lunedì 10 ottobre 2011

GLI EDITORI CONTRO IL DDL SULLE INTERCETTAZIONI

 Gli editori scendono in campo contro la legge sulle intercettazioni. A firmare un manifesto-denuncia Giuseppe e Alessandro Laterza, Stefano Mauri e Luigi Spagnol del Gruppo Mauri Spagnol e Marco Cassini e Daniele di Gennaro di Minimum fax. «L’attuale maggioranza di governo sta per approvare in Parlamento una legge che vieta la pubblicazione delle intercettazioni disposte dai magistrati (anche dopo la loro divulgazione alle parti del processo) – scrivono – Una legge, tanto per fare un esempio, secondo cui un’intercettazione potrebbe essere letta in pubblico dall’avvocato della persona intercettata ma non potrebbe essere pubblicata su un giornale. Una legge – per fare un altro esempio – secondo cui la replica di parte prevale sulla ricostruzione di giornalisti e autori neutrali, inquinando proprio l’informazione più responsabile e professionale». Non è la prima volta che gli editori si schierano contro il provvedimento voluto dal governo Berlusconi. Già nel maggio dell'anno scorso avevano fatto appello a lettori, lavoratori dell'editoria e semplici cittadini per far circolare la loro protesta. E al Salone del libro di Torino aderirono quasi 200 editori. A un anno di distanza, Laterza, Minimum Fax e Mauri-Spagnol tornano a scrivere: «Negli ultimi anni i tentativi di restringere in maniera drastica il diritto di informazione dei cittadini ha suscitato una vasta opposizione nel nostro paese che ha attraversato le più diverse categorie sociali e professionali. Significativamente, anche a livello internazionale, i provvedimenti proposti in Italia dall'attuale maggioranza sulle intercettazioni hanno sollevato forti perplessità perfino da parte di qualificati rappresentanti di istituzioni quali l'Osce, l'Onu e l'Unione Europea». Ecco quindi la sfida di far varcare alla protesta i confini nazionali e portarla alla Fiera di Francoforte: «Alla vigilia della Fiera internazionale del libro di Francoforte – dove potremo condividere la nostra preoccupazione con i colleghi editori di tutto il mondo – chiediamo al Governo e al Parlamento di recedere da questo nuovo tentativo di bloccare la diffusione di conoscenze rilevanti e significative sugli atti processuali».                                                  r.p.m.
Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


domenica 9 ottobre 2011

CENSIMENTO AL VIA, ANCHE ON LINE MA IL SITO SI BLOCCA. PROTESTE


«Complimenti vivissimi! Dopo avere sbandierato l'obbligo di compilare il censimento, possibilmente il 9/10 e preferibilmente on-line, da bravo cittadino mi sono seduto stamani davanti al computer per compilare on-line, il questionario e, dopo un'ora di tentativi di connettermi al sito e aprire il modulo, è comparso un messaggio, chissà perchè in inglese visto che siamo in Italia, che mi dice che il servizio di compilazione on-line al momento non è disponibile». Lo scrive in una nota l'ex consigliere comunale di Bologna Nicolò Rocco di Torrepadula. In effetti altri tentativi di altre persone hanno avuto lo stesso esito: «Ho provato allora - prosegue Rocco - a chiamare il numero verde 800.069.701 per avere assistenza ma, dopo essere riuscito a trovare la linea libera, cosa tutt'altro che facile, una sbrodolata di parole, 95% inutili, mi ha detto semplicemente che nessun operatore era al momento disponibile e di richiamare più tardi o mandare una mail a:infocens2011 istat.it, cosa che sto facendo. Se la buona riuscita di questo censimento si vede da questo inizio, che definirei tragicomico, auguri per il prosieguo! Già il censimento in sè è una rottura di scatole e una perdita notevole di tempo, in più si aggiungono tutte queste difficoltà: siete sicuri di avere adottato le giuste procedure?? Il pastore sardo che vive in un nuraghe del Sulcis o un contadino dei monti della Sila o un nonnetto di 96 anni dell'Alto Adige come pensate che possano riuscire in questa impresa? Auguri !! Un cittadino molto, molto,inca....to».                                                                                                  r.d.c.
Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


sabato 8 ottobre 2011

IL NUOVO (PERFETTO) NOME DEL PDL? DA "FORZA GNOCCA" A "FORZA PUFFO"



