
profilo facebook, l'esito delle primarie per la scelta del candidato del
centro-sinistra al Pirellone. «Dopo 17 anni, Palazzo Lombardia ha davvero
bisogno di aria fresca e il centrosinistra con Ambrosoli porterà quel
cambiamento che tutti aspettiamo», scrive il sindaco di Milano. 80% SPOGLIO,
AMBROSOLI IN TESTA CON IL 58%
Secondo i dati quasi definitivi, con l'80% delle sezioni
scrutinate, Umberto Ambrosoli è in testa col 58% nelle primarie del
centrosinistra in regione Lombardia. Segue Andrea Di Stefano con il 22% e
Alessandra Kustermann con il 20%. «Aspettiamo i dati definitivi, ma i primi
numeri confermano le sensazioni positive raccolte da tanti cittadini lombardi
in queste settimane». Questo il primo commento che Umberto Ambrosoli ha
affidato a Twitter dopo aver letto i dati relativi allo scrutinio del 30% dei
1033 seggi. AMBROSOLI AL 56%, DI STEFANO AL 23%, KUSTERMANN AL 21% -Alle 21
sono stati scrutinati il 30% dei 1033 seggi della Lombardia. In testa, secondo
i dati diffusi dal Patto Civico per la Lombardia, Umberto Ambrosoli con il 56%,
segue Andrea Di Stefano al 23%, testa a testa con Alessandra Kustermann, al
21%.MARTINA, SU AFFLUENZA SCOMMESSA VINTA «La scommessa di queste primarie è
stata vinta, anche per quanto riguarda l'affluenza». È il commento del segretario
regionale lombardo del Pd Maurizio Martina sul dato dell' affluenza alle
primarie regionali del centrosinistra in Regione Lombardia. L'obiettivo del
comitato promotore infatti era quello di superare quota 100mila votanti. «Non
si può fare un paragone con le primarie nazionali - ha proseguito - perchè in
quel caso c'e stata una mobilitazione generalizzata, se ne è parlato per 5
mesi». Secondo Martina, «la Lombardia è stata una novità assoluta, perchè ad
eccezione della Puglia siamo stati la prima regione a scommettere sulla
partecipazione». «Si chiude con queste elezioni un'epoca durata 18 anni - ha
sottolineato - tutti e tre i candidati si sono rivelati validi, ma secondo noi
Ambrosoli è quello più in grado di interpretare questa sfida per il cambiamento».
COME SI VOTA- Per votare basta presentarsi alla propria sezione con scheda
elettorale e documento di identità, fornire i propri dati anagrafici e versare
un contributo di un euro. resta l'incognita della partecipazione: l' obiettivo
che si è posto il comitato civico è di raccogliere 100 mila voti. Almeno sulla
carta, il favorito è Umberto Ambrosoli, figlio dell «eroe borghese» Giorgio, il
commissario liquidatore della banca privata finanziaria assassinato nel luglio
1979 da un sicario di Michele Sindona. LA SFIDA A TRE-Quarantunenne, di professione avvocato penalista, dei tre in
corsa Ambrosoli è senza dubbio il candidato più moderato e, soprattutto per
questo, può contare sul sostegno dei vertici del Pd ma anche su quello di
Giuliano Pisapia e della cerchia di collaboratori del sindaco di Milano.
Alessandra Kustermann è invece una storica rappresentante della sinistra
meneghina fin dai tempi del Pci: primario dell'ospedale Mangiagalli (prima
donna a ricoprire questo ruolo all'interno della casa di cura milanese) è
iscritta al Pd e beneficia dell'appoggio di alcune frange del partito oltre che
di quello di diverse liste civiche. Più difficile aspettarsi sorprese
dall'outsider Andrea Di Stefano, giornalista quarantottenne di radio popolare e
direttore della rivista 'Valori' (periodico specializzato in economia sociale,
finanza etica e sostenibilità) sostenuto dalla sinistra radicale.L'ALTRO
FRONTE- Dall'altra parte della barricata, invece, regna il caos. Roberto Maroni
è candidato della Lega Nord, che scommette ancora una volta sulla consultazione
dal basso. Al punto che il Carroccio ha organizzato per sabato e domenica oltre
1100 gazebo nelle piazze dei principali centri della regione (una cinquantina
solo a Milano) per suggerire al segretario federale (a sua volta in corsa dopo
aver vinto una sorta di primarie tutte interne al partito) le linee guida del
futuro programma indicando su una scheda le priorità che la prossima
amministrazione regionale dovrà affrontare.C'è poi l'ex sindaco di Milano,
Gabriele Albertini, in corsa con il sostegno della lista «Lombardia civica»,
sponsorizzato dal governatore uscente roberto formigoni ma senza aver incassato
l'appoggio del Pdl. A conferma del clima di confusione sono arrivate le parole
di Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano per tre legislature, che ieri ha
lanciato la candidatura di Viviana Beccalossi. Ma sul nome che il partito di
Silvio Berlusconi schiererà nella sua regione roccaforte Roberto Formigoni è al
vertice del Pirellone dal 1995) è ancora giallo.
