domenica 22 gennaio 2012

LA CINA FESTEGGIA IL CAPODANNO NEL NOME DEL DRAGO

 

L’esodo è finito. Per qualche giorno milioni di individui si sono spostati da un capo all’altro dell’immenso territorio nazionale. Per ognuno la meta era il luogo di origine, dove era imperativo arrivare non oltre la vigilia del Capodanno, che quest’anno in Cina cade il 23 gennaio. La tradizione vuole che la ricorrenza si festeggi con la famiglia nel posto dove si è nati. Aerei, treni, autobus erano stati prenotati con largo anticipo. Per pagarsi la trasferta, molti hanno attinto ai risparmi faticosamente accumulati in mesi di duro lavoro. Questo vale soprattutto per i contadini attratti dal miraggio dell’occupazione in fabbrica nelle città costiere, quelle che più di tutte hanno contribuito al boom economico dell’ultimo decennio. Inizia l’anno del Drago, unico animale ad avere carattere mitologico tra i dodici cui è intestata la scansione del calendario tradizionale. Per questa ragione i 365 giorni che vivremo all’ombra dell’immaginario bestione, sono considerati forieri di eventi straordinari. Si prevedono importanti cambiamenti, per lo più positivi. E non a caso i demografi, più ancora degli astrologhi, pronosticano un incremento delle nascite in Cina pari al 5%, perché avere un figlio benedetto dal Drago porta bene al pargolo non meno che a chi gli sta intorno. Curiosamente gli esperti cinesi si dilungano nel descrivere i cambiamenti repentini che il prossimo futuro potrebbe riservare ai popoli degli altri Paesi, alludendo all’eventualità di cocenti sconfitte per Obama, Putin, Sarkozy, nelle rispettive sfide elettorali in Usa, Russia, Francia. Silenti o evasivi restano invece sulle prospettive politiche di casa propria. Eppure alcuni sviluppi sono pressoché scontati. Per ottobre è fissata da tempo la convocazione del congresso del partito comunista. Il diciottesimo della serie. È già stabilito che due terzi del comitato permanente dell’ufficio politico del partito, del Consiglio di stato e della Commissione militare centrale vadano in pensione. E allora se gli astrologhi evitano di addentrarsi nei meandri dei palazzi del potere e descrivere le lotte intestine che si preparano, non è solo per il timore di spiacere a qualche pezzo grosso, come solitamente accade nei regimi totalitari, ma anche perché il congresso incombente non è di facile lettura. La transizione del 2012 si preannuncia più complessa di quella che, nel 2002, vide l’avvicendamento fra la coppia Jiang Zemin-Zhu Rongji e quella attualmente al vertice della Repubblica popolare: Hu Jintao come capo di Stato e Wen Jiabao come premier. I nuovi leader designati, Xi Jinping e Li Keqiang, non sembrano avere una consolidata presa sull’insieme del partito. Con Xi Jinping è schierata la vecchia guardia, i cosiddetti «principi rossi», vale a dire gli eredi dei campioni della lunga marcia e della rivoluzione. Li Keqiang gode invece del favore dei giovani e dei riformatori. In realtà le distinzioni non sono così nette, perché Xi a sua volta, almeno in economia, propone misure liberalizzanti e ha uno stile relativamente anticonformista. L’uno e l’altro sono circondati nel Politburo da figure abbastanza ingombranti, come Bo Xilai e Wang Yang. Il primo è stimato da chi vuole rimettere l’economia sotto il controllo dello Stato, il secondo è il beniamino di coloro che vogliono maggiori aperture al mercato. Insomma possiamo prevedere che Xi succeda a Hu e Li a Wen, ma è meno chiaro il contesto in cui questo avverrà. Intanto una trasformazione epocale è avvenuta senza nemmeno aspettare il via libera del Drago. Nel più popoloso Paese contadino della terra per la prima volta gli abitanti delle campagne sono meno numerosi di quelli delle città. Il sorpasso è fotografato dalle rilevazioni dell’Ufficio nazionale di statistica. Le cronache sportive direbbero che i secondi prevalgono di una incollatura: 51,3% contro 49,7. In realtà il mutamento era maturato nei fatti già da un po’, ma è la prima volta che il censimento rispecchia la realtà abitativa dei lavoratori migranti, che ufficialmente risiedono nei villaggi ma trascorrono la maggior parte dell’esistenza in città. Corollario della crescente urbanizzazione è la crescita delle agitazioni sociali. Proprio nelle zone di massima espansione produttiva, l’anno passato ha visto il moltiplicarsi di scioperi e proteste. La regione del Guandong, avanguardia delle privatizzazioni e della modernizzazione tecnologica, sta diventando anche la locomotiva delle contestazioni che da sindacali si fanno sempre più spesso apertamente politiche. Cittadine come Wukan e Wanggang stanno conquistandosi un posto nelle cronache e forse un giorno nei libri di storia, per le vittoriose battaglie popolari contro la corruzione delle autorità. Sempre più apertamente viene messo in discussione il ruolo egemone del partito comunista, anche se poi capita che i promotori delle rivolte contro le requisizioni forzate dei terreni a vantaggio dei latifondisti amici dei dirigenti politici, diventino segretari dell’organizzazione di partito locale, come è accaduto a Wukan. In groppa al Drago vedremo con ogni probabilità cavalcare schiere di cittadini e contadini desiderosi di equità sociale non meno che di miglioramenti nelle condizioni di vita materiali. Meno facile è prevedere il modo in cui le autorità reagiranno alla domanda di giustizia e di libertà che sale dalle vittime dei soprusi e degli arbitri.                                                                                       m.c.s.p. 
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sabato 21 gennaio 2012

SCUSE SOTTOVOCE DEL FATTO PER LA VIGNETTA SCHETTINO-PD

Alla fine le scuse sono arrivate. Sottovoce, per parafrasare il famoso motto di di Gigi Marzullo. E soprattutto senza dare alla retromarcia una adeguata pubblicità. Il direttore del Fatto Antonio Padellaro ha scritto una lettera a Carla Boto, la segretaria del Circolo Pd Marconi di Roma, quello che con più forza aveva fatto sentire la sua protesta per quella vignetta che, facendo il verso alla nuova campagna Pd per il tesseramento, “iscriveva” ai democratici Franco Schettino, il famigerato comandante della nave Concordia.Una vignetta che aveva scatenato i militanti del Pd sul Web, che avevano gridato allo «sciacalllaggio» da parte del giornale di Padellaro e Travaglio. «Quella vignetta non andava pubblicata», scrive il direttore. «Capita (ma non dovrebbe capitare) che i giornali sbagliano e che l’errore non sia riparato in tempo prima della pubblicazione. Questo è avvenuto ma ciò naturalmente non mi libera dalla responsabilità che ho come Direttore del giornale». «Abbiamo il massimo rispetto per il Partito democratico (a cui non risparmiamo critiche quando lo riteniamo opportuno) ma soprattutto per i suoi iscritti», prosegue Padellaro. «Possiamo sbagliare ma nessuno ci toglierà mai il diritto e il dovere di riconoscere i nostri errori». «Di riconoscere gli errori è capitato anche a noi, è segno di onestà intellettuale», replica la segretaria del circolo Pd via Internet. «E tuttavia correttezza vorrebbe che la lettera del direttore venisse pubblicata anche sul Fatto, con le stesso risalto di quella vignettaccia». Sul Fatto però non c’è traccia della lettera di Padellaro. E neppure al Nazareno, sede dei democratici. Né un biglietto, né una telefonata informale di scuse.