Di sicuro gli esperti a cui Berlusconi si rivolge per trovare in fretta il marchio del nuovo partito in grado di frenare l’emorragia di consensi del Pdl prima opoi ci arriveranno: non sarà “Forza Silvio”; non sarà “Forza Gnocca” (“Go Pussy”, secondo la traduzione delle testate internazionali); sarà invece “Forza Puffo”. Il primo marchio avrebbe puntato tutto sulla figura carismatica del leader, ma siccome è stanca e appannata potrebbe rivelarsi controproducente. Il secondo non diciamo su cosa punta, perché in questi giorni lo si è detto abbastanza e perché lasciamo ai seguaci del Cavaliere il compito di giustificare simili volgarità. Il terzo, invece, porta con sé la soluzione. L’aiuto decisivo a trovare la giusta panacea ai malanni del centrodestra viene dalla felice (si fa per dire) congiuntura: è da poco uscito nelle sale il film sui puffi, e la rivista «Alfabeta 2» ha rimesso prontamente in circolo il brillante saggio che Umberto Eco dedicò a suo tempo ai piccoli puffi. Sicché basterà che i comunicatori del Cavaliere vorranno dargli una scorsa e il gioco sarà fatto: un puffetto azzurro, bassino ma simpatico, campeggerà sulle bandiere del nuovo soggetto politico. Cosa infatti spiegava Eco in quel saggio? Nient’altro che il sorprendente funzionamento del linguaggio puffo. I puffi, questi amabili e spensierati pupazzetti, non fanno altro che puffare tutto il santo giorno: mettono cioè coniugazioni e declinazioni della parola «puffo» ovunque ci si capisca benissimo anche in assenza dei termini propri della lingua. Che io dica: «non c’è niente da puffare » o «non c’è un puffo da fare», si capisce che in un caso e nell’altro non c’è niente da fare. Un linguaggio del genere, pur ingolfato all’inverosimile di omonimie, funziona ugualmente per due ragioni: perché il contesto, ossia la vignetta, aiuta a disambiguare la frase, e perché «puffo» e i termini derivati compaiono sempre in luogo di espressioni stereotipate, idiomatiche e ipercodificate. Questo è il punto: «puffo» va benissimo tutte le volte in cui con la parola non ci si aspetta che si voglia dir nulla più di quanto non si sappia già. Tutte le volte che diciamo «passami questo» o «prendi quello» in fondo non facciamo che puffare: la parola non dice nulla, e tuttavia ci capiamo lo stesso. Ora, cosa c’è di meglio, di più efficace sul piano comunicativo e di meno impegnativo su quello politico, di una parola che non vuol dire nulla e che tutti capiscono? D’altra parte, cosa sono divenuti in tutti questi anni i nomi e i simboli che il centrodestra ha usato nelle proprie bandiere? Parole che hanno progressivamente perso qualunque connotazione: cosa vuol dire «Italia», per un partito il cui leader pensa – almeno privatamente o nei momenti di amarezza - che questo sia un Paese di merda, e che si allea con una forza, la Lega, che di quel pensiero non fa invece mistero e anzi mena pubblicamente vanto? Quanto a popolo della libertà: al massimo «popolo» vuol dire oggi popolarità (ed è pure in calo), e nulla più che abbia a che fare con i bisogni popolari. E la libertà: non c’è giorno che non si alzi qualcuno, nello stesso centrodestra, per dire che la maggioranza ha smarrito la sua originaria ispirazione liberale, ed effettivamente non si vede in cosa saremmo più liberi dopo la cura berlusconiana (mentre ormai è chiaro a tutti chi sia il più licenzioso). Dunque le parole non contano. Al limite si potrebbe scrivere sulle bandiere “Forza questo!” ed esser pronti per l’ennesima campagna elettorale, la sesta, del Cavaliere. Il fatto è però che una politica ridotta a votare per «questo», anche se accompagnata da barzellette e pacche sulle spalle, non è una politica: è il suo svuotamento, la sua finale destituzione di senso. Ed è quello che già adesso accade, in questioni decisive per il Paese: dal decreto per lo sviluppo alla nomina del nuovo governatore, si tratta sempre meno di indicare prospettive per il Paese, e sempre più soltanto di chi la spunti fra «questo» e «quello». L’avventura di Silvio Berlusconi ha avuto inizio con Forza Italia. Che finisca con Forza Puffo suona ironico – ci si capisce benissimo anche senza rendere esplicito su cosa si sta facendo ironia e su chi faccia la figura del puffo – ma è purtroppo l’epilogo tristemente congeniale a questa storia. Che qualcuno deve pur aiutare, però, a scongiurare, prima che si finisca tutti nel ridicolo.     r.c.d.p.s.
Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