venerdì 14 dicembre 2012
IL PPE VUOLE MONTI. BERLUSCONI RIPIEGA: ANCH'IO
Il Ppe vuole Monti e lo ha detto a chiare lettere il
presidente del Partito popolare europeo, Wilfred Martens. «Il risultato di
questa riunione a Bruxelles è un appoggio marcato all'azione politica di Monti da
parte del Ppe, non solo per ciò che ha fatto in Italia, ma al di là
dell'Italia, dove è stata essenziale per conseguire la relativa stabilità di
cui gode oggi l'euro», ha detto Martens alla fine del vertice definito come «un
chiarimento» sulla situazione politica in Italia. E dove si sono ritrovati
faccia a faccia Silvio Berlusconi e Mario Monti, invitato a sorpresa, di fronte
ai capi di governo e di partito. «Se Monti scomparisse dalla vita politica
sarebbe una perdita, ma la decisione su chi sarà il candidato premier del
centro destra deve essere presa in Italia; noi diciamo solo - ha precisato il
presidente del Ppe - che devono proseguire gli elementi essenziali che
apprezziamo nell'azione politica di Monti». Il 'processo' al Cavaliere «PPE
APPOGGIA MONTI E NON BERLUSCONI»
Il Partito popolare europeo «sostiene Mario Monti e non
Silvio Berlusconi». Lo ha detto il primo ministro olandese Mark Rutte, a
margine del vertice del Ppe a Bruxelles. «I popolari europei- ha aggiunto
apprezzano i risultati raggiunto da Monti». DOCUMENTO A SOSTEGNO AZIONE
POLITICA MONTI- I leader del Ppe sostengono l'azione politica e le riforme
realizzate in Italia dal Governo Monti, perchè hanno contribuito alla
stabilizzazione dell'euro. I leader del Ppe esprimono l'auspicio che i leader
italiani di centrodestra trovino un modo per continuare su questa strada.
Questi i contenuti principali, secondo quanto si apprende da fonti del Ppe, del
documento che i Popolari europei hanno approvato questa sera nella riunione a
Bruxelles, presenti il Presidente del Consiglio Monti e il leader del Pdl
Silvio Berlusconi. Le stesse fonti del Ppe sottolineano che nessuno ha chiesto
a Monti di candidarsi, tanto meno Angela Merkel. Monti ha incassato il sostegno
del Ppe con soddisfazione. D'altronde era stato Angelino Alfano, segretario del
Pdl, partito che aderisce al Ppe, a dichiarare in aula alla Camera di
«considerare conclusa» l'esperienza Monti. Resta da stabilire se ora il Pdl
seguirà le indicazioni del Ppe oppure se seguirà un'altra strada.BERLINO:
MERKEL NON SI E' ESPRESSA SU MONTI- Fonti governative di Berlino hanno smentito
le posizioni attribuite ad Angela Merkel da alcuni organi di stampa italiani,
secondo cui la cancelliera tedesca avrebbe chiesto al premier Mario Monti di
candidarsi come leader della coalizione di centro destra alle prossime
elezioni, durante il vertice dei leader del Ppe oggi a Bruxelles. Merkel «non
si è espressa a proposito di specifiche candidature» alle elezioni,«spetta al
popolo italiano scegliere», si precisa nella dichiarazione.RIUNIONE DEL PPE CON
MONTI A SORPRESA-E'cominciato poco dopo le 14 con l'arrivo a sorpresa del
presidente del Consiglio, Mario Monti, nella sede dell'Academie Royale de
Belgique a Bruxelles, il vertice del Ppe che tradizionalmente precede il Consiglio
europeo.Monti è entrato senza fermarsi con i giornalisti pochi istanti dopo
l'arrivo della cancelliera Angela Merkel. Berlusconi era arrivato poco prima
delle 13. Nella stessa sala sono anche presenti i vertici Ue, il presidente del
Consiglio Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione Josè Manuel
Barroso, oltre al presidente dell' Eurogruppo e premier lussemburghese,
Jean-Claude Juncker.Il premier Mario Monti partecipa al vertice del PPE a
Bruxelles su invito del presidente Wilfrid Martens. Lo si apprende da fonti
europee.Da presidente del consiglio, Monti ha partecipato all'incontro del
gruppo PPE di Fiesole di settembre. Ma è la prima volta che partecipa ad un
pre-vertice dei popolari prima dei summit dei leader Ue.A spiegare il motivo della
