martedì 30 marzo 2010

BERSANI: «NON CANTO VITTORIA, MA NON È SCONFITTA PD: DISTANZA TRA COALIZIONI SI È DIMEZZATA»

«Non canto vittoria, ma non accetto neppure che si parli di una nostra sconfitta». Pier Luigi Bersani commenta i risultati delle regionali e delle amministrative e respinge le analisi che vedono un Pd sconfitto: «Non c'è un nostro arretramento al Nord, in Piemonte abbiamo perso per 9mila voti, è come prendere un palo al 95esimo. La vulgata che il Pd non sia nel Nord è sbagliata: chi l'avrebbe detto che avremmo vinto al primo turno a Lecco e Venezia contro Castelli e Brunetta?». Bersani spiega che «a gennaio nessuno scommetteva che avremmo vinto in 7 regioni su 13. Con il quadro di alleanze di allora potevamo giocarci 3-4 regioni, e invece ne abbiamo vinte 7 e altre due ce le siamo contese, in Piemonte con un palo al 95esimo e nel Lazio, dove ci separano 77mila voti. Nel Lazio il nostro schieramento avanza di 4-5 punti rispetto al 2009, in Campania di 6 punti, in Lombardia di 3, nelle Marche di 7, in Emilia di un punto e in Toscana di 3,5. C'è stato un dimezzamento della distanza tra noi e il centrodestra rispetto al 2009: erano 6 punti nel 2009 e ora sono 3, e parlo del centrosinistra classico, senza l'Udc. Per questo, pur in un contesto di un'elezione complicata, parlo di un'inversione di tendenza».E il Pd? Bersani parla di avanzamento di un punto rispetto alle europee, e cita le varie liste del presidente collegate a candidati del Pd, e ammette che «anche noi siamo stati colpiti dall'astensionismo». Un dato che, insieme alla radicalizzazione del voto a Grillo, segnala che «c'è un pezzo largo di società che non si sente rappresentato dalla politica ed esprime una domanda implicita e urgente di cambiamento verso una politica più semplice, concreta e onesta». Quanto a l'Aquila, Bersani precisa che, pur nella sconfitta della Pezzopane alle provinciali, «abbiamo vinto nel Comune capoluogo e in tutta l'area interessata dal terremoto».Quanto al risultato della Lega, Bersani precisa che «rispetto alle europee sono cresciuti dello 0.9%», mentre il Pdl «perde 4 punti rispetto alle europee e 5,7 rispetto alle politiche 2008. Dato che non è compensato da un analogo aumento della Lega.Ecco perché, dice il leader Pd, «lo scarto tra noi e il centrodestra si è accorciato». E il successo della Lega nelle regioni rosse? «Siamo più o meno a percentuali già raggiunte e comunque attenzione, il Pd è andato avanti in Emilia e nelle Marche». «La Lega - afferma Bersani - è un fenomeno di fondo nel nord. Ricordo che nel mio paese, Bettola, mi chiamavano pecora rossa perchè vincevano sempre gli altri. Io sono nato lì, non è che tutte le volte diventa una notizia...». Più che all'avanzata della Lega il leader Pd invita a guardare il rapporto tra Pdl e Lega «con il Pdl che va indietro di quattro punti e la Lega avanza. Questo avrà conseguenze nella maggioranza». «Nessuno ci avrebbe portato più avanti di Emma Bonino», dice Bersani. «Non credo affatto che ci abbia portato a incomprensioni con i cattolici. Non ho nulla da rimproverarmi, i numeri del voto dimostrano anche che c'è stata una sua affermazione personale oltre i partiti». «Nel Lazio siamo partiti 5 punti e siamo arrivati al pelo, a Roma il centrosinistra ha un vantaggio significativo e questo ci consente di guardare in modo positivo alle prossime comunali». Nessun rimpianto neppure sulla scelta di De Luca in Campania: «Ha avuto un successo rilevante, c'era un distacco molto ampio. De Luca non è stata una scelta del passato, non credo che avremmo fatto meglio con altri candidati». Il boom di Grillo? «Lì dentro c'è un' esigenza di civismo, anche se abbiamo idee molto diverse su rifiuti e infrastrutture. Ci sono fasce giovanili moderne che chiedono civismo, un'esigenza con cui dobbiamo confrontarci, l'idea di una politica più semplice, concreta e pulita. Detto questo i dati del Piemonte parlano chiaro, e me ne dispiace molto». «Io ho sempre pensato che Vendola sia una delle personalità con cui si può configurare l'offerta del centrosinistra al Paese». Lo ha detto Pier Luigi Bersani parlando del riconfermato governatore pugliese. «Io penso che il Pd -aggiunge il segretario- debba caricarsi anche di tenere aperto il cantiere ovvero essere disponibile a discutere anche con le forze che sono ora fuori dal Parlamento, a partire da Sinistra ecologia e libertà per verificare la possibilità di una convergenza strutturale». Sta parlando di un ingresso di Sel nel Pd? «No -risponde Bersani- non chiedo a Vendola di entrare ma se è disponibile di lavorare insieme per un cantiere comune». «Fronti, fronti.... si farà una discussione», risponde Bersani a chi gli chiede se non teme, dopo il voto delle regionali, l'apertura di fronti interni. «io ho detto cosa intendo fare- aggiunge- e cioè che si va avanti a costruire un partito che abbia un radicamento popolare. La strada è quella lì. poi le discussioni, per l'amor di Dio, le facciamo, ma noi abbiamo un dovere verso l'Italia. Ora ci occupiamo di questo». Il leader Pd tira le somme: nessuna marcia indietro nella rotta del Pd, «bisogna andare avanti nel solco della costruzione di un partito popolare che abbia al centro lavoro, famiglia e impresa e di una alternativa positiva a questo governo. E ribadisce il messaggio al governo: basta con le chiacchiere sulle riforme, «ci siederemo solo a tavoli in cui si parla di problemi degli italiani, di cose che la gente capisca immediatamente».E se il premier dovesse spingere l'accelatore verso una riforma presidenzialista che cambi la Costituzione, Bersani ricorda che c'è sempre il referendum confermativo. «Se ci sarà una forzatura, sappiamo che il meccanismo prevede anche una consultazione popolare», ha ricordato il segretario del Pd. Nel merito, ha poi spiegato, il Pd è disposto a un confronto sulle riforme istituzionali. «Si vada in parlamento, non temiamo la discussione sui temi istituzionali», ha detto. Chiusura totale invece sull'idea di Silvio Berlusconi di consultare i gazebo. «Non so cosa ne sappiano...», ha detto.
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