mercoledì 22 giugno 2011

CLOONEY - CANALIS, È ROTTURA - MA GEORGE APRIRÀ VENEZIA 2011


Un comunicato per comunicare ai mass media l'addio: George Clooney ed Elisabetta Canalis non fanno più coppia. L'attore e la showgirl italiana non stanno più insieme. Il che rafforzerà i pettegolezzi sulla omosessualità o meno di Clooney, che pure ha avuto fanciulle avvenenti e più sensuali della Canalis. Lei perderà forse attenzione da parte dei rotocalchi, per lui cambierà poco. Anzi, in veste di regista, autore e attore, il 31 agosto inaugurerà la mostra del cinema di Venezia, con un film molto attento ai meccanismi della politica nordamericana e sul Partito Democratico statunitense: “The Ides of March” (Le idi di marzo).La coppia che ha circolato spesso in moto Harley Davidson sul lago di Como nei pressi della villa acquistata dall'attore s'è dunque spezzata. L'ex velina non sposerà il bel George, che quindi non darà il bis nuziale dopo aver convolato a nozze con l'attrice Talia Balsam nell'89 e la separazione dopo quattro anni. E le star che davano per imminenti la cerimonia nuziale, tipo Cindy Crawford sicura della solidità della coppie, o erano meno informate di quanto dicevano o non erano ben informate. Ad appuntamenti mediatici di peso della Canalis Clooney non s'era mostrato. Un gesto per non oscurarla, anche. Non s'è presentato né all'ultimo festival di Sanremo – dove l'ex velina è stata surclassata in agilità da showgirl da Belen – né a Cannes. Le voci si infittivano, lo spettacolo mediatico è finito.Più concretamente, interessa la notizia diramata dalla Biennale di Venezia. “Le idi di marzo” che aprirà il concorso 2011 è scritto e diretto da George Clooney, presente anche tra gli attori con Ryan Gosling e Philip Seymour Hoffman. “Tratto dal lavoro teatrale di Beau Willimon Farragut North, scritto da George Clooney, Grant Heslov e Beau Willimon – scrive la Mostra del cinema - il film è ambientato nel mondo politico statunitense in un prossimo futuro, durante le primarie in Ohio per la presidenza del Partito Democratico. Racconta la vicenda di un giovane e idealista guru della comunicazione (Ryan Gosling) che lavora per un candidato alla presidenza, il governatore Mike Morris (George Clooney), e che si trova suo malgrado pericolosamente coinvolto negli inganni e nella corruzione che lo circondano”. Il film sarà distribuito in Italia da Rai Cinema / 01 Distribution e debutterà in prima mondiale a Venezia.                                                                                                       r.d.c.

