MAXI STANGATA DA SUBITO SU BENZINA E DIESEL

Aumento immediato per le accise sui carburanti. Al contrario del previsto aumento dal primo gennaio, «a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto» le aliquote su benzina e diesel salgono rispettivamente a 704,20 euro (+8,2 cent al litro) e 593,20 euro per mille litri (+11,2 cent). È quanto prevede la manovra. Dal primo gennaio 2013 ci sarà un ulteriore balzello solo su benzina e gasolio auto di 0,5 euro per mille litri. Quanto all'effetto sui prezzi alla pompa (per calcolare il quale bisogna aggiungere all'accisa l'Iva del 21%) per la benzina sarà di 9,9 centesimi al litro, per il gasolio di 13,6 centesimi al litro, per il Gpl di 2,6 centesimi al litro». Questi gli effetti sul settore carburanti del decreto-legge 'Salva Italia, la manovra del governo Monti, come descritti dalla Staffetta quotidiana. Come anticipato dalla testata specializzata, «è stata invece espunta la norma che aboliva il vincolo di esclusiva sulle forniture dei carburanti». Secondo il Codacons, «determinerà a danno degli automobilisti un aggravio di spesa pari a +130 euro annui per le auto a benzina, e +150 euro annui per quelle a gasolio. «Questo aumento delle accise si aggiunge a quelli voluti dal precedente governo per finanziare il Fus e per far fronte alle alluvioni di Liguria e Toscana - spiega il presidente Carlo Rienzi - e determinerà non solo un rincaro dei listini alla pompa, ma un generalizzato aumento dei prodotti trasportati,con conseguenze negative sul tasso di inflazione». c.p.s.m.