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venerdì 20 gennaio 2012

TIR IN SICILIA: PROTESTA A OLTRANZA, NEGOZI VUOTI

I padroncini dell'Aias alla mezzanotte di oggi interromperanno la protesta iniziata domenica. Ma tutti gli altri autotrasportatori indipendenti, assieme ai produttori agricoli e ai pescatori delle marinerie, «continueranno la protesta a oltranza», afferma il comitato 'Forza d'urto'. Un ennesimo colpo alle speranze dei siciliani, stremati da cinque giorni di proteste, dalla penuria di carburante e dai supermercati che si stanno svuotando. Numerosi gli arresti per furto di benzina, ad auto e barche, uno dei sintomi dell'esasperazione; ad Agrigento i vigili urbani sono rimasti a piedi per mancanza di carburante. Bloccato il porto di Palermo. FERRO, DEI 'FORCONI': "I PRESIDI RESTANO" Da questa mattina i vertici del movimento sono riuniti in un'assemblea permanente e aperta a tutti nella zona industriale di Catania. La tensione resta alta. «I presidi non li togliamo e la protesta andrà avanti - spiega Mariano Ferro del Movimento dei forconi - perchè attendiamo ancora risposte concrete. Questo popolo sì è messo in cammino e non possiamo fermarlo senza una vera ragione. Ma allargheremo le maglie dei presidi per permettere il rifornimento delle stazioni di servizio e la presenza di generi di prima necessità». LOMBARDO: FISSATO INCONTRO CON MONTI- Il governatore Raffaele Lombardo oggi ha sentito il presidente del Consiglio Mario Monti: «All'inizio della prossima settimana ci incontreremo a Roma per affrontare i nodi di una vertenza delicata e complessa. Non condividiamo certo i metodi della protesta, ma dopo il colloquio con Monti sono convinto che riusciremo a sbloccare positivamente la situazione». VENTISEI BLOCCHI STRADALI IN SETTE PROVINCE - Sono ventisei i blocchi stradali ancora attivi in sette province siciliane organizzati dal movimento forza d'urto e che in cinque giorni hanno bloccato tir, autobotti, camion carichi di alimenti, carburante, e altri prodotti. Ogni presidio ha un proprio responsabile che coordina il blocco e decide chi deve superarlo. Intanto è cominciato il secondo giorno di sciopero della fame di uno dei leader del movimento dei forconi, Martino Morsello, dopo le dichiarazioni del presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, che ha denunciato infiltrazioni mafiose tra i manifestanti. «Col mio gesto - dice Morsello - voglio che venga accertata la verità di tali gravissime affermazioni e conoscere i nomi dei personaggi mafiosi che potrebbero essere vicini al nostro movimento. Sono sicuro che da parte di tre protagonisti, Mariano Ferro, Giuseppe Scarlata e me, che hanno costituito il movimento, non ci può essere nessuna ombra di dubbio di collegamenti con esponenti mafiosi. Mi rendo disponibile a collaborare con Lo Bello e i rappresentanti di categoria e le istituzioni per arrivare ad accertare eventuali infiltrazioni nel movimento». A PALERMO CORTEO SOLIDARIETÀ DEGLI STUDENTI - Un centinaio di studenti e giovani dei centri sociali sta partecipando al corteo organizzato a Palermo dal coordinamento degli studenti medi, in segno di solidarietà alle proteste degli autrasportatori dell'Aias e degli agricoltori del movimento dei Forconi, al quinto giorno di sciopero in tutta la Sicilia. In testa al corteo, partito dalla Cattedrale, che sta sfilando per corso Vittorio Emanuele, c'è uno striscione con scritto «Rivolta popolare», e alcune bandiere con il simbolo della Trinacria. «Gli attacchi di questi giorni al 'Movimento dei forconì sono strumentali - dice Federico Guzzo del coordinamento studenti medi -. Se è vero come qualcuno dice che ci sono dei mafiosi infiltrati, mi chiedo perchè non facciano i nomi. Appoggiamo la protesta contro la crisi e la globalizzazione, perchè noi la viviamo in prima persona». I manifestanti sono diretti al porto. Corso Vittorio Emanuele èstato momentaneamente chiuso al traffico. Confindustria: «Mafiosi tra i manifestanti»A Palermo la benzina è ormai esaurita nei distributori. Solo poche stazioni di rifornimento hanno delle scorte e si registrano lunghe code come a un distributore in via Sciuti: le auto sono incolonnate a partire da viale delle Magnolie dove è impossibile il transito. Due vigili cercano a fatica di far transitare i bus.                                                                           m.c.s.p.
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giovedì 19 gennaio 2012

