domenica 9 maggio 2010

RIOLO VINCE LA 94ª TARGA FLORIO

di SERGIO CONTI


La Targa Florio torna nelle mani di “Totò” Riolo. Cinque anni dopo la sua ultima affermazione nella gara dell’Automobile Club di Palermo, il portacolori della scuderia Ateneo ha vinto la sua terza “Targa”. Riolo, in coppia con Carlo Canova, ha vinto la gara aggiudicandosi il miglior tempo in quatto prove speciali delle nove disputate, una è stata annullata. Dopo un avvio incerto nella Super Prova Speciale Città di Palermo, corsa sul tracciato cittadino allestito alla Fiera del Mediterraneo, il pilota di Cerda si è lanciato nella rincorsa alla leadership di Felice Re, navigato da Mara Bariani. L’esperienza e la velocità di Riolo hanno però fatto la grande differenza sulle prove speciali del sabato. Il primo passaggio sulla Targa gli ha consentito di issarsi al secondo posto assoluto, quello conseguito a Lascari gli ha, poi, permesso il sorpasso ai danni del pilota comasco. Riolo ha poi allungato accumulando un vantaggio di 28”8 su Re ed assicurandosi la prima posizione. E’ stato il duello tra Felice Re e Luca Pedersoli, a rendere elettrizzante la gara e ancora una volta, sono state le scelte delle mescole degli pneumatici a dar vantaggio prima al comasco al volante della Citroen Xsara Wrc Errepi Racing, che manteneva il secondo posto assoluto. Al terzo posto assoluto Pedersoli, che passa quindi in seconda posizione nella classifica di campionato a due punti da Re. Quarto assoluto e primo della Super 2000 si è classificato Alfonso Di Benedetto, navigato da Rosario Siragusano sulla Peugeot 207 S 2000, dominando largamente la gara di categoria nonostante un testacoda iniziale e la rottura della leva del cambio nella fase centrale della giornata. Quinto ha chiuso Alessio Pisi, in coppia con Luca Costantini, secondo di super 2000 con la Peugeot 207 S2000 New Turbomark e sempre primo nella classifica generale di categoria. Filippo Vara e Gianfracesco Rappa sono primi tra le due ruote motrici in gara, con la Renault Clio R3, aggiudicandosi i punti del trofeo di zona. Gianluca Vita e Simona Girelli hanno vinto il Gruppo N, piazzandosi noni assoluti con la Mitsubishi Lancer, davanti a Lunardi e Palmisano, decimi con la Subaru Impreza Gruppo N. Gianluca Vita rafforza la leadership nella classifica generale di Gruppo N. Classifica gara: 1. Riolo - Canova (Citroen Xsara Wrc) in 1h02’42”6; 2. Re - Bariani (Citroen Xsara Wrc) a 21”9; 3. Pedersoli - Romano (Ford Focus Wrc) a 22”; 4. Di Benedetto – Siragusano (Peugeot 207 S2000) a 2’54”7; 5. Pisi - Costantini (Peugeot 207 S2000) a 3’23”6 ; 6. Ciuffi - Messina (Abarth Grande Punto) a 4’48”2; 7. Sicilia - Cambria (Peugeot 207 S2000) a 5’10”7; 8. Vara – Rappa (Renault Clio R3) a 5’14”; 9. Vita – Girelli (Mitsubishi Lancer Evo Ix) a 5’35”6; 10 Lunardi Palmisano (Subaru Impreza) a 6’1225. Classifica Trofeo Rally Asfalto: Re punti 26; 2. Pedersoli 24; 3. Riolo 10; 4. Pisi, Cantamessa e Musti 6; 7. Porro, Di Benedetto e Lucchesi 5
Nella foto, “Totò” Riolo

Contatore visite gratuito Aggregatore notizie RSSAggregato su Addami





sabato 8 maggio 2010

VELTRONI: NO A SCISSIONI, SIAMO TRA QUELLI CHE HANNO FATTO NASCERE IL PD

Nessuna scissione, «non potremmo mai scinderci perché siamo quelli che ci credono di più, quelli che lo hanno fatto nascere». Così Walter Veltroni ha detto alla "minoranza" parlando al seminario di Area Democratica. «Non possiamo continuare - ha aggiunto - con i conservatorismi», ma serve che il Pd mantenga la sua identità, quel Pd che «forse abbiamo messo troppo tempo a fare ma a nessuno è permesso di disfare». «L'idea di fare un partito pesante in una società frantumata come quella di oggi è sbagliata», ha spiegato l'ex segretario nel suo intervento al seminario di Area democratica a Cortona. La mozione di Pier Luigi Bersani proponeva «l'alleanza con l'Udc e il ritorno al partito con la P maiuscola», ha ricordato. Quanto ai rapporti con l'Unione di centro, «ieri già il professor Dalimonte ci ha spiegato l'esito». Quanto invece alla forma di partito, per Veltroni «ci vuole un partito moderno, aperto, capace di interpretare un bisogno reale. Non ci sono scorciatoie, nè Cln che i nostri partner non vogliono». Dunque, ha insistito, «dobbiamo pensare a noi stessi come riformisti e ci sarà una volta che potremo diventare maggioranza», ha assicurato. Del resto è accaduto in Gran Bretagna con David Cameron ed è accaduto in Grecia. «Se non facciamo questo, se non abbiamo il coraggio di investire su una sfida riformista, pagheremo un prezzo molto alto», ha ammonito. Dunque, no al ritorno all'Unione: «Se noi rispondiamo solo, di nuovo, con una coalizione puramente e semplicemente antiberlusconiana, sbagliamo di nuovo. Dobbiamo avere il coraggio di un respiro lungo, Enrico Berlinguer avrebbe detto di un pensiero lungo». La linea uscita dal «congresso oggi va vista in un'altra luce». Una linea che va vista sotto una nuova luce perchè, spiega, si fondava su due punti essenzialmente: l'alleanza con l'Udc e «partito con la 'p' maiuscola». In Italia, ha continuato, è in atto uno «scardinamento dell'opinione pubblica» facendo in modo che «si abitui a tutto». Veltroni ha citato ad esempio la telefonata tra Fassino e Consorte che sarebbe stata ascoltata dal premier. «Se fosse vero - ha detto - che il presidente del Consiglio ha ascoltato una registrazione» che gli veniva offerta per motivi di ricatto «di un leader dell'opposizione per di più di un gentiluomo come Fassino saremmo di fronte a qualcosa di gigantesco, qualcosa che in altri Paesi europei avrebbe portato a gravi problemi istituzionali, siamo oltre i confini della democrazia, delle regole del gioco, siamo alla mitridatizzazione». Per questo, secondo Veltroni, è necessario che il Pd si difenda lanciando la sua sfida che deve essere basata su «innovazione e conquista».Poi sul governo: Silvio Berlusconi non resisterà tre anni senza andare a votare. «Sono convinto - dice - che Berlusconi non è in grado di reggere tre anni senza elezioni: non è un presidente del Consiglio, è uno straordinario organizzatore delle proprie campagne elettorali, ma non gli chiedete di occuparsi dei problemi del Paese». Inoltre, aggiunge, ci sono altri motivi che lasciano pensare ad una fine anticipata della legislatura: «La lega vuole incassare oggi, e Berlusconi può pensare di voler dare un colpo a Fini».Parla anche di Fini: «Faremmo un torto gravissimo a Fini se cercassimo di dire all'opinione pubblica che è diventato un pezzo di centro sinistra: lui è il leader possibile di una destra moderata».