venerdì 7 ottobre 2011

«IL NUOVO PARTITO? 'SIAMO ITALIA'PIACE MOLTO A SILVIO E A MARINA»

 

«Quella sera a Palazzo Grazioli ho mangiato ottimi maccheroni cacio e pepe, ero seduto alla sua sinistra. Mi ha detto: 'Moretti, lei è un compagno ed è pure interista, un vero disastro. Ma da stasera voterà per me'. Votare anche no, ma posso dare una mano. Se nel Pd la voglia di fare viene letteralmente boicottata, il Pdl oggi è impresentabile. Io ho messo la palla sul dischetto e la porta è vuota: il rigore può tirarlo Silvio ma possono tirarlo Luca Montezemolo, Pier Casini o chi per loro. L'unico escluso è la Lega Nord». Sauro Moretti, insomma, ci mette le idee: «Ce le mettevo anche come consigliere comunale a Forlì, per 10 anni nel gruppo Pds-Ds», ma lì niente da fare. L'imprenditore forlivese ha già registrato il marchio 'Siamo Italia' alla Camera di Commercio di Ravenna in sei differenti categorie merceologiche («partito, associazione culturale, giornale, bandiera, abbigliamento… tutto»). Silurati 'Forza Silvio', 'Italià e il 'Partito della gnocca', è 'Siamo Italia' la ragione sociale che a quanto pare oggi stuzzica il premier Silvio Berlusconi e soprattutto la figlia Marina. 'Si« in verde, 'amò in rosso e 'Italià in bianco. La linea del logo di Moretti è, allo stesso tempo, rivalutare il passato e guardare al futuro: infatti, in 'Siamo Italia' regnano il tricolore e quell'azzurro già tipico del Pdl, della vecchia An ma soprattutto di Forza Italia »i cui delusi ora potrebbero essere recuperati«, avanza l'imprenditore. Il pezzo forte del possibile nuovo simbolo del centrodestra berlusconiano è la sigla, suggeriscono gli ideatori: se 'Siamo Italia' diventasse partito ecco il Psi, se si collocasse come movimento ecco l'Msi. Più che altro, se davvero tutto andrà in porto l'imperativo è declinare il marchio a livello regionale, provinciale, comunale. Berlusconi avrebbe apprezzato davvero e così alcuni suoi ministri come Maurizio Sacconi, che l'avrebbero visionato nel corso di alcuni vertici più o meno informali di Governo. Il segretario Angelino Alfano sarebbe al corrente di tutto e a sua volta gradirebbe. «Sono andato a Palazzo Grazioli il giorno in cui, di mattina, c'era stato Nicolas Sarkozy (martedì 26 aprile, ndr). Io ci sono rimasto dal pomeriggio fino a tarda notte a parlare di lavoro, feste zero». Anche se «Silvio e Marina» sarebbero già pronti, E sul simbolo del nuovo partito di Berlusconi, hanno parlato anche le donne del Pdl, smentendo - in una lettera a più firme - che il premier abbia mai pronunciato il famigerato «Forza Gnocca»: «Tutto falso, Silvio Berlusconi non ha mai fatto la battuta. Lo affermano, a 24 ore dal fatto, sei deputati del Pdl: Barbara Mannucci, Alessandra Mussolini, Melania Rizzoli, Renato Farina, Nunzia De Girolamo, Gabriella Giammanco. «Vogliamo smentire quello che tutti i media strillano ai quattro venti - scrivono in una nota - e cioè che il Presidente Berlusconi, ieri in aula a Montecitorio, abbia fatto la battuta di voler cambiare il nome del partito in 'Forza Gnocca'. Interveniamo solo il giorno dopo - spiegano - perché era inimmaginabile che un fatto così insignificante potesse avere tanto rumore. È incredibili come ciò che dice Berlusconi venga regolarmente alterato. Noi deputati eravamo presenti e affermiamo che le cose non sono andate come dice la stampa». Questa la versione dei 6 deputati: «Eravamo una decina di deputati intorno al premier che parlava di politica e di economia. In ultimo Berlusconi ha espresso il pensiero di voler cambiare nome al partito dicendosi aperto a suggerimenti. Sono stati allora alcuni deputati presenti a tirare in ballo il nome 'Forza Gnocca', facendo il verso a Dagospia che da tempo sarcasticamente ci appella in questo modo volgare. Di fronte a questa battuta, non pronunciata quindi da Berlusconi, il premier ha semplicemente ribadito la volontà di trovare un nome nuovo da sostituire a il Popolo della Libertà». «Dunque - concludono i deputati Pdl - quanto è accaduto è diverso dalle versioni riportate dai media, ma, come accade di frequente, la stampa non perde occasione per stravolgere i fatti. Ci rammarica inoltre constatare che, oltre all'opposizione, anche tra le fila del Pdl, qualcuno non ha perso l'occasione per unirsi al coro di critiche, senza per altro neppure informarsi su come sono andate realmente le cose».                r.d.c.


Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


giovedì 6 ottobre 2011

«IO VIA? C'È DA RIDERE. IL PDL? MEGLIO FORZA GNOCCA»

Andremo avanti fino al 2013, perchè il nostro obiettivo è completare le riforme e il programma. Questo a meno di imprevisti, che nel caso ci fossero, non ci darebbero il tempo nemmeno di cambiare il nome del partito. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, conversando con alcuni parlamentari del Pdl alla Camera. La manovra per lo sviluppo «non è facile», perchè «stiamo facendo le nozze con i fichi secchi», ha continuato il premier conversando con i cronisti alla Camera dopo un caffè alla buvette con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Una condizione, quella italiana, che per Berlusconi è comune a molti Paesi: «Non c'è governo al mondo» che stia riuscendo a rilanciare la crescita, e in più l'Italia «soffre degli handicap del passato: il debito, il gap infrastrutturale, la burocrazia».«Se c'è un periodo in cui stiamo lavorando in assoluta concordia con Tremonti è questo», ha aggiunto alla buvette alla Camera dopo il Cdm assieme al ministro dell'Economia. Il premier bolla come «tutte storie» le cose scritte negli ultimi giorni sui rapporti con Tremonti. Quelli che parlano di un nuovo governo «mi fanno ridere». lo afferma il presidente del consiglio, silvio berlusconi, parlando con i cronisti a montecitorio. «arriva un altro, ma poi cosa fa? ma và...», aggiunge. L'ATTACCO AI PM- Poi, come un disco rotto, ripete le sue accuse alla magistratura. «Nella giustizia penale ci sono addirittura schegge impazzite che puntano all'eversione». Lo ribadisce il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, conversando con i cronisti alla Camera. Il premier, aggiunge poi, si riferisce «a tutto quello che mi è successo dopo l'estate e anche al nostro deputato Papa che è in carcere. È uno scandalo, e sono anche gentile a definirlo così».C'è bisogno di una commissione di inchiesta sui magistrati che ne giudichi il loro operato. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, incontrando alcuni parlamentari alla Camera e rilanciando appunto l'idea di una commissione sulla magistratura IL NODO BANKITALIA «La scelta del governatore della Banca d'Italia è una prerogativa del presidente del consiglio», dice Berlusconi, parlando con i cronisti a Montecitorio, con al suo fianco il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. La decisione arriverà «entro il primo novembre», aggiunge, data in cui Mario Draghi si insedierà alla presidenza della Bce. Sulle polemiche degli ultimi giorni che vedrebbero idee discordanti tra il premier e tremonti, berlusconi afferma: «Stiamo parlando di tutto, non si può pretendere che io e Tremonti abbiamo le stesse idee su tutto».