AUTO, BANCHE, MUTUI: LIBERALIZZAZIONI, LE MISURE

Un intervento a 360 gradi che tocca un po' tutti: dalle assicurazioni, con norme per favorire il calo dell'Rc auto, ai trasporti, fino all'energia con la previsione di scorporare Snam da Eni o gli interventi sulla rete dei carburanti. Sono le misure che approderanno domani, venerdì, tra varie proteste (farmacie e tassisti in primo luogo), al Consiglio dei Ministri. In sintesi una scheda d'agenzia sull'ultima bozza. Con possibili variazioni dopo il passaggio al Cdm. Al Cdm provvedimento per via libera ad asta frequenze tv CONTO CORRENTE E BANCOMAT - Arriva il conto corrente bancario di base. Sarà un decreto, in assenza di una convenzione con l'Abi, a fissarne i criteri. Si stabilisce anche l'individuazione ex lege delle commissioni che le banche applicheranno sui prelievi fatti con Bancomat. RC AUTO, SCATOLA NERA - Se si installa la scatola nera in auto i costi sono a carico delle assicurazioni che praticano anche uno sconto sull'Rc auto. Gli intermediari dovranno inoltre fornire informazioni sulle altre condizioni contrattuali proposte da almeno tre diverse compagnie assicurative non appartenenti a medesimi gruppi. CARCERE PER FALSE PERIZIE- Rischio carcere fino a cinque anni e radiazione dall'albo per i periti assicurativi che accertano e stimano falsamente danni a cose conseguenti a sinistri stradali da cui derivi il risarcimento a carico della società assicuratrice. MUTUI E BANCHE - Chi contrae un mutuo potrà scegliere fra almeno due gruppi assicurativi, presentati dalle banche, con il quale stipulare il contratto di assicurazione sulla vita. FARMACIE, VIA I TURNI - Arriva la liberalizzazione degli orari, e dei turni, per farmacie. FISCO A RATE - Variabilità delle rate prevedendo un piano di rientro con rate a Equitalia variabili di importo crescente per ciascun anno con rate inizialmente basse. VIA TARIFFE PROFESSIONISTI, ANCHE NOTAI- Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime per rendere libera la contrattazione tra il professionista e il cliente. Diventa obbligatorio per tutti i professionisti il preventivo scritto ai clienti. Salta la determinazione degli onorari dovuti per l'opera professionale dei notai. SNAM VIA DA ENI IN 6 MESI- Entro sei mesi dall'entrata in vigore del dl liberalizzazioni il governo dovrà emanare un Dpcm per la separazione di Snam da Eni. GAS, NUOVI CALCOLI - Arriva un nuovo metodo per il calcolo delle tariffe del gas decise ogni trimestre dall'Autorità per l'energia. NO ESCLUSIVA BENZINAI- I gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti titolari anche della relativa autorizzazione petrolifera possono liberamente rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore. Niente limiti per i distributori di benzina self-service fuori dai centri abitati. PIÙ PUNTI VENDITA GIORNALI- Si sopprime il limite minimo di superficie per la vendita della stampa quotidiana e periodica- AUTORITÀ ENERGIA DIVENTA AUTORITÀ RETI - L'Autorità per l'Energia diventa l'Autorità per le reti e si occuperà anche del settore dei trasporti. SU TAXI DECIDERÀ AUTORITÀ - La nuova 'Autorità per le reti determinerà per i taxi l'incremento del numero delle licenze, la possibilità per i titolari di averne più d'una, nuove licenze part-time, orari più flessibili, extraterritorialità e tariffe più flessibili. Resta da vedere se il governo accoglierà alcune delle proposte dei tassisti 'TRIVELLA LIBERA''? CLINI SMENTISCE- La bozza prevedeva la semplificazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Ma il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini smentisce. NUCLEARE, SMANTELLAMENTO PIU' VELOCE - Accelerazione delle attività di smantellamento dei vecchi siti nucleari. RFI E FERROVIE, NO OBBLIGO CONTRATTO NAZIONALE- La separazione di Rfi da Fs verrà decisa sulla base di una valutazione dell'Autorità delle reti nel settore ferroviario. Non c'è più l'obbligo, per le imprese ferroviarie e per le associazioni internazionali di imprese ferroviarie che operano in Italia, di osservare i contratti collettivi nazionali di settore.
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mercoledì 18 gennaio 2012