sua presenza è lo stesso premier italiano, che dice di essere intervenuto per
spiegare i motivi della crisi italiana. «Qualunque sarà l'esito delle elezioni
italiane - rassicura il premier - ci sarà in Italia un governo che si
collocherà nella linea tradizionale di un forte appoggio all'integrazione
europea», perché questo «é nell'interesse nazionale italiano».Monti non
risponde ad una domanda su una sua eventuale candidatura nelle prossime
elezioni.«Nessun commento.Non sarebbe questo il momento e il luogo», ha
affermato. C'è però chi lo vedrebbe di nuovo in campo. La cancelliera tedesca
Angela Merkel gli avrebbe infatti chiesto di ricandidarsi.A tirarlo per la
giacca, ancora una volta, è poi Berlusconi, presente anche lui a Bruxelles.
«Monti si deve candidare», avrebbe detto il Cavaliere, secondo quanto si
apprende da fonti popolari.Ma per Berlusconi, annunci a parte, non è una
giornata facile. Joseph Daul, capogruppo del Ppe al Parlamento Ue, ha ribadito
la sua stigmatizzazione contro «contro chi non dice la verità ai cittadini
sperando di ottenere voti con vane promesse populistiche».E Barroso rincara la
dose. «Ho parlato con Silvio Berlusconi e gli ho ribadito molto francamente
l'importanza di avere un'Italia stabile e che prosegua sulla strada delle riforme.
Questo è cruciale per l'Italia e per l'Europa».E se il messaggio non fosse
chiaro, Barroso ha poi aggiunto lodi al presidente del consiglio Monti per le
riforme avviate e i risultati conseguiti finora per risolvere la crisi in
Italia.
giovedì 13 dicembre 2012
BERSANI: «PD PRIMO PARTITO BERLUSCONI PERDERÀ LE ELEZIONI»
IL LEADER PD CON LA STAMPA ESTERA: «OCCUPIAMOCI DELL'ITALIA». MONTI? «LO
ABBIAMO VOLUTO NOI. MA NOI VOGLIAMO FARE PIÙ RIFORME». LETTA: «DOBBIAMO GIOCARE
ALL’ATTACCO FINO AL GIORNO DELLE ELEZIONI»
«Noi stiamo cercando una nuova forma di partito per il nuovo
secolo. Dentro a questa ambizione c'è la dimensione internazionale, superando
le 'antiche' famiglie politiche e costruendo un network di progressisti.
Costruire un grande network significa individuare i temi del confronto e uno di
questi temi è la sovranità». Lo ha detto il segretario del Partito democratico,
Pier Luigi Bersani, durante una conferenza presso l'Associazione stampa estera
di Roma.«Il Partito democratico nasce come un esperimento inedito di fusione di
culture diverse, di diverse matrici. Non è più un esperimento ma una realtà, è
il primo partito». «Verrebbe una tentazione. Di fare anche dal nostro lato un
pò di giravolte. Ma io sono esterrefatto del tentativo di Berlusconi, con una
giravolta di avere le prime pagine dei giornali. Ma lui perderà, non vincerà.
Sta solo tentando di salvare il salvabile. Berlusconi non è una barzelletta. Ma
gli italiani hanno tutti gli elementi per decidere e decideranno che Berlusconi
perde. Io non mi metto a fare la campagna elettorale su Berlusconi sì,
Berlusconi no». Così Bersani commenta le parole di Berlusconi sul passo
indietro.Pier Luigi Bersani non farebbe un passo indietro se Monti scendesse in
campo. «Per noi il rigore è irrinunciabile e Monti lo abbiamo voluto noi. Ma
noi vogliamo fare piu» riforme, non meno riforme, e vogliamo un'agenda del
cambiamento«, dice il segretario Pd rispondendo a chi gli chiede se lui farebbe
un passo indietro nel caso in cui Monti si candidasse. «Esiste un partito
democratico che è il prodotto di diverse culture. Quanto alle nostre alleanze,
Vendola e Nencini hanno sottoscritto il patto con noi». Così il segretario del
Pd, Pierluigi Bersani, durante una conferenza presso l'Associazione stampa
estera di Roma. «Vendola è una forza politica saldamente europeista - ha detto
- anche se con dei punti di dissenso. Sul tema ambientale e sul tema dei
diritti il partito di Vendola è prezioso».MONTI DEVE CONTINUARE AD AVERE RUOLO
IMPORTANTE «Io ho detto a Monti che deve continuare ad avere un ruolo in questo
Paese. Dopo le elezioni, se vinco, il primo colloquio lo farei con lui.