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martedì 21 giugno 2011

CAMPIONATO ITALIANO MINIBIKE CROSS E MOTARD NEL SEGNO DI PALLOTTA


di SERGIO CONTI

Sono stati due giorni intensi quelli del weekend dedicato alle Minibike. Il tempo ha graziato le due gare messe in programma da FX Action ed entrambe le manifestazioni, distanti tra loro circa 300 km, si sono potute svolgere regolarmente.A Cervarese Santa Croce, sabato sera, si è svolta la terza tappa del Campionato Italiano Minibike Cross. La gara ospitata all'interno degli Internazionali d'Italia Supercross ha visto l'impeccabile organizzazione del Moto Club Fun Bike all'opera. L'arena illuminata da potenti fari ed un tracciato veramente “tosto” ha accolto tutti i migliori Italiani della specialità davanti a un pubblico di circa 4000 spettatori che non si sono risparmiati nell’applaudire anche le minibike ad ogni ingresso pista.La pista era veramente difficile per le piccole 4 tempi ma i piloti schierati al via non hanno temuto niente ed hanno gareggiato con molta determinazione. E’ stata, senza ombra di dubbio, la serata di grazia di Alceste Pallotta (foto) che in sella alla Bucci Moto del AX Racing Team ha dominato entrambe le manche della categoria PRO, alle sue spalle il forte pilota laziale Massimiliano Dragonetti del Wyss Racing Team, sempre su Bucci Moto, secondo in entrambe le frazioni, terzo assoluto il ligure Sergio Abete su LEM.Nella categoria Amatori vittoria del leader del campionato Claudio Nicolamme su Gentili che seppur a pari punti, vincendo gara 2, ha conquistato la gara di Cervarese. La new entry del campionato, Thomas De Nardo su Bucci Moto, si è piazzato al secondo posto assoluto a pari punteggio, terzo Luca Moscatelli, poi nell'ordine in due piloti in sella alla Gentili, Lorenzo Grossi e Stefano Miglionico.La classifica del campionato vede al giro di boa, nella PRO, la tabella rossa di Alceste Pallotta con alle sue spalle Massimiliano Dragonetti, terza piazza per Sergio Abete. Mentre nella Amatori tabella rossa per Claudio Nicolamme seguito sempre da Lorenzo Grossi, terza piazza per Luca Martines.Prossimo appuntamento sarà il 9 luglio a San Giustino, in provincia di Perugia.Il tempo di premiare i piloti e poi trasferimento a Ottobiano per la terza prova del Campionato Italiano Minibike Motard, per i vari Trofei Dream e per la prima prova dell'European Cup. Per quanto riguarda la gara dell'European Cup i piloti stranieri hanno disertato la gara nonostante le promesse di partecipazione e i piloti italiani iscritti non avevano i documenti completi per il rilascio della licenza UEM, risultato le classifiche sono state acquisite e inviate in FMI e UEM per vedere se la gara sarà convalidata e ci sarà da attendere le decisioni finali della UEM. Comunque la gara, che comprendeva anche l'Italiano, si è svolta regolarmente. Anche a Ottobiano il pilota marchigiano Alceste Pallotta ha conquistato due vittorie a coronamento di un week end perfetto. Il pilota schierato nella MB Open, nonostante aver corso la sera prima a 300 km di distanza, si è trasferito nella notte a Ottobiano e con grande determinazione ha ribadito che oggi è l'uomo da battere nelle due specialità. Di certo a Ottobiano la sfortuna ha preso di mira il suo maggiore avversario: Michele Cannistraro che per un guasto allo scarico e una caduta ha permesso più facilmente la cavalcata solitaria di Pallotta sulla pista pavese. Terza piazza per Mario Rolandi su Rotek che dalla Stock Agonisti è passato alla MB Open da questa gara.Nella categoria Stock Amatori doppietta del pilota Rotek, Riccardo Lodigiani fortissimo anche sullo sterrato, seconda posizione di Davide Bastari su WT Motors, terza posizione per Ivan Chiariotti e poi Cristian Scorici, entrambi su WT Motors.Nella gara nazionale Street Open vittoria di Michael D'Ambrosio su WT Motors, bella la vittoria in gara 1 del giovane Alessio Finello su Bucci Moto che purtroppo non ha preso il via in gara 2 per un problema tecnico avvenuto un attimo prima dello start.Anche i trofei hanno fatto la loro parte con gare emozionanti e divertenti, la Dream e FX Action hanno lanciato questi due monomarca, al loro primo anno di esistenza, con mille difficoltà e pian piano molti stanno chiedendo informazioni per iscriversi. Per il futuro, questi trofei, sono indice di una formula economica che aggregherà sempre più piloti che hanno voglia di iniziare a confrontarsi. La gara del Trofeo FX Action by Dream ha visto la doppia vittoria della tabella rossa attuale Alessandro Napolitano, pilota del Moto Club Bellinzago, alle sue spalle Fusto, che in gara uno è stato promosso dopo la penalizzazione di Simone Napolitano per partenza anticipata. Simone, si è rifatto in gara 2 con una seconda posizione che lo mantiene sempre secondo nella generale, dietro al fratello maggiore. Ottima la prova per Mirco Cicognani e Cesare Fusto, Cicognani guadagna la terza piazza nel campionato, regolare la prova del toscano Simone Mariottini.Nel monomarca MINI GP Dream Cup gare combattute e divertenti, vittoria in entrambe le gare della Sport per il lombardo Mauro Fasciano che si rifà della sfortuna di Busca, seconda posizione per la tabella rossa del campionato Fabrizio Canu che mantiene la leadership del trofeo, terza posizione assoluta della new entry Francesco Ferrara, ottima e regolare la gara di Stefano Fioretti che si mantiene secondo nella generale a pochi punti dalla vetta della classifica. Nella categoria dei giovani vittoria nella Junior di Manuel Savoia. Prossimo appuntamento sarà il 3 luglio a Bruino.
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lunedì 20 giugno 2011

CALCIO, LE LACRIME DI SIGNORI «SONO STATO MASSACRATO DAI MEDIA»