SPECIALE MANOVRA: ECCO COSA CAMBIA
Intervento netto di 20 miliardi, lordo di 30. Rivalutazione delle pensioni: si salvano solo quelle sotto 900 euro. Prelievo sui capitali scudati. Circa 10 miliardi di maggior gettito dalla tassazione sulla casa. Ecco tutti i punti:PENSIONI 1: Aumento dell'età delle donne a 63 anni. Si accelera sull'aumento dell'età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato. Dal 2012 andranno in pensione a 63 anni mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini (l'età salirà a 64 nel 2014, 65 nel 2016). Alle lavoratrici pubbliche si chiedono 66 anni dal 2012). Lo scalino tra 2011 e 2012 sarà quindi di due anni dato che quest'anno le donne dipendenti del settore privato uscivano a 60 anni più 12 mesi di finestra mobile (quindi a 61). Per le donne sarà prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini sarà tra i 66 e i 70. Inoltre, è previsto un aumento delle aliquote contributive degli autonomi di 0,3 punti ogni anno per arrivare a due punti in più nel 2018 (adesso sono al 20-21% per i commercianti e gli artigiani).PENSIONI 2: Aboliti di fatto i trattamenti di anzianità. Abolite le cosiddette quote (età più contributi) e per i dipendenti dal 2012 sarà possibile uscire dal lavoro in anticipo rispetto all'età di vecchiaia solo con almeno 41 anni di contributi per le donne e 42 per gli uomini. Per gli autonomi si andrà in pensione con 41 anni e mezzo di contributi per le donne e 42 e mezzo per gli uomini. Scompare il meccanismo della "decorrenza" di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi previsto dalla manovra 2010 a partire dal 2011 che allungava di fatto i tempi per l'accesso al pensionamento. Il periodo sarà però assorbito nei requisiti che per la vecchiaia degli uomini dipendenti saranno dall'anno prossimo quindi pari a 66 anni (65 anni attuali più 12 mesi di finestra). Gli autonomi andranno in pensione a 66 anni e mezzo (andavano a 65 ma a questi si aggiungevano 18mesi di attesa di finestra mobile).IRAP: più bassa per chi assume giovani e donne. Il Governo ridurrà l'Irap alle aziende con dipendenti giovani e donne. In particolare, l’intervento avviene attraverso la deducibilità integrale dell'Irap-lavoro, in modo da favorite le imprese che assumono lavoratori e lavoratrici, per un importo pari a 1,5 miliardi di euro nel 2012 e 2 miliardi nel 2013 e nel 2014. Vengono previsti con l'Irap interventi a favore di donne e giovani per un miliardo di euro per ciascuno degli anni del periodo considerato. Ed ancora, con l'introduzione del meccanismo denominato Ace di favore fiscale alla raccolta di capitale di rischio, in modo da favorire la patrimonializzazione delle imprese, si interviene con un'ulteriore azione il cui valore viene quantificato in 1 miliardo di euro nel 2012, 1,5 nel 2013 e 3 nel 2014.ICI: si chiamerà Imu con estimi coma da mercato. Ampiamente annunciato, il ritorno dell’Ici sulla prima casa, anche se con altro nome, è previsto nella manovra economica già a partire dal 2012. Il comunicato di palazzo Chigi non fornisce dettagli, ma indiscrezioni parlano di un’aliquota dello 0,4%. L'istituzione dell'imposta municipale è così anticipata, in via sperimentale, a decorrere dal 2012 ed è applicata fino al 2014. L'andamento a regime dell'imposta è fissato al 2015. L'aliquota ordinaria dell'imposta è in realtà pari allo 0,76% sulla rendita catastale, ed i Comuni potranno aumentarla o ridurla sino a 0,3%. Ma, come detto, nel caso della prima casa e delle relative pertinenze l'aliquota è invece ridotta allo 0,4%. Rendite catastali: estimo più 60%. Vale a dire come per il mercato.EVASIONE: Pagamenti "in chiaro" e fatture elettroniche. La soglia per la tracciabilità dei pagamenti scende dagli attuali 2.500 euro a quota 1000 euro. La riduzione, assieme all'obbligo di fatturazione elettronica, è una delle misure per contrastare l'evasione fiscale. È previsto anche che gli stipendi, le pensioni e «i compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione centrale e locale e dai loro enti, in via continuativa a prestatori d'opera e ogni altro tipo di emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a cinquecento euro, debbano essere erogati con strumenti diversi dal contante». In arrivo anche un super-prelievo su auto di