Confermo la mia assoluta intenzione di vedere il presidente Monti ancora
impegnato». BERSANI,DOPO VOTO APRO COMUNQUE AL CENTRO «Io sono sicuro che non ci
sarà ingovernabilità sia per i numeri sia per la politica perchè in qualsiasi
condizione numerica siamo disponibili ad un dialogo con le forze del centro
europeiste e costituzionali». BERSANI: MIA CAMPAGNA NON SARÀ PROMETTERE
MIRACOLI
«La mia campagna non sarà promettere miracoli e penso di
vincere proprio perché le favole non le racconto». BERSANI: SUI GRANDI ASSI
POLITICI IN SINTONIA CON RENZI «Sui grandi assi della politica, l'europeismo e
l'antipopulismo, il centrosinistra non ha nessun problema. Poi si potrà
discutere sui diritti civili, sulla precarietà, ma sulle grandi questioni c'è
un elemento coesivo del centrosinistra». Così Pier Luigi Bersani, parlando alla
Stampa Estera,. sintetizza le differenze di programma con lo sfidante alle
primarie Matteo Renzi.
mercoledì 12 dicembre 2012
BERSANI: «CANDIDATURA MONTI? NON TEMO LA CONCORRENZA»
Non è «preoccupato» dall’eventuale candidatura di Mario
Monti. Sono altre le questioni che adesso impensieriscono Pier Luigi
Bersani.Come evitare che i candidati in Parlamento del Pd siano dei «nominati»,
per esempio:questione di cui discuterà oggi con la segreteria allargata ai
segretari regionali. Oppure, con quante e quali liste andare alleati al voto di
febbraio per ottenere una netta maggioranza anche al Senato: questione discussa
ieri con Nichi Vendola e con Bruno Tabacci, che sta lavorando a una lista dei
moderati insieme a Giacomo Portas e a Massimo Donadi. Ma soprattutto, ad
occupare adesso i pensieri di Bersani è la strategia per rassicurare i mercati
e le cancellerie europee sul fatto che il centrosinistra al governo rispetterà
gli impegni internazionali e manterrà la linea del rigore,anche se verrà
affiancata da misure per una maggiore equità e per aumentare il tasso di
occupazione. È nell’ottica di questa strategia, tesa anche a dimostrare che
all’estero non tutte le speranze sono appese a un Monti bis, l’iniziativa
organizzata per sabato a Roma: nella capitale arriveranno per la prima
Conferenza internazionale dell’alleanza dei progressisti i leader di tutti i
maggiori partiti di centrosinistra dell’Europa ma anche dell’America Latina,
dell’Asia, dell’Africa e degli Stati Uniti. A discutere con Bersani di come
affrontare la crisi economica e rilanciare le politiche progressiste ci saranno
il direttore generale del Wto Pascal Lamy e il direttore generale della Fao
José Graziano da Silva, il leader del Partito socialista francese Harlem Désir
e quello dalla tedesca Spd Sigmar Gabriel. Ma Bersani vuole far arrivare anche
al di là dei confini della famiglia progressista il suo messaggio rassicurante.
Per questo nell’intervista che fa al canale economico Class Cnbc dedica una
sola battuta al commento di Berlusconi sullo spread e sull’accusa che l’ex
premier fa al governo Monti di subalternità rispetto alla Germania: «Penso che
siano stupidaggini. Ritengo che lo spread sia preoccupante e che certamente sia
necessario discutere con la Germania da amici, da pari a pari ma in modo
amichevole». Ma per il resto, le parole del leader Pd sono tutte tese a
ricordare che il centrosinsitra è lo schieramento che ha portato l’Italia
nell’euro, che oggi «è la forza più europeista che ci sia in Italia». Un
concetto su cui Bersani insiste anche in un’intervista al Tg1 della sera.