«È stato un massacro mediatico». Beppe Signori si presenta in conferenza stampa per raccontare la sua verità. L'ex bomber della Nazionale e della Lazio, il «Beppegol» di cui si parla nelle intercettazioni relative all'inchiesta sul calcio scommesse, ha voluto replicare all'accusa di essere il famigerato capo del 'clan dei bolognesì. All'inizio è visibile la commozione di Signori, tanto che ci vuole l'applauso dei presenti per spingerlo a vincere le lacrime e rompere il ghiaccio. «Mi devo fare forza - ha esordito l'ex giocatore - se no non mi riconosco. Ringrazio le persone che mi son state vicine, avvocati e le persone che mi han mostrato affetto, i tifosi, la mia famiglia. Sono state il mio unico sfogo, non avendo contatti con l'esterno in questi ultimi quindici giorni richiuso a casa. In questi giorni mi son studiato tutta l'ordinanza». «C'è stata una disparità, ci son state notizie inventate e false, è stato un massacro mediatico - queste le dure parole dell'ex bomber - in pochi giorni sono stati cancellati tanti anni di carriera. E non ho potuto rispondere. Sembra che qualcuno si sia divertito. Sin dall'inizio dovevo capire che si trattava di un massacro». Signori non nega il vizio delle scommesse, ma afferma di averlo sempre fatto legalmente e alla luce del sole: «Forse mi porto dietro una nomea sbagliata, ma sono uno scommettitore. Mi piace scommettere, ma solo legalmente, mi piace fare la sfida del buondì. Queste sono le mie scommesse». Segue poi il racconto del retroscena dell'arresto: «Ho scoperto dell'indagine mentre ero in treno, vedendo su un sito la mia immagine in manette. Arrivato a Bologna mi portano in questura. Mi son ritrovato come in certi film, appoggiato al muro, mi han preso le impronte digitali. Ero sotto shock, non capivo ancora di cosa stavano parlando - ha proseguito Signori - mi chiama un giornalista, e gli chiedo di avere pietà. Il giorno dopo hanno scritto che già chiedevo scusa. In verità, chiedevo solo di capire cosa stava succedendo». Sotto accusa ci sono giornali e televisioni: «Si è pensato solo a denigrare, ma in questa ordinanza non compare una mia sola intercettazione che sia una su 50mila. Facevo i segnali di fumo, forse? Eppure questo non è stato riportato dai giornali, mi chiedo il perché di tanto accanimento, tanto massacro». Signori tiene poi a precisare di non aver alcun rapporto con gli indagati coinvolti nell'inchiesta: Maledetto fu il 15 marzo, dove fui invitato dai miei due commercialisti all'incontro con due persone (Erodiani e Bellavista, ndr) che non avevo mai visto. È lì che nasce tutto. Io non ho fatto altro che andare ad ascoltare, ingenuamente, scrivendo delle condizioni altrettanto ingenuamente: il famoso 'papellò. Volevo capire a cosa serviva la mia presenza in quell'incontro. Ebbene, servivo solo da garante. Con la mia garanzia, si poteva eventualmente avvicinare giocatori di Serie A. Ma io quelle due persone le ho viste in quella volta, ed è stata l'ultima - aggiunge Signori - mi han chiesto di investire soldi, ho rifiutato. Anche perché non si possono coinvolgere giocatori di Serie A. Dissi che non ero interessato. E che non ho le disponibilità economiche per poterlo fare. Da queste quattro persone e dagli altri indagati non ho mai ricevuto assegni o soldi in contanti, e non ho mai dato loro assegni e soldi in contanti. Mai ricevuto né dato. Lo dico con la massima tranquillità«. L'ex bomber laziale precisa di non aver più visto Erodiani e Bellavista dopo quell'incontro e smonta la chiacchierata visita dei cinesi al ritiro del Bologna: semplicemente, ragazzi «conosciuti a Pechino durante il mio lavoro televisivo per un tv di Pechino durante i Mondiali. Volevano aprire un camp qua in Italia. Sono andato dal Bologna, e ho chiesto se potevo assistere ad un allenamento. Abbiamo discusso della possibilità di un'amichevole in Cina, poi li ho portati a vedere Milan-Bologna. Tutto qui: una cosa semplice». Signori si dice fiducioso sul lavoro della giustizia: «Ho le mie verità e non ho nessun problema ad affrontare le prossime indagini. Trent'anni distrutti in quindici giorni, qualcuno me li dovrà restituire». Per un pò, però, starà lontano dal mondo del calcio: «Avevo già firmato due contratti e chiederò che siano messi da parte, uno era con Mediaset, l'altro con Sky365 (famoso bookmaker, ndr). Nemmeno a farlo apposta».