grande cilindrata, 20 euro per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a centosettanta Kilowatt. La tassazione sul lusso riguarda anche imbarcazioni, aerei e elicotteri privati.IVA: Sale di due punti da settembre 2012. Alla fine ha prevalso l’esigenza di far cassa, e così anche un provvedimento come il rincaro dell’Iva, fortemente indiziato di avere effetti recessivi sull’economia, è stato varato dall’esecutivo. A piccola consolazione dei consumatori, colpiti tutti con buona pace del principio dell’equità, c’è il differimento dell’aumento, con l'imposta sul valore aggiunto che salirà di due punti percentuali a partire dal secondo semestre dell’anno prossimo. Un incremento, peraltro, a largo raggio visto che non dovrebbe riguardare soltanto l’intervento sull'Iva ordinaria, che salirà quindi dal 21% al 23%, ma anche, capitolo ancor più delicato, quella agevolata che dall'attuale 10% sarebbe quindi destinata ad arrivare al 12% a partire dal primo di settembre del 2012.POLITICA: Tagli alle Province, spariscono le Giunte. Il governo ha adottato un decreto legge che verrà sottoposto al capo dello Stato dove viene deliberato che l'organizzazione delle province sia profondamente modificata. «Non abbiamo il potere di cancellare le province - ha detto il premier - ma asseconderemo iniziative legislative costituzionali in questo senso». Con il decreto si rivede l'organizzazione dei consigli provinciali che saranno solo di 10 componenti eletti da consigli comunali e dai territori. Vengono poi eliminate le giunte provinciali. Inoltre, sempre in tema di costi della politica, Mario Monti ha annunciato la rinuncia ai suoi compensi come presidente del Consiglio e ministro delle Finanze: «Mi è sembrato doveroso in un momento in cui vengono chiesti sacrifici ai cittadini». SANITA' E TRASPORTI: Aumento delle accise e addizionale Irpef.Non ci sarà il taglio di 2,5 miliardi di euro (108 miliardi) al Fondo sanitario nazionale: maggiori entrate per la sanità dovrebbero arrivare da un intervento su Irpef (le addzionali locali) «concordato con le Regioni ma perequato a livello nazionale». E anche sul trasporto pubblico locale, le Regioni sembrano averla spuntata: avrebbero infatti ottenuto dall'esecutivo l'assicurazione di un aumento dell'accisa sui carburanti dello 0,038% con la quale finanziare il trasporto che altrimenti, dal 1 gennaio, dicono da tempo i governatori, è in serio pericolo. Manovra quindi sulle addizionali Irpef mentre a dispetto delle anticipazioni della vigilia non ci sarà alcun aumento dell’aliquota sui redditi oltre i 75mila euro. «Alzare l’Irpef- ha spiegato Monti - sarebbe stata la via più semplice di gravare sui soliti noti». AUTHORITY: Scure dalla Consob all'Antitrust. Taglio dei componenti dell’Authority, dalla Consob all’Antitrust. Più precisamente i numero dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è ridotto da otto a quattro, escluso il presidente; quello dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è ridotto da sette a cinque, compreso il presidente. Quello dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas è ridotto da cinque a tre, compreso il presidente, come anche quello dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) e quello della Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob). Tagli anche per il numero dei componenti del Consiglio dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo, ridotto da sei a tre. RENDITE FINANZIARIE: prelievo dell'1,5% sui capitali rientrati. Il decreto « salva Italia» prevede anche una misura che era sfuggita alle indiscrezioni della vigilia, un’imposta una tantum sui capitali a suo tempo rientrati nel nostro Paese grazie al discusso meccanismo dello scudo fiscale. Si tratta di un prelievo dell’1,5% che, applicandosi ai circa 100 miliardi di euro ritornati in patria, garantirà anche un gettito di dimensioni cospicue. «Questi interventi - ha dichiarato il premier Mario Monti - hanno valore di giustizia e di contributo al sacrificio». Non solo, nell’ottica di un maggiore impegno al risanamento della «ricchezza finanziaria», il governo ha deciso di estendere l'applicazione del'imposta di bollo, che nella manovra estiva era limitata ai conti correnti, ai titoli e ad altri prodotti finanziari. c.p.s.m.




