lunedì 21 dicembre 2009


PONTE SULLO STRETTO, IL GRANDE SPOT. L'AVVIO AI LAVORI. MA È BLUFF

Un’unica grande via trans/europea che da Berlino arriva a Palermo, scavando il Brennero e gettando l’avveniristico ponte con tremilatrecento metri di luce sullo Stretto. Sogno ingegneristico ed economico per unire la Sicilia al continente ma, come dice uno spot sul gioco responsabile, «bisogna sognare senza illudersi». Altrimenti il risveglio potrebbe essere brusco e la scommessa foriera di cattive sorprese: «Attenti a non unire due cosche anziché due coste», mette in guardia la rete «No ponte». A scendere dal mondo dei sogni con i piedi per terra dovrebbero aiutarci gli studi preliminari (1986 e 2003) che proiettavano le loro ipotesi al 2012. «Ma ormai ci siamo» osserva Gaetano Giunta, che è stato presidente della commissione sul Ponte del consiglio comunale di Messina. «Oggi quelle previsioni le possiamo confrontare con ciò che è successo». Le previsioni sulle magnifiche sorti e progressive dell’economia siciliana stimavano 8 milioni di passeggeri sullo Stretto nel 2000, 9 milioni 700mila nel 2012 (un aumento del 20 per cento su base annua nel caso di una crescita economica bassa) oppure 12 milioni 300mila in caso di crescita economica alta (un aumento 52%). Queste stime si sono rivelate sbagliate per più motivi. Purtroppo la crescita economica non è stata quella prospettata: gli estensori dello Studio di impatto ambientale ipotizzavano che il Pil sarebbe cresciuto del 4,4% nell’ipotesi migliore e dell’1,7%, nell’ipotesi peggiore. «E ci marciavano - sostiene Gaetano Giunta - perché il traffico passeggeri non cresce di pari passo con il Pil». Come sono andate effettivamente le cose? Nel periodo 2001-2007 l’economia siciliana è cresciuta dello 0.9 % e quella calabrese dell’1%, l’anno migliore è stato il 2001 (2,8%), dal 2002 in poi lo sviluppo è stato sempre inferiore a quello del Centro nord. Merci via mare Ma, in tutti questi anni, che le cose andassero bene o male, il traffico marittimo delle merci sullo Stretto è sempre diminuito mentre è cresciuto l’export via mare da Palermo, Trapani, Catania, Messina e, ovviamente, da Gioia Tauro. È per mare che le merci arrivano da e per il Nord e, si presume, tanto più si svilupperanno negli anni in cui il gigantesco cantiere metterà sottosopra Scilla e Cariddi. Chi è che fa la spola nei traghetti dello Stretto? Oltre ai pendolari fra Messina e Reggio (poco trans/europei) ci sono i “padroncini”. I possessori di un furgone o camioncino che portano la merce da paese a paese: un traffico residuale che difficilmente giustifica la Grande Opera in Project Financing. Chi mette i soldi dovrebbe poter rientrare attraverso i pedaggi, ma se il traffico non giustifica l’opera, allora molto difficilmente si troveranno forze imprenditorialmente sane disposte a rischiare i 3.300 milioni di euro richiesti.Tutto questo alimenta due tipi di preoccupazione. La prima: il Ponte potrebbe rivelarsi una grande occasione di riciclaggio per le mafie delle due sponde sinergicamente interessate al controllo del territorio, alla copertura del traffico di droga , alla gestione dei posti di lavoro. E ci sono attività come il movimento terre, gli espropri, il ciclo del cemento e i servizi ai cantieri che sono particolarmente a rischio perché settori tradizionalmente infiltrati da organizzazioni. La seconda: i costi sono ora ripartiti al 40% per lo Stato e al 60% per i privati. Ma se il Ponte fallisse chi si assumerebbe il passivo? Alla fine l’intero costo potrebbe finire a carico del debito pubblico e dei contribuenti.
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domenica 20 dicembre 2009