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domenica 19 giugno 2011

UN PARTITO NUOVO IL PARTITO DEMOCRATICO

Sul significato di questa valanga di voti per i referendum si sono già dette molte cose. Conviene rifletterci bene perché le novità sono grandi: dopotutto è una nuova generazione che sta prendendo la parola. Non è poco. Non credo che si tratti solo di una condanna politica di Berlusconi. Certo, anche, ed è fondamentale. Ma nel voto di quei 25 milioni di italiani (ben oltre i confini della sinistra) c’è, io credo, un fenomeno più profondo: il bisogno della gente di riappropriarsi della propria vita. Bersani parla di una riscossa civica. È vero, ma rispetto a che cosa? Non solo alle vergogne del “bunga-bunga” ma anche (non nascondiamocelo) al degrado della politica: la politica senza finalità, senza analisi né programmi, alla ricerca di un consenso a breve, subalterna al potere economico. Mi ha colpito l’indignazione di qualcuno per il “semplicismo” del quesito sull’acqua e sul nucleare. Sì, era semplicistico ma ciò che non si è capito è il sentimento che finalmente si rivela con tanta forza dopo anni e anni in cui si è fatta solo l’esaltazione dell’individuo negato come persona perché la “società non esiste”.È il bisogno di “beni comuni” e di qualità della vita che si è rivelato. Emerge, finalmente, un enorme bisogno di giustizia che ho sentito nel grido di una donna semplice: ci avete tolto il lavoro, ci avete reso precari, vi siete arricchiti scandalosamente, voglio almeno impedirvi di prendervi quel più semplice dei beni comuni che è l’acqua. Una ingenuità, certo ma la sinistra se è intelligente deve capire che c’è un enorme bisogno di relazioni sociali, di senso delle cose, di significati della vita, di regole. Io parto da qui. Ed è per questa ragione (sta mutando qualcosa nel rapporto tra politica, economica e società) che sento il bisogno di un partito nuovo. Non più la somma di vecchie storie. Il partito democratico. Un soggetto politico che vuole mettere in campo un movimento riformatore molto vasto, il quale sia sorretto da una cultura in grado di rileggere i problemi italiani alla luce del rapporto sempre più intrinseco tra l’Italia e il mondo.Ma voi che analisi fate - mi ha chiesto un vecchio amico - se non tenete conto di come il superpotere finanziario sta cambiando ovunque le mappe sociali e il rapporto tra il denaro e la ricchezza reale? Vi rendete conto di che cosa comporta questo tipo di austerità imposta dalla destra europea? Non avrete mai lo sviluppo, e finirete col fare la fine della Grecia.In effetti è questa la grande tragedia che incombe, per fronteggiare la quale è vitale sgombrare il campo da questo governo che non governa. È a fronte di questo rischio mortale che il dovere del Partito democratico è mettere in campo un nuovo progetto dell’Italia.Ma non basterà agire “dall’alto”: bisognerà risvegliare le risorse più profonde e vitali del Paese. Ecco la grande impresa in cui si è messo il Pd. È quella di restituire alla democrazia il potere di decidere, il che al fondo consiste nel rovesciare il rapporto di subalternità della politica rispetto all’economia. La democrazia non solo come procedura ma come la libertà delle persone, le quali attraverso un nuovo potere politico vengono messe in condizione di decidere del proprio destino. È qui che si fonda la ragione della riunificazione delle forze riformiste e la novità del profilo di una forza che assume la missione di restituire al “principe” (cioè alla gente) l’enorme potenziale creativo degli italiani, la loro libertà di scegliere, di intraprendere, di realizzarsi.È in questo orizzonte che io vedo la necessità di rialzare la bandiera del lavoro. Un lavoro che non è solo il lavoro operaio ma, certamente, anche dell’imprenditore, del produttore, dell’intellettuale, dell’artigiano. Una cosa diversa rispetto al lavoro dei tempi di Di Vittorio. Ma una cosa altrettanto forte. Si tratta di una idea di giustizia e di solidarietà, capace di coinvolgere i ceti più moderni e creativi riconoscendo i meriti oltre che i bisogni, e dando la parola a una nuova generazione che è insofferente delle vecchie bordature.Sono sempre stato convinto che non si possa formare un grande partito senza una visione di lungo periodo. Ma in cosa consiste oggi questa visione se non nel pensare il processo di emancipazione sociale come un fenomeno che non cancella i contrasti di classe ma non si riduce a questi? Tutta la storia umana è andata avanti grazie al progressivo affrancamento dell’individuo dalle vecchie barriere in cui si era andata via via organizzando la società: dai vincoli feudali al ruolo dei sessi, fino alle contrapposizioni sociali su basi ideologiche. Ed è per questo che non sono accettabili le logiche di una oligarchia finanziaria che tende a invadere - anche attraverso il controllo dell’informazione e degli strumenti che producono il “senso comune” - tutti gli ambiti della vita. La società non può ridursi a società di mercato, senza disgregarsi. L’individuo lasciato solo non può fare appello a quelle sue straordinarie capacità creative che non vengono dal semplice scambio economico ma dalla memoria, dall’intelligenza accumulata, dalle speranze e dalle solidarietà umane.Lo sviluppo umano. Dopotutto non è questo l’obiettivo e il segno identitario del Partito democratico, la sua missione originale?