Parlando con alle spalle in bella vista un Tricolore e una bandiera dell’Ue, il
leader del Pd smentisce che sia preoccupato da un’eventuale candidatura di
Monti («Smentisco drasticamente questa voce, se Monti si presenterà io
rispetterò la sua decisione, ma sarebbe meglio se fosse al riparo da contese
elettorali»), ribadisce che in assenza di una maggioranza chiara dopo il voto
non ci sarebbero larghe intese ma nuove elezioni («ma gli italiani sanno
benissimo che adesso ci vuole governabilità e quindi io non penso affatto che
la prospettiva sia quella di frammentazione») e dice che dalla Germania non è
arrivato nessun altolà a governo progressista: «Sono preoccupati. Ma noi
staremo saldamente in Europa e non faremo meno riforme, ne faremo certamente di
più. Naturalmente a modo nostro». La ricetta? «Quella di Monti più
qualcos’altro, perché ci vuole rigore ma ci vuole anche un po’ di lavoro,
equità e credo che sul tema della moralità e del lavoro Monti sia stato
tratte-nuto da una maggioranza spuria». Ma nell’immediato i problemi che deve
affrontare Bersani sono quelli riguardanti le liste elettorali, sia per quel
che riguarda quelle del Pd che quelle alleate. Oggi la segreteria e i segretari
regionali valuteranno se sia possibile fare le primarie per scegliere i
candidati parlamentari con le urne fissate il 17 o il 24 febbraio. Al di là
della questione tempo (le liste elettorali vanno depositate verso la metà di
gennaio) Bersani dovrà fronteggiare due spinte contrapposte: da una parte c’è
una bella fetta del gruppo dirigente che frena, dall’altra ci sono regioni che
hanno già annunciato che faranno le primarie, checché si decida a Roma. Come la
Liguria, che ha già fissato in agenda un paio di date. O come l’Emilia Romagna,
che farà un “Selection day”. Come la Toscana, dove non ci sono soltanto i
renziani a voler evitare il rischio “paracadutati”. O come il Piemonte, dove la
segreteria ha approvato un ordine del giorno pro-primarie. E poi ci sono le
2000 firme già raccolte da Civati e Vassallo per una petizione che chiede le
primarie il 13 gennaio. La soluzione di una consultazione tra gli iscritti rischia
di non essere accetta- ta da tutti. Il secondo rebus riguarda le liste alleate.
Bersani è convinto che il centrosinsitra farà «bene anche al Senato», dove il
premio di maggioranza viene assegnato su base regionale:«Ritengo che non ci
sarà un problema numerico. Tuttavia, noi sappiamo di dover avere una politica
aperta, e ci rivolgeremo a formazioni di centro europeiste, costituzionali, che
siano contro il populismo di Berlusconi edella Lega».Il centrosinistra dovrà
evitare di perdere terreno al centro, per conquistare i premi di maggioranza
nelle regioni chiave. Per questo ieri Bersani ha deciso con Tabacci che alleata
al Pd ci sarà una lista moderata, a cui lavoreranno l’assessore di Pisapia,
Portas e Donadi.
martedì 11 dicembre 2012
ECCOLA, LA "CRESCITA" BY SILVIO TAGLI A
MEDIASET, VOCE PER VOCE
La sforbiciata più grossa, quella da cento milioni di euro,
interessa le produzioni, gli appalti e le risorse artistiche. E pazienza se i
dirigenti e i big della televisione vedranno diminuire sensibilmente i loro
cachet. Non saranno soli: a soffrire la spending review di casa Mediaset ci
sono anche il cinema, gli investimenti in tecnologia,la televisione a
pagamento, la distribuzione cinematografica, il costo del lavoro e i
consulenti.Il Biscione l’ha annunciato da tempo: l’obiettivo è la riduzione dei
costi per 450 milioni di euro in tre anni. Ma i dettagli del piano sono emersi
solo adesso in un documento sindacale. Si tratta di una cura da cavallo che