BOLZANO SFIDANDO LA BUFERA SUL TRENO DELLE VACANZE

di SERGIO CONTI

«Natale? No siamo a Pasqua, questa è una via crucis». Forse esagera il signore con la barba sale e pepe mentre urla al telefonino alla moglie che arriverà tardi all’ appuntamento con la famiglia e i canederli allo speck. Ma qui, sul treno Alta Velocità 9452 diretto a Verona, la pazienza dei viaggiatori è messa a dura prova da una lunga mattina di neve, ghiaccio e ritardi che montano come il bianco oltre il finestrino. Molti sono diretti al Nord, alla stazione di Bolzano. La missione, via via impossibile, è raggiungere in tempo le località di montagna, i famosi mercatini natalizi e i parenti mezzo tedeschi. Fino al 12 dicembre c’era un treno diretto per il capoluogo dell’Alto Adige, ma poi è stato cancellato. Cambio obbligato, quindi, a Verona (o a Bologna). Ad arrivarci.La promessa, stampata sul biglietto, è quella di raggiungere la città di Giulietta e Romeo in tre ore con la “freccia” dell’alta velocità in partenza da Roma alle 8.05.Stazione Termini. Ore 7.50, ultimo sabato prima di Natale: il popolo dell’Italia che viaggia si raduna qui. Le notizie che arrivano sul blocco di molti aeroporti per la neve spingono un esercito di passeggeri supplementari a usare il treno. Ma le cose si complicano subito: il display delle partenze comincia a illuminarsi di rosso. Parte il treno per Verona? No, parte il balletto lampeggiante dei ritardi. Prima un rinvio di 20 minuti, poi un altro sempre di 20. Tra il freddo e l’ansia di una meta che si allontana. Qualcuno urla: «Devo arrivare a Firenze, vi prego aiutatemi!». Qualcuno chiede spiegazioni del treno per Verona. Risponde cortesemente una impiegata delle Ferrovie in giacca e foulard: «Lo stanno preparando al deposito». Preparando? Che vuol dire? «Aspettava un traghettatore che lo portasse in stazione», spiegherà più tardi un onesto ed efficiente capotreno. Alla fine, mentre il bollettino di Termini registra ritardi di altri treni, soppressione di convogli dal Nord e proteste, arriva la notizia: signori in carrozza, si parte. Un paio di minuti dopo le nove. Insomma, quasi un’ora di ritardo. Il convoglio esce fuori da Roma e man mano che il treno si allontana il paesaggio comincia a colorarsi di bianco. Tutto bene. Ma cominciano gli annunci del capotreno, rintocchi premonitori: «A causa del maltempo i treni ad alta velocità potrebbero ridurre la marcia e ci potrebbero essere ritardi e soppressioni di convogli lungo il percorso». Tutti cominciano a preoccuparsi. E fanno bene. Il treno intorno alle 10.20 si arena a pochi chilometri dalla stazione di Campo di Marte a Firenze. Passano i minuti. Il giovane capotreno, faccia gentile di un’Italia che lavora, spiega che si sono ghiacciati gli scambi e si è bloccata la circolazione. Poi un altro annuncio: «Servizio ristoro gratuito nella carrozza ristorante». Ma la fila sembra quella alla Posta il giorno delle pensioni. Comincia a fare freddo mentre un paio di “treni-freccia” arrivano in senso contrario. Qualcosa si muove, i viaggiatori per Verona no. Alle 11.12 il treno si rimette in moto e arriva alla stazione di Campo di Marte dopo 240 secondi: il ritardo accumulato è già di un’ora e 45 minuti. C’è chi decide di tornare indietro e di rinunciare a impegni e vacanze, altri salgono raccontando di ritardi e convogli in panne. «Nessuno ci ha dato spiegazioni», borbotta un’anziana signora piena di pacchi. Anche se qui sul treno il servizio informazioni non ha lacune. Si riparte e la “freccia” si riscatta nella corsa verso Bologna, complici anche le gallerie al riparo dalla neve che fuori è alta come i binari. «Abbiamo ridotto la velocità solo a 250 chilometri orari», spiega il capotreno. Insomma si va alla grande verso Bologna: il paesaggio fuori sembra quello della Russia del Dottor Zivago. Manca solo Lara. In una quarantina di minuti si arriva. E poi si riparte verso Verona. E vai! Si, a quel paese: Poggio Rusco. Comune di poco più di 6.000 anime in provincia di Mantova. Alla stazione del paesino il Treno Alta Velocità si accoda dietro a un treno regionale come un carretto a un mulo. Cosa è successo? Altri treni, spiega il capostazione, occupavano i binari e forse c’era il timore di muovere gli scambi ghiacciati per non ripetere i problemi di Campo di Marte. Così si arriva “tranquillamente” alla stazione di Verona Porta Nuova alle 13.10 con un ritardo di 2 ore e 5 minuti.Le coincidenze ormai sono saltate e si scommette sul “regionale” delle 13.43 in partenza per il Brennero. Ma il binario 3 è occupato da un treno per Venezia. Una mamma infreddolita, con bimbetta al seguito, chiede al controllore a che ora arriva quello per Bolzano: «E che ne so? Con tutto quello che è successo oggi». Parte il treno per Venezia mentre brusii di viaggiatori raccontano di odissee sulla rete ferroviaria, di treni cancellati o mai arrivati. Leggende? Realtà? Non c’è tempo per frugare la nebbia: arriva il treno per il Brennero. Non è quello delle 13.43 ma quello delle 11.47 in ritardo. Si sale, il treno è sporco. Triste come un film di Amedeo Nazzari. Fa il rumore di un trattore e la nostalgia e la rabbia per il treno diretto per Bolzano (un comodissimo Eurostar) salgono: «Siamo italiani anche noi!», tuona Frau Helga di Brunico. Ma la neve comincia a diradarsi mentre si arriva finalmente a Bolzano alle 15.40. Tutti scendono, esausti ma felici. In fondo è Natale. E si è arrivati con “solo” due ore e dieci minuti di ritardo.
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ITALIA TRA GHIACCIO E TEMPERATURE POLARIMARCHE, UOMO CADE E MUORE ASSIDERATO
Stufe difettose: due morti in Liguria. Termometro a -29 nel Vicentino, -25 sul Gran Sasso


di PAOLA MAURIZIO

L’ Italia ancora nella morsa del gelo. Sul Veneto, dopo le intense nevicate di ieri anche in pianura, con le temperature che in montagna hanno toccato minime da «giornata di ghiaccio», A Piana di Marcesina, nel vicentino, in area non abitata, la minima ha toccato i meno 29 gradi centigradi. Non tanto meglio nelle località montane: ad Asiago -22, a Sappada e Arabba -18, a Cortina -16, ad Agordo -14. Anche il capoluogo bellunese è andato ben sotto la media stagionale con un -11. Sulla Marmolada, in quota, la minima si è fermata a -26. Per domani - secondo il centro previsioni meteo e valanghe di Arabba - è previsto un peggioramento con possibilità di nuove nevicate a bassa quota, specie dal pomeriggio. Per martedì non è escluso un aumento delle temperature e piogge anche a quote anomale, con possibilità di gelate. Freddo anche in pianura, dove sulle strade secondarie sono ancora in azione in mezzi per liberare i tracciati dalla neve, mentre la polizia stradale non segnala particolari problemi lungo le autostrade e le statali. Ritardi ancora nella circolazione ferroviaria lungo le principali direttrici. A Venezia è prevista una punta massima di marea tra i 95 e 100 centimetri sul medio mare.Nel Bolognese - 16,4. È stata una notte ghiacciata, come da previsioni, in Emilia-Romagna, ma senza particolari conseguenze per la circolazione stradale, peraltro ridotta come ha rilevato la centrale operativa del Compartimento Polstrada di Bologna, che non ha segnalato incidenti gravi. Le stazioni locali del servizio meteo Arpa hanno registrato temperature minime decisamente sotto la media del periodo: -6,3 gradi a Bologna, -4,8 a Piacenza e un più 'mitè -2,1 a Rimini. Ma si è arrivati a -12,1 a Vignola (Modena), -14,6 ad Argenta nella Bassa ferrarese, -16 a Bedonia sull'Appennino parmense e ben -16,4 a Mezzolara, nella pianura bolognese. Per domani sono previste ancora minime molto basse (da -8 di Piacenza a -1 di Rimini), con precipitazioni deboli-moderate anche a carattere nevoso nella parte occidentale della regione. A Bologna, in particolare, nelle prossime ore continuerà l' ondata di gelo, per domani è prevista una nuova nevicata.Toscana: -20 nel Mugello. Prosegue l'allerta gelo in Toscana dopo le nevicate che hanno interessato tutte le province a partire da venerdì. Su tutto il territorio si sono registrate temperature sotto lo zero, arrivando a meno 20 in alcune località del Mugello (Firenze) in prossimità dei valichi appenninici mentre stamani alle 7 a Borgo San Lorenzo, comune principale del territorio, era meno 16. La protezione civile della Provincia di Firenze rinnova l'invito a mettersi in viaggio solo in caso di effettiva necessità e comunque sempre con catene a bordo. La protezione civile regionale segnala problemi di reperibilità del sale, specie per la provincia di Lucca. Il traffico su autostrade, dall'A1 all'A15, e superstrade come la Firenze-Pisa-Livorno è segnalato dalla polizia stradale come regolare. Obbligo di catene sui passi montani. Attenzione al ghiaccio sulle strade secondarie. Ancora disagi per chi deve viaggiare in treno: alla stazione fiorentina di Santa Maria Novella sono segnalati ritardi medi intorno ai 25 minuti, sempre chiusa la linea Firenze Borgo San Lorenzo via Vaglia. Segnalati anche problemi per il freddo sulle carrozze: è il caso del treno 761 Torino-Reggio Calabria, dal quale, alle 6.30 di oggi a Pisa, sono scesi parte dei passeggeri perchè alcuni vagoni erano rimasti senza riscaldamento. Nel capoluogo toscano operativo l'aeroporto dove si registrano ancora ripercussioni per i ritardi accumulati per la chiusura ieri mattina dello scalo. Nel pisano problemi stamani a causa del ghiaccio per l'erogazione di acqua e luce in particolare nelle zone tra Castelfranco di Sotto e San Miniato: numerose le chiamate ai vigili del fuoco. Sul posto sono intervenute squadre di Enel e Acque spa.Gelo record sul massiccio del Gran Sasso a Campo Imperatore (L'Aquila) dove stanotte la temperatura è scesa a 25 gradi sotto lo zero: a mezzogiorno, nonostante la presenza del sole, la temperatura era di -13 gradi. Gli impianti di risalita sono stati aperti intorno alle 10: finora si sono registrate circa 1.700 presenze.Neve sulla Sila. Pioggia e freddo intenso stanno caratterizzando il maltempo in Calabria. Nelle zone più alte della Sila è nevicato per alcune ore. Nonostante il maltempo la situazione delle strade non fa registrare disagi o problemi. Sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria e sulle statali il traffico è normale. Anche sulle strade utilizzate per raggiungere le principali località della montagna calabrese non vengono segnalati problemi o disagi. In molti stamani hanno deciso di raggiungere le località montane per trascorrere la domenica che precede il Natale.Marche: neve nell'entroterra. Non muoversi in auto se non strettamente necessario, e in quel caso solo con catene a bordo e gomme termiche. È l'appello ripetuto della polizia stradale per gli automobilisti delle Marche, dove si segnalano strade ghiacciate nell'entroterra, in particolare nell'Anconetano e nel Maceratese. I passi sono tutti transitabili. Non si registrano incidenti. La neve ha fatto la sua timida comparsa questa mattina ad Ancona, dove peraltro, a causa delle temperature glaciali si sono verificate piccole rotture nelle tubazioni dell'acqua. Sul resto della regione solo rapide spruzzate, e in alcune località - come ad Ascoli - c'è il sole. Il problema, dunque, resta il ghiaccio. Da qui, l'invito alla cautela per chi si mette in viaggio. Un morto assiderato ad Arcevia. Un uomo di 61 anni, G.B., è stato trovato cadavere ieri sera nei pressi del campo sportivo di Arcevia (Ancona), deceduto per assideramento. L'uomo si era allontanato con la propria auto dirigendosi verso la zona del campo sportivo. Sceso dal mezzo, non si è accorto di un dislivello di terreno ed è precipitato in un dirupo. Nella caduta si è rotto un femore e non è riuscito a risalire la scarpata né a chiamare i soccorsi. G.B. è morto a causa del freddo.Stufe difettose: due morti in Liguria. Stufe difettose a Genova e Savona hanno ucciso due persone e una terza è in gravi condizioni. Il primo incidente si è verificato a Savona. Un uomo di 76 anni, Giovanni Campora, è stato trovato morto nella sua abitazione in via Cimavalle, una casetta a due piani, nella zona savonese del Santuario, probabilmente soffocato dalle esalazioni di una stufa. La moglie, Lina Siri, di 74 anni, che era con lui, è stata ricoverata in condizioni molto gravi all’ospedale San Martino di Genova. A Genova, una donna di 86 anni è invece morta asfissiata stamani all’ alba nella propria abitazione per un incendio che sarebbe stato provocato dal corto circuito di una stufa. La tragedia, intorno alle 5.30 in un appartamento in Corso Gastaldi 15. L’ allarme è stato dato dagli inquilini del piano di sopra che hanno sentito odore di bruciato. Il rogo sarebbe stato innescato da un corto circuito nella presa elettrica a cui era stata attaccata una stufa. La donna si sarebbe accorta delle fiamme e avrebbe cercato di fuggire ma le esalazioni di fumo l’ hanno uccisa.
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sabato 19 dicembre 2009

CAGLIARI 2008, LA GUERRIGLIA DEI "PACATI" BERLUSCONES

Era l’undici gennaio del 2008 quando Cagliari fu messa a ferro e fuoco da un numeroso gruppo di teppisti. Si era in campagna elettorale, a febbraio l’appuntamento col voto regionale. La città rimase sconvolta e frastornata da una violenza che, fino a quel giorno, non si era mai vista. In particolare, poi, contro un rappresentante delle istituzioni, l’allora governatore della Regione Sardegna Renato Soru. La sua abitazione fu trasformata in bersaglio e presa d’assalto da decine di manifestanti del centrodestra inferociti per l’arrivo dei rifiuti «importati» dalla Campania nei giorni dell’emergenza. Soru fu tra i primi a dare la disponibilità per accogliere quella “munezza” che Napoli non sapeva più dove mettere. Un gesto di solidarietà che diventò il casus belli per un attacco personale e politico di una gravità inaudita. Cagliari fu per qualche giorno come Pianura: cassonetti incendiati, pattuglie di polizia e carabinieri in tenuta anti sommossa, scene di violenza gratuita. Il bilancio fu pesantissimo: sette arresti e dodici agenti feriti. Altri due teppisti furono presi il giorno dopo con alcune bottiglie incendiarie: un testimone li aveva sentiti darsi appuntamento sotto casa di Soru e aveva avvisato la Questura. Le reazioni indignate si sprecarono ma nessuno, specialmente nel centrosinistra pensò mai di utilizzare l’episodio per mettere a tacere l’opposizione. I principali protagonisti degli scontri di quei giorni furono gli ultrà del Cagliari. Ma nella dinamica degli incidenti alla Digos apparve sin da subito una regia precisa con gruppi organizzati che muovevano all’assalto. Lo stesso questore di Cagliari Giacomo Deiana disse: «qualcuno ha pagato i teppisti violenti, che si sono uniti a pacifici manifestanti, per creare incidenti». Altro fatto inquietante fu la catena di Sms che partì in un battibaleno. Messaggio chiaro: appuntamento proprio quella sera di fronte alla casa del governatore. Il testo è ancora disponibile sul sito www.peggiosoru.it, mai oscurato neanche sotto la campagna elettorale. Qui si possono leggere tuttora le dichiarazioni di Simone Spiga, dirigente nazionale di Azione Giovani, all’indomani della guerriglia: «Certamente rimane il dato complessivo, cioè tutte le proteste, anche le più estreme sono il risultato di folli decisioni di Soru che vorrebbe far diventare la Sardegna pattumiera d’Italia». Secondo Maurizio Gasparri invece, «i giovani militanti della destra hanno voluto esprimere la rabbia di chi contesta una politica come quella di Soru... Le sue scelte sono inaccettabili perché è Bassolino che si deve assumere le proprie responsabilità…. La procura di Napoli si occupa di vallette invece di seguire il consiglio del direttore Feltri che giustamente invoca le manette nei confronti di quanti hanno devastato la Campania». Le manette, quindi secondo il “garantista” Gasparri, andavano bene per gli amministratori del centrosinistra, oggi vanno stoppate quando scattano per quelli del centrodestra, per non parlare poi del premier, assolutamente intoccabile. Nessuno poi si scandalizzò quando l’allora sindaco forzista di Olbia, oggi deputato del Pdl, il 23 settembre del 2006, ad un convegno organizzato dai Riformatori sardi contro il piano paesaggistico varato dalla giunta Soru dichiarò che serviva «un colpo di pistola o di fucile alla testa del governatore». E, per non essere frainteso aggiunse «se anche Soru morisse di morte naturale non dispiacerebbe a nessuno». Fu applaudito calorosamente dai presenti.
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REGGIO, 4000 AL CORTEO "NO PONTE"

Sospesa in segno di lutto la manifestazione della rete «No al Ponte» per la morte dell'ex sindaco di Badolato Franco Nisticò, il quale, subito dopo il suo intervento, si è accasciato sul palco, situato in una piazza del lungomare di Cannitello, a Villa San Giovanni, dove si alternavano gli oratori. Nisticò è stato soccorso e trasportato agli Ospedali riuniti dove i medici nulla hanno potuto fare per salvarlo. Circa 4mila manifestanti sono stati i partecipanti a Villa San Giovanni al corteo «Rete No Ponte», contro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. La stima è della questura di Reggio. I manifestanti, provenienti prevalentemente dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Campania, si sono mossi da piazza Valsesia a piazza Chiesa di Cannitello. Circa un migliaio di loro si è intrattenuto fino alle 17.30 per iniziative collaterali alla manifestazione. I servizi di ordine pubblico, fa sapere la questura, si sono svolti regolarmente anche se la manifestazione è stata chiusa anticipatamente per via del fatale malore che ha colto Nisticò.

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venerdì 18 dicembre 2009

REGALO DI NATALE DI FINI A FELTRI UNA BOCCETTA DI TRANQUILLANTE

Un flacone di Valium con un biglietto di auguri di Buon Natale. Questo il regalo che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha inviato ieri al direttore del Giornale Vittorio Feltri, secondo quanto riferisce la Velina Rossa di Pasquale Laurito. «Egregio Direttore - si legge nel messaggio riferito dalla Velina - per festività "serene" senza ossessioni e allucinazioni». Firmato: Gianfranco Fini. Gli auguri sono stati inviati ieri dopo che sul Giornale era comparso un editoriale di Feltri che sosteneva che con l'aggressione di Milano a Berlusconi era crollato il progetto di ribaltone di Fini. Da ciò l'invio del flacone del noto tranquillante con annesso biglietto di auguri. Ma la Velina Rossa «si sente anche in dovere di precisare quali possano essere, eventualmente, gli effetti indesiderati dell'assunzione di Valium. È noto infatti, che questo farmaco serve a rilassare, a calmare. Ma può avere anche effetti indesiderati, che certamente il presidente della Camera non augura al Direttore del Giornale. Purtuttavia - prosegue la Velina rossa - il buon Feltri, seguendo la "terapia" indicata dalla terza carica dello Stato rischia sonnolenza, cefalea, vertigini, ottundimento delle emozioni, confusione. Persino amnesia. Si ricorderà Feltri, di insistere nei suoi strali contro il "compagno" Fini?». L'ennesimo attacco di Feltri a Fini era arrivato proprio questa mattina, sempre dalle pagine del Giornale. «Avere un Fini che rema contro non è più una risorsa per il Pdl, ma un problema. Da risolvere in fretta». Così Feltri aveva risposto a una lettera aperta del deputato del Pdl Amedeo Laboccetta nella quale il parlamentare sosteneva che non sarebbe in vista nessun divorzio tra Fini e Berlusconi visto che Fini non è «un nemico» del Cavaliere ed è «uno che non tradisce». «Nella testa di Fini - ribatte Feltri - è successo qualcosa che ha trasformato l'uomo e lo ha reso distante dal partito a cui appartiene». La difesa del presidente della Camera da parte dei suoi fedelissimi non si è fatta attendere. «Fini non è diventato un pazzo comunista che vuole far cadere il Governo, ma una persona che pone ragionevolmente delle questioni al suo partito e al suo Governo». Così la pensa Italo Bocchino, deputato del Popolo della Libertà, commentando questa mattina su «Omnibus» su LA7 la posizione politica del presidente della Camera. E poi ha spiegato: «Fini pone innanzitutto la questione sulla partecipazione alle decisioni all'interno del Pdl; in secondo luogo il Presidente della Camera vuole un governo che si occupi della politica economico-sociale cercando di rispettare il programma elettorale alla luce degli avvenimenti economici che ci sono stati. In ultimo - ha concluso Bocchino - non vuole lo scontro con gli organi dello Stato ma anzi il loro massimo rispetto.Su altre questioni come quella della cittadinanza, ciò che dice Fini - ha ricordato Bocchino - è scritto nei programmi elettorali di signori che si chiamano Sarkozy, Merkel e Cameron».
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giovedì 17 dicembre 2009

FINI RADUNA GLI EX AN «O CON ME O CON ARCORE»
«A breve vedrò Berlusconi. Parleremo, chiariremo. State con me? Vi considerate parte di quel trenta per cento del Pdl che è l’ex An, o preferite passare a stare col settanta per cento di ex forzisti?». Così, forte di un mezzo dialogo recuperato via extrapolitica con il Cavaliere convalescente, stanco del filoberlusconismo vistosamente serpeggiante tra gli ex colonnelli e consapevole della necessità di recuperare peso in vista della trattativa o quantomeno di fare chiarezza, ieri Gianfranco Fini - prima di ribadire che sul fronte del clima politico «le parole di Napolitano sono una stella polare» - ha fatto quel che i suoi consiglieri più fidati gli suggerivano da tempo. Una cosa semplicissima, a dire la verità. Ha messo momentaneamente da parte i propositi pur circolanti di costruire un gruppo a parte di finiani (dentro il Pdl come “Pdl futuro” o addirittura fuori, stile Mpa di Lombardo). E ha resuscitato, solo per un momento s’intende, il gruppo dirigente di Alleanza Nazionale. La Russa, Gasparri e Bocchino, Urso e Matteoli, Alemanno, Augello e La Morte. Li ha invitati a pranzo, e ha ricordato a tutti chi fosse il loro leader di riferimento. Chi garantisse per loro nel Pdl. A chi dovessero, in definitiva, compattamente rispondere: altrimenti, ognuno per la propria strada. RICOMPATTARE PER TRATTARE .Una mossa semplice, ma inedita. Nonostante Ignazio La Russa, uscendo, abbia tenuto a sottolineare come non ci fosse «niente di strano» nel fatto che gli ex aennini si riunissero prima di Natale, di strano c’era in realtà quasi tutto. Era da prima dello scioglimento del partito, infatti, che Fini non faceva una riunione al gran completo di tal fatta. Una mossa, quindi, tardiva, al limite. Ma vincente, almeno a parole e almeno nell’immediato. Almeno per dare a Fini più forza nella trattativa con Berlusconi. Infatti, una volta riuniti a pranzo, tra l’ex leader e i suoi ex colonnelli si è ristabilito il clima di un tempo: lui che parla, loro che volenti o nolenti annuiscono. Fini ha dunque voluto «fare il punto » sui «tanti problemi» interni al Pdl, dai rapporti con la Lega alla necessità di evitare un partito monarchico: e ha chiesto soprattutto di affrontare le varie questioni «in modo unitario» come ex An, perché «se marciamo divisi può guadagnarci il singolo», ma si perde l’opportunità di «tenere insieme un mondo», all’interno del Pdl. Bene, gli hanno risposto tutti: purché si distingua fra i temi che possiamo condividere e quelli di tipo neofiniano, come immigrazione e biotestamento, nei quali «non ci riconosciamo ». «È ragionevole», ha convenuto Fini. FINIANI COME I COCCODRILLI .L’aut aut, deciso ma costruttivo, ha scosso non poco gli ex colonnelli, che infatti sono usciti alla spicciolata dopo quasi due ore di colloquio con la faccia variamente stravolta e la stessa confezione bordeaux contentente una cravatta, regalo di Bocchino. Del resto, solo poche ore prima, la tensione era tale che La Russa era arrivato a offrire a Fini, sia pur provocatoriamente, le proprie dimissioni da coordinatore del Pdl. Quanto poi il richiamoalla compattezza sarà efficace, restada capire. Pare a molti unaconcordia di parole, più che di fatti.Nemmeno Fini, del resto, si fa illusioni: «Sarà il tempo a rispondere. Io non sono pessimista, né ottimista. Sono realista ». Una conseguenza immediata, però, arriva: finiscono nel capitolo «leggende metropolitane,come i coccodrilli nelle fogne diRoma» le ipotesi di scissioni o di gruppi di finiani più o meno indipendenti dal Pdl. Ipotesi che nei giorni scorsi erano circolate eccome. E che, numeri alla mano, qualche fastidio potrebbeo anchedarlo. Ma che Fini si tiene nel cassetto, come fosse un’ultima ratio. Per adesso, a chi glielo chiede, sorride: «Leggende metropolitane, sì, certo: proprio come ha detto La Russa».
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PLACEBO, CONCERTO TRA LE NEVI

«Ok, facciamolo strano». Sembra che abbia commentato così Brian Molko, leader della rock-band inglese Placebo, la proposta di fare il concerto di chiusura del tour mondiale in alta quota, sulle piste innevate del Trentino. Succederà martedì prossimo, 22 dicembre, in occasione del “World Alpine Rockfest” ad Andalo. E così tra piccoli stragemmi (“So che la nostra violinista sta preparando dei guanti senza dita, cosi' potra' suonare al freddo”) e accorgimenti pratici (“dovremo stare attenti alle palle di neve”) il grande evento procede la sua preparazione e vedrà, prima del concerto, la sfida tra sedici protagonisti mondiali dello sci alpino (da Bode Miller a Davide Simoncelli, da Ted Ligety a Aksel Lund Svindal e John Kucera) che si sfideranno in un evento unico. Lo start alla stagione invernale del Trentino, invece, è già stato dato da giorni, complici le abbondanti nevicate arrivate già intorno all’Immacolata e un flusso di prenotazioni che fa sembrare lontana la crisi del turismo che si registra in altre zone d’Italia. Ma, accanto allo sport e agli oltre 800 km di piste da sci, il Trentino sfoggia quest’anno una “coccarda” d’eccellenza con il riconoscimento, arrivato dall’Unesco nel giugno scorso, assegnato alle Dolomiti come Patrimonio Universale dell'Umanita'. Ma oltre alle montagne, c’è tanto altro: dai mercatini di Natale, che compaiono in ogni vallata con luci e profumi inconfondibili, e dalle feste organizzate in occasione del Carnevale. Il sistema museale trentino, che ha nel Mart di Rovereto, nel Castello del Buonconsiglio, nel Museo tridentino di scienze naturali e nel Museo degli usi e costumi della gente trentina le proprie roccaforti, si appresta, per la prossima primavera, all’evento della riapertura di un gioiello medievale: il Castel Thun, in Val di Non, mirabile esempio di architettura castellana trentina, che custodisce collezioni di ogni genere e ci racconta, meglio di tanti libri di storia, come si è vissuto in Trentino negli 800 anni di principato vescovile.
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mercoledì 16 dicembre 2009

CICLISMO:GIRO D'ONORE, LA FESTA DELLE MEDAGLIE AZZURRE AL CONI. PRESENTI PETRUCCI E PAGNOZZI

di SERGIO CONTI

E’ di nuovo kermesse azzurra. E’ ormai un appuntamento consueto. Nel solco della tradizione recuperata lo scorso quadriennio, la Federazione Ciclistica Italiana ha voluto festeggiare con il Giro d’Onore, organizzato presso il Salone d’Onore del CONI a Roma, tutte le atlete e atleti che nella stagione agonistica 2009 hanno conquistato ben 45 medaglie nei massimi appuntamenti europei e mondiali giovanili e assoluti su strada, pista, fuoristrada e nel settore paralimpico dimostrando il proprio valore e il grande attaccamento alla Maglia Azzurra. Alla cerimonia il Presidente Petrucci(foto) ha evidenziato i numeri da record della Federciclismo insieme ai suoi successi: "La bicicletta affascina. Il vostro movimento è parte del dna del nostro paese. Siete leggenda, storia e realtà. Faccio quindi i complimenti agli atleti premiati ed al vostro Presidente". Anche il Segretario Generale, Raffaele Pagnozzi, Segretario Generale del Coni che pone l’accento su come la Federazione Ciclistica Italiana non solo ha raggiunto ottimi risultati ma ha aumentato considerevolmente il numero dei tesserati (quasi 14 mila) a favore della diffusione sul territorio. Luca Pancalli, Presidente del Comitato Paralimpico Italiano sottolinea: "Lo sport non ammette divisioni e differenze. La fierezza e la consapevolezza di trasferire gli atleti paralimpici nella federciclismo ha portato una straordinaria percezione dei loro successi". Presenti anche Francesco Ricci Bitti, Membro del Cio; Agabio Riccardo, Vicepresidente CONI, alcuni membri della giunta nazionale CONI tra cui Marcello Marchioni e Michele Barbone; Amedeo Colombo Presidente ACCPI e Alfredo Martini. Alla cerimonia presente anche Franco Ballerini, Direttore Tecnico della Federciclismo e Filippo Pozzato, Campione Italiano Professionisti, che dal raduno in Spagna con la propria squadra, è intervenuto come campione italiano della massima categoria per festeggiare tutti gli atleti. Sembrava difficile confermare il record di medaglie conquistato lo scorso anno, eppure i successi del 2009 segnano una straordinaria vetta del ciclismo italiano: "Festeggiamo gli importanti successi ottenuti grazie allo spirito di appartenenza e all'attaccamento alla Maglia Azzurra di ogni singolo atleta – dice Renato Di Rocco Presidente della Federazione Ciclistica Italiana –. Tutto questo è stato reso possibile dal clima di fiducia e dalla partecipazione attiva di tutto il nostro movimento. In particolare, le medaglie conquistate dai più giovani e l'aumento dei tesserati confermano la vitalità del ciclismo italiano e sono la migliore garanzia per il suo futuro". L’impegno quotidiano di tutte le persone all’interno delle nazionali azzurre ha permesso il raggiungimento di tali traguardi: "Un Giro d’Onore, cerimonia che ci inorgoglisce, che, con l’aiuto delle società di appartenenza degli atleti sul territorio, afferma i valori formativi dello sport. Non soltanto. Un Giro d’Onore a tutti i Commissari Tecnici, ai loro collaboratori che, nel rispetto della Maglia Azzurra, confrontandosi con il resto del mondo, continuano a sostenere l’importanza del ciclismo italiano. Il Giro d’Onore quindi, come festa che appartiene a tutti come slancio per andare avanti con entusiasmo nella direzione presa. Ed un grazie particolare al CONI ed al suo Presidente Giovanni Petrucci che sempre ci supporta e ci sostiene" - conclude Renato Di Rocco. Di grande pregio sono infatti il numero e le qualità delle medaglie conquistate dagli azzurri di tutti i settori: ben 45 podi internazionali, di cui 23 d’oro ai Campionati del Mondo, Campionati Europei, Giochi del Mediterraneo, 11 medaglie d’argento e 11 medaglie di bronzo. Da sottolineare anche Giovanni Visconti, leader della classifica UCI Tour 2009. Spiccano, oltre al titolo iridato su pista di Giorgia Bronzini nella corsa a punti élite, quello conquistato nella strada élite da Tatiana Guderzo, con l'aggiunta del bronzo di Noemi Cantele e dell’argento nella cronometro; i successi su strada di Rossella Callovi ai Campionati del Mondo Juniores di Mosca, con il bronzo di Susanna Zorzi, la vittoria mondiale dello junior Dario Sonda nello scratch (oltre all’argento europeo nella stessa specialità), la maglia iridata dello junior Gerard Kerschebaumer nel cross country (corsa individuale) e l’oro conquistato da Cristian Cominelli, Marco Aurelio Fontana, Eva Lechner e lo stesso Kerschebaumer nella staffetta cross country. Un altro segnale importante del settore fuoristrada, arriva dalla junior Alia Marcellini che conquista il bronzo ai campionati europei downhill. Il bottino è arricchito da ben otto titoli europei conquistati dagli juniores Giulia Donato (scratch), Elia Ongaretto (corsa a punti), Loris Paolo (km da fermo), Luca Wackermann ed Elena Cecchini nella corsa in linea su strada, Gerard Kerschebaumer nel cross-country, dagli under 23 Marta Tagliaferro (corsa a punti) ed Elia Viviani (scratch). Le Nazionali Azzurre si sono distinte anche ai Giochi del Mediterraneo con l’oro di Luisa Tamanini nella corsa in linea insieme al bronzo di Giorgia Bronzini, l’oro nella corsa a cronometro di Adriano Malori e quello conquistato da Enrico Peruffo nella prova in linea, che si somma al bronzo di Andrea Guardini su strada. Una stagione straordinaria anche per il settore paralimpico che, al primo anno del suo ingresso ufficiale nella Federazione Ciclistica Italiana, regala all’Italia bel sei titoli iridati, tre dei quali vinti dal veneto Michele Pittacolo nella cronometro, nella corsa in linea e nell’inseguimento individuale su pista (categoria CP4), oltre all’oro di Fabrizio Macchi nella cronometro (LC3) e ai due titoli iridati di Giorgio Farroni su strada e crono (CP3). In più quattro medaglie d’argento e di bronzo, conquistate ai Campionati del Mondo, a coronamento di una stagione da incorniciare. Il Giro d’Onore, al cospetto di autorità, giornalisti e partner federali, premierà anche i Commissari Tecnici che continuano a seguire gli atleti nella loro crescita professionale e personale: dal Direttore Tecnico Franco Ballerini a Edoardo Salvoldi, Commissario Tecnico Squadre Nazionali Femminili, passando per Andrea Collinelli, Commissario Tecnico per il coordinamento delle attività Squadre Nazionali Maschili, fino a Marino Amadori, Collaboratore Tecnico Strada Maschile Under 23, Rino De Candido, Commissario tecnico Strada Juniores, insieme ai tecnici del fuoristrada Antonio Silva, Commissario Tecnico Abilità e Hubert Palhuber, Commissario Tecnico MTB e con Mario Valentini, Commissario Tecnico del settore paralimpico. Un’annata straordinaria di medaglie, il grande impegno del movimento dedito a diffondere i valori formativi di questo sport meritano questo Giro d’Onore, festa e slancio per continuare la positiva strada intrapresa.
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