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sabato 18 giugno 2011

VENDOLA: NON SI VINCE AL CENTRO MA CON IL POPOLO DEL REFERENDUM


«Non si vince al centro, si vince quando la politica viene percepita come strumento di cambiamento reale».E «la politica del centrosinistra sarà vincente solo se si riconnette alla vita». Per questo «il principale alleato da cercare è il popolo del referendum». Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, aprendo l'assemblea nazionale del partito in corso a Roma. «Il centrosinistra - ha ricordato - ha giocato molto sulla spallata parlamentare» ma nelle elezioni amministrative, nei ballottaggi, nel referendum «il politicismo e la politologia hanno perso. Ha perso lo schema delle alleanze a tavolino, la costruzione della cronologia che porterà alla vittoria». Nonostante ciò «persiste ancora l'idea che si vinca al centro. E non vale la domanda: 'cos'è il centro?' È quello che mette al centro la famiglia tradizionale? E chi ha portato oggi quella famiglia alla povertà? Bisogna uscire da questi schemi perché non significano niente, smettere di inseguire formule alchemiche con cui la politica cerca di individuare l'identikit del leader vincente che tende ad assomigliare sempre al candidato avversario». «L'Italia che abbiamo di fronte - ha concluso Vendola - ci è largamente sconosciuta perché è spaventata dal futuro». Con le ultime consultazioni elettorali e referendarie, però, ha rivendicato «un diritto di ingerenza su questioni in cui normalmente non l'aveva. È accaduto improvvisamente e questo non è riconducibile a una lettura politicistica. Chiedersi quanto questa spinta si traduca in consenso elettorale è una cosa meschina. A me non interessa». Bisogna invece allearsi con questo popolo, con i movimenti, secondo il leader di Sel: «Il nuovo centrosinistra deve essere un cantiere aperto. È il momento di allargarsi ma non al centrodestra ma al popolo del referendum» perché «vinciamo quando interloquiamo con tutto ciò che si muove al di fuori dei partiti».Quanto al partito unico con Pd e Idv, Vendola osserva: «Non ho proposto un partito unico. Certo il tema del partito del progresso del XXI secolo è posto ma rischiamo di essere tutti con gli attrezzi di lavoro arrugginiti. Bisogna prima sgomberare il campo dalle magliette ideologiche».«Con questo centrodestra è difficile che ci sia un terreno di scambio politico su qualunque questione, a parte le regole del gioco». Vendola ha ribadito così il suo 'nò al dialogo con la Lega che viene . Secondo il governatore della Puglia «non c'è nessuna possibilità di interlocuzione con un partito razzista e xenofobo». Allo stesso modo, Vendola ha detto no a una interlocuzione con Tremonti. «Mi auguro - ha aggiunto - che la stessa valutazione venga fatta dalle altre forze di opposizione che puntano al governo dell'alternativa». «Dialogo» e «porte aperte» ai Verdi e alla Federazione della sinistra anche se «vivono prevalentemente di una esercitazione polemica contro Sel». «Se polemizzano con noi non fa niente. Discutiamo con tutti serenamente». «Non voglio essere - ha proseguito - per la seconda volta protagonista della costruzione di un partito e poi inquisito per il reato del suo scioglimento. Rivedere il film di Rifondazione comunista mi provoca l'orticaria. La costruzione del socialismo del XXI secolo è aperta. Ma socialismo non è una parola esaustiva di tutto quello che è necessario per il cambiamento». «Parlare di primarie» pensando «che si tratta solo scegliere un leader sarebbe riduttivo», dice Vendola rivolgendosi al segretario Pd: «A Bersani voglio dire questo: siamo tutti impegnati nella lotta al leaderismo ma non vorrei che alla fine diventasse una gara tra leader a chi è più anti-leaderismo». Il leaderismo, continua Vendola, «si combatte solo allargando la platea degli attori che decidono, si combatte con la democrazia». Invita quindi i vertici dei partiti del centrosinistra a fare «una disputa sulle primarie» che «non resti prigioniera dentro il ceto politico». La disputa, continua, «non resti prigioniera della biografia» altrimenti «è una disputa col torcicollo che guarda al passato, su come eravamo».                                 r.d.c.