PDL SPACCATO SULLE TASSE ALFANO TEME IMPLOSIONE

Va bene che Monti non lo hanno chiamato «per passeggiare nei giardini di Villa Madama», e, per carità lo sanno tutti, che «il buon medico dà ai pazienti la medicina amara». Ma al netto dei luoghi comuni, nel Pdl il malcontento è totale. Quanto ai motivi, ognuno ne ha uno diverso. Berlusconi è sotto botta e chissà se tornerà quello di prima. Alfano, lodato dall’ex premier in quanto giovane-vecchio, non è un campione olimpico di carisma, e prima o poi questo conterà. Gli ex An e gli ex socialisti mugugnano sull’ appoggio a Monti ma anche sull’ eccessivo afflato verso il Ppe.Formigoni flirta con la Lega (domani sarà ospite della riunione presieduta da Bossi in via Bellerio) con il rischio concreto di bruciarsi le ali, ma la relazione pericolosa basta ad agitare il partito. Insidiato sul versante populista, finora egregiamente presidiato dal Cavaliere di lotta, proprio dalle mani libere dell’ex alleato padano a tendenza sempre più maroniana. Insomma, la sensazione è di dover votare misure economiche che si rivolteranno contro di loro in campagna eletotrale. Alternative però non se ne vedono. Il fatto è che le quasi tre ore di colloquio tra Alfano, Cicchitto e Gasparri con il premier non hanno sciolto nessun nodo. Forse un ammorbidimento dell’Irpef che potrebbe non aumentare per i redditi di 55mila euro. Il Pdl lo ha chiesto con insistenza. Probabili detrazioni e incentivi per le famiglie, meglio se numerose. La patrimoniale non si chiamerà così, sarà declinata in chiave di diverse tasse per diversi beni: case, barche, auto. Una sorta di redditometro ad applicazione immediata. Per altre e più corpose concessioni, non c’è spazio. Monti è stato chiarissimo. Anche sulla fatidica soglia dei 40 anni di contributi da sforare: il Pdl ha dovuto prendere atto che l’ipotesi di salire a 43 anni è reale. «Se ne può ragionare se avviene in un contesto equilibrato» ha rilanciato l’ex Guardasigilli. Sì a una riforma strutturale del sistema (come in realtà ha sempre voluto Berlusconi, frenato da Bossi), no a un «provvedimento spot che penalizzi una fascia di pensionandi». Alfano, completo grigio, cravatta rossa e volto pallido, ha messo dagli schermi di La 7 i suoi paletti: «Non paghino sempre i soliti noti, no all’Ipef più alta per i redditi di 55 mila euro. Noi non voteremo qualsiasi cosa perché non siamo un partito a sovranità limitata». A beneficio dei suoi parlamentari in fibrillazione e degli elettori già terrorizzati. Il segretario sa di muoversi lungo un percorso stretto. Da un lato, confida che il Professore intervenga con «equilibrio» ed «equità», che tradotto vuol dire: scontentando altrettanto Pd e Udc e consentendo al Pdl di non sentirsi sconfitto. Dall’altro, si rende conto che l’iter parlamentare del decreto legge, pur breve, non sarà esente da rischi. «Votare turandosi il naso» La linea di via dell’Umiltà, se regge, è quella ben espressa da Osvaldo Napoli di «votare turandosi il naso». Ma il corpaccione Pdl è ormai un ventre molle dove le spinte centrifughe sono così forti da rendere impossibile una previsione davvero attendibile dei comportamenti. Daniela Santanchè si dice contraria al ritorno dell’Ici invitando all’astensione sulle misure più ostiche, e fin lì era nelle attese. Margherita Boniver parla di «purga amarissima dove non si vede la crescita». La Russa, il più inquieto dei postfascisti, annuncia la sua contrarietà all’imposta sulla prima casa ma non esaspera i toni: «Noi responsabili, ma non possiamo votare tutto». Per ora, avvisaglie di una fronda contenuta. L’area di Scajola come i pisaniani come i “lealisti” alla Cazzola non deflettono. «Abbiamo dato il consenso a un governo tecnico - fa sapere l’ex ministro dello Sviluppo Scajola - perché era necessaria una maggioranza larga per varare provvedimenti difficili ma necessari. Ora lasciamolo lavorare». Alfano avvisa: «Il decreto non è il Vangelo, si può cambiare ma non stravolgere». È una road map che non dispiacerebbe nemmeno a Monti, Fini e Schifani. Emendamenti di peso ma in numero contenuto. Partecipazione del Parlamento con relativa assunzione di responsabilità, ma senza assalti alla diligenza. Domani la riunione del gruppo, dopo il varo della manovra e prima del voto, si anunncia movimentata. Intanto, oggi a Vicenza riapre il Parlamento padano. Al grido di «secessione per non finire in recessione». Con il gruppo dirigente caricato a molla contro Monti e intenzionato a regalare poche carezze agli «amici» del Pdl. c.p.s.m.




PICIERNO (PD): «LOTTA ALLA MAFIA SIA PRIORITÀ DEL GOVERNO»