«FORZA GNOCCA» Berlusconi, secondo quanto riferito da alcuni deputati, avrebbe detto che la decisione di cambiare nome al partito è arrivata dopo una serie di studi e di sondaggi condotti sul gradimento degli elettori. L'appello al del Popolo della Libertà sulla gente, secondo il premier, non sarebbe altrettanto forte rispetto il passato e da qui la scelta di cambiare il nome. L'unica eventualità che potrebbe fermare l'operazione, avrebbe poi aggiunto Berlusconi, è quella che la legislatura si interrompa prima del previsto. Sono sicuro che andremo avanti fino alla fine, avrebbe aggiunto, e che così riusciremo a fare le riforme. Ma se ci fossero degli impedimenti e la legislatura dovesse finire prima allora anche l'operazione di un 'cambio di pellè del Pdl potrebbe fermarsi. Parlando del cambio di nome del Pdl e dei sondaggi condotti per individuare un nuovo nome, Berlusconi ha concluso la sua chiacchierata con i parlamentari con una battuta: dai sondaggi condotti, avrebbe ironizzato il premier, risulterebbe che il nome più gradito sarebbe quello di 'Forza Gnoccà. Dura presa di posizione delle donne del Pd sulla battuta attribuita al Premier Silvio Berlusconi secondo la quale il nome con più appeal elettorale per il suo partito sarebbe 'Forza gnoccà. «Nel giorno in cui si celebrano i funerali di cinque donne a Barletta, ci auguriamo - ha affermato la portavoce della Conferenza delle donne del Pd Roberta Agostini - che non rispondano al vero le espressioni volgari e offensive della dignità delle donne attribuite al premier. Sarebbero una`offesa ai sentimenti di un Paese sempre più piegato da una crisi che ha risvolti drammatici per milioni di persone, in particolare proprio per le donne, che sono le più esposte ai fenomeni di precarietà e marginalizzazione». BOSSI LO GELA Umberto Bossi torna a pronosticare la fine anticipata della legislatura: «Mi sembra obiettivamente complicato» arrivare al 2013, dice in Transatlantico. I cronisti chiedono se lo abbia detto a Silvio Berlusconi: «io ho sempre detto che è meglio votare prima, ma il premier è lui». Quanto al motivo per cui è meglio anticipare le urne, Bossi spiega: «È difficile spennare la gente e poi farsi votare, meglio andare al voto prima». «Mi sembra obiettivamente complicato andare al voto nel 2013. È difficile spennare la gente e farsi rivotare. Meglio andare al voto prima». Lo ha detto il leader della Lega, umberto Bossi parlando con i giornalisti a Montecitorio. Si vota in primavera? «Non mi pare possibile, bisogna fare la legge elettorale. Sarà un pò dopo». È quanto afferma Umberto Bossi, parlando con i cronisti.                                                                                     m.s.p.c.

Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


mercoledì 5 ottobre 2011

BAVAGLIO INTERCETTAZIONI, BONGIORNO SBATTE LA PORTA NORMA ANTI-BLOG: TROVATO L'ACCORDO

Il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da relatore del ddl intercettazioni. Bongiorno ha preso questa decisione per protesta dopo che il governo ha dato parere favorevole all'emendamento Pdl per rendere impubblicabili le intercettazioni fino al momento dell'udienza filtro. Il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, è il nuovo relatore del ddl Intercettazioni. «L'accordo su questo testo era stato raggiunto due anni e mezzo fa. Ed era stato il frutto di lunghe trattative. Io avevo già fatto la relazione in aula su questa versione. Ora, il fatto che vogliano stravolgere tutto è chiaramente una violazione di questo accordo». Il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, spiega così perchè ha dato le dimissioni da relatore del ddl intercettazioni. Sulla norma anti-blog trovato un accordo. Avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate. È questo l'accordo bipartisan raggiunto in Comitato dei Nove, che sta esaminando il ddl Intercettazioni. La proposta è il frutto di alcuni emendamenti presentati da Zaccaria (Pd) e Cassinelli (Pdl). IL PD ATTACCA «In un Paese che sta organizzando i funerali di cinque donne che lavoravano a quattro euro l'ora e che da Moody's ha ricevuto la sentenza che ha ricevuto, star qui a discutere di intercettazioni, con quello che è successo non quadra in nessun modo». Lo sottolinea il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.Le dimissioni di Giulia Bongiorno (Fli) da relatrice del ddl intercettazioni «mi paiono un gesto coerente davanti a un'iniziativa inaccettabile». È il commento di Pierluigi Bersani dopo che il Comitato dei nove della commissione Giustizia ha approvato l'emendamento del Pdl Costa-Contento che vieta la pubblicazione degli ascolti fino all'udienza-filtro. Il fatto che il nuovo relatore Enrico Costa sia stato votato a maggioranza, aggiunge il segretario del Pd, «è un forte arretramento. Ne terremo conto durante la discussione in aula». Bersani sottolinea che di fronte a una tragedia come quella di Barletta in cui hanno perso la vita donne che lavoravano per quattro euro l'ora e di fronte al declassamento di Moody's «parlare di intercettazioni in Parlamento è una cosa che non quadra». L'IDV: BRAVA BONGIORNO «I nuovi emendamenti Costa e Contento non solo hanno inciso pesantemente sul regime di segretezza degli atti ritardandone in maniera ingiustificata la pubblicabilità, ma hanno soprattutto rappresentato un gesto di ostilità nei confronti della presidente Bongiorno e della sua collocazione politica». Lo afferma il deputato Idv Federico Palomba, che aggiunge: «Ho espresso massimo apprezzamento e solidarietà per la funzione di garanzia sempre esercitata dalla presidente Bongiorno e mi sono fieramente opposto a questo epilogo, causato da una becera concezione della politica e da conseguenti comportamenti. Quando c`è da danneggiare le istituzioni questa maggioranza non si nega niente».
Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