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venerdì 17 giugno 2011

MOTOCICLISMO/PILOTI IN PISTA A BUSCA PER LA QUARTA PROVA DEGLI INTERNAZIONALI E TRICOLORI SUPERMOTO

di PAOLA MAURIZIO

BUSCA - Ultime ore di vigilia e poi, finalmente, si alzerà il sipario sulla 4a prova degli Internazionali d’Italia e Campionato Italiano di Supermoto organizzati sul circuito internazionale Kart Planet di Busca dalla DBO in collaborazione con la Federmoto. Domani, dunque, ricomincerà la corsa ai titoli tricolori Supermoto potendo contare sullo spettacolo offerto dai migliori specialisti stranieri pronti al via con tutti gli italiani sulla pista che due mesi e mezzo fa li ha visti schierati per la sfida iridata che ha dato avvio al mondiale della specialità.A Busca saranno presenti i migliori piloti al mondo che non vorranno perdersi l’opportunità di correre su uno dei circuiti più belli d’Italia, e tra loro, per la graduatoria S1, l’attenzione è focalizzata sugli attuali leader di campionato: il pesarese Ivan Lazzarini (HM Honda Racing) e il francese Thomas Chareyre (TM Factory Racing), rispettivamente nel Campionato Italiano e Internazionale S1.Per le altre classi i capofila delle rispettive classifiche sono: il toscano Alessandro Tognaccini (Ktm 747 Motorsport) per il tricolore Open, il pontino Paolo Salmaso (Ktm 747 Motorsport) in Coppa Italia, e il chietino Daniele Di Cicco nel Trofeo monomarca HM Honda.Il programma del sabato, dopo le operazioni di verifica, prevede piloti in pista a partire dalle ore 10,00 con le prove ufficiali che a turni vedrà sfilare tutte le categorie e, a seguire, le qualifiche dei campionati nazionali e internazionali che ci faranno conoscere i primi responsi di questa prova piemontese.
PREZZO BIGLIETTI
Sabato € 10
Domenica € 15
Ragazzi under 12 omaggio
Sconti FMI
CLASSIFICHE DI CAMPIONATO
S1 CAMPIONATO ITALIANO: 1. Ivan Lazzarini (HM Honda Racing) punti 100; 2. Christian Ravaglia (Suzuki Valenti Lux Performance) 77; 3. Davide Gozzini (Ktm 747 Motorsport) 75; 4. Massimo Beltrami (Honda TDS Faor) 71; 5. Teo Monticelli (Honda Freccia Team) 65.
S1 INTERNAZIONALI D’ITALIA: 1. Thomas Chareyre (FRA-TM Factory Racing) punti 136; 2. Adrien Chareyre (FRA-Aprilia Team Fast Wheels ASD) 117; 3. Ivan Lazzarini (ITA-HM Honda Racing) 100; 4. Matthew Winstanley (GBR-Honda SHR Supermoto) 83; 5. Christian Ravaglia (ITA-Suzuki Valenti Lux Performance) 77.OPEN CAMPIONATO ITALIANO: 1. Alessandro Tognaccini (Ktm 747 Motorsport) punti 125; 2. Massimiliano Porfiri (Honda Team Freccia) 121; 3. Marco Dondi (KTM Motoracing Team) 110.COPPA ITALIA CAMPIONATO: 1. Paolo Salmaso (Ktm 747 Motorsport) punti 1.180; 2. Paolo Terraneo (Yamaha) 1.090; 3. Giulio Lorenzini (Honda Vitermotard) 1.045.TROFEO HM HONDA CAMPIONATO: 1. Daniele Di Cicco punti 590; 2. Bryan Ciarlatini 480; 3. Mauro Fagiani 466.