“Vogliamo parlare di legalità, della lotta a camorra e 'ndrangheta? Ecco ieri sera ho partecipato a un convegno a Santa Maria Capua Vetere, dove alcuni ragazzi hanno presentato dei cortometraggi proprio su questi temi. Sono ragazzi che lavorano, combattono, restano qui per cercare di cambiare la propria terra. Il Parlamento deve rappresentare le loro speranze. Non può non farlo. Penso che in questo momento la lotta alle mafie debba essere la priorità assoluta per il governo”. Pina Picierno, deputata Pd, vuole incalzare Monti e il suo esecutivo, in particolare il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, a “dare subito un segnale deciso”. Perché “quanto accaduto a Reggio Calabria e a Milano ci dice che Gomorra non è solo qui, ma nel paese Italia”. ome affrontare la questione legalità in questo momento?“La questione della lotta alle mafie e alla corruzione va affrontata proprio in questo momento, non è più rinviabile. Anche perché, in un periodo di crisi, affrontare la questione mafie significa affrontare una questione economica importante. 'Mafia spa' è la prima azienda del Paese, con un fatturato impressionante. Si parla di 135 miliardi di euro, senza contare il costo della corruzione, circa 80 milioni di euro”. E lei pensa che questi soldi dovrebbero essere recuperati anche per risanare i conti? “Certo, perché no. Parliamo di una cifra che è molto di più di una finanziaria”.Vorrebbe dei provvedimenti già lunedì? Insieme a pensioni e lavoro? “So che non è semplice. Ma quanto accaduto a Milano e a Reggio, dove addirittura un magistrato dichiara di poter diventare un mafioso, dimostra l'urgenza di agire; la necessità di provvedimenti immediati e drastici. Vorrei che la questione della legalità fosse un elemento qualificante di questo esecutivo. Il primo. Altrimenti si corre un grosso rischio...”. Sarebbe? “Le azienda mafiose dispongono di grosse liquidità, il rischio è che pian piano si comprino tutto il Paese. E se vogliamo evitarlo dobbiamo agire subito con forza, molto più di quanto fatto finora da tutti i governi, soprattutto l’ultimo”. Eppure Maroni vanta grandi numeri nella lotta alle mafie. Non le pare? “Vanno bene le retate e gli arresti, ma l’ottimo lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine non basta se non viene supportato da un’azione istituzionale. E dalla volontà politica di svelare senza alcun limite la ‘zona grigia’.” A quali provvedimenti pensa? “Innanzitutto tracciare i movimenti finanziari, tracciare i pagamenti. Poi c'è la legge sulla corruzione ferma in Parlamento. È stata parecchio annacquata dalla precedente maggioranza, ma basterebbe ripartire dai nostri emendamenti...”. Nel Pd però la vicenda Penati fa ancora discutere. “Il Pd ha avuto un comportamento diverso rispetto a chi ha vietato l’autorizzazione a procedere in ben due casi, ricordiamo Cosentino e Milanese. Per quanto ci riguarda invece Penati è stato sospeso. E rivendico la diversità del mio partito, una diversità culturale prima ancora che etica. La legalità va predicata, ma soprattutto praticata. Tra l’altro spesso dietro il principio del garantismo si nasconde la volontà di non fare chiarezza. Poi certo aspettare 10 anni per avere la prova di colpevolezza o innocenza non va bene”. Formigoni ha detto che non si dimette. Che ne pensa? “La responsabilità penale è personale, però è doveroso che chi ha la responsabilità politica contribuisca a fugare qualsiasi dubbio per non far perdere ai cittadini la fiducia nello Stato. In Calabria, Scopelliti ha fatto della legalità la sua bandiera i campagna elettorale. Ora che dice?”. Il governo Monti è alla prese con la crisi e il rischio recessione. Se i provvedimenti in materia di legalità venissero rimandati nell’agenda “Sarebbe una grande delusione. Finora si è detto troppo poco e spero non si continui così”.
c.p.s.m.




PENSIONI, IL MINISTRO FORNERO APRE AI SINDACATI

C'è ancora «una finestra» di opportunità perché possano incontrarsi il governo e le parti sociali per parlare della riforma delle pensioni, in agenda al Consiglio dei ministri di lunedì prossimo. A Bruxelles, il ministro del Lavoro e Welfare Elsa Fornero ha aggiunto: «Io sono considerata una persona severa, ma sono aperta al dialogo». La decisione su un eventuale incontro con le parti sociali, ha aggiunto, «sta al presidente del Consiglio, che ha già dimostrato la sua disponibilità al dialogo». Insomma, ha osservato il ministro, «la disponibilità da parte mi a c'è,e anche da partedel presidente del Consiglio, quindi dovremmo trovare una finestra». «Le misure - ha aggiunto Fornero più tardi - non sono mie ma del governo: abbiamo l'intendimento di vedere le parti sociali, ma dipenderà dal presidente del Consiglio e dai vincoli di tempo: ne abbiamo poco - ha concluso - per queste azioni che ci sono richieste dai mercati e dall'Europa». Il governo annuncerà entro pochi giorni una riforma delle pensioni "incisiva ma equa", e un progetto per superare il dualismo tra i lavoratori più protetti e quelli privi di garanzie sul modello della flexicurity scandinava. Lo ha detto il ministro del Welfare Elsa Fornero durante la seduta pubblica del Consiglio dei ministri del lavoro europei in corso a Bruxelles.LE IPOTESI"Sulle pensioni e la spesa pensionistica il governo ha in preparazione, e verosimilmente sarà annunciata entro pochi giorni, una riforma incisiva ma che rispetta il criterio dell'equità tra generazioni", ha detto la Fornero. Lunedì il Consiglio dei ministri approverà la nuova manovra di bilancio nella quale confluiranno anche le annunciate riforme strutturali tra cui anche quella in materia previdenziale. "Abbiamo ben chiari i difetti del nostro mercato lavoro, il suo dualismo e i principi di flexicurity che dovrebbero ispirarne la riforma", ha aggiunto riferendo a grandi linee le strategie che il governo intende adottare per aumentare l'occupazione. Bersani: «Nostro giudizio su tasso di equità». La flexicurity prevede una maggiore libertà di licenziamento per motivi economici o organizzativi a fronte di un rafforzamento degli ammortizzatori sociali che garantisca in tempi brevi il ricollocamento del lavoratore. L'introduzione di tali meccanismi punta a garantire maggiormente i lavoratori più giovani che, avendo spesso contratti atipici, non possono usufruire delle tutele tradizionali. "Combatteremo il lavoro sommerso e l'evasione fiscale. Non perderemo neppure un minuto per realizzare le riforme", ha concluso il ministro aggiungendo che il governo presieduto da Mario Monti darà piena attuazione alle manovre già varate dal precedente governo "completandole con manovre di rafforzamento". c.p.s.m.




ZINGARETTI SCIOGLIE LA RISERVA «PRIMARIE SINDACO ROMA, CI SARÒ»

«Alle primarie io ci sarò e farò la mia parte». Lo ha annunciato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ieri sera nel corso di un dibattito al Centro congressi monumentale di Santo Spirito, nella capitale. L'annuncio, anche se non si tratta di un'esplicita candidatura, è avvenuto durante l'appuntamento del Partito democratico 'Un partito una citta' a un anno dall'insediamento del nuovo gruppo dirigente romano. «Si fanno tante storie, tante leggende, allora io a scanso di equivoci lo voglio dire a questo appuntamento importante - ha detto Zingaretti - che se sono le primarie a scegliere il sindaco, allora io ci sarò e farò la mia parte». «Con la candidatura di Nicola Zingaretti alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Roma si definisce il percorso di costruzione dell'alternativa. Alemanno dopo quattro anni ha mostrato tutta l'inadeguatezza a governare la Capitale d'Italia». Lo dice Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale, che aggiunge: «Il centrodestra ha di fatto bloccato lo sviluppo della città, aggravando la crisi del sistema economico e sociale. Nell'anno che ci separa dalle elezioni dobbiamo ora costruire con tutte le forze del centrosinistra, che in questi anni sono state all'opposizione, un'alleanza per ridare a Roma una guida forte e autorevole». Marroni nota: «Il Pd romano e il gruppo capitolino sono da mesi già al lavoro per preparare l'alternativa e definire un patto con le forze economiche e sociali per un nuovo programma in grado di rimettere in moto la città a partire dal giorno dopo le elezioni del 2013 su tre punti: la definizione di chiare politiche pubbliche, un pacchetto consistente di progetti per il rilancio dello sviluppo, azioni tese alla ricostruzione della macchina amministrativa. Dobbiamo farci trovare pronti con proposte innovative e una nuova classe dirigente capace di esserne interprete in un rapporto costante e costruttivo con i bisogni e le aspettative dei nostri concittadini. Per aprire e costruire insieme una nuova fase per Roma che chiuda finalmente la gestione fallimentare della destra al governo della Capitale». c.p.s.m.