E’ ENDUROMANIA A FIRENZE IN ATTESA DELL’EVENTO NOTTURNO DI SABATO PROSSIMO AL MANDELA FORUM


di Sergio Conti

Firenze
Mancano pochi giorni all’apertura dei cancelli del Florence Extreme Enduro Indoor, l’evento dedicato al motociclismo fuoristrada che si svolgerà dal 21 al 22 gennaio al centro PalaForum Mandela di Firenze. All’evento hanno già aderito alcuni dei più forti piloti del panorama enduristico internazionale e nazionale. L’evento, unico nel suo genere nell’Italia Centrale, è dedicato agli appassionati del motociclismo estremo che nel capoluogo toscano troveranno l’ambiente ideale per confrontarsi su ostacoli artificiali, particolarmente interessanti, che rappresentano in poche centinaia di metri le difficoltà che generalmente si incontrano in una gara di enduro dallo sviluppo di una cinquantina di chilometri. Da lunedì inizieranno i lavori di allestimento all’interno del palasport con decine di camion che scaricheranno terra per allestire il percorso di gara di questa prima edizione del Florence Extreme Enduro Indoor, ed a questo debutto non vorrà mancare nessuno. Ci saranno grandi sfide ma nulla è scontato. Ora tocca all’A.M. Fiorentina offrire a tutti, pubblico e protagonisti, vincitori e vinti, uno spettacolo da ricordare. Non sarà facile, la macchina organizzativa è in trepidazione da settimane, tutto volge al meglio, molti immaginano l'inconfondibile odore acuto delle benzine bruciate, altri immaginano la vittoria ma tutti sognano di esserci! C’è attesa per il grande evento dell’enduro che sabato prossimo al Mandela Forum di Firenze vivrà sicuramente uno dei momenti più esaltati di questo inizio di stagione 2012. Gli organizzatori, visto il grande impegno profuso e visto l’enorme interesse dimostrato già alla vigilia da aziende, team, piuttosto che dai media nazionali, cercano la consacrazione, e non sarà difficile visto l’elenco dei piloti che si daranno battaglia al Mandela Forum, con il fuoriclasse dell’Isola di Man David Knight (Ktm), l’ex iridato francese Rodrig Thain (HM Honda), lo spagnolo Cristobal Guerrero (Ktm), gli svedesi Joakim Ljunggren (Husaberg), Martin Larsson (Husaberg), Henrik Lindholm (Honda), Johan Edlund (Husaberg), il francese Rudy Cotton (Gas Gas), il tedesco Mike Hartmann (Husaberg), lo spagnolo Leon Xavier e il rappresentante del team organizzatore KST, il belga Jeff Goblet (Yamaha) per citarne alcuni. Tra gli azzurri i fuoriclasse Alex Salvini (Husqvarna), Giovanni Gritti (TM), Simone Albergoni (HM Honda), i fiorentini Alessio Paoli (Suzuki) e Luca Gualdani (TM), Duccio Graziani (Yamaha), il massese Gianluca Martini (Beta), gli aretini Fabio Occhiolini (Yamaha), Daniele Tellini (Beta), Luca Uccellini (Honda), e tanti altri. Oltre ad essere una delle città più affascinanti d’Europa, apprezzata non solo per le sue bellezze artistiche ed architettoniche, ma anche per i suoi magnifici dintorni, ha da sempre ospitato importanti manifestazioni sportive. “Il territorio fiorentino ha una lunga tradizione di amore per lo sport e per il motociclismo in particolare” afferma Cinzia Pratesi, organizzatrice dell’evento, “E' qui che ogni anno si corre il motomondiale, al Mugello, vantando anche il Centro Tecnico Federale per le attività fuoristradistiche, oltre a una lunga storia di uomini che hanno scritto pagine importanti del motociclismo, e ora anche l’enduro indoor, dopo il mondiale del 1991". Grande fermento anche per gli eventi che si svolgeranno la domenica con il confronto nazionale per il quale sono ancora aperte le iscrizioni, di scena i piloti nazionali dell’enduro ma anche minienduro e minicross. Alle ore 20 di sabato le luci saranno puntate sui protagonisti in pista con le varie batterie che porteranno alle tre finali, la prima alle 21,40 e la altre alle 22,20 e 22,50. La domenica è di scena il confronto national con le gare che inizieranno dalle ore 12 e finali dalle 15. Biglietti disponibili per diversi settori: da € 24,30 a € 69 per la balconata Gold. La domenica posto unico € 28,75. Ridotti per tesserati FMI, Soci Coop e CRFI. Per l’acquisto: www.ticketone.it oppure Call Center tel. 892.101.LA STORIA DELL’ ORGANIZZAZIONE A.M. FIORENTINA-L’Associazione Motociclistica Fiorentina è nata nel 1954 grazie allo slancio di un gruppo di appassionati provenienti dal M.C. Firenze. L’A.M.F. ha sempre cercato di costituire il polo d’attrazione alternativo del motociclismo sportivo fiorentino, spinti anche da un doppio rapporto di rivalità sportiva ma anche collaborazione nell’opera di proliferazione del motociclismo regionale. L’attività sportiva è iniziava subito frenetica con la partecipazione alle gare su strada degli anni ‘50, periodo in cui i piloti gigliati primeggiavano ovunque rappresentando i due maggiori club cittadini.Nell’albo d’oro dell’epoca figurano Giuliano Maoggi nel Motogiro, Vittorio Piani, padre dell’attuale Vice Presidente oltre che pilota del sodalizio fiorentino, Romano Roschild, Piero Coppini, Alighiero Nardi e Duilio Marchi nella Coppa d’Oro Dragoni per squadre di club, e la vittoria di Maoggi nella Gran Fondo Milano – Taranto. L’A.M.F. vinceva e vinceva ancora su tutte le competizioni individuali ed a squadre, con il Marchese Frescobaldi, Cintolesi e Passaporti fino a conquistare nel 1960 la Medaglia d’Oro F.M.I. per eccellenza organizzativa. Nel ruolo di organizzatore l’A.M.F. spicca nelle discipline fuoristradistiche trovavando terreno fertile da Figline Valdarno al Monte Morello fino alle Due Strade, mettendo in evidenza i regolaristi fiorentini con i veloci Gagliardi, Piero Valoriali, Romano Cassi, Vittorio Piani, Romano Adami, Mario Frizzi, capitanati dal seigiornista Valter Reggioli. Nei primi anni ’60 l’A.M.F. risultava fra i primi sodalizi come numero di soci tesserati, fino ad ottenere il diploma di prima classificata nella campagna associativa 1963 con oltre 1.000 aderenti. Sotto la guida di Lido Gualdani, venne conquistato il titolo italiano cross senior 250cc. con Ivano Bessone nel ’76 e di Stefano Gualdani nel ’79 con il neonato Trofeo Supermotocross, challenge nato proprio da un’idea dello staff direttivo della A.M.F. e Lido Gualdani ne fu l’ispiratore principale sia come direttore di gara che come organizzatore riuscendo a portare allo Stadio Militare di Firenze un primo embrione di cross indoor in Italia. Anche nella regolarità l’A.M.F. è sempre stata al top nazionale della specialità, sbancando i titoli tricolore junior del ’78 con Luca Meucci, Claudio Amerini e Lanfranco Missio, per non parlare dei titoli regionali. Anche la Coppa Italia Cross 50 vedeva belle prove dei giovani crossisti fiorentini negli anni ‘70, anni in cui in squadra figurava anche l’ex pilota F1 Alessandro Nannini. Nel 1991 arriva la consacrazione mondiale con l’organizzazione del Mondiale Enduro a Rufina, che ospiterà poi la prova del 1998. Seguiranno poialtre importanti organizzazioni con la Rievocazione del Circuito di Campo di Marte nel 1999, gare di campionato nazionale di varie discipline, dal Motorally all’enduro Senior, Major. Per quanto riguarda il settore sportivo l’Associazione Motociclistica Fiorentina ha allargato i propri confini tesserando campioni di altre regioni come Paolo Carrara, Franco Rossi piloti professionisti di enduro impegnati ai massimi livelli, inoltre ha Due sinora le volte che l’A.M.F. ha sfiorato il titolo mondiale Enduro, nell’anno 2000 con il pilota svedese Peter Bergvall e il pilota inglese David Knight, premiati con il fiorino d’argento dal Comune di Firenze, mentre nell’ anno 2003 il sodalizio si è dovuto accontentare di un 7° posto al mondiale di enduro con il pilota svedese Martin Lind. Tra le gare allestite dall’A.M.F. anche manifestazioni nazionali e regionali di enduro, moto d’epoca, la Sgommata di Pomino, la mostra per Moto Auto e Ricambi d’epoca. Nell’evoluzione degli anni, il punto fermo che ha caratterizzato tutta l’attività del club è stata la presenza costante di Carlo Badini e Cinzia Pratesi, oggi rispettivamente Presidente e Segretaria dell’Associazione Motociclistica Fiorentina, che manterranno alto il blasone conquistato in 58 anni di attività, e oggi li ritroviamo davanti ad un altro eccezionale evento motociclistico, cioè il Florence Estreme Enduro Indoor.
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martedì 17 gennaio 2012

AL VIA LE PRIME DENUNCE: «SIAMO STATI ABBANDONATI»