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giovedì 16 giugno 2011

BERLUSCONI: «NON C'È ALTERNATIVA, LA GENTE MI AMA»  LA SBERLA? COLPA DI CROZZA, FLORIS E SANTORO


Silvio Berlusconi vive in un Paese che lo ama. Le elezioni amministrative, il voto dei referendum, le contestazioni nelle piazze non esistono. «Il mio consenso personale rimane il più alto – dice il Premier – e anche quando passeggio per la strada la gente mi riempie di entusiasmo. Per questo sono pronto a battermi come sempre». «Sono intimamente convinto che non ci sono alternative a questo governo e a questa maggioranza». La fiducia? Il governo è autorizzato a porre la questione di fiducia sia sul dl sviluppo che su eventuali documenti da sottoporre al voto del Prlamento per la verifica della maggioranza. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi. «Sono stato autorizzato - ha detto Berlusconi - a porre la fiducia sia sul decreto sviluppo che sull'eventuale richiesta di documenti con cui misurare la nostra maggioranza in Parlamento. Sono convinto - ha aggiunto - che avremo una larga maggioranza di supporto». Il calo dei consensi? Nel mirino di Silvio Berlusconi finisce anche Maurizio Crozza. Il premier in Cdm ha elencato una serie di motivi per cui il governo ha registrato negli ultimi tempi un calo di consensi. Tra questi, la crisi europea e l'effetto referendum causato, a suo dire, dalla paura per il nucleare. Ma anche - ha argomentato il Cavaliere durante la riunione del governo - alcune trasmissioni televisive che si sono scagliate contro l'esecutivo. Il presidente del Consiglio ha citato i programmi di La7, tra cui quello di Maurizio Crozza, e le trasmissioni Rai Annozero e Ballarò. Al contrario di tanti leader europei che hanno perso il loro consenso - ha sostenuto il presidente del Consiglio secondo quanto viene riferito -, io godo ancora della fiducia dei cittadini. Il Cavaliere anche durante la riunione del Cdm ha ribadito che il governo va avanti. La manovra sarà presentata dopo la verifica e dopo il Consiglio Ue di Bruxelles. «Non siamo preoccupati sull'impatto che la manovra potrà avere sui cittadini italiani»., ha detto il Cavaliere. A pochi giorni dalla verifica parlamentare e nel pieno di una nuova vicenda giudiziaria che rischia di investire la politica e la stessa maggioranza, Berlusconi non trova di meglio che ostentare sicurezza. Non lo preoccupano i giudici, ma nemmeno le sorti del governo: «Non ho paura di nessuno - afferma – la maggioranza tiene assolutamente». Per accontentare la Lega linea dura sugli immigrati: «Con Maroni abbiamo approvato un decreto sull'immigrazione per l'espulsione coattiva immediata di tutti i clandestini», ha detto il premier durante la conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il consiglio dei ministri. Su Lampedusa. dove comprerà casa il 28 giugno, ha detto di volerla far diventare zona franca: «Anche il Re di Napoli nel 1855 aveva concesso a Lampedusa la possibilità di essere zona franca. Questo sarà un buon elemento di supporto per la richiesta che faremo all'Europa. Possiamo avere buone speranze di ottenere» la zona franca «per la posizione geografica di Lampedusa». «Con un decreto approvato oggi prolunghiamo il tempo di trattenimento nei Cie da sei a 18 mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa dal giudice di pace». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del Consiglio dei ministri. La questione libica non è stata affrontata ma è una delle spine del rapporto con il Carroccio. «Siamo molto attenti sviluppo delle azioni militari. Noi siamo entrati nell'alleanza con voto del Parlamento e con l'ok del Capo dello Stato. Siamo lì e seguiamo evolversi situazione che non vogliamo si trasformi in una palude e speriamo possa terminare presto con la cessazione dell'attuale regime». Malgrado l'ottimismo ostentato del premier, la tensione nella maggioranza è alta. Giallo sul pollice verso di Bossi. Alla domanda sulla tenuta del governo. il leader leghista ha risposto due volte con il pollice verso. Dopo poco arriva la smentita dell'ufficio stampa, ma il gesto ormai era stato registrato. E il premier sposa questa versione: il pollice verso di Bossi, «era rivolto a voi», ha detto Berlusconi rispondendo ai cronisti che chiedevano un commento sul 'giallò del gesto del leader della Lega. «Rimando a Pontida», afferma sorridendo il ministro dell'interno, Roberto Maroni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, che stringendo il braccio al premier aggiunge: «e Berlusconi ascolterà attentamente». Pier Luigi Bersani ha duramente criticato le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su giudici e maggioranza. «Sono dichiarazioni di una superficialità e una irresponsabilità che fa impressione», ha detto il segretario del Pd ai cronisti sotto la sede del partito. «La situazione che abbiamo davanti è veramente preoccupante», ha aggiunto. L'inchiesta sulla cosiddetta 'P4', che ha portato agli arresti domiciliari di Luigi Bisignani, uomo vicino a Letta, e alla richiesta da parte della procura di Napoli di autorizzazione ad eseguire la custodia cautelare in carcere per il deputato Pdl Alfonso Papa, però scuote i palazzi e c'è già chi teme una nuova Tangentopoli. Dalle carte dei pm napoletani emergono i nomi di Gianni Letta, Italo Bocchino, Denis Verdini. Il Pdl fa quadrato, ma anche dall'opposizione si levano voci a sostegno del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini è pronto «a mettere la mano sul fuoco» a favore di Letta: «è un uomo che parla con tutto il mondo e tutto il mondo parla con lui. Se c'è una persona su cui metterei la mano sul fuoco per onestà e correttezza quella è Gianni Letta». Enrico La Loggia (Pdl) ricorda che «Gianni Letta è da anni uno dei più grandi ed affidabili servitori dello Stato, dote riconosciutagli da tutti indistintamente. Inoltre, è una persona per bene della quale mi onoro di essere amico. Sono quindi certo che quanto sta emergendo in queste ore non lo sfiorerà neanche da lontano». Per il capogruppo Pdl alla camera, Fabrizio Cicchitto, «la magistratura sta approfittando delle difficoltà della maggioranza per rilanciare l'attacco della cavalleria giudiziaria». Di diverso avviso il leader Idv, Antonio Di Pietro: «La questione morale non si è mai chiusa da quando, quel lontano febbraio 1992, arrestammo Mario Chiesa. Da allora ci sono sempre gli stessi personaggi che si propongono e ripropongono per fare il bello e il cattivo tempo. Per questo credo ci sia bisogno di un rilancio etico nelle istituzioni».