serve a far fronte al drastico calo del mercato pubblicitario (meno 15 per
cento in nove mesi) e più in generale ad una perdita netta, la prima del
gruppo, di circa 45 milioni di euro nei primi nove mesi del 2012. Il confronto
con il 2011 è pesante: a settembre di un anno fa, quando ancora il Cavaliere
era premier il bilancio era positivo per 164 milioni di euro. Quest’ anno
invece la crisi si è spinta fino a Cologno Monzese. Da qui la necessità di
tagliare le spese.I DETTAGLI- I risparmi arriveranno per settanta milioni di
euro dai cosiddetti «diritti Library», che comprendono anche la compravendita
di prodotti come i film per la televisione. Stessa cifra verrà sottratta agli
investimenti tecnici. In cinquanta milioni è calcolato il taglio in casa
Medusa, che prevede di produrre solo venti film nei prossimi quattro anni. E
ancora: altri cinquanta milioni dall’ ottimizzazione dei costi del segmento
Premium, la pay tv. Revisione di 44 milioni per le spese destinate alla
tecnologia e di 24 milioni per quelle legate alla struttura della holding. Straordinari
e ferie incideranno (meno) per venti milioni, mentre il restyling delle
strutture delle concessionarie di pubblicità, permetterà risparmi per 13
milioni di euro. Infine le consulenze e le collaborazioni, più leggere per nove
milioni di euro. Totale: 450 milioni. Il piano è già in atto. Ne fanno parte
anche la cessione avvenuta nel luglio scorso delle dieci sedi regionali di
Videotime, la controllata di Rti che realizza i programmi per le reti del
gruppo televisivo, ad una newco che ha riassorbito i 74 dipendenti della
struttura. E la decisione di trasferire da Roma a Milano altri 77 impiegati
amministrativi della controllata Rti. Una scelta, quest’ultima, osteggiata dai
sindacati - Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom- Uil e organizzazioni di base - che leggono
il trasferimento come un invito alle dimissioni. La partita è ancora aperta e
un nuovo confronto dovrebbe partire da gennaio. Finora i sindacati hanno
riconosciuto l’impegno dell’azienda a non restringere il perimetro aziendale né
licenziare: addirittura, commentava poche settimane fa il segretario nazionale
della Slc-Cgil, Riccardo Ferraro, «fino ad un anno fa Mediaset non avrebbe
intrapreso iniziative come il trasferimento dei dipendenti da Roma a Milano».
Ma è chiaro che in clima come questo le cose possano cambiare in fretta:
secondo quanto trapela dall’ultimo faccia a faccia azienda sindacati, a fine
anno il costo del lavoro peserà per 356 milioni di euro.Dalla stessa riunione
sarebbe emerso inoltre che nel corso dell’ anno diversi investitori stranieri
interessati ad acquisire quote del gruppo si sarebbero fermati per paura della
crisi e di un fallimento dell’ Italia. «L’azienda si dichiara aperta a nuovi
partner purché industriali e con tecnologie da condividere - si legge
nell’ultimo comunicato sindacale - e smentisce categoricamente la necessità di
vendere asset o parti del patrimonio». Forse un riferimento alle indiscrezioni
circolate nelle scorse settimane sulla possibile cessione di canali come
Mediashopping e Boing, mentre di recente si è parlato anche del possibile
lancio di un nuovo canale tematico. Staremo a vedere. Se il 2012si chiude come
l’annus horribilis, il 2013 si preannuncia comunque difficile. Chissà che il
ritorno in campo politico del Cavaliere non faccia bene anche al Biscione. Del
resto, ieri, alla prima occasione utile dopo l’annuncio della prossima
candidatura a presidente del Consiglio di Silvio Berlusconi, in controtendenza
con il resto del parterre di piazza Affari il titolo Mediaset ha chiuso in
rialzo di oltre due punti percentuali. p.r.c.d.s.m.
lunedì 10 dicembre 2012
METEO, ARRIVA 'GIUNONE' ED È ANCORA
NEVE
Sull’Italia sta transitando una debole perturbazione
responsabile di piogge e nevicate di non forte intensità, ma a bassa quota
sulle regioni centrali e in particolare tra Lazio e Abruzzo, con tendenza in
serata a moderato maltempo al centrosud e neve a quote basse sugli Appennini
anche a 300-400 metri. Alpi, prima il gelo poi tanta neve-Arriva
"Attila"Neve e arrivato per il ponte dell'Immacolata.Neve al Nord,
allerta ghiaccio Valanga in Valle di Susa,muore sciatore modenese-Maltempo,
l'Olona si ingrossaMa il fiume è sotto controllo- Meteo, prima neve su Milano e
Firenze - Arriva la neve, è tempo di sci: impianti aperti all'Abetone. Antonio
Sanò, direttore del portale iLMeteo.it, che segnala dal pomeriggio di giovedì
13 dicembre e nella serata un “nuovo colpo di scena: dall’Atlantico si avvicina
‘Giunone’ un nuovo vastissimo ciclone atlantico, la cui parte più avanzata
raggiungerà l’Italia con nevicate diffuse copiose al nord, soprattutto sulla
Lombardia e piogge entro venerdi’ anche su tutto il centrosud”. Intanto, tra
domani e mercoledì tornerà a farci visita “Attila”, con l’ennesima incursione
di aria gelida dalla Scandinavia, che riporterà le temperature ampiamente
sottozero, con -6° gradi su molte città della Valpadana e temperature prossime
a 0 anche sulla Capitale. Giovedì 13 al mattino farà molto freddo con gelate
non solo al centro-nord, ma anche a bassa quota al sud. Poi La parte più attiva
della perturbazione collegata a “Giunone” raggiungerà il nord Italia entro la
sera di venerdì, quando su Milano e sulla Lombardia e sulle Alpi sono attesi
10cm ogni 6 ore, per un totale dai 20 ai 40cm di neve fresca.Inizialmente,
nevicherà sul resto del nord anche in Liguria con tramontana scura,poi iventi
meridionali trasformeranno la neve in pioggia su molte zone costiere, mentre
nevicherà fino a sabato sulle Alpi e sulla Lombardia, prima di lasciare spazio
a gelate intensissime, foschie, nebbie e temporali, che poi ‘scivoleranno’
verso il Sud. Altre perturbazioni sono in agguato fino a Natale, ma meno
fredde.
domenica 9 dicembre 2012
ALLERTA METEO, VENTI FORTI E MAREGGIATE AL SUD EOLIE ISOLATE. IN CALABRIA -7 , NEVICA ANCHE NELLE MARCHE
E IN ABRUZZO. DIECI TIR IN MARE A LARGO DI PALERMO
Nuova allerta meteo del Dipartimento della Protezione
Civile: un vortice di origine artica porterà infatti nella giornata di domani
venti forti sulle regioni meridionali e fohn sui settori alpini e prealpini
della Lombardia. Sulla base delle previsioni disponibili e d'intesa con le
regioni interessate cui spetta l'attivazione dei sistemi di protezione civile,
gli esperti del Dipartimento prevedono a partire dalle prime ore di domani
venti da forti a burrasca dai quadranti occidentali sulla Sardegna, in
estensione dal pomeriggio a Sicilia, Calabria, Basilicata e successivamente
alla Puglia.Possibili anche mareggiate lungo le coste esposte. Inoltre, dal
pomeriggio di domani si prevedono venti forti di fohn sui settori alpini e
prealpini della Lombardia. Il Dipartimento seguirà l'evolversi della situazione
in contatto con le prefetture, le regioni e le strutture locali di protezione
civile.CALABRIA-Neve anche a quote basse, 6-700 metri con temperature di-7 in
Sila, pioggia e grandine. A Camigliatello e Lorica le precipitazioni nevose
sono state abbondanti. Nevicate sulla Sila catanzarese, crotonese e sulle Serre.Stessa
situazione a Gambarie d'Aspromonte con circa -3. Imbiancate le cime intorno a
Catanzaro dove in mattinata è caduta pioggia mista a neve. Sulla A3 neve a
Campotenese ma si circola regolarmente.Temperature in picchiata nella regione.