MINETTI: «ALLE PROSSIME ELEZIONI? VORREI RICANDIDARMI»

Dopo le dimissioni Berlusconi non mi ha risposto per dieci giorni. Poi gli ho parlato al mio rientro in Italia e gli ho detto che gli sono sempre vicina». Nicole Minetti, consigliera regionale della Lombardia, racconta a «Diva e Donna» del suo rapporto con l’ ex premier Berlusconi. Senza risparmiare critiche per chi lo ha abbandonato: «Quelli che hanno tradito Berlusconi sono infami e voltaggabana. Io sono fedele, in politica come in amore. So di dovergli tutto». «Quando Berlusconi si è dimesso ero in vacanza a New York, l'ho saputo da mio padre al telefono: mi ha pianto il cuore - confessa la Minetti -. Silvio per me è un mentore, mi dispiace non essergli stata vicino in quel momento». Ma cosa ne pensa la consigliera regionale più chiacchierata d’ Italia di una possibile ricandidatura di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni? «Se lo facesse vincerebbe ancora. Anche io vorrei ricandidarmi. Pensare Oddio, che cosa ne sarà del mio futuro è triste, il presidente insegna che bisogna essere forti». La Minetti non nasconde le difficoltà che ha dovuto attraversare nell’ ultimo anno: «Per me è stato un anno duro. Ho vissuto periodi di grande depressione, sarei ipocrita se dicessi che sono felice: mi sento molto passiva, senza entusiasmo, ho perso 5 chili e sono single. In questo momento ho bisogno di restare sola». Anche se poi si corregge: «Ho tanto spirito di rivincita, di vendetta, che tutti i giorni ricaccio indietro. Quando mi assolveranno» (dal processo che la coinvolge per le presunte serate con altre ragazze nella residenza di Arcore) «butterò fuori tutto». E magari allora ci sarà il tempo per pensare al futuro: «Voglio farmi una famiglia. Se arrivasse l’ uomo giusto non aspetterei tanto a diventare mamma. Mi piacciono gli uomini protettivi, più grandi. Ei ‘bad boys’ che vanno a 200 all’ ora in autostrada». c.p.s.m.




MARONI: «PD, PDL E UDC LA NUOVA «TRIPLICE», DOPO CGIL, CISL E UIL»

A Pd, Udc e Pdl sono «la nuova triplice» che sostiene la maggioranza. Lo ha detto l'ex ministro leghista dell'Interno Roberto Maroni. «Non siamo più in questa maggioranza - ha detto a margine di un incontro a Varese - di cui il Pdl fa parte assieme al Pd e all'Udc. È la nuova triplice. Non è più Cgil, Cisl e Uil ma Pd, Pdl, Udc». «Noi siamo all'opposizione - ha aggiunto Maroni - Quindi mi sembra difficile pensare che niente sia successo. È successo. E credo sia stato un errore quello del Pdl di aderire a questa maggioranza. Bisognava andare ad elezioni». Secondo l'esponente leghista, «si sarebbero potute fare in poco tempo. La democrazia avrebbe riaffermato i suoi principi, che sono quelli di un governo eletto. Soprattutto nei momenti di difficoltà come questo ci vuole un grande consenso popolare, altrimenti si rischia di andare a sbattere». L'ex ministro ha quindi gelato Silvio Berlusconi, che ieri aveva dato per certa l'alleanza del Pdl con la Lega per le prossime amministrative. «No, non è così - ha detto Maroni - Si deciderà caso per caso. Come abbiamo sempre fatto peraltro. Ma l'alleanza formale è finita con il passaggio della Lega all'opposizione di questo governo». Quindi, ha aggiunto Maroni, «con il Pdl siamo su fronti opposti. Quello che succederà è da vedere, non c'è nessun automatismo, nessun accordo che possa essere salvaguardato rispetto ad alleanze future». Per l'ex ministro dell'Interno il governo Monti è in difficoltà e la Lega tornerà nell'esecutivo dopo le prossime elezioni. «Le difficoltà che il governo Monti ha incontrato e incontra sono evidenti - ha detto Maroni - Doveva essere il governo che faceva tutto subito. A distanza di tre settimane non ha ancora completato la squadra di governo. Mi sembra davvero incredibile». Ai rappresentanti delle istituzioni, presenti alla cerimonia di consegna di un immobile sequestrato alla criminalità organizzata e destinato a una «casa protetta», l'ex capo del Viminale ha detto: «Continuate in questa direzione anche perché questa parentesi dura un anno, un anno e mezzo al massimo, poi torneremo». E ha aggiunto: «Non ho detto che tornerò io come ministro, ho già dato. Ma che torneremo dopo le elezioni». c.p.s.m.