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mercoledì 15 giugno 2011

PER UNA COSTITUENTE DEI BENI COMUNI MERCOLEDÌ 15 GIUGNO 2011


Il risultato dei referendum di domenica e lunedì scorso è la conferma di un profondo cambiamento che sta avvenendo nel paese e che già si era annunciato nelle elezioni amministrative. In questi giorni è stato sottolineato come i referendum segnalino la crisi organica delle destre, il declino di Berlusconi e l’attenzione sul nucleare suscitata dal disastro di Fukuscima. Il dato di fondo del referendum è però che il voto sull’acqua pubblica ci parla di una decisa inversione di tendenza dell’opinione pubblica del paese sulla questione delle privatizzazioni. Il tema dei beni comuni – a partire dall’acqua – è diventato la forma innovativa in cui si può parlare di pubblico. Un pubblico qualificato dalla dimensione democratica e comunitaria e per questo non riconducibile in alcun modo alla stagione politica del clientelismo democristiano. Da questi referendum emerge inoltre una soggettività dei comitati e delle associazioni che ha costituito – insieme a pochissimi partiti, tra cui in primo luogo Rifondazione Comunista - il tessuto connettivo della raccolta delle firme prima e della campagna referendaria poi. All’interno di questo tessuto di partecipazione occorre poi sottolineare una straordinaria soggettività giovanile che riecheggia le forme di aggregazione e di partecipazione che abbiamo visto all’opera nel movimento altermondialista. Indubbiamente il risultato del referendum – come la straordinaria partecipazione giovanile verificatasi nella tornata amministrativa in alcune città - è il figlio legittimo della stagione di Genova e, proprio nel decennale, ne testimonia la natura tutt’altro che minoritaria.Per tutti questi motivi ieri abbiamo giustamente festeggiato un risultato straordinario che è destinato a incidere nel profondo sul paese. Non solo sul terreno governativo e del rapporto tra le forze politiche, ma sul complesso delle culture politiche e delle forme della partecipazione politica.Occorre però, parimenti, avere la consapevolezza politica che il risultato dei referendum sull’acqua è tutt’altro che acquisito.Mentre per quanto riguarda nucleare e legittimo impedimento il referendum è – per così dire – immediatamente esecutivo, non è così per l’acqua. Non a caso da parte del governo stanno già emergendo spinte ad aggirare il risultato della consultazione attraverso le realizzazione di Autority, proposte di regionalizzazione, discorsi stravaganti sulla necessità comunque di remunerare il capitale. Sull’acqua esistono enormi interessi materiali in gioco e i loro interpreti stanno già mettendo le mani avanti per cercare di salvare il salvabile. Peraltro questa spinta non arriva solo da destra visto che il Pd ha avuto la faccia tosta di riproporre, pari pari, la propria legge sull’acqua che è ispirata ad un indirizzo politico del tutto contrastante con i referendum.Il primo problema che abbiamo è quindi quello di bloccare le manovre che cercano di aggirare gli effetti del referendum sull’acqua e di imporre l’unica soluzione coerente con la volontà espressa dagli elettori e cioè quella di approvare rapidamente in Parlamento la legge di Iniziativa popolare promossa dai Comitati per l’acqua pubblica.Per fronteggiare questa offensiva tesa a riproporre in modo strