mercoledì 26 settembre 2012


MAXI TANGENTE PER 40 AUTOBUS SCATTANO PERQUISIZIONI A ROMA

Perquisizioni nella sede di Roma Metropolitana, all'Ente Eur e alla Breda Menarini di Bologna (gruppo Finmeccanica) sono in corso nell'ambito dell'inchiesta su un giro di false fatturazioni legate ad una commessa del 2009 di 40 bus all'azienda trasporti di Roma Atac per la quale sarebbe stata pagata una maxi tangente. L'inchiesta, del sostituto Paolo Ielo, riguarda una fornitura di 40 bus al Comune di Roma. Una partita dal valore di 20 milioni di euro dietro la quale, secondo l'ipotesi di lavoro della procura, ci sarebbe stata una tangente da 500 mila euro frutto del meccanismo delle sovrafatturazioni. Nell'inchiesta ci sono quattro indagati: tra loro l'ad dell'Ente Eur Riccardo Mancini e l'ex ad di Breda Menarini Roberto Ceraudo. Le ipotesi di reato sulle quali lavora Ielo sono la corruzione e la frode fiscale. L'inchiesta sulla maxitangente per la fornitura di bus all'azienda romana è nata dalle rivelazioni del commercialista Marco Iannilli e costituisce uno stralcio dell' indagine Enav e Selex. Da qui le perquisizioni del nucleo tributario della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del Ros nel corso delle quali sono stati acquisiti gli atti relativi all'appalto per la fornitura degli automezzi ed anche i documenti dell'assegnazione dei lavori. In particolare l'Ad dell'Ente Eur Riccardo Mancini è sospettato di avere 'oliato' il meccanismo degli accordi e di avere fatto da garante per il pagamento della tangente da 500 mila euro. In cambio, secondo la Procura, Mancini avrebbe ricevuto l'appoggio di Finmeccanica per essere nominato amministratore delegato dell'Ente Eur.                                  
                                                                                                                                                                         p.r.s.d.m.c.
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martedì 25 settembre 2012





POLVERINI LASCIA: «ORA DIRÒ TUTTO» LOMBARDIA, VACILLA FORMIGONI?

«Vado via senza colpa ma a testa alta, questi signori li mando a casa io. Ma prima ho azzerato tutti i fondi dei partiti. Mi sentivo in gabbia in questo sistema, umiliata dai malfattori. Spero abbiano la giusta pena per un comportamento indegno. Ora sono una persona libera, dirò tutte le cose raccapriccianti che ho visto. E continuerò a fare politica». Renata Polverini alla fine sorride e fa sapere che «stanotte dormirò serena». Il feuilleton della Pisana finisce alle otto di sera. La governatrice si è dimessa. Il Lazio è senza guida. Si va (quasi certamente) a elezioni. La governatrice ha comunicato la sua decisione a Monti e Napolitano. Ha informato Berlusconi. Casini è ai microfoni del Tg3 proprio mentre “Renata” ringrazia l’Udc per «sostegno e vicinanza incredibili». Perché solo adesso l’addio? «Ho giudicato subito la matassa non ricomponibile. La festa era già finita». Ma, dice, ha voluto vedere «fin dove arrivavano la codardia del consiglio regionale e le falsità dell’opposizione». Il consiglio è «indegno», la sua giunta pulita. Lascia «per una faida interna al Pdl»ma ne stima i dirigenti: Alfano, Verdini, Gasparri. Un grazie a Storace, contrarissimo alla decisione. La svolta è maturata tra domenica e ieri. Polverini non si fida più del Pdl, è convinta che l’abbiano trascinata a fondo in mezzo ai giochetti di partito. Casini l’ha messa in guardia più volte. I suoi consiglieri stanno per aggiungere le loro dimissioni a quelle dell’opposizione: il numero legale vacilla. L’intervento della Corte dei Conti è stato molto forte, quello della Cei devastante. All’ incontro negli uffici di Montecitorio con Alfano l’ex leader sindacale arriva furibonda: «Se mi aveste lasciato dimettere subito, forse avrei potuto ottenere un nuovo mandato. Avremmo potuto salvare la situazione. Adesso è troppo tardi. E io non intendo più farmi umiliare per colpe che non ho». La governatrice si sente con le spalle al muro, pensa che abbiano «lavorato per i loro interessi mandando me allo sbaraglio». Quando Alfano e Cicchitto riescono a frenarla, è evidente che la partita è persa. Lo dimostra anche il profilo rasoterra di Gianni Letta, che pochi minuti dopo l’inizio, lascia la riunione. In campo è scesa la Chiesa. Ieri il cardinal Bagnasco per il secondo giorno consecutivo ha tuonato contro «scandali e corruttele che la politica sottovaluta». Un segnale chiaro. Anche Maurizio Lupi capisce che non conviene esporsi. Il segretario del Pdl prova a chiedere tempo: qualche giorno per riorganizzare la strategia. Berlusconi, infatti, in queste ore ha cambiato idea. Ha capito che “Renata” non è come Formigoni, non riuscirebbe a resistere in sella di fronte allo tsunami mediatico che si annuncia. Per non parlare dei prossimi sviluppi dell’inchiesta, con i pm immersi nei conti del consiglio. Così il Cavaliere ha deciso che l’unico modo di sopravvivere all’impatto è anticiparlo. Lasciare al Pd, e in subordine all’Udc, il vessillo della «pulizia» sarebbe esiziale. Inoltre, è propenso ad approfittare del caos per liberarsi finalmente della «zavorra», quel Pdl ormai balcanizzato tra correnti che si odiano, e ripartire per le elezioni in «assetto leggero». Il gioco del cerino- Ma è più facile a dirsi che a farsi. Di tempo non ce n’è più. Ormai nella maggioranza laziale è una corsa a chi resta con il cerino in mano. Casini è in allerta massima. La raccolta firme del Pd (cui aderiscono IdV e, in serata, il finiano Pasquali, con la disponibilità dei Radicali) per far venir meno il numero legale di consiglieri rischia di metterlo in mora. Il centrista Savino Pezzotta twitta: «Culpa in vigilando, ascoltiamo Bagnasco e usciamo dalla giunta». Il leader però sta lavorando per un’altra soluzione, che non lo veda al traino di nessuno. Il problema non è la scarsa propensione ad abbandonare la poltrona dei consiglieri centristi: Casini sul punto è piuttosto ruvido. Ma da via Due Macelli filtra una moral suasion «ai massimi livelli» per convincere la Polverini a lasciare. Prima della riunione Udc fissata per stamattina. Si muove anche Berlusconi. Chiede alla Polverini un’altra dilazione temporale. Promette che sosterranno la sua scelta.                                                       p.r.s.d.m.c.
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lunedì 24 settembre 2012

BRINDISI/ SCONTRO SUI BINARI TIR CONTRO TRENO, MORTO MACCHINISTA



Il macchinista è morto e varie persone sono ferite a bordo dell'Eurostar Freccia Argento 9351, Roma-Lecce, che a un passaggio a livello nei pressi di Cisternino (Brindisi) è finito contro un autoarticolato. In seguito all'impatto il treno è deragliato.Nell'impatto sono stati coinvolti anche alcuni passeggeri. I feriti, secondo quanto fanno sapere alle Ferrovie dello Stato, sono due nell'ospedale di Ostuni e due in quello di Fasano. Mentre tutti gli altri passeggeri del convoglio Frecciargento 9351 si trovano sul marciapiede della stazione di Cisternino in attesa del pullman che li porti a destinazione. Il binario Nord-Sud è potenzialmente libero e dovrebbe essere riaperto al traffico ferroviario non appena ci sarà il via libera delle autorità giudiziarie. «Da una prima ricostruzione - si legge in una nota di Rfi - risulta che un camion ha indebitamente attraversato il passaggio a livello sulla Strada Provinciale 7, violando il Codice della Strada (articolo 147), mentre le sbarre erano in chiusura rimanendo sulla sede ferroviaria. Inevitabile l'impatto con il treno Frecciargento 9351 (Roma - Lecce) che è uscito dai binari». «Sono in corso di acquisizione - prosegue Rfi - informazioni ufficiali circa feriti e contusi. I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana e di Trenitalia sono immediatamente accorsi sul posto. Le Società del Gruppo FS, Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia, hanno già attivato le Commissioni d'inchiesta per stabilire la dinamica dei fatti». Il conducente del pesante automezzo, un cittadino straniero, è riuscito ad abbandonare in tempo la motrice e ad allontanarsi. Al momento l'uomo, un cittadino rumeno, viene ascoltato dagli investigatori.Lo scontro è avvenuto in località Pozzo Faceto. Al momento i vigili del fuoco sono impegnati nel tagliare il groviglio di lamiere del locomotore del treno, dove era il macchinista trovato morto. Il sistema della Protezione civile della Regione Puglia ha allestito un punto medico avanzato per poter prestare i primi soccorsi ai passeggeri - in tutto sarebbero 200 - numerosi dei quali sono in stato di choc. Sul posto sono intervenute quattro autoambulanze del 118.CODACONS, INDAGARE SU SICUREZZA PASSAGGI A LIVELLO Ennesimo incidente ferroviario sui binari italiani, con un Freccia Argento, partito da Roma e diretto a Lecce, scontratosi con un camion che avrebbe attraversato il passaggio a livello quando la sbarra si stava già chiudendo. «Si tratta di un incidente gravissimo, il cui bilancio poteva essere assai più tragico», afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi. Per Rienzi: «In Italia gli scontri di questo tipo stanno aumentando pericolosamente: lo scorso anno si sono registrati ben 18 incidenti in corrispondenza dei passaggi a livello, con 15 vittime e 3 feriti gravi. E l'aspetto più preoccupante è che il dato appare il peggiore degli ultimi quattro anni». «In attesa di chiarire le dinamiche precise dell'incidente, chiediamo venga fatta luce sulla sicurezza dei passaggi a livello esistenti sul territorio italiano - prosegue Rienzi - I dati dimostrano infatti un numero eccessivo di sinistri, che richiedono approfondimenti urgenti allo scopo di evitare nuove tragedie».                                                                           

                                                                                                              p.r.s.d.m.c.Aggregatore notizie RSSShare Contatore visite gratuito



domenica 23 settembre 2012


DOPPIOPETTO E APPLAUSI AI TECNICI ECCO LA NUOVA LEGA DI MARONI

Che ci fa Corrado Passera agli Stati generali del Nord convocati dalla Lega al Lingotto di Torino? E perché mai il sindaco di Verona Flavio Tosi, volto assai più che emergente della nuova Lega targata Maroni, si spreca in elogi per il Superministro dello Sviluppo, arrivando a dire che «la Lega non è contraria a priori ad un prossimo governo guidato da Passera»? In queste due domande, e nelle relative risposte, sta una traccia per capire la metamorfosi che il nuovo leader sta imprimendo al Carroccio, sempre più in doppiopetto, sempre più sensibile ai salotti buoni e sempre più lontano dalle ampolle, dai riti celtici e dai Borghezio. E soprattutto, sempre più bisognosa, la Lega, di costruire nuovi rapporti politici, per sfuggire alla strettoia mortale tra un nuovo abbraccio col Cavaliere, una corsa in solitaria o il proposito (ormai accantonato) di non partecipare alle prossime politiche per ritirarsi nella macroregione del Nord, in una sorta di sbiadita fotocopia della Cdu bavarese. Nella testa della nuova guardia leghista c’è sempre il «modello Verona», guarda caso l’unica grande città in cui la Lega ha vinto alle ultime amministrative. Con quale modello? Fagocitando pezzi del Pdl imploso, e aprendo la lista del sindaco Tosi a pezzi della società civile, a partire, appunto, dai poteri forti cittadini, fondazioni bancarie, imprenditori, salotti buoni. Lasciando il giovane sindaco a incarnare l’anima popolare, e anche popolana, con cui mascherare e rendere più friendly un sistema di potere ben congegnato, in stile vecchia Dc. Ecco, Maroni sta cercando di fare la stessa cosa, ma in scala assai più ampia, e dunque con tutte le inevitabili difficoltà. Per questo a Torino sono stati invitati Passera, molti imprenditori, il presidente di Confindustria Squinzi, il numero uno di Rete imprese Italia Giorgio Guerrini e poi un poker di banchieri capitanati da Giuseppe Guzzetti dell’Acri. Oltre a Oscar Giannino, giornalista economico ma soprattutto alfiere di una lista liberista che da un paio di mesi lavora fianco a fianco con Italia Futura di Montezemolo. Insomma, a Torino ci saranno due dei principali protagonisti della scena politica del nuovo centro, Giannino e Passera. Il primo con venature più destrorse, il secondo con lo sguardo più a sinistra. Ma la sostanza non cambia. È in questo risiko che la Lega di Maroni intende infilarsi. Arrivando fino a ipotizzare un alleanza elettorale, se dovesse restare il Porcellum. E se Passera dovesse imprimere un approccio “nordista” a un contenitore sempre mano iodentificabile con la vecchia Udc. Intanto, si comincia con il biglietto da visita di Torino. Con cui Maroni intende cancellare anni di pregiudizi sulla Lega xenofoba e urlante, e mostrare i gioielli della sua nuova classe dirigente. A partire da Tosi, di cui si parla da qualche tempo come possibile candidato premier del Carroccio. Lui smentisce, e non a caso parla di un governo Passera. I rapporti tra i due si sono intensificati da quando il ministro ha deciso di sponsorizzare (pare con una certa determinazione) il progetto di una nuova città metropolitana a Verona, e cioè la creazione di un polo del veneto occidentale che possa fare da contrappeso al potere di Venezia. Un progetto a cui, naturalmente, il sindaco scaligero tiene tantissimo. Un patto tra pragmatici, dunque. Che potrebbe essere foriero di novità politiche. Magari anche solo un sostegno della Lega a un prossimo governo di unità nazionale a guida Passera. Dopo mesi di piazze e di strali contro il governo Monti (da ricordare il No Imu Day a Verona, seguito dal pagamento della tassa da parte di Maroni), dunque, la Lega sembra pronta a cambiare strada. Nella minoranza ancora legata all’ortodossia bossiana la questione è stata accolta con un certo sarcasmo («Finiremo persino a rincorrere Casini e i ministri di Monti?»), ma nessuno sottovaluta la portata dell’operazione. Neppure Montezemolo, che pure al Lingotto non andrà. E che sul Carroccio è stato artefice di uno dei suoi frequenti mutamenti d’opinione, passando in pochi giorni dalle lodi per i «bravi amministratori» agli attacchi forsennati contro la «deriva xenofoba alla Le Pen». Ora che il rischio razzista si è molto attenuato, assicurano fonti del Carroccio, anche il patron Ferrari «è tornato a guardare a noi con attenzione». Soprattutto se deciderà di abbandonare i progetti centristi e deciderà di diventare il front man di un nuovo centrodestra. Magari con pezzi di Pdl post-scissione. Come è successo pochi mesi fa proprio a Verona.
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sabato 22 settembre 2012


GIRAFFA DEL CIRCO MORTA A IMOLA SIT-IN DI PROTESTA AL TENDONE

Un sit-in davanti al circo Rinaldo Orfei a Imola per dire 'no' ai circhi con gli animali esotici e protestare dopo il 'caso' della giraffa, scappata ieri mattina dal circo e morta dopo essere stata sedata, con due dardi di anestetico, dalla Polizia provinciale. Lo annuncia il vicepresidente del Consiglio comunale di Imola, Andrea Zucchini (gruppo misto), sceso in campo fin da ieri per chiedere spiegazioni sull'accaduto e dire che i circhi in Emilia-Romagna non sono i benvenuti. La manifestazione, che si svolgerà domani sera e sarà «pacifica», è stata organizzata insieme ad associazioni animaliste. L'ufficio stampa di Rinaldo Orfei in una nota diffusa da Liana Orfei precisa che non è il suo circo da cui è fuggito l'ungulato. Ma i mezzi che girano per Imola a pubblicizzare l'arrivo della carovana hanno il logo Rinaldo Orfeì. Lo stesso Ente Nazionale Circhi, in una nota diffusa ieri, parlava di circo Rinaldo Orfei. La nota del circo dice che Rinaldo Orfei “presta la sua consulenza artistica per il circo Dario Martini che si trova a San.Giuliano a Cremano (Napoli), mentre quello che è a Imola è del fratello Aldo Martini. Il quale sostiene che l'animale è fuggito perché qualcuno l'ha fatto scappare: «Appena è stato dato l'allarme - dice - ci siamo recati nel recinto, costatando che era stata tagliata la cinghia che si utilizza per fissare la recinzione». Il sit-in vuole «allontanare immediatamente il circo da Imola» (a nulla è servito l'appello fatto ieri dal sindaco Daniele Manca). L'appuntamento è per le 20 in via Pirandello, davanti ai tendoni del circo. Intanto, anche il Wwf dell'Emilia-Romagna prende posizione sulla morte della giraffa condannando l'attività dei circhi, che è «lesiva del diritto alla libertà e dignità degli animali» e «diseducativa» per i bambini, afferma in una nota la presidente Cinzia Morsiani.
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venerdì 21 settembre 2012






VENDOLA: «BERSANI LO SA, CON PD SOLO SE SI RIBALTA AGENDA MONTI»

«Una coalizione c'è se si capovolge l'agenda Monti. C'è se a pagare saranno le grandi ricchezze e non il lavoro dipendente. C'è se si assomiglierà a Hollande e non alla troika di Bruxelles». Lo ha detto il leader di Sel Nichi Vendola, intervenendo alla festa dell'Italia dei Valori a Vasto. «Quando ci siamo visti con Bersani quest'estate, io ho detto che Sel era disponibile a un'alleanza ma se si cambiava rotta rispetto al governo Monti», ha concluso Vendola. Per quanto riguarda le alleanze, il leader di Sel torna a ripetere: «Non la facciamo più questa discussione che riguarda l'Udc e Casini. 'incompatibilità è nelle cose». E aggiunge: «Quelli che noi chiamiamo moderati hanno impedito all'Italia di progredire nei costumi e nella vita civile. Abbiamo il dovere di costruire una coalizione per un vero cambiamento, non di mettere insieme come una forzatura le nostre agende e i nostri popoli». Cesa a Vendola, no con chi non appoggia Monti.Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, replica al leader di Sel Nichi Vendola: «Una volta tanto siamo d'accordo col presidente Vendola: non ha senso parlare di alleanze tra chi, come l'Udc, è stato protagonista di una svolta di credibilità per il Paese col sostegno a Monti e chi, come Vendola, vorrebbe capovolgere l'agenda di governo con soluzioni populiste. Lo invitiamo a preoccuparsi meno di noi e più di governare la Puglia».                                                                             d.r.s.p.c.m.
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giovedì 20 settembre 2012


VELTRONI A RENZI: «NON SCIUPARE LA STORIA DEL PD»

 Una stretta di mano rapida nel backstage del palco della Festa del Pd a Firenze. E un duetto di riconoscimenti e di preoccupazioni condivise di fronte al pubblico. Così si può sintetizzare il confronto tra Matteo Renzi, il rottamatore, e Walter Veltroni, l'ex segretario, il primo del Pd. Il primo incontro, dopo la frase tra l'ironico e l'irrispettoso di Renzi nei confronti di Veltroni di qualche giorno fa dai microfoni di Radio 2: «Direi che i successi maggiori li ha avuti come romanziere. Gli auguro tanti romanzi belli per il futuro». In programma, quasi a farlo apposta, la presentazione di un nuovo libro di Veltroni L'isola e le rose, moderatore il giornalista Massimo Gramellini che ha esordito sul palco con una battuta nei confronti di Renzi. «Un tempo si diceva che i comunisti mangiano i bambini, ora abbiamo un bambino che vuol mangiare i comunisti...». «Nessuno utilizzi, in questo caso contro Matteo, le frasi che Berlusconi dice per spaccare il Pd», ha ammonito Veltroni riferendosi alle frasi, che lo staff di Renzi ha definito «un tentativo di sgambetto», pronunciate oggi da Silvio Berlusconi secondo il quale « Renzi ha le nostre idee». «Io credo che il Pd come Veltroni lo ha concepito al Lingotto è un Pd che non ha paura del futuro. Ma il gruppo dirigente attuale lo vede più come una minaccia», ha replicato Renzi. Il sindaco rottamatore è comunque tornato a rivendicare il ricambio generazionale che è il punto di forza della sua campagna ma con toni molto più soft.«Non accusate di alto tradimento chi cerca di fare le cose che non sono state fatte finora. Rivendicare questo ruolo per la sinistra non è mancare di rispetto - ha detto -. La mia generazione è incapace di raccontare se stessa - ha aggiunto Renzi - ,voi vi siete sempre rappresentati come la meglio gioventù, e in parte è colpa nostra». «A me del libro di Veltroni, che mi convince e mi piace - ha proseguito il sindaco -, rimane un dubbio: ovvero se noi abbiamo un'idea di isola aperta e inclusiva o se abbiamo un'idea di isola come perimetro chiuso, come fortino. In questa distinzione sta il futuro della sinistra italiana: fortino o luogo aperto?». Sotto il tendone, un folto pubblico, molti anche in piedi, hanno applaudito entrambi con qualche isolata contestazione sui temi della rottamazione della classe dirigente. Gramellini ha poi cercato di far uscire allo scoperto Veltroni sull'eredità politica. «Matteo Renzi è il tuo erede?», ha chiesto a Walter Veltroni Gramellini. «Io non mi schiero - ha risposto l'ex sindaco di Roma -.Come Prodi io ne voglio stare fuori dalla storia dell'erede. Ma guardo alle primarie come a una risorsa», ha aggiunto specificando che darà una mano a chi vincerà le primarie «per raggiungere il risultato migliore». Finale da padre nobile del Pd per Veltroni, tra gli applausi del pubblico. Rivolgendosi a Renzi, Veltroni lo ha invitato a «non sciupare» la storia del Pd. «Non fatevi prendere in una dimensione identitaria - ha detto -, non fatevi prendere dall'idea della contrapposizione facendo venir meno quella dimensione collettiva che ha caratterizzato la nascita del Pd per essere arcipelago, confluenza di esperienze diverse. Non sciupate questa storia. Ora non si può sbagliare il rigore, ciascun candidato deve esaltare la più grande idea politica, quella del Pd».                                                                                      d.r.s.p.c.m.
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mercoledì 19 settembre 2012

GAVIRATE D’ARGENTO AGLI EUROPEI DI VARESE  


di Paola Maurizio


GAVIRATE- Grande festa per la Canottieri Gavirate, che si è tinta d’argento in occasione del Campionato Europeo svoltosi alla Schiranna da venerdì 14 a domenica 16 settembre 2012. Durante il corso della manifestazione infatti, l’atleta rossoblù Federica Cesarini si è classificata al secondo posto al timone dell’otto senior femminile con Claudia Wurzel, Sara Magnaghi, Alessandra Patelli, Giada Colombo, Gabriella Bascelli, Sala Bertolasi, Gaia Palma ed Enrica Marasca.L’otto azzurro dopo una gara entusiasmante è riuscito a tagliare il traguardo preceduto solo dall’equipaggio della Romania conquistando cosi’ una storica e fantastica medaglia d’argento.Nono posto assoluto invece per l’altra atleta rossoblù Silvia Torsellini con il quattro di coppia composto da Gaia Marzari, Laura Basadonna e Veronica Paccagnella.Super complimenti da parte del consiglio direttivo e dell’ufficio stampa della Canottieri Gavirate alle nostre atlete avanti tutta così.
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martedì 18 settembre 2012

IL SALUTO ROMANO RESTA REATO SE S'INNEGGIA A RAZZISMO O A FASCISMO SENTENZA DELLA CASSAZIONE: CONDANNATO UN 50ENNE CHE DURANTE UNA «PUBBLICA RIUNIONE», AVEVA EFFETTUATO IL SALUTO ROMANO SCANDENDO «SLOGAN INNEGGIANTI AL RAZZISMO E AL REGIME FASCISTA»

 Va condannato chi fa il saluto romano, inneggiando al razzismo e al fascismo. La sesta sezione penale della Cassazione ha per questo confermato la pena inflitta dalla Corte d'appello di Firenze ad un 50enne che, in concorso con altre persone, durante una «pubblica riunione», aveva effettuato il saluto romano scandendo «slogan inneggianti al razzismo e al regime fascista». La Suprema Corte, con la sentenza n.35549 depositata oggi, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, secondo cui non vi era certezza che il soggetto ritratto nelle foto da cui era scaturita l'indagine fosse proprio lui. Nelle fotografie, infatti, era raffigurato un uomo con il «capo coperto da un cappello, una sciarpa sul volto e un giubbotto imbottito»: il riconoscimento dell'imputato si era basato sulla testimonianza di un poliziotto, che aveva dichiarato di conoscerlo «dal 1990». La Cassazione, confermando la condanna, ha rilevato che «il giudice d'appello ha fondato il proprio convincimento sulla circostanza che gli imputati erano soggetti già noti alle forze di Polizia (in particolare alla Digos e alle Questure della Toscana) per la loro partecipazione ad altre manifestazioni del genere» e che il ricorrente «era pluripregiudicato e, perciò, anche sotto questo profilo, era noto alle forze di Polizia». I giudici del merito, conclude la Suprema Corte, «hanno poi posto in rilievo come l'imputato avesse la parte inferiore del volto (dal naso in giù) coperta da una sciarpa, che non ne impediva il riconoscimento da parte di chi già lo conoscesse».                       m.c.p.s.r.d
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