L'avvocato francese dei superstiti della nave Costa Concordia ha annunciato stamattina la presentazione di una denuncia contro il gruppo Costa Crociere, proprietario della nave naufragata, per omissione di soccorso, omicidio colposo e mancata osservanza delle norme di sicurezza. I suoi clienti, Patrice e Tatiana Vecchi, residenti a Cavalaire-sur-Mer, nel sud-est della Francia, hanno organizzato un collettivo di vittime al quale aderisce un centinaio di persone, ha spiegato il legale, Frederic Casanova. La denuncia, che sarà presentata questo pomeriggio alla procura di Tolone, nel sud della Francia, riguarda nello specifico il comandante della nave, Francesco Schettino «che non era al suo posto - precisa l'avvocato Casanova - tutto era nella più completa disorganizzazione, e Costa Crociere dovrà dare delle spiegazioni». Patrice Vecchi, impegnatissimo a trovare aderenti al collettivo, spiega da parte sua che «il gruppo sarà più forte se le persone saranno unite piuttosto che presentando denuncia separatamente». Al di là del fatto che la procedura di emergenza è scattata in ritardo - ha spiegato ancora Vecchi, passeggero della nave e organizzatore del collettivo - si è trattato solo di un'enorme confusione. Non è normale che parecchi di noi si siano trovati senza giubotto di salvataggio, mentre tutti quelli del personale di servizio ne avevano». Vecchi denuncia «mancanza di preparazione» dell'equipaggio, senza contare che «una volta sbarcati - spiega - quelli della Costa sono completamente spariti. Siamo stati abbandonati a noi stessi». Olivier Carrasco, superstite francese residente a Bordeaux, aveva annunciato domenica una sua denuncia contro Costa Crociere, accusando il gruppo di essere stato inadempiente. Clini: dichiareremo lo stato d'emergenza. «Lo stato di emergenza verrà dichiarato per consentire e attuare le misure necessarie in tempi rapidi, cioè corrispondenti alla sfida di evitare la dispersione in mare di oltre 2000 tonnellate di carburante stivate nei serbatoi. Abbiamo bisogno di procedere con urgenza, in tempo più brevi di quelli consentiti dalle procedure ordinarie». A dirlo il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, su Canale 5, a proposito del recupero della nave Costa naufragata all'isola del Giglio. «Bisogna fare in fretta perchè le condizioni meteoclimatiche stanno per cambiare e anche per evitare e per prevenire rischi ambientali, perchè l'eventuale rottura di serbatoi avrebbe effetti difficilmente valutabili», ha dichiarato Clini, riferendosi alla Costa Concordia. «C'è il rischio che la nave vada più in giù e non esistono mezzi meccanici per trattenerla - continua -. Stiamo operando in una situazione veramente al limite». C'è la possibilità di trovare altre persone vive a bordo della nave? «Considerando l'alto numero di dispersi non è da escludere, ma bisogna fare in fretta», ha poi aggiunto il ministro dell'Ambiente. «I subacquei stanno facendo un lavoro molto rischioso - spiega - operando in condizioni molto difficili, ma necessarie per cercare di recuperare eventuali altre persone. Ora la priorità è salvare le possibili vite umane». «Abbiamo chiesto alla Compagnia di darci entro domani il piano di lavoro per svuotare i serbatoi, ed entro 10 giorni quello per rimuovere la nave». Clini ha confermato che «c'è il rischio di scivolamento della nave verso un fondale più profondo e purtroppo non esistono mezzi meccanici per trattenere la nave». Tra le ipotesi in campo, quella più «favorevole sarebbe di tamponare la falla creata e portare la nave in linea di galleggiamento - continua Clini -.Questo consentirebbe di trascinare la nave lontano dal punto in cui si trova ora, per operare. Ma al momento non siamo di grado di dire se questa opzione è praticabile». E nell'ipotesi in cui la nave scivolasse più a fondo, bisogna distinguere. «Se scivolasse senza rotture - precisa - si potrebbe operare ugualmente per il recupero carburante senza il pericolo di disastro ambientale. Ma il rischio è che scivolando ci possano essere delle rotture dello scafo e dei serbatoi, e allora la situazione sarebbe veramente difficile». Quanto a lasciare la nave sul fondale marino, Clini chiarisce che «anche questa è un'altra ipotesi da valutare. Siamo in una situazione in cui ci sono diversi scenari, ma non siamo in condizione di dire quale è quello più probabile».                                                        p.c.s.m.
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lunedì 16 gennaio 2012

COSTA: ERRORE UMANO, FORSE RIMOZIONE CON PALLONI

«Siamo di fronte a una tragedia di proporzioni importanti». Lo ha detto l'amministratore delegato e presidente di Costa Crociere Pierluigi Foschi aprendo la conferenza stampa indetta nella sede della società armatrice genovese per fare il punto sul naufragio della Costa concordia. «Costa Crociere darà assistenza legale al comandante Schettino. Ma l'azienda ha il dovere anche di tutelare i suoi 24 mila dipendenti. Non possiamo negare un errore umano. Le procedure che sono state adottate - ha dichiarato Foschi - non hanno rispettato le rigide disposizioni documentate e di addestramento». Il relitto della Concordia, incagliato all'isola del Giglio, «non si muove di un millimetro», ha poi detto il presidente e ad di Costa Crociere (ignorando probabilmente l'allarme e l'evacuazione in corso), sottolineando che la tutela ambientale è una delle preoccupazione prioritarie per l'azienda. «Il relitto è sdraiato su un fondale sabbioso e roccioso - ha detto Foschi - e finora non si è mosso. Strumenti specifici ne controllano la movimentazione e finora non si è mosso di un millimetro.Resta la preccupazione di mareggiate». «Non è all'ordine del giorno la modifica del nome o le prospettive future di crescita dell'azienda». A quanto risulta a Costa Crociere, una nave Costa era transitata sottocosta davanti all'isola del Giglio solo un'altra volta, il 9 agosto del 2011, per la festa di San Lorenzo, ha sottolineato il presidente e ad della compagnia, Pierluigi Foschi, precisando che in quell'occasione sia l'azienda, sia la capitaneria di porto avevano approvato la rotta. La rotta della Costa Concordia «è stata impostata correttamente» alla partenza nel porto di Civitavecchia; se la nave è uscita di rotta «la manovra non era approvata, nè autorizzata da Costa Crociere», ma è stata effettuata «dal comando nave», ha aggiunto Foschi. «Per quanto riguarda il soccorso, testimonianze interne indicherebbero che il comandante ha fatto quel che doveva». Scatto d'orgoglio del presidente circa i soccorsi sulla Concordia: «Tutti i membri dell'equipaggio si sono comportati da eroi», ha affermato, visibilmente commosso. «Hanno agito in situazione notturna su una nave inclinata. L'inclinazione non ha consentito di calare regolarmente le lance di salvataggio. Ma in quella situazione sono state evacuate 4 mila persone in due ore. In quelle condizioni non era facile». «Sento che l'azienda ora è parte lesa», ha detto Pierluigi Foschi, ad di Costa Crociere, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse già stata effettuata un'analisi legale di quanto accaduto. Costa Crociere ha valutato in 93 milioni di dollari i danni «immediati» per il disastro della nave Concordia. Foschi ha sottolineato che, oltre a questi, si dovranno valutare i danni riguardanti i diversi aspetti assicurativi. Quanto successo a Costa Concordia «potrà avere un impatto nel breve periodo sulle crociere e sulla società, ma non un segno permanente. Le vacanze sulle navi sono sicure». La società Costa Crociere ha dato mandato ad alcune società di studiare un modo per rimuovere la Costa Concordia che potrebbe «essere sollevata con palloni d'aria e, una volta rimessa in galleggiamento, trainata da rimorchiatori». «Il recupero di Costa Concordia è una delle operazioni più difficili al mondo - ha detto ancora Foschi -. Ci sono alcune possibilità di scelta ma prima di tutto dobbiamo pensare a chiudere le falle». Non è escluso, anche se al momento non è un ipotesi al vaglio, che la nave possa essere segata in tronconi. Il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi, non ha elementi «per smentire» quanto affermato dalla capitaneria di porto circa l'abbandono delle Concordia da parte del comandante Francesco Schettino. «Tuttavia - ha sottolineato Foschi - da testimonianze interne ci risulta che il comandante sia rimasto a bordo molto a lungo. C'è un'inchiesta in corso».                                                                                        p.c.m.s.
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domenica 15 gennaio 2012