ABRUZZO - Torna la neve e il freddo sull' Abruzzo, con temperature ovunque
vicine allo zero, anche se per il momento non si segnalano particolari disagi
sulle strade e autostrade regionali. Sta nevicando su tutta la regione, anche
se sulla costa, grazie ad una temperatura più alta - circa tre gradi sopra lo
zero - sta cadendo neve mista ad acqua; temperature più rigide all' interno,
con due gradi sotto lo zero all' Aquila. Sulla rete autostradale si segnala
neve nel tratto Valle del Salto (Rieti)-Teramo della A/24 e nel tratto
Avezzano- Chieti della A/ 25; inoltre viene segnalato vento forte nei tratti
Valle del Salto-Tornimparte (L'Aquila) e Assergi (L'Aquila)-Colledara (Teramo)
della A/24 e Bussi (Pescara)-Casauria (Pescara) della A/25.PUGLIA - Fiocchi di
neve su alcuni centri del Gargano, come Monte Sant'Angelo, e del Subappennino
dauno e forte vento da nord ovest lungo la costa adriatica: questa la
situazione legata al maltempo in Puglia dove finora non si registrano problemi
legati alla viabilità. Il maestrale, con raffiche fino a 34 nodi, ha indotto
gli organizzatori ad annullare la terza giornata del XIV campionato invernale
d'altura a Bari alla quale erano iscritti 33 equipaggi. NEVE A MESSINA E
PROVINCIA, EOLIE ANCORA ISOLATE - Ha piovuto e grandinato tutta la notte a
Messina, che questa mattina si è risvegliata imbiancata sotto una coltre di
neve come avviene di rado. I bambini sono scesi in strada e per poche ore hanno
potuto godere di un panorama per loro inusuale. Ha nevicato anche in provincia,
soprattutto sui rilievi. Sui Nebrodi, lungo la statale che collega Capo
D'Orlando con Randazzo nella zona di Castell' Umberto sono in azione gli
spazzaneve così come nella zona di Cesarò e Randazzo. Nevischio anche sul monte
delle Felci a Salina nelle Eolie, dove le isole dell'arcipelago continuano ad
avere i collegamenti interrotti. Forti raffiche di vento provenienti da
nord-nord ovest con il mare che ha raggiunto forza 7, hanno bloccato aliscafi e
traghetti nei porti. Situazione sempre più critica nelle isole minori che negli
ultimi dieci giorni hanno avuto solamente qualche corsa di linea. A Ginostra,
borgo di Stromboli, scarseggiano generi di prima necessità e farmaci. La neve è
caduta in Sicilia, complice un repentino abbassamento della temperatura, anche
nelle zone interne dell'isola e a Caltanissetta. Il maltempo, secondo le
previsioni, dovrebbe continuare anche oggi.Dodici tir e semi rimorchi che erano
imbarcati sul traghetto "Euro cargo Cagliari" della compagnia di
navigazione Grimaldi sono finiti in mare questa mattina mentre la nave,
proveniente da Livorno, era a circa sette miglia dal porto di Palermo in attesa
di un miglioramento delle condizioni meteo. L'incidente è stato causato dal
mare grosso e dalle forti raffiche di vento, che soffiavano ad oltre 40 nodi.
Nessun danno all'equipaggio e ai pochi passeggeri. Un'onda anomala avrebbe
fatto inclinare il cargo, che ha perso in mare parte del suo carico senza
causare fortunatamente altri danni. La nave, il cui arrivo era previsto per le
6.30 di stamani, ha fatto il suo ingresso in porto trainata da due
rimorchiatori in tarda mattinata. Sulla coperta sono visibili camion e rimorchi
che si sono accatastati dopo avere rotto gli allacciamenti di sicurezza. Due
degli autoarticolati finiti in mare erano carichi di frutta, uno era vuoto e
gli altri trasportavano pacchi vari. "I mezzi sono caduti in acqua in un
tratto di mare con una profondità di 500 metri - dicono alla capitaneria di
Porto - li abbiamo individuati ma per ora le condizioni atmosferiche non sono
buone. Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile recuperare qualcosa".
Gli ufficiali della guardia costiera hanno eseguito un'ispezione a bordo per
quantificare i danni e controllare se sono stati rispettate tutti le norme per
la sicurezza.NEVE SU MACERATA E ASCOLI, RISPARMIATO INTERNO - Contrariamente a
quanto accade di solito, la neve la scorsa notte ha dato il suo (forse ultimo)
colpo di coda del week end sulle Marche, imbiancando, anche copiosamente,
Ascoli Piceno e Macerata. Ad essere maggiormente interessate dal fenomeno sono
infatti state le aree urbane dei due capoluoghi, mentre la neve ha interessato
solo molto debolmente le aree interne del sud della regione.Unica eccezione il
valico maceratese di Colfiorito, su cui, in effetti, è nevischiato, ma dove la
polizia stradale consiglia ai veicoli in transito l'uso delle gomme termiche,
senza però precludere il passaggio a chi dispone solo di catene. Sempre secondo
la polizia stradale, ad Ascoli fino alle 4 di stamani sono caduti 15- 20 cm. di
neve; gli spazzaneve, però, hanno già liberato le strade, dove la circolazione
già ora avviene regolarmente. Qualche problema invece a Macerata, dove molte
auto sprovviste di gomme termine o catene sono state bloccate lungo alcune
delle principali vie d' accesso alla città dai circa 10 cm. di neve caduta
ieri. L'ingorgo ha così impedito per varie ore a chi voleva di entrare nel
centro (ubicato in collina).Stamane,dopol'intervento degli spazzaneve, la
situazione è tornata regolare. p.r.c.d.s.m.
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