Contatore visite gratuito Aggregatore notizie RSSAggregato su Addami




IL FRANCESE THOMAS CHAREYRE (TM) IL PIU’ VELOCE NELLE QUALIFICHE DELLA SECONDA PROVA DEGLI INTERNAZIONALI D’ ITALIA SUPERMOTO IN PROGRAMMA SULLA PISTA CUNEESE DI BUSCA DOVE DOMANI SI CORRERANNO LE FINALI. SECONDO TEMPO PER DAVIDE GOZZINI(TM) DAVANTI

di SERGIO CONTI

Busca
Una giornata grigia e un clima ancora pazzerello hanno salutato le qualifiche di oggi al Kart Planet di Busca, nel cuneese, dove, con l’organizzazione della DBO in collaborazione con la FMI, è in corso di svolgimento la seconda prova degli Internazionali d’Italia Supermoto, con i conduttori rimasti nella penisola dopo il GP della Lombardia che lo scorso weekend ha aperto il mondiale 2010 al Motodromo pavese di Castelletto di Branduzzo. Sui 1.650 metri del kartodromo piemontese il più veloce è risultato il francese della TM Thomas Chareyre con il tempo di 1’21.820 che gli ha permesso di anticipare il bresciano Davide Gozzini (TM) il bresciano campione italiano e leader in graduatoria Davide Gozzini (TM) e l’altro campione italiano Ivan Lazzarini (Honda) rispettivamente secondo e terzo. A seguire il transalpino leader internazionale e mondiale Thierry Van Den Bosch (Aprilia), Bernd Hiemer (Ktm), Adrien Chareyre (Husqvarna), Giovanni Bussei (Honda), Christian Ravaglia (Yamaha), Fabrizio Bartolini (Husqvarna), Elia Sammartin (Honda), Edgardo Borella (Ktm), Fabio Balducci (Suzuki).Anche la classe Open ha disputato oggi il loro turno di qualifiche, facendo emergere il tempismo del marchigiano campione europeo Massimiliano Porfiri (Honda) il quale ha anticipato Di Iorio (Honda), Pes (TM), Martella (Ktm), D’Addato (Honda).Il programma di domani prevede piloti in pista con la categoria Young e la Coppa Italia con le qualifiche, warm-up per il tricolore Open e Internazionali S1 e subito dopo il via alle finali dei trofei monomarca Suzuki e Honda, quindi prime manche finali per Coppa Italia e Young per poi arrivare alla prima attesissima finale con i migliori concorrenti S1 e poi di nuovo in pista per le seconde decisive finali, con l’S1 che vede quest’anno riuniti in un’unica classe tutti i migliori piloti. Come in ogni prova degli Internazionali d’Italia Supermoto, il diversivo è offerto da un torneo di Calcio Balilla che vede un sistema incrociato di attribuzione punti tra piloti della Coppa Italia e giocatori di “biliardino” che permetterà l’assegnazione di due bonus da 600 euro ciascuno spendibili presso il casinò della Valle d’Aosta. Una bella idea per smanettare non solo in pista ma anche con le stecche del biliardino dei professionisti dell’International Champion Cup.Qualifiche CL. S1: 1. T. CHAREYRE (FRA-TM) 1'21.820; 2. D. GOZZINI (ITA—TM) 1'22.239; 3. I. LAZZARINI (ITA- HONDA) 1'22.262; 4. T. VAN DEN BOSCH (BEL-APRILIA) 1'22.328; 5. B. HIEMER (GER-KTM) 1'22.605. Qualifiche cl. Open: 1. M. Porfiri (Honda) 1’23.733; 2. G. Di Iorio (Honda); 3. L. Pes (TM); 4. M. Martella (Ktm); L. D’Addato (Honda).
Nella foto Davide Gozzini

Contatore visite gratuito Aggregatore notizie RSSAggregato su Addami





venerdì 7 maggio 2010

ATTACCO ALLA DANDINI BERLUSCONI TACE SU SCAJOLA E CRITICA "PARLA CON ME!"

Nessun accenno a chi sarà il sostituto di Claudio Scajola («ne riparleremo tra qualche giorno»), nè tantomeno Silvio Berlusconi si è soffermato in Consiglio dei ministri sul momento politico. Il premier, però, durante la riunione di oggi, riferiscono alcuni partecipanti al Cdm, ha criticato Parla con me, la trasmissione condotta da Serena Dandini, in onda ieri sera su Rai3. «Avete visto, è veramente incredibile come un servizio pubblico possa continuare in queste aggressioni», ha osservato il premier. "Come al solito, una trasmissione pagata con i soldi pubblici si diletta nell'avere come unico bersaglio il governo e si diverte ad aggredirlo" è stato il commento di Berlusconi. Ieri sul divano rosso della Dandini c'era Stefania Sandrelli, candidata ai David di Donatello per il film di Virzì La prima cosa bella ma è stato altro ad andare storto al Cavaliere, quel monologo di Ascanio Celestini, in chiusura di programma, su «Toni corrotto e Toni mafioso» - uniti nel «grande partito del piccolo popolo» - il primo «più importante» capo del Governo, l'altro «Presidente della Camera». Governo che in una «grande stagione di riforme» avvia la «depenalizzazione della corruzione» e della «mafia». Stamani, in Cdm, lo sfogo di Berlusconi, contro un programma che «pagato con i soldi pubblici» ha un unico bersaglio, il Governo. Ma è «la natura» della satira, replica in una nota la Dandini, che le fa prendere di mira «il potere», e il potere tout court se è vero che «sono stati numerosi gli elettori del centrosinistra che hanno inviato le loro mail di protesta perché in trasmissione abbiamo fatto numerose battute contro il gruppo dirigente del Pd». E se oggi in Italia il potere «si identifica con Berlusconi siamo costretti ad occuparci di lui con una certa continuità. In passato è toccato a Prodi, D'Alema, Craxi, Veltroni e tanti altri. Tutto qui». La difendono esponenti dell'opposizione (per Pardi - Idv -, «la satira è libera», per Vita - Pd - lo sfogo del Premier in Cdm «con tutto quello che avviene nel mondo la dice lunga»), anche in Cda Rai. Per Nino Rizzo Nervo quella di Berlusconi su Raitre e certi suoi programmi è «un'ossessione», Giorgio Van Straten chiede al Premier di «rispettare la Rai e tutelarne l'autonomia per motivi evidenti di conflitto di interessi, tanto più in questi giorni in cui ha assunto l'interim del ministero competente». La domanda, chiosa Rizzo Nervo, è se la Dandini non piaccia al Cavaliere nel ruolo di «da presidente del Consiglio, proprietario della tv concorrente e o da ministro ad interim dello Sviluppo economico». Ma per il Premier e la maggioranza quella vista non è satira, è insulto. E questo, commenta il consigliere di maggioranza Antonio Verro «non deve accadere mai», soprattutto quando «oggetto di denigrazione e insulto sono i vertici delle istituzioni democratiche», in primis il Presidente del Consiglio. Allora è altro, è «gettare fango sul Paese» e chiedere che ciò non avvenga sulla Rai «non è ingerenza politica ma manifestazione di semplice buon senso».

Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSS Aggregato su Addami





giovedì 6 maggio 2010

FASSINO: «TREMONTI RINGRAZI PRODI SE L’ITALIA NON È COME LA GRECIA»

«Sono state le scelte di rigore di Prodi e Padoa-Schioppa a garantire all’Italia la stabilità finanziaria che ora ci mette al riparo dai rischi della Grecia, del Portogallo e della Spagna. E Tremonti, dopo aver definito quelle politiche irresponsabili, ne ha ottenuto grandi benefici e, contraddicendo se stesso, le ha proseguite». Piero Fassino guarda alla crisi greca e ai suoi riflessi per l’Europa e per l’Italia con lo sguardo di un europeista convinto, assolutamente non pentito. «Da questa crisi si uscirà solo con più Europa, andando oltre la moneta unica, non certo con dei passi indietro. Ora servono politiche economiche e fiscali coordinate, regole comuni nel mercato del lavoro, un Fondo monetario europeo». Come valuta l’azione dell’Europa e dell’Italia nella crisi greca? «Nelle ultime 48 ore è emersa una maggiore consapevolezza nell’Ue, le troppe incertezze delle ultime settimane sono state lasciate alle spalle e si è dato corso al piano di aiuti che consentirà alla Grecia, il 18 maggio, di pagare un notevole stock di interessi sui titoli in scadenza. Questa decisione poteva essere presa nelle settimane scorse. Ma c’è stato un forte rischio di sottovalutazione, soprattutto in Germania e Francia, dell’impatto drammatico che avrebbe avuto un abbandono della Grecia al suo destino. Sarebbe stata la dimostrazione che l’Europa non era in grado di difendere il suo processo di integrazione. La crisi ci dice che i paesi dell’Europa sono legati da un destino comune, nessuno può credere che se un pezzo di Europa è in crisi è un problema solo di quel paese, si è deciso di intervenire per evitare che il collasso di una parte portasse al collasso del tutto». L’Italia corre dei rischi? «Nessuno è immune, c’è il rischio che l’ondata speculativa colpisca il Portogallo e anche la Spagna, con un impatto ancora più drammatico. L’Italia ha dei fattori di maggiore stabilità, a partire dalle banche, da un apparato produttivo sano e da un debito pubblico contratto in gran parte all’interno e non con l’estero. Ma questi fattori non bastano, visto che abbiamo anche il debito più alto d’Europa e la crescita più bassa e che il governo non si sta muovendo per ridurre il debito e per finanziare lo sviluppo». Però è difficile ridurre il debito e contemporaneamente investire... «Non è impossibile e negli anni del centrosinistra lo si è fatto. Bisogna controllare la spesa pubblica, ridurre l’evasione fiscale e sollecitare le banche a mettere in campo risorse per rilanciare gli investimenti. E invece questo governo sta fermo: nessun intervento sulle opere pubbliche, nessuna riforma degli ammortizzatori sociali, nessun investimento su scuola e ricerca. Senza crescita, la stabilità finanziaria non è sufficiente». Lei loda l’intervento dell’Ue per la Grecia. Ma se dovessero saltare anche Spagna e Portogallo ci sarebbero le risorse per tamponare anche queste falle? «Le conseguenze sarebbero drammatiche, per questo l’Unione deve dare dei segnali chiari: non tollerare aggressioni speculative nei confronti dei paesi più deboli». In Grecia la crisi ha risvolti sociali pesantissimi, con rivolte e violenze. È uno scenario che si può allargare anche ad altri paesi? «La crisi può portare fenomeni di ribellione sociale e questo è un pericolo che ci riguarda tutti. Per questo l’Europa deve governare la crisi con piglio deciso, senza incertezze. E il nostro governo dovrebbe mettersi alla testa di questo processo, abbandonando definitivamente ogni forma di scetticismo e diffidenza verso l’Europa». Teme il diffondersi di sentimenti antieuropei anche in Italia? «C’è stata in questi anni una propaganda falsa e dannosa della destra populista che ha attribuito ogni problema all’Europa: dalla concorrenza cinese all’afflusso di immigrati. Ma sono messaggi falsi, perché davanti a giganti come Usa, Cina e India nessun paese europeo da solo può farcela. E non ci si può difendere certo con i dazi, ma solo rendendosi più competitivi dei cinesi. E per farlo l’Europa deve unire il suo potenziale finanziario, tecnologico e di capacità produttiva». A chi teme per i propri risparmi lei cosa si sente di dire? «Che l’euro ha salvato il valore dei redditi e delle pensioni. Con la lira oggi avremmo un’inflazione 3-4 volte superiore e se tornassimo indietro il valore dei nostri risparmi andrebbe rapidamente in fumo. Solo un euro forte può tutelarci».

Contatore visite gratuito Aggregatore notizie RSSAggregato su Addami





mercoledì 5 maggio 2010

EPIFANI, «LAVORO È LA PRIORITÀ». AL VIA IL CONGRESSO CGIL A RIMINI

L'affetto della Cgil per chi perde il lavoro, un congresso dedicato ai più deboli. Così Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, comincia la sua relazione congresso nazionale della Cgil a Rimini. "Alle persone che hanno perso il lavoro senza colpa e responsabilità - dice il leader della confederazione tra gli applausi - a chi si ritrova su un'isola o in un presidio a lottare per il proprio avvenire, ai tanti precari che hanno perso per primi il lavoro, ai tanti giovani disoccupati del Mezzogiorno, e ai tanti anziani soli in condizioni di povertà, va il pensiero, l'affetto, la vicinanza di tutta la Cgil. Insieme alla riconferma di un impegno che è la stessa ragione fondativa per la quale abbiamo senso di esistere”. “Ci vuole in sostanza un piano straordinario per il lavoro e l’occupazione fatto da tre componenti: uno stimolo importante e mirato di carattere fiscale agli investimenti in ricerca, innovazione e formazione nella filiera manifatturiera, unica possibilità per conservare in valore quello che si perde in quantità prodotta e venduta nei mercati internazionali; un allentamento del patto di stabilità degli enti locali soprattutto in rapporto ai lavori di messa in sicurezza di campagne, quartieri e città, di riconversione ecosostenibile, di risparmio energetico di abitazioni, uffici, impianti industriali: una riapertura del turn over nella scuola, nell’università, nelle pubbliche amministrazioni almeno per tre anni, allo scopo di favorire nelle forme corrette l’ingresso dei giovani laureati e diplomati chiudendo anche tutte le sacche di precariato ancora esistenti. Di fronte a una disponibilità del governo a muoversi in questa direzione, siamo pronti ad armonizzare i rinnovi contrattuali che vanno definiti nei settori pubblici e nella scuola come una parte di questa scelta”. Sono questi i tre punti del Piano del lavoro straordinario proposto oggi dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani nella sua relazione introduttiva. Secondo Epifani è necessario sostenere la proposta con un piano di investimenti pubblici e privati direttamente orientati alla ricerca e allo sviluppo. Solo con le ricadute immediate di un piano di questo genere sarebbe possibile creare 150 mila nuovi posti di lavoro, mentre la riconversione verso la green economy produrrebbe in tre anni almeno 70 mila posti di lavoro. Un piano di micro opere infrastrutturali creerebbe altri 150 mila posti, mentre la sospensione per tre anni del blocco del turn over produrrebbe altri 400 mila posti. In generale, ha detto Epifani, una manovra di questo genere puntata sulla creazione e la difesa dei posti di lavoro “abbasserebbe la percentuale dei tassi reali di disoccupazione dal 10% del quarto trimestre del 2010 al 7,5% del quarto trimestre del 2013. (PA) Restituzione immediata di una quota di drenaggio fiscale degli ultimi anni. Questa la principale proposta della Cgil sul fisco ribadita da Guglielmo Epifani dal palco del congresso. Non c'è nella proposta della Cgil soltanto equità distributiva e giustizia sociale. Occorre riformare - ha detto Epifani - il meccanismo dell'attuale cuneo fiscale sui salari, sulle retribuzioni, sulle pensioni, e anche sul tfr, "tassato oltre ogni ragionevole misura". La Cgil chiede un fisco meno pesante con le imprese con bassi profitti e molta manodopera. Basta poi con condoni, scudi, sanatorie di ogni tipo, elusioni ed evasioni non giustificabili. (PSL). L’Italia ha bisogno di una vera politica economica e di una vera politica industriale che sono necessarie per rilanciare l’economia bloccata dalla crisi. Lo ha ribadito oggi il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Una vera politica industriale richiede di affiancare a una base manifatturiera di qualità alle nicchie di produzione di eccellenza, a medie e grandi imprese in grado di allargare filiere e catene di valore, una forte componente interna delladomanda degli investimenti e dell’occupazione per evitare di essere solo dipendenti dalle altre economie e dalla ciclicità della crisi. Ma tutte queste cose non sono neppure pensabili se non si individuano le risorse necessarie e se non si attuano scelte conseguenti. “Questo disegno – spiega il segretario della Cgil – richiede scelte, ordine di priorità, capacità di governare sistemi complessi. Richiederebbe, ad esempio, di investire subito nella banda larga e favorire un’offerta di servizi da parte delle nostre imprese”. Per non restare ultimi in Europa nell’accesso alla trasmissione veloce di dati e informazioni. Queste scelte richiederebbero di “posporre la costruzione del ponte tra Messina e Reggio Calabria per risolvere prima i collegamenti ferroviari e viari e la messa in sicurezza di quei territori, che come si è visto a Messina, franano a ogni pioggia. Secondo Epifani sarebbe al contrario necessario rimettere al centro delle scelte la ricostruzione de L’Aquila. Questa politica “richiederebbe con i tempi giusti che si facesse della ricostruzione dell’Aquila e del suo centro storico un grande progetto nazionale e internazionale – finanziato anche con una tassa di scopo – a cui fare concorrere il meglio dell’ architettura e delle scuole di restauro contemporanee.” Per quanto riguarda le scelte energetiche, Epifani ha detto che ha senso continuare la ricerca sul nucleare, ma è necessario soprattutto per i prossimi 15 anni “imboccare la strada del risparmio energetico, delle tecnologie delle fonti rinnovabili, della bioedilizia, facendo dell’ambiente il campo di un forte pacchetto di investimenti e occupazione”. Il governo non fa abbastanza per le situazioni di particolare difficoltà delle imprese. Se i paesi europei più grandi mettono in campo risorse e sostegni, "noi non lo facciamo". Lo dice Guglielmo Epifani nella relazione al Congresso. Eppure - rileva - non passa giorno che non porti parole pesanti. E cita i nuovi tagli alla Telecom, il ca Eutelia, i ventimila lavoratori dei call center, le fabbriche che chiudono a Terni, Faenza, Imola, Nocera, Fabriano, la chimica sarda, Porto Marghera. Riparte la cassa integrazione nel settore dell'auto in attesa dell'attuazione del piano Fiat che andrebbe sostenuto da una politica industriale che sviluppi in Italia ricerca e innovazione. Non si può uscire dalla crisi ricorrendo di nuovo al taglio delle spese correnti e all’imposizione di pesanti sacrifici per i lavoratori, la via che è stata imboccata per la Grecia anche a causa di gravi incertezze e ritardi dell’Europa. Lo ha detto il segretario della Cgil parlando della crisi e del caso greco. Secondo Epifani sono assolutamente sbagliate le soluzioni che stanno avanzando. Da una parte ci sono infatti molti economisti che considerano inevitabile la ripresa dell’inflazione una volta stabilizzata la situazione. Dall’altra ci sono le banche centrali che – come sempre – chiedono il contenimento delle spese correnti, a partire da quella per la sanità e le pensioni, anche se poi le stesse banche centrali non si chiedono come mai negli ultimi 15 anni, nessun grande paese sia effettivamente riuscito a ridurre la spesa, mentre gli avanzi primari sono stati ottenuti grazie a operazioni straordinarie. “Resta quindi la terza via, la migliore – ha spiegato Epifani – la più corretta, ma anche la più difficile: aumentare stabilmente il tasso medio di crescita del Pil, che è stato mediamente del 5% negli anni 1955-85 e negli ultimi 15 anni del 2%, con l’Italia sempre al di sotto di questo valore. Un progetto paese richiede l’assunzione esplicita di questo obiettivo, un programma di spesa, la capacità di attrarre investimenti dall’estero, l’aumento del valore e della qualità del nostro sistema industriale, la difesa della coesione sociale contro le scelte e le logiche corporative”. Secondo Epifani, la crisi di oggi è molto insidiosa anche perché i costi che hanno peggiorato i deficit pubblici avranno effetti nei prossimi decenni e riapriranno di sicuro un conflitto distributivo attorno alle poche risorse disponibili. Per questo si imporranno scelte inedite proprio perché “la crescita improvvisa dei deficit pubblici non ha precedenti nella storia dell’Occidente”. “Un vero e proprio disegno di controriforma dei diritti”, così Guglielmo Epifani definisce le iniziative del governo sulle politiche del lavoro, dei diritti, della cittadinanza. Il segretario della Cgil ricorda l'accordo sul welfare sottoscritto con il governo, accordo "smantellato" dal governo ma sul quale la Cgil è stata "coerente" e "leale", "con quello che si è firmato e con il voto dei lavoratori". Il governo e la maggioranza hanno invece proseguito sulla strada dell'arbitrato, del testo unico sulla sicurezza, con il ddl sulla regolamentazione del diritto di sciopero, il libro bianco e la bilateralità "forzosa". E oggi - sottolinea Epifani - arriva l'annuncio del confronto sugli ammortizzatori sociali e lo statuto dei lavori. La Cgil condivide e apprezza la decisione di Giorgio Napolitano (molto applaudito) di rimandare il ddl sul processo del lavoro alle Camere. E nelle correzioni apportate dalla maggioranza e dal governo "non ritroviamo la risposta corretta alle osservazioni molto forti e fonmdate del Quirinale". Modifiche, quindi, "che non rendono la norma meno anticostituzionale". Un passaggio molto applaudito. “Nel suo convegno di Parma, la Confindustria ha chiesto al governo di fare di più partendo da un quadro di evoluzione delle dinamiche economiche degli ultimi decenni che portano a una conclusione molto vicina a quella a cui da tempo siamo pervenuti, intorno al tema del declino relativo del nostro sistema industriale”. Secondo Epifani, la stessa esigenza, quella di trovare una politica economica all’altezza della crisi, “viene ripetutamente avanzata dal mondo del commercio, della distribuzione, del turismo, dall’agricoltura, della piccola e media impresa, degli artigiani, delle costruzioni, da parte degli enti locali e dei Comuni, delle università, delle scuole, degli istituti di ricerca. Per il segretario della Cgil, il “governo deve riflettere su tutto questo e lo dico soprattutto al ministro dell’Economia impegnato in un ruolo non facile in una fase di turbolenze dei mercati finanziari che tornano a muoversi quasi come prima della crisi”. Epifani ha ricordato che la Cgil ha criticato da subito le politiche del governo nei confronti della grande crisi e si è anche mobilitata per questo. In realtà, l’Italia è l’unico paese in Europa e forse nel mondo che non ha deciso un reale sostegno agli investimenti, ai settori industriali più colpiti dalla crisi. Inizialmente era bollata come disfattista e sempre negativa. Ora ci sono importanti forze, a partire appunto dalla Confindustria, che cominciano a condividere le analisi sulla crisi e le critiche al governo Berlusconi. Ovviamente il segretario Cgil non ha risparmiato critiche alla Confindustria, che quest’anno ha deciso di partecipare al congresso con le sue più alte cariche. In particolare il punto di attacco di Epifani è stato sulla responsabilità di Confindustria dopo l’accordo separato, atto di eccezionale gravità. Un applauso accoglie il nome del capo dello Stato Giorgio Napolitano, citato da Epifani durante il suo passaggio sul ddl lavoro. Il segretario generale della Cgil ha ribadito la posizione del sindacato sulla riforma più generale del welfare.“Avanzeremo innanzitutto una proposta di riforma organica degli ammortizzatori sociali – ha spiegato Epifani nella sua relazione d’apertura al Congresso – una riforma che parta dai contenuti dell’accordo del 2007 e della riflessione sui problemi che la crisi ci consegna”. In particolare Epifani ha detto che la Cgil vuole “un sistema pubblico e universale incentrato su due istituti, riferiti l’uno a chi ha perso il lavoro, unificando le indennità di mobilità e disoccupazione, e l’altro a chi, pur mantenendo il rapporto con l’impresa, ne vive la fase di difficoltà e crisi”. Sempre secondo Epifani, i costi di questa operazione possono essere affrontati anche prevedendo una fase di transizione e di gradualità, “mentre non è rinviabile in Italia uno strumento di salvaguardia del reddito di ultima istanza per chi, avendo perso il lavoro, giunge al termine della copertura degli ammortizzatori”. Ovviamente non si possono scaricare i costi di queste scelte e di questi interventi necessari sui lavoratori. “Solo uno strumento finanziato dalla fiscalità generale e corredato da misure di rientro nel mondo del lavoro, nella disponibilità dei Comuni quanto a gestione dell’erogazione, può evitare di scaricare sugli ammortizzatori bisogni di contrasto alla povertà che più correttamente devono essere affrontati nell’ambito delle politiche sociali”. Epifani, nella relazione, respinge un modello corporativo del sindacato, che non porta ad includere e allargare i diritti e che porta invece a una confusione di ruoli e funzioni dove tutto si perde (il ruolo dello Stato, quello dell'impresa, quello del sindacato) in cui non si capisce bene chi sia controparte di chi. La Cgil sa bene che i rapporti di forza nel paese "non sono più quelli di una volta" e che conquista e difendere i diritti è un processo non più lineare. In questo ambito la divisione sindacale, anche sui questi temi, "indebolisce e favorisce il disegno del governo di imporre un modello ideologico basato su principi che sono il contrario di quelli che hanno visto impegnato il movimento sindacale italiano". Il modello neocorporativo conduce invece "ad uno svuotamento progressivo della contrattazione collettiva sia di quella nazionale sia di quella di secondo livello". Con una rappresentanza "divisa, incerta, debole, nei luoghi di lavoro e nei territori, l'assenza di regole esigibili per misurare correttamente e in maniera omogenea la rappresentatività di ognuno". "E per stabilire - continua - quando si possa firmare un