CICLISMO/HESJEDAL VINCE IL
GIRO D’ ITALIA: IL MARCHIGIANO SCARPONI È QUARTO
Per la prima volta in oltre
cento anni di storia, il Giro d'Italia è vinto da un canadese: Ryder Hesjedal
conquista la Corsa Rosa 2012 davanti a Joaquin Rodriguez e Thomas De Gendt.
Scarponi dà tutto, ma è giù dal podio. La crono di Milano è vinta da uno
straordinario Marco Pinotti
Dall’ inviato Sergio Conti
MILANO- Hesjedal,
Rodriguez e De Gendt. Questi i primi tre del Giro d'Italia 2012: podio tutto
straniero, così come non si verificava dal 1995 (Rominger, Berzin, Ugrumov) e
come prima ancora era successo solo altre tre volte, nel 1972, nel 1987 e nel
1988. Il primo degli italiani è Michele Scarponi, che perde il podio proprio
l'ultimo giorno. Sempre in occasione dell'ultima cronometro cambia anche la
maglia rosa, che passa dalle spalle di Rodriguez a quelle del primo canadese di
sempre vincitore del Giro d'Italia, Ryder Hesjedel. E anche questo è un fatto
storico, con il simbolo del primato che cambiò padrone solo in un'altra occasione
prima di questo 2012: era il 1987 quando Francesco Moser vinse la crono finale
di Verona e passò Fignon proprio nell'ultima tappa. IL GIRO D'ITALIA DI RYDER
HESJEDAL- Per la prima volta nella storia del Giro d'Italia, la Corsa Rosa va a
un canadese, bravissimo nel resistere in salita e abile nel gestirsi nella
cronometro di Milano, per specialisti sì, ma solo nella parte iniziale.
Hesjedal, che aveva già vestito la maglia rosa in occasione della 15esima
tappa, chiude la tappa milanese in 34'15'', sesto posto a 1'09'' da Pinotti e -
soprattutto- 47'' più veloce di Joaquin Rodriguez. Lo spagnolo lotta fino alla
fine, ma non può nulla, su un terreno non "suo" che comunque lo vede
combattere per tutti i 28.2 km previsti dal tracciato. SCARPONI GIU' DAL PODIO:
3^ DE GENDT - Milano assegna la rosa, ma non solo. La cronometro conclusiva del
95esimo Giro d'Italia della storia è decisiva anche per la composizione del
podio, che per la prima volta dal 1995 non vede nemmeno un italiano tra i primi
tre. Scarponi, il migliore tra i nostri portacolori, completa la prova in 35'
tondi tondi, ma De Gendt- autore di una vera e propria impresa sullo
Stelvio tetto del giro un giorno prima-
si conferma ottimo cronoman con il quinto posto assoluto alle spalle di
specialisti del calibro di Thomas, Sergent e Rasmussen. Per il belga, che aveva
iniziato la prova anche con qualche speranza di vittoria della generale, alla
fine arriva il terzo posto: il Belgio torna così sul podio di un grande giro
dopo 17 anni, l'ultima volta nel 1995 con Bruyneel terzo alla Vuelta. Per
l'ultima volta al Giro d'Italia bisogna invece andare ancora più indietro: al
1978 con il trionfo di Johann De Muynck. GLI ALTRI: BASSO E CUNEGO- Partivano
da Milano rispettivamente con la quinta e la sesta posizione: piazzamenti
invariati in classifica generale per Ivan Basso e Damiano Cunego dopo la
cronometro di Milano. Il varesino chiude 28esimo, a 2'06'' dal vincitore,
mentre Cunego è 49esimo a 2'37''. Poco male, la posizione nella generale è
salva, con Rigoberto Uran (maglia bianca) che chiude al settimo posto, a 5'57''
da Hesjedal e poco prima di Domenico Pozzovivo: lo scalatore tascabile della
Colnago, vincitore a Lago Laceno ma a cui sono mancate le gambe nelle ultime
due tappe dolomitiche, è ottavo, a 6'28'' dalla maglia rosa. Quattro italiani
nei primi otto: un buon bilancio, se non fosse che nessuno di loro è finito sul
podio. MILANO E' DI PINOTTI - L'aspettava da oltre un anno. Il successo di
Milano è desiderato, atteso e coccolato: impossibile non centrarlo, soprattutto
per un ingegnere come lui. Calcolatore e maniaco della perfezione, Pinotti
copre i 28.2 km previsti in 33'06'' a oltre 51km/h di media. Il secondo,
Geraint Thomas (Sky), è lontano 39'', il terzo (Jesse Sergent) addirittura
53''. Dal neozelandese della RadioShack in poi sono minuti per tutti. La ruota,
nello sport così come nella vita, gira. E quella di Pinotti è una grande
vittoria: lo scorso anno il suo Giro si era chiuso in barella, dodici mesi più
tardi l'unico sorriso a Milano dell'Italia del pedale è invece proprio il suo.