PROGETTO VITE PREZIOSE A UN PASSO DAL RISULTATO

Il progetto Vite Preziose, grazie alla solidarietà di chi ci legge, sta avvicinandosi alla meta. Il gruppo di donne che la Ong Hawca ci ha affidato, sta trovando, passo dopo passo, l’aiuto di cui ha bisogno per uscire dall’emergenza e ricostruire la propria vita. I lettori continuano a partecipare e a seguire con affetto le loro amiche afghane. Anzi, questa volta, sono stati più veloci di noi. Pubblichiamo oggi altre quattro storie di donne, arrivate da Kabul, ognuna col suo difficile percorso attraverso la violenza, che, in tutte le sue forme, continua a devastare la vita di donne e bambine in Afghanistan. Tre di loro hanno già trovato un sostegno. Habeba sarà aiutata dal gruppo, ‘Le donne del Cerchio’: Sonia, Ileana, Valentina, Jolanda, Laura, Paola, Raffaella, Desiré, Gabriella, Fiorenza. Nelab da Lucia, Fariya da Marisa e Italo, Shafeya da Isabella e Nelofar da Laura, Stefania e Martin. Le storie di Shafeya e Nelofar sono state pubblicate la volta scorsa.Le donne che hanno bisogno di uno sponsor sono:NELOFAR, a cui serve un aiuto di 10 euro al mese (oppure 120 una tantum) per raggiungere la sponsorizzazione completa.SHAZIYA, che non ha ancora uno sponsor. FATOMA. Abbiamo raccontato da tempo la storia di questa bambina, con un grave difetto al cuore che ha bisogno di una costosa operazione per poter vivere e crescere normalmente. Finora le abbiamo devoluto i sostegni ‘una tantum’ dei lettori che le hanno permesso di curarsi e procurarsi le medicine. Ora Hawca ritiene che sia meglio per lei avere un aiuto costante ogni mese, uno sponsor che se ne occupi con regolarità.LE STORIE 1) “UNA VITA NUOVA” - STORIA DI HABEBA - Ho 35 anni e sono di Kabul. 12 anni, è a questa età che l’infanzia finisce per le donne. Non si può dire ‘una vita nuova’ quando ci sposano. Non si può chiamare vita. E’ un’altra cosa, una guerra forse, ma disarmate. Lui aveva 22 anni. L’ha scelto mio padre, naturalmente. Ha scelto proprio bene. Non era normale, di testa. Malato di mente, così si dice. La furia sempre dietro agli occhi. Dovevo stare molto attenta, spiare i gesti, i segni premonitori della sua rabbia. Mi picchiava, ogni giorno, per sciocchezze, una ragione la trovava sempre. Non lavorava, non faceva niente. Quando gli chiedevo di cercare un lavoro, perdeva proprio la testa. Ma non c’era soltanto lui. Mia suocera e le cognate si inventavano, ogni giorno, qualche cosa di sbagliato che avevo fatto. Trovavano sempre un motivo per picchiarmi, anche loro che sono donne come me. Forse, così, riuscivano a sfogare la rabbia per quello che avevano, a loro volta, subito. Quattro anni sono passati così e due figli sono arrivati. So cucire bene, facevo questo per trovare un po’ di soldi per i bambini. Un giorno, a furia di botte, mi ha cacciato fuori di casa. Mi ha lasciato lì, in mezzo alla strada. Sono andata da mio padre, ho pensato che mi avrebbe protetto, che avrebbe capito. Forse perfino si sarebbe pentito di avermi dato a quell’uomo. Mi sbagliavo. Non mi ha fatto nemmeno entrare. Mi ha detto che quella ormai non era più la mia casa, che io appartenevo alla famiglia di mio marito e che dovevo restare con lui, qualunque cosa mi facessero. Mi ha riportato nella mia prigione. Ma mio marito, regolarmente, mi cacciava di nuovo. A volte ero io a scappare. Andavo dai parenti, ma il più delle volte restavo in strada. E’ un posto pericoloso ma è meglio di casa mia. Alla fine tornavo da lui, lì c’erano i miei figli. Col tempo, mio marito è diventato completamente pazzo e mio cognato lo ha internato in un ospedale. Non c’è stato molto, è scappato, sparito da tre anni. Io intanto sono scappata di nuovo ma questa volta sapevo dove andare. Una vicina mi ha parlato della casa protetta. Adesso vivo qui con il mio bambino più piccolo. Il maggiore me lo ha preso mio cognato. Lui e mio padre vanno spesso da Hawca, vogliono che torni a casa. Adesso promettono che nessuno mi farà del male ma io ho paura e ascolto la mia paura. Non lo farò mai. Tutto sarebbe di sicuro come prima. Intanto voglio guarire, stare bene. Ho molti problemi fisici per quello che mi hanno fatto. Poi vorrei vivere per conto mio con mio figlio, lavorare per me e per lui, farlo studiare. Perché diventi un uomo migliore di suo padre e del mio. PROGETTO PER HABEBA (sostegno mensile) Habeba vive nello shelter di Hawca, il procedimento di divorzio è in corso. La prima necessità per cui ha bisogno di aiuto è la salute. I medici di Hawca la stanno curando ma avrebbe bisogno di un’assistenza più specializzata e delle medicine che sono molto costose. Quando starà meglio, potrà avviare il suo lavoro di sarta, vivere da sola col bambino come desidera e farlo studiare. 2) TALIBANI - STORIA DI NELAB - Ho 34 anni e sono di Yak-o-Lang, un distretto della provincia di Bamyan. A 13 anni mio padre mi ha sposato a un nostro parente. Ho avuto due figli. Vivevamo tutti insieme, vicini, al villaggio. Tutti hazara. Quel giorno sono arrivati i talebani a spazzare via la mia vita. Non ricordo niente, non voglio, quel giorno è affondato chissà dove. Ricordo solo quel silenzio, dopo, per quei pochi che erano rimasti vivi, come me. Non si è salvato nessuno dei miei. Tutta la mia famiglia, genitori, fratelli, zii, e mio marito. Da allora non sono più la stessa. Perfino io non mi riconosco. Ho molti problemi psicologici che mi rendono la vita difficile. Dopo qualche mese dalla tragedia, mio cognato si è spostato a Kabul e mi ha preso con sé, con i miei figli. Ma qui è una vergona, una cosa che non si può fare, vivere con un uomo che non è il marito. Così lui ha cominciato ad ossessionarmi: vuole sposarmi a tutti i costi. Mi minaccia. Si prenderà i miei figli e mi sbatterà fuori di casa se non accetto. Ma io non voglio un altro marito. Voglio stare con i miei figli e basta. Per questo sono andata al Centro Legale. Vorrei un po’ di pace. Vorrei ritrovare me stessa, com’ero prima. PER NELAB (sostegno mensile) Nelab si è rivolta al Centro Legale. E’ stata assistita dagli psicologi di Hawca. Ma non è sufficiente per lei. Non è possibile affrontare con il counselig problemi così gravi dovuti a un trauma tanto forte. Ha bisogno di sostegno per curarsi adeguatamente, per lasciare la casa del cognato e vivere da sola, con un lavoro, come desidera. E mandare a scuola i suoi figli. Intanto Hawca sta cercando di convincere il cognato a desistere dai suoi ricatti e dal matrimonio, a lasciare che i figli vivano con lei. 3) NOVE - STORIA DI FARIYA - Sono di Shendand. Mio marito è morto sei mesi fa. Se l’è portato via un cancro e insieme a lui se ne sono andate tutte le nostre poche risorse. Curarsi costa molto. Non sono sola, ci sono loro, i figli. Nove, quattro femmine e cinque maschi. Se potessero lavorare saremmo a posto. Ma nessuno di loro è in grado di farlo, nessuno di loro è fisicamente normale. Hanno tutti bisogno di cure. Io non ce la posso fare, è già molto se riesco a dargli da mangiare. Non ho una casa mia, vivo dove posso, cambio continuamente. Non ho padre, né fratelli, né famiglia. Quei pochi parenti che mi rimangono sono molto poveri, hanno i loro problemi. Quando busso alla loro porta devo insistere, e allora ci lasciano stare per un po’ in una stanza della loro casa, ma non dura mai molto. Non lo fanno volentieri, sono un peso troppo grande per loro. Ecco. Ho 49 anni e la vita mi ha davvero stancato. Faccio le pulizie, ma quello che guadagno non basta affatto. PROGETTO PER FARIYA (sostegno mensile) Fariya ha chiesto aiuto al Centro Legale. Ha bisogno, prima di tutto, di poter curare i suoi figli .Il sostegno servirà a questo e, in seguito, per organizzare un lavoro migliore che le permetta di mantenere la famiglia, per vivere senza dover bussare alle porte altrui, avere una casa, un lavoro e una vita dignitosa. 4) INSEGNANTE - STORIA DI SHAZIYA - Ho 31 anni e sono della provincia di Kabul. Ho studiato, sono insegnante e avevo uno stipendio. Mi piaceva tanto il mio lavoro, i bambini mi volevano bene. Poi mi sono sposata e tutto è finito. La famiglia di mio marito ha una mentalità chiusa, mio cognato non mi permette di lavorare fuori casa. E’ una vergogna per una donna, dicono, una vergogna per la famiglia. Ma anche vivere di stenti con l’elemosina degli altri è una vergogna. Ho 4 figli e un marito che non può lavorare. Ha molti problemi di salute. Anch’io ne ho, ginecologici e ai reni. Ma i soldi per curarci non ci sono. Siamo tutti un peso per la famiglia di mio marito. E’ la dignità che mi manca, la dignità di vivere con le proprie risorse, la possibilità di essere curati e capaci di provvedere a noi stessi. Ci penso tutti i giorni. Una soluzione c’è, l’unica possibile: un lavoro da fare a casa, so cucire bene e potrei anche insegnarlo… PROGETTO DI PER SHAZIYA (sostegno mensile)- Il problema più urgente per Shaziya e il marito è la salute. Il sostegno serve innanzitutto per le cure mediche. Intanto Hawca vorrebbe comprare per lei delle macchine da cucire in modo da avviare una piccola attività a casa, di cucito e di insegnamento, che permetta alla famiglia di vivere. Sono molto tradizionalisti e non le permetterebbero di lavorare fuori casa. Anche il marito, una volta curato, potrebbe trovare un lavoro.                                                 p.c.m.s.
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sabato 14 gennaio 2012

IL MINISTRO DI PAOLA:«TAGLIARE NON SOLO GLI F-35»

 Dalla contestata acquisizione di 131 F-35 al “rischio-stipendificio” per le nostre Forze Armate: temi spinosi a cui il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, non si sottrae. E in questa intervista esclusiva a l’Unità, difende e rilancia la sua idea di Difesa. «Attaccando»… Signor ministro, partirei dalla questione al centro da giorni di un vivace dibattito e di aspre polemiche: il programma di acquisizione di 131 F-35. C’è chi la definisce una spesa eccessiva, chi un investimento velleitario, e chi sollecita un ripensamento, quanto meno nel numero dei cacciabombardieri acquistati. Cosa può dirci in proposito? «Noi stiamo rivedendo lo strumento militare. L’ho detto in maniera chiara e inequivocabile, ben prima che iniziasse qualsiasi discussione. Rivedere tutti gli aspetti dello strumento militare e dunque anche i programmi, e quindi i mezzi, e i piani d’investimento. Occorre operare in tal senso innanzitutto perché una revisione d’insieme è doverosa, e poi perché la situazione di compatibilità finanziaria lo impone.Maquesta revisione, è bene ribadirlo, interessa tutti i programmi. Perciò ritengo che l’accanimento verso uno specifico programma sia espressione di visioni anguste, settoriali che nonmi sento di condividere. Sia chiaro: quando parlo di una revisione di tutti i programmiintendo anche quello relativo agli F-35, e in questo quadro generale bisogna tener conto che c’è una esigenza fondamentale...». Quale? «Lo strumento militare italiano ha bisogno di una capacità aereo tattica: questa capacità l’abbiamo e va rinnovata. E dal punto di vista operativo, l’F-35 è la risposta corretta a questa esigenza. Che tipo di configurazione complessiva questo programma debba avere, questo è oggetto della revisione, e siccome la revisione è in corso è inutile che mi si venga a chiedere se si può ridurre di uno, dieci, venti, cento... La Difesa è una cosa seria, così come lo sono i programmi e gli investimenti. Al termine di questa revisione, noi ne motiveremo gli esiti, ma che il programma sia di alta valenza operativa, su questo non ho dubbi. E per un ministro della Difesa, quella operativa è una componente importante. Come lo sono l’alta valenza tecnologica del programma in questione, la valenza industriale e occupazionale. Uno può rinunciare a tutto, pure ad avere una Difesa, però l’argomento va affrontato e gestito seriamente e non piegato a posizioni ideologiche o che magari nascondono interessi di parte». C’è chi sostiene che gli F-35 sono strumenti offensivi, tali da delineare un ruolo dell’Italia che contrasta con la Carta costituzionale e l’articolo 11… «Questa è una visione fortemente ideologizzata che non mi appartiene e che non corrisponde alla realtà. Qualunque armamento è offensivo o difensivo a seconda di come lo usi. Non è che l’F-35 è offensivo, l’Eurofighter è difensivo, il carro armato è offensivo o difensivo. È l’uso che se ne fa che conta. È come noi abbiamo utilizzato, con l’approvazione del Parlamento e delle Nazioni Unite, gli AMX, i Tornado, gli AV-8B. Sì, delle Nazioni Unite, perché le operazioni in Libia e in Afghanistan sono state sancite, legittimate da risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e in quelle azioni sono stati utilizzati gli aerei a cui ho fatto riferimento. Mezzi che vanno rinnovati, e non vedo perché l’F-35 di per sé sia offensivo. È chiaro che lo strumento militare viene considerato, in quanto militare, in violazione dell’articolo 11 della Costituzione, beh, allora io dico chiudiamo lo strumento militare. Ma lo strumento militare esiste da quando esiste la nostra Costituzione, e il suo articolo 11, il quale, peraltro, andrebbe letto nella sua interezza e non fermandosi alla sua prima riga. E a dirlo non sono io, ma qualcuno ben più autorevole: il presidente Giorgio Napolitano».In una recente intervista a l’Unità, l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Vincenzo Camporini, analizzando il bilancio della Difesa ha paventato il rischio che le nostre Forze Armate si trasformino sempre più in uno “stipendificio”. C’è davvero questo rischio? «Vorrei dare una risposta più articolata, il che non significa evadere la sua domanda. Si dice: in Italia spendiamo un sacco di soldi per la Difesa, l’Italia è la decima potenza militare al mondo... Punto primo: l’Italia è la quarta economia dell’Unione Europea, tra le prime dieci economie del mondo, e va da sé che a questa dimensione economica corrispondano nei vari settori bilanci di un certo livello. Però, se si analizzano con onestà e correttezza i dati, la quota parte che l’Italia destina al bilancio della Difesa, è considerevolmente più bassa rispetto al rapporto Difesa/Pil di altri Paesi europei. Alle Forze Armate - Esercito, Marina, Aeronautica - e dunque alla Difesa, il bilancio per l’anno 2012 assegna 13,5 miliardi di euro, lo 0,84 del Pil. Mi permetta di fare alcuni raffronti con alcuni Paesi europei: la Francia destina alla Difesa, l’1,5 del suo Pil; la Germania 1,22%, Gran Bretagna 2,13%, la Svezia 1,3%, Polonia 1,3%. Non sto citando gli Usa... So benissimo che oggi e in futuro a medio termine non avremo un aumento quantitativo del nostro bilancio della Difesa, e non sto qui a dire: datemi l’1,5, l’1,3 come gli altri. Dico solo di essere realisti, e non posso non ribellarmi quando sento dire che spendiamo troppo per la nostra Difesa...». Resta lo «stipendificio»… Indubbiamente si tratta di un grosso problema, non lo nascondo. Il bilancio della Difesa, oggi destina circa due terzi delle risorse al personale. Ma c’è una ragione che lo spiega…». E quale sarebbe questa ragione, signor ministro? «Dieci anni fa, il Parlamento sovrano quando fece la riforma del modello della Difesa, disegnò un modello tutto volontario di una certa dimensione: 190mila uomini. Un sistema di queste dimensioni non si mantiene con le risorse che il Paese ha ritenuto nell’arco di 10 anni di destinare alla Difesa. Perseguendo quei livelli di dimensionamento, inevitabilmente le dinamiche del personale hanno determinato, come in ogni altro Paese del mondo, la crescita delle spese ad esso relative, comprimendo in maniera forte le altre due voci di bilancio, qualitativamente importanti: l’esercizio, vale a dire l’operatività delle Forze Armate - e quindi la formazione, l’addestramento, la manutenzione, l’impiego - e l’ investimento, la parte dedicata ai mezzi, al rinnovamento, al futuro. In questa situazione, non parlerei di rischio ma di realtà: la quota destinata al personale è talmente elevata che non siamo più in grado di mantenere, rendendolo utilizzabile, lo strumento militare nelle attuali dimensioni. Bisogna dunque ricalibrare lo strumento in base alle risorse che il Paese decide liberamente di destinare, il che comporta affrontare con serietà anche il discorso, che spesso produce levate di scudi, di un ridimensionamento degli organici. A questo impegno non mi sottraggo». Un nuovo modello di Difesa non chiede più Europa, in termini di cooperazione integrata e di difesa condivisa? «Direi proprio di sì. Ma anche qui, occorre intenderci ed essere corretti. Sono convinto che l’Italia debba credere e spingere nella direzione di una sempre maggiore integrazione europea, e quello della sicurezza e difesa rappresenta una delle dimensioni fondamentali di questo percorso. D’altro canto, gli stessi partner americani ci incoraggiano in questa direzione, perché si rendono perfettamente conto che una politica europea più integrata rafforza la partnership Usa-Europa nel campo della sicurezza e della difesa. Ma più Europa, però, non vuol dire che l’Italia si sfila dalla Difesa. Più Europa significa che tutti quanti, noi europei, inclusa l’Italia, ci si muova con coerenza e convinzione su un percorso condiviso. Al mio Paese chiedo solo di essere in sintonia con l’operato di Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Polonia, Svezia, Olanda. Paesi che stanno lavorando a un disegno di difesa europea operativamente efficace, anche nell’investimento aereo-navale. Di questo disegno, l’Italia può e deve essere parte attiva, avendo la consapevolezza, peraltro, che un Esercito europeo non può prescindere da un Governo europeo».                      m.c.p.s.
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