SOLE24ORE, PD AL 32% MINIMO STORICO PER IL PDL: 21%
Il Pd al 32,7% e il Pdl al 21,8%. Sono alcuni dei dati del sondaggio Cise-Sole 24 ore sugli orientamenti di voto degli italiani. Il quotidiano registra inoltre la Lega al 9,1%, l’Udc all’8,4%. Secondo la rilevazione svolta dal 18 al 23 novembre su 1542 intervistati, inoltre, Idv si attesterebbe sul 7,7% e, a seguire: Sel (4,7), Movimento 5 Stelle (3,9), Fli (3,8), altri (4,1). L’analisi della testata di Confindstria, che paragona i dati con quelli registrati ad aprile, quello del Pdl sarebbe il minimo storico, ma i voti in uscita dal partito di Silvio Berlusconi vanno prevalentemente verso l’area centrista e quella del non voto. «Il sondaggio che assegna al Pd il 32,7 % dimostra che siamo sulla strada giusta», ha detto Stefano Di Traglia, Responsabile Comunicazione del PD. «I sondaggi ovviamente vanno presi con la giusta cautela - spiega - ma la tendenza è chiara. Vengono premiati il senso di responsabilità dimostrato da tutto il gruppo dirigente e la chiarezza del progetto politico proposto dal Pd in questi mesi. L'aver messo l'Italia prima di tutto, gli interessi degli italiani davanti agli interessi di parte, sembra essere apprezzato dagli elettori. Il sondaggio del Sole24ore infine dimostra una grande maturità da parte degli italiani, pronti a sacrifici se accompagnati da equità e giustizia sociale. Il messaggio che arriva è che l'Italia può davvero farcela ad uscire dalla crisi». Sole24ore, Pd al 32% Minimo storico per il Pdl: 21% Pd al 32,7% e il Pdl al 21,8%. Sono alcuni dei dati del sondaggio Cise-Sole 24 ore sugli orientamenti di voto in Italia. Di Traglia (Pd): «Dimostra che siamo sulla strada giusta». X chiudi Facebook Delicious Ok-notizie Digg Google Viadeo Stumbleupon Yahoo Blinklist Badzu Splinder Livejournal Twitter Linkedin Myspace Per chiudi Destinatario Commento Il tuo nome La tua email Tutti gli articoli della sezione 27 novembre 2011 A - A Il Pd al 32,7% e il Pdl al 21,8%. Sono alcuni dei dati del sondaggio Cise-Sole 24 ore sugli orientamenti di voto degli italiani. Il quotidiano registra inoltre la Lega al 9,1%, l’Udc all’8,4%. Secondo la rilevazione svolta dal 18 al 23 novembre su 1542 intervistati, inoltre, Idv si attesterebbe sul 7,7% e, a seguire: Sel (4,7), Movimento 5 Stelle (3,9), Fli (3,8), altri (4,1). L’analisi della testata di Confindstria, che paragona i dati con quelli registrati ad aprile, quello del Pdl sarebbe il minimo storico, ma i voti in uscita dal partito di Silvio Berlusconi vanno prevalentemente verso l’area centrista e quella del non voto. «Il sondaggio che assegna al Pd il 32,7 % dimostra che siamo sulla strada giusta», ha detto Stefano Di Traglia, Responsabile Comunicazione del PD. «I sondaggi ovviamente vanno presi con la giusta cautela - spiega - ma la tendenza è chiara. Vengono premiati il senso di responsabilità dimostrato da tutto il gruppo dirigente e la chiarezza del progetto politico proposto dal Pd in questi mesi. L'aver messo l'Italia prima di tutto, gli interessi degli italiani davanti agli interessi di parte, sembra essere apprezzato dagli elettori. Il sondaggio del Sole24ore infine dimostra una grande maturità da parte degli italiani, pronti a sacrifici se accompagnati da equità e giustizia sociale. Il messaggio che arriva è che l'Italia può davvero farcela ad uscire dalla crisi».