contratto sulla base di una soglia legata al principio di maggioranza e come fare esprimere democraticamente i lavoratori, sulle intese e sugli accordi che li riguardano". Epifani è consapevole che non si possa restare "nel limbo di questa situazione", e propone: "Se la Cisl e la Uil vogliono lealmente e realmente prendere in mano il problema della democrazia sindacale, noi siamo pronti a ricercare le ragioni e i contenuti di un accordo tra i sindacati" sapendo che "la legge, il sostegno della legge è l'unico modo per rendere certo ed esigibile un quadro di regole democratiche". "Chiediamo al governo di confermare entro l'anno la rielezione di tutte le Rsu nei settori pubblici e nella scuola". Così Epifani in un passaggio molto applaudito della relazione.Se la scommessa della ricomposizione della rappresentanza resta un obiettivo rilevante, la Cgil non può restare nè subalterna nè nell'angolo sul fronte della contrattazione. "Restiamo decisivi - dice - per rafforzare e qualificare la contrattazione e per lavorare seriamente allo scopo di ricomporre e semplificare il numero e la dimensione dei contratti nazionali". Le resistenze vengono dalle imprese. La priorità della Cgil - osserva Epifani - è unificare il mondo del lavoro. E indica sei strade: 1) Unificare vuol dire ricomporre e non solo ridurre il numero dei contratti, lavorando sulle frantumazioni esistenti nei comparti e nei settori, anche nel pubblico impiego; 2) Unificare vuol dire assumere la scelta della clausola sociale come obiettivo di pratica comune; 3) Unificare vuol dire riguadagnare una capacità di controllo e di informazione preventiva su appalti, cessioni di ramo e terziarizzazioni; 4) Unificare vuol dire praticare la contrattazione di sito e di filiera; 5) Unificare vuol dire aprire un confronto sul lavoro pubblico o meglio sulla responsabilità pubblica nella gestione dei servizi; 6) Unificare vuol dire combattere nuove diseguaglianze tra nativi e migranti.Il segretario della Cgil ha parlato molto delle battaglie del sindacato contro il razzismo, ricordando le tante manifestazioni e la grande campagna nazionale “stesso sangue, stessi diritti”. “Siamo stati nelle piazze – ha detto Epifani – nelle manifestazioni, abbiamo ricordato i vent’anni dell’assassinio di Jerry Masso e scelto Rosarno come sede del Primo Maggio, come luogo simbolo del rapporto inaccettabile tra criminalità organizzata e domanda di lavoro di tanti immigrati trattati come schiavi moderni. “Con la determinazione che deriva da questo impegno – ha spiegato Epifani – da queste convinzioni profonde, di fronte al dibattito parlamentare che si accinge ad affrontare il tema dello jus soli, non crediamo che sia più un sogno, una fuga in avanti, battersi perché questa sfida di civiltà la si possa vincere davvero; e sperare che l’amore che si deve portare a una vita che nasce, sia fatto anche del riconoscimento della comune cittadinanza, oltre che dei doveri di umanità verso i bambini di un asilo o di una scuola, e verso i figli di chi si ritrova ad essere soltanto un clandestino. La lettera di quell’imprenditore di Adro che ha pagato la retta della mensa comincia con una frase che dice tutto: sono figlio di un mezzadro, ho imparato da mio padre il rispetto che si deve alle persone”.Epifani non nasconde, nella relazione, le difficoltà nei rapporti unitari con Cisl e Uil e cita l'ultimo caso, quello della firma dell'avviso comune sull'attuazione del ddl sull'arbitrato e il diritto del lavoro. Ma le circostanze (la crisi, gli errori del governo) sono tali che occorre che il sindacato sappia lottare e restare unito. "Avverto il bisogno - rileva ancora Epifani - di fermarci tutti a riflettere su queste divisioni e, pur avendo le mie certezze sulle responsabilità di questa deriva, penso che tocchi, ancora una volta, alla Cgil fare di più". E chiede alla sua organizzazione "di discutere e condividere un percorso che freni la completa lacerazione dei rapporti e dica su quali terreni ricostruire un percorso di lavoro comune". Su questi temi: le regole della democrazia; ricondividere il modello contrattuale; i contratti pubblici; la rinuncia ad avvisi comuni senza tentare prima una mediazione e un chiarimento tra le tre confederazioni. Epifani chiede poi che si riprenda a discutere di merito: di sicurezza sul lavoro, salute, ambiente, sui migranti, sui pensionati e sugli anziani, sul fisco. È stato un congresso vero, svolto in condizioni difficili di crisi in molti luoghi di lavoro. Non è stato né un rito né una passeggiata facile per nessuno, nonostante la mozione uno abbia largamente prevalso. Lo dice nella parte conclusiva della relazione Guglielmo Epifani, il quale osserva: “Saper gestire l'esito di un percorso democratico è una prova di responsabilità che riguarda tutta la Cgil, come pure va data attenzione ai temi contenuti della mozione che ha avuto la minoranza dei consensi". Al nuovo gruppo dirigente spetta valorizzare l'unità,i pluralismi, le competenze e il rinnovamento necessario, aggiunge. Circa le osservazioni e i richiami sulle modalità e le procedure della consultazione di base, Epifani dice che, finito il congresso, "rifletteremo su tutto quanto, analizzando dati e problemi in modo da rispondere ai principi di trasparenza e completezza della verifica democratica”. Non sappiamo se il confronto aperto nel governo all’interno della maggioranza porterà nuovi problemi al governo stesso e dove porterà il paese. In ogni caso “noi continueremo a stare in campo contrastando le scelte sbagliate, incalzando per dare una risposta ai problemi che salgono dal profondo della condizione del lavoro, dei pensionati, dei nostri giovani”. Così si è espresso oggi il segretario della Cgil per descrivere la nuova fase politica che si sta aprendo in questi giorni. Epifani ha ribadito le critiche alle scelte del governo e ha ribadito le posizioni della Cgil sul federalismo fiscale e l’unità del Paese. Ma nello stesso tempo ha voluto rivolgere un appello alle forze dell’opposizione affinché facciano riferimento ai valori e agli ideali che hanno segnato la storia del movimento dei lavoratori. “Per noi – ha detto Epifani – la parola federalismo è il contrario della parola secessione; autogoverno vuol dire più democrazia; non lasciare indietro nessuno vuol dire ripartire dagli ultimi, da chi, da solo, anziano, donna, migrante, precario, malato, non autosufficiente, emarginato, non ce la può fare. E paese civile è un paese che non assiste assente alla tragedia che si consuma ogni giorno dentro le nostre carceri”. Epifani, che ha voluto ricordare come da sempre i lavoratori hanno dato prova di quella che un tempo si sarebbe chiamata la responsabilità nazionale delle classi lavoratrici, ha ribadito che la Cgil sosterrà con tutte le sue forze la grande manifestazione di Milano del 2 giugno prossimo perché “la festa della Repubblica sia insieme anche la festa della nostra Costituzione”.
Contatore visite gratuito Aggregatore notizie RSSAggregato su Addami

martedì 4 maggio 2010

AUTOMOBILISMO/FUN CUP: EN PLEIN DI BD RACING A DIGIONE

di SERGIO CONTI

Secondo appuntamento di Fun Cup Italie a Digione dove si è corso, insieme ai francesi, in due gare: una di 4 ore e subito dopo la seconda di 2 ore. Gli italiani si fanno valere già dalle prove, con Sabino De Castro che segna la pole davanti a tutte le altre 42 Fun Cup in gara. Al via sotto la pioggia prende la testa Bergamaschi (Fun BD Racing 1 con Caprotti e Sabino De Castro), ma è subito safety car per un incidente multiplo che vede coinvolti Fun Pitlane Competizioni 1di Tambussi, Fun Costa Ovest 2 di Piron e Fun The New Cats di Pedon: Pitlane ha la peggio, macchina distrutta e ritiro dopo 3 giri. Al restart BD Racing 1 conduce su Fun G-Force di Memmola (alla guida), Palopoli e Babini Merlo, in lotta serrata con Fun MIHC Sport 1 di Chimentin-Carlotto-Cecchellero. La pista è resa insidiosa dalla pioggia che aumenta, e Carlotto ne fa le spese girandosi a fine turno e perdendo un giro. Ne approfitta Fun BD Racing 2 di Mantori, Ferri e Antonio De Castro, che però verrà sopravanzata da Fun MIHC Sport 2 di Nale-Bolzoni-Marchesini-Onori-Onori. A metà gara Fun G-Force riesce a portarsi in testa, ma la lotta con BD Racing 1 è serrata, con gli equipaggi che girano praticamente negli stessi tempi. Anche MIHC Sport 1 è velocissima, e recupera sia sui compagni di team che su BD Racing 2, riportandosi in terza piazza. Al cambio piloti ritorna davanti BD Racing 1, ma un nuovo ingresso della safety car ricompatta il gruppo, mentre MIHC Sport 1 è penalizzata di 3 minuti per una manovra non autorizzata, e cede il terzo posto a BD Racing 2. Con le posizioni acquisite cala la bandiera a scacchi delle prime 4 di gara 1 con BD Racing 1 che taglia il traguardo per prima davanti a G-Force, mentre più staccata BD Racing 2 conquista il terzo gradino del podio di un soffio davanti a MIHC Sport 1. Quinta è Fun Pitlane Competizioni 2 di Zardin-Frazza-Vecchietti. Nella classifica generale Fun BD Racing 1 è 4° assoluto, Fun G-Force 6° mentre BD Racing 2 e MIHC Sport 1 sono rispettivamente 16° e 17°. Si riparte per gara 2 con pista asciutta, e ancora Bergamaschi guida il gruppo ingaggiando uno splendido duello con i francesi di testa, muso contro coda a scambiarsi le prime quattro posizioni per quaranta minuti. Dietro è lotta per Fun Cup Italie tra Babini Merlo e Chimentin. Al pit stop la safety car ricompatta il gruppo, e Carlotto si avvicina a Palopoli, con BD Racing 2 subito a ridosso, seguita da MIHC Sport 2. In testa non c’è storia, BD Racing 1 allunga costantemente nelle prime tre posizioni assolute prima con Caprotti e poi con Sabino De Castro. Memmola fatica a tenere il ritmo per un problema alla sospensione posteriore, ma è comunque saldamente in seconda posizione. BD Racing 2 passa davanti a Fun MIHC Sport 1 anche grazie a un cambio piloti lento, mentre Pedon-Pedon (Fun The New Cats) devono dare forfait per la rottura di un semiasse. Quando i giochi sembrano fatti, a 6 giri dal termine BD Racing 2 rallenta per un problema al cambio, e così cede la piazza a Fun MIHC Sport 1. Dopo le 2 ore Fun BD Racing 1 si aggiudica anche gara 2 davanti a Fun G-Force e MIHC Sport 1. Ai fini dell’assegnazione dei punteggi, BD Racing 1 si aggiudica il gradino più alto del podio davanti a Fun G-Force, mentre il 3° gradino è di BD Racing 2 grazie al risultato di gara 1. Nella classifica generale BD Racing 1 è addirittura 2° assoluto, mentre G-Force è 4°, MIHC Sport 1 6° e BD Racing 2 9°. Un bell’exploit per i colori italiani, che fanno propri anche i giri più veloci nelle due gare con Fun BD Racing 1, rispettivamente per opera di Sabino De Castro in gara 1 e Alberto Bergamaschi in gara 2. 4+2 Ore Fun Cup Trophée de Bourgogne 2° prova Fun Cup Italie Gara 1-1. Bergamaschi-Caprotti-De Castro S. (Fun BD Racing 1), 121 giri in 4:01:25.205 alla media di 114,304 km/h; 2. Memmola-Palopoli-Babini Merlo (Fun G-Force) a 0:09:871; 3. De Castro A.-Mantori-Ferri (Fun BD Racing 2) a 4 giri; 4. Chimentin-Carlotto-Cecchellero (Fun MIHC Sport 1) a 4 giri; 5. Zardin-Frazza-Vecchietti (Fun Pitlane Competizioni 2) a 5 giri; 6. Bolzoni-Marchesini-Onori Lu.-Nale-Onori Lo. (Fun MIHC Sport 2) a 6 giri; 7. Pedon G.-Pedon M. (Fun The New Cats) a 11 giri; 8. Emiliani-Nacamuli-Antonelli (Fun Costa Ovest 1) a 12 giri; 9. Magnoni-Portatadino-Piron (Fun Costa Ovest 2) a 26 giri Giro più veloce: il 119° di Sabino De Castro (Fun BD Racing 1) in 1:37:952 alla media di 139,697 km/h Gara 2- 1. Bergamaschi-Caprotti-De Castro S. (Fun BD Racing 1), 69 giri in 2:01:03.872 alla media di 129,981 km/h; 2. Memmola-Palopoli-Babini Merlo (Fun G-Force) a 0:27:138; 3. Chimentin-Carlotto-Cecchellero (Fun MIHC Sport 1) a 1:14.489; 4. De Castro A.-Mantori-Ferri (Fun BD Racing 2) a 1 giro; 5. Bolzoni-Marchesini-Onori Lu.-Nale-Onori Lo. (Fun MIHC Sport 2) a 2 giri; 6. Zardin-Frazza-Vecchietti (Fun Pitlane Competizioni 2) a 3 giri; 7. Emiliani-Nacamuli-Antonelli (Fun Costa Ovest 1) a 4 giri; 8. Magnoni-Portatadino-Piron (Fun Costa Ovest 2) a 29 giri; 9. Pedon G.-Pedon M. (Fun The New Cats) a 34 giri; Giro più veloce: l’ 8° di Alberto Bergamaschi (Fun BD Racing 1) in 1:38:054 alla media di 139,552 km/h Classifica campionato piloti Fun Cup Italie 1. Bergamaschi-Caprotti-De Castro S., 56 punti; 2. Chimentin-Carlotto, 40,7; 3. Emiliani, 38,3; 4. De Castro A., 30,3; 5. Iorio-De Marco, 30; 6. Palopoli-Memmola-Babini Merlo, 26; 7. Nacamuli, 24,3; 8. Milla, 23; 9. Mantori-Ferri, 22,3; 10. Cecchellero, 21,7 Classifica campionato team Fun Cup Italie 1. BD Racing, 37,15; 2. Pitlane Competizioni, 29,15; 3. Costa Ovest, 21,40; 4. MIHC Sport, 18,65; 5. G-Force, 13.


Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSS Aggregato su Addami




AUTOMOBILISMO/ TARGA TRICOLORE PORSCHE AL CASTELLET VINCONO BIANCONI, SCANZI E LUCCHINI

di SERGIO CONTI

Nella gara della GT3 Cup svoltasi sul circuito di Le Castellet, terza tappa della Targa Tricolore Porsche 2010, è tato il giovane Francesco Castellacci (Petri Corse) a guadagnare la testa nelle primissime battute su Stefano Bianconi (Ebimotros) e Franco Greco (Petri Corse), che hanno a lungo battagliato per la seconda posizione in una pista resa viscida dalla pioggia. Alle spalle del trio di testa, De Amicis (Antonelli Motorsport), “Gioga” (Bellspeed), Lombardi (Bonaldi Motorsport) e Costacurta (Ebimotors) iniziavano una spettacolare bagarre. Nelle fasi centrali Greco riusciva a scavalcare Bianconi e iniziava a puntare il compagno di squadra Castellacci, riducendo il distacco. Greco forzava ancora, portandosi quasi a ridosso di Castellacci, ma quando ormai sembrava in grado di prendere le misure per un eventuale sorpasso, commetteva un errore alla variante del Nord, facendosi sopravanzare da Bianconi. Con Castellacci ormai libero dall'assillo degli inseguitori, l'interesse si spostava sulla lotta per la seconda posizione, che vedeva quindi in lizza Bianconi e Greco. Era Bianconi a tagliare il traguardo dietro Castellacci; terzo Greco, quarto un positivo De Amicis, che precedeva Costacurta e il poleman Bignotti, in recupero dopo un testacoda nel corso del primo giro. In classe GT R2vittoria di Alessandro Lovato davanti a Claudio Terenzi. A fine gara doccia fredda per otto piloti, che si sono visti affibbiare 25” di penalità per tagli di chicane dovuti all'asfalto viscido: ne fa soprattutto le spese Castellacci, che perde la vittoria a vantaggio di Stefano Bianconi. Gli altri penalizzati sono Franco Greco, “Gioga”, Ermes Lombardi, Pierluigi Veronesi, Sergio Parato, Maurizio Fondi e Omar Galbiati. Spettacolare la gara della Cayman Cup dove Giacomo Scanzi (Ebimotros) si conferma il leader incontrastato del Trofeo Pirelli. Dopo tre prove, infatti, il pilota bresciano è a punteggio pieno, con un en plein che comprende anche le pole position e i giri più veloci. Al Castellet Scanzi ha condotto una gara di grande maturità, conducendo i giochi praticamente fin dal via e prendendo un margine di vantaggio che gli ha permesso di controllare Marco Masutti e Marco Macori (Starcars), che hanno battagliato a lungo per la seconda posizione. La gara è stata caratterizzata dall'arrivo della pioggia nel finale, con conseguente ingresso della “safety car” che, sempre più intensa, ha in parte condizionato i risultati; ma mentre Scanzi non ha commesso errori, Masutti ha compromesso la sua prestazione con un paio di testacoda, che lo hanno relegato alla quinta posizione assoluta. Ne ha approfittato Macori, che è andato a conquistare il secondo posto, davanti allo svizzero Nicola Bravetti (RS Motorsport). Non meno interessante la battaglia per la vittoria nella Selection Cup: il favorito Massimo Tempestini (Nos Racing), in testa nonostante gli attacchi di “Boga” (Bellspeed), ha compromesso la sua gara con un testacoda alla variante Du Nord, perdendo poi ulteriore margine dopo un secondo errore. “Boga” è andato così a vincere, davanti ad un agguerrito Vincenzo Donativi, Antonio Montruccoli (Starcars), Simone Staccioli (Nos Racing) e ad un attardato Tempestini. Nella mini endurance della GT Open Cup ha concluso il programma del weekend: vittoria assoluta e di classe GT2 R1 per Luigi Lucchini che con la 911 GT3 RSR della BMS Scuderia Italia ha avuto la meglio sulla vettura gemella schierata dal GDL Racing per Rino Mastronardi/“Spidey”: il sorpasso di Lucchini su questi ultimi è avvenuto durante le operazioni dei pit-stop imposti per i cambi di guida fra i piloti. Delusione per un altro dei favoriti, Emanuele Busnelli (Ebimotors), che si è girato nella prima tornata e si è dovuto ritirare. Terzi assoluti Cassera/Pavan (GDL Racing), vincitori di classe GT2 R2 con la 997 GTt3 Cup S e che nel finale hanno anche sfiorato la seconda posizione portando l’attacco disperato all’ultima curva su un coriaceo Spidey. Appassionante come sempre la lotta per la leadership nella classe delle 997 GT3 Cup, che si sono confermate molto performanti oltre che affidabili. Alla fine l'hanno spuntata Fausto Broggian/Paolo Ruberti (Autorlando), che dopo una spettacolare rimonta, hanno sopravanzato nel finale Fabrizio Bignotti (Autorlando); terzi di classe Stefano Bianconi e Giacomo Scanzi (Ebimotrs). In GT3 R2 vittoria di Alberto Rodio e Giancarlo Tanzi (Starcars).
Nella foto Stefano Bianconi

Contatore visite gratuito Aggregatore notizie RSSAggregato su Addami




lunedì 3 maggio 2010

MOTOCICLISMO/ EUROPEO MANGINI E POGNA TENGONO ALTO L’AZZURRO DEL TEAM ITALIA

di SERGIO CONTI


Massimo Mangini conclude le due giornate di gara in seconda posizione ma guadagna la vetta provvisoria del campionato. Michael Pogna(foto)si porta a casa la vittoria nella Junior E2/E3. In chiaroscuro le prove degli altri azzurrini. Vittoria per il GP Motorsport tra i Team. Si è svolta la prima tappa del Campionato Europeo di Enduro targato 2010 a Boussac, piccolo centro immerso nella Francia centrale. Il maltempo ha condizionato la trasferta degli azzurri del Team Italia. che però non si sono fatto demoralizzare dalle nubi minacciose e hanno aperto il gas. Cinque i giri previsti per nella prima giornata, che si sono ridotti a quattro nella seconda. Tre le speciali disposte lungo il percorso; una prova estrema caratterizzata dalla presenza di alcuni gruppi di tronchi che hanno messo a dura prova le abilità dei nostri giovani alfieri. La seconda speciale, l’ Enduro Test, lunga circa 3 km, impegnava i cinque azzurrini del Team Italia in una serie di passaggi nel sottobosco e in pietraie, mentre prima di rientrare nel paddock si sono cimentati nel fettucciato, un veloce pratone ricco di contropendenze. Una grandiosa trasferta quella francese per il giovane portacolori Massimo Mangini che, nonostante sia salito sul terzo e secondo gradino del podio, conquista la prima posizione nella classifica generale della Junior E1. A farne le spese è stato il portoghese Luis Oliveira che, dopo la vittoria nella prima giornata, perde il primato conducendo una non brillante prova successiva e lasciando così lottare Mangini per il trionfo finale. Sempre nella Junior E1 deludente prova per gli altri tre azzurri Manzi, Montanari e Conforti. Il bergamasco Jonathan Manzi termina la sua prova in terra francese in undicesima e nona posizione, seguito da Guido Conforti giunto al traguardo quattordicesimo e diciannovesimo. Sorte diversa per il pilota di Terni Tommaso Montanari che conclude la prima prova, in diciottesima posizione, e costretto al ritiro nella seconda per problemi tecnici alla sua KTM. Splendida vittoria nella Junior E2/E3 invece per il bresciano di Sellero Michael Pogna che nella giornata colleziona un’ ottima prova che lo porta in seconda posizione nella classifica di campionato dietro allo svedese Lindholm per soli due punti. Invece Pogna guadagna la medaglia di bronzo di classe, mentre nella classifica assoluta risulta il miglior italiano della trasferta d’ oltralpe. Michael, insieme a Manzi e Mangini, hanno inoltre portato il Team Italia KTM GP Motorsport sulla vetta più alta del podio tra i team, seguiti dagli olandesi del WPM KTM Team e dai tedeschi DMSB Enduro Junior Team KTM. Soddisfacente dunque la trasferta nel cuore della Francia e che sicuramente darà carica per il prossimo appuntamento azzurro dei giovani talenti che, già rientrati in Italia, sono pronti a sfidare i migliori pilota del momento nella seconda tappa degli Assoluti che si svolgeranno domenica 9 maggio a Varzi (PV).

Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSS Aggregato su Addami