martedì 4 ottobre 2011

ARIA DI VENDETTA TRA LE RAGAZZE BUNGA BUNGA
Imane Fadil, jeans grigi stretti, tacco dodici, camicetta bianca e capelli raccolti, occhi da cerbiatto: «Sono qui per guardare in faccia chi mi ha insultato. Ho la coscienza pulita, io». Accanto ha il fratello, la sorella e Danila De Domenico. Ce l’ha con Emilio Fede, assente come Mora, che l’ha bollata come una squilibrata. Ce l’ha con Nicole Minetti, venti passi più in là, jeans attillati e giacca molto avvitata, rigorosamente blu, protetta dal padre e dagli avvocati: «Sono tranquilla e fiduciosa, sono qui oggi per farmi vedere dal giudice». Sorride il consigliere regionale per la prima volta in Tribunale da quando è cominciata questa storia dei bunga bunga, ma non ci crede neppure lei. Tra l’una e l’altra, al settimo piano del palazzo di giustizia, aula gup, affollato come fosse una festa, Ambra e Chiara, le due miss piemontesi che finirono appena diciottenni ad Arcore a giocherellare, loro malgrado, con la statua di Priapo. Ambra è quella mora, maglia e jeans neri, scarpe basse, neppure un filo di trucco; Chiara è bionda, tutta in beige con i pantaloni infilati negli stivali, viso morbido, occhi chiari e grandi, modello Veronica. «Non siamo affatto intimidite - dice Ambra - va tutto bene, noi diciamo la verità. E la verità è forte». Incalza Chiara: «Con il processo è già tutto più leggero». Ora, per essere solo un assaggio, quello che è andato in onda ieri mattina al palazzo di Giustizia di Milano è più che sufficiente per capire quali vendette saranno consumate ai processi Ruby quando cominceranno le sfilate delle ragazze testimoni, parti offese, imputate, tutte, circa una quarantina, comunque protagoniste delle serate ad Arcore. L’attrazione della giornata sono loro, al di là dei verdetti e delle decisioni dei giudici. Minetti è la sorpresa: non era prevista, meno che mai accompagnata dal padre, un signore alto, capelli bianchi, che passeggia nervoso lungo il corridoio. Il personaggio è Imane Fadil, 27 anni, marocchina come Ruby, l’ultima arrivata tra le parti offese. E’ stata ammessa in udienza, anche se dovrà rinviare la costituzione di parte civile al 21 novembre, segno che il giudice valuta attendibile la sua deposizione del 9 agosto quando raccontò al pm Sangermano, tre le altre cose, che «una sera del febbraio 2010, ad Arcore, Minetti e Faggioli indossarono una tunica scura e da suora compreso il copricapo e una croce rossa sul velo poi si spogliarono dimenandosi intorno al palo». Imane sa il fatto suo. Il suo avvocato dice che «era stata sconsigliata dal presentare denuncia». Altri avvocati, degli imputati, sostengono che in realtà «quella tipa là ha chiesto soldi, non li ha avuti e adesso consuma la sua vendetta». Imane e Nicole non si cercano. Tengono la scena da vere professioniste, sguardo avanti, sangue freddo. Non s’incrociano mai, neppure nell’aula d’udienza. Ambra e Chiara invece non si lasciano un attimo. A diciotto anni non è semplice essere qua. Eppure: «Siamo state danneggiate e dobbiamo ripulire la nostra immagine». Idee chiare. Anche loro.                                                                           m.s.c.p.

Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare


lunedì 3 ottobre 2011

BERLUSCONI-RUBY «SOSPENDETE QUEL PROCESSO»

La difesa di Silvio Berlusconi, imputato a Milano per il caso Ruby, ha chiesto ai giudici di sospendere il processo in attesa del giudizio della Consulta sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. L'avvocato Piero Longo, uno dei due difensori di Silvio Berlusconi, ha illustrato al tribunale la richiesta di sospendere il processo in quanto è pendente davanti alla Corte Costituzionale il conflitto tra la Camera dei deputati, i pm e il gip di Milano in relazione «alla ministerialità del fatto oggetto del capo di inputazione». La difesa di Silvio Berlusconi, nel chiedere la sospensione del processo sul caso Ruby fino al 15 febbraio, ha preannunciato al Tribunale una questione di legittimità costituzionale qualora si dovesse respingere l'istanza di fermare il procedimento. «Si lascia all'arbitrio del giudice - ha concluso il suo intervento Piero Longo, uno dei difensori del premier - la decisione sulla sospensione mentre un altro potere dello Stato non ha alcuna tutela in relazione alle sue prerogative». Il premier è accusato di concussione e prostituzione minorile. Secondo la difesa ad indagare il Presidente del consiglio è competente il Tribunale dei ministri. Inoltre - ha spiegato il difensore di Berlusconi - non c'è urgenza nel celebrare il processo perchè non ci sono imputati detenuti e testimoni molto anziani. Longo ha infine ricordato che la stessa quarta sezione penale (altri giudici) avesse sospeso il processo per la vicenda Abu Omar quando era stato sollevato il conflitto di competenza. Il pm Ilda Boccassini, replicando alla difesa di Silvio Berlusconi, ha chiesto al tribunale di dichiarare infondata la richiesta di sospensione del processo in attesa del giudizio della Consulta sul conflitto di attribuzione. «Quello che è stato chiesto - ha detto la Boccassini - non è previsto dal codice di procedura penale e non è un caso che la legge prevede tassativamente». Quindi, secondo il magistrato, rimane da discutere se la sospensione è una questione di opportunità. A suo giudizio è una questione «residuale». «Inoltre - ha aggiunto - credo che in un'aula di tribunale non deve passare il concetto di opportunità politica, è un argomento che non può essere sfiorato». La Boccassini ha quindi insistito sull'infondatezza della richiesta della difesa. Ora i giudici sono in camera di consiglio per la decisione. Ilda Boccassini, nel suo breve intervento per chiedere ai giudici di respingere la richiesta della difesa Berlusconi, ha citato anche altre due occasioni in cui era «imputato Silvio Berlusconi» e dove fu rigettata la stessa istanza e cioè il processo Lodo Mondadori-Imi Sir e quello sul caso Sme in cui però fu l'ex ministro Cesare Previti a chiedere di sospendere il procedimento. Il pm, nel ritenere che la questione sollevata questa mattina dai difensori del premier è «totalmente infondata» si è appellato a due principi: la rapidità che è imposta dalla Costituzione e «la presunzione di non colpevolezza». Principi che secondo la pubblica accusa «sono da ostacolo a qualsiasi criterio residuale, che è quello di opportunità».
Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare

domenica 2 ottobre 2011

BERLUSCONI, FEDE, MORA E MINETTI POKER A PALAZZO DI GIUSTIZIA

Domani al palazzo di giustizia di Milano il caso Ruby raddoppia. Nella stessa giornata infatti sono in programma due udienze: quella del processo a Silvio Berlusconi imputato di concussione e prostituzione minorile e quella del procedimento in cui il gup Maria Grazia Domanico dovrà decidere se rinviare o meno a giudizio Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. Silvio Berlusconi, preannunciano i suoi legali, non sarà presente in aula domani. Al processo per il caso Ruby il premier non è mai venuto. L'udienza ha in programma l'illustrazione dei temi di prova e i difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo torneranno alla carica con la tesi dell' inutilizzabilità delle intercettazioni perchè sarebbero state violate le prerogative del parlamentare Berlusconi. È molto probabile però che i legali del premier presentino ai giudici della quarta sezione penale la richiesta di sospendere il processo fino a quando la Corte Costituzionale non deciderà, presumibilmente la prossima primavera, sul conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dal Parlamento secondo il quale la competenza a indagare e giudicare il caso sarebbe del Tribunale dei ministri. Berlusconi avrebbe chiamato a maggio del 2010 la questura per evitare una crisi internazionale perchè convinto che Ruby fosse la nipote dell'allora presidente egiziano Hosni Mubarak. Per la procura e per il gip che ha disposto il rinvio a giudizio invece il premier agi abusando della qualità dell'incarico di primo ministro e non delle funzioni. Nell'udienza a carico di Fede, Minetti e Mora la procura dovrebbe replicare alle arringhe dei difensori soprattutto in materia di competenza. I legali avevano chiesto il trasferimento del fascicolo a Monza, del cui distretto giudiziario fa parte Arcore, o Messina a causa del concorso di bellezza dove Fede avrebbe «reclutato» Ruby. La decisione sul rinvio a giudizio potrebbe arrivare già in giornata o slittare, a causa del protrarsi degli interventi delle difese, all'udienza successiva ancora da fissare.                                                                                           r.d.c.
Contatore visite gratuitoAggregatore notizie RSSShare