LE DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI Ryder Hesjedal (Garmin-Barracuda): "E'
un'esperienza incredibile, una gioia troppo grande da poter esprimere, per me e
per la squadra. Man mano che passavano i giorni ci abbiamo creduto sempre più,
io mi sentivo sempre meglio e sono contento di aver centrato un risultato che
all'inizio del Giro d'Italia sembrava impossibile. Ma devo ammettere che ho
iniziato a credere nella maglia rosa solo negli ultimi 5km di Milano. Le
lacrime sul podio? E' davvero il realizzarsi di un sogno. Ringrazio tutti, i
tifosi e la squadra che mi hanno sempre sostenuto". Marco Pinotti (Bmc):
" E' un anno che aspettavo di fare questa prova. L'anno scorso ho lasciato
il Giro in barella quindi avevo molta voglia di fare bene. Nell'ultima
settimana ho provato a recuperare le energie come ho fatto quattro anni fa.
Nessun italiano sul podio? Da qualche anno la corsa è sempre più
internazionale; ogni squadra ha portato corridori in ottime condizioni e questo
forse è un bene per il Giro".Ivan Basso (Liquigas-Cannondale):
"Hesjedal? Lo ha strameritato. Lui e Rodriguez sono stati gli atleti che
hanno meritato maggiormente durante queste tre settimane. E' giusto così. Posso
assicurare che questo non sarà il mio ultimo Giro d'Italia da protagonista; il
mio funerale sportivo lo celebreremo tra un po'. Se sono mancato nel finale?
Quando ho vinto, ho vinto con questa tattica quindi non potevo sapere che avrei
avuto una flessione nel finale. Purtroppo non sono riuscito a stare con i
migliori e questo ha determinato una classifica non in linea con le aspettative
che c'erano alla vigilia. Il Tour de
France? Sì, ci andrò. A prescindere da questo Giro d'Italia era già nei
programmi. Io credo che Vincenzo (Nibali, ndr) possa puntare sicuramente al
podio". Il marchigiano Michele Scarponi (Lampre-ISD): "Non sono
venuto al Giro con l'ambizione di fare primo tra gli italiani. Ero partito con
l'1 e oggi non volevo scendere dal podio. Volevo un Giro da protagonista, ho
combattuto in tutte le tappe più importanti. Sono deluso. Non meritavo di
scendere dal podio, con tutto il rispetto per Hesjedal e Rodriguez. Anche se
nella tappa di Cortina, se non avessi avuto problemi, potevo guadagnare e non
difendermi. Se ho qualcosa da recriminarmi? No, forse c'è qualcosa che poteva
andare meglio, ma va bene lo stesso". Appuntamento al prossimo anno con la
speranza che vada meglio. Thomas De Gendt (Vacansoleil): "Con Hesjedal a
quasi 1'50'' era davvero impossibile andare a prendere la maglia rosa, anche
perché poi Rodriguez è andato molto forte. Io sono molto soddisfatto del mio
terzo posto, era inaspettato, e proprio per questo sono ovviamente
contentissimo di questo risultato". Damiano Cunego (Lampre-ISD): "La
Lampre ha disputato un Giro impeccabile, abbiamo movimentato la corsa come
nessun'altra squadra ha fatto. Nella tappa dello Stelvio ho avuto ordine
dall'ammiraglia di stare a ruota di De Gendt, poi lui sull'ultima salita ha
avuto una marcia in più, niente da dire. Il mio sesto posto? Ho provato ad
andare all'attacco per mettere in ginocchio gli avversari, ma non ce l'ho
fatta. L'obiettivo era quello di fare colpo pieno con Michele (Scarponi, ndr),
ma le corse sono così, a volte si vince e a volte si perde. Sul podio in un
grande giro? Me lo auguro, ma il ciclismo di oggi ti impegna davvero tanto,
bisogna scegliere le corse da fare". Mark Cavendish (Team Sky): "Il
Giro d'Italia è un qualcosa di speciale per me, ho questo Paese nel cuore e
sicuramente sarò qui anche l'anno prossimo. Il Duomo di Milano è bellissimo, la
gente del Giro è fantastica. La maglia rossa? Peccato, ma le corse in bici
vanno così. Sono contento per Rodriguez (vincitore della classifica a punti,
ndr) perché oggi ha perso la rosa. Almeno con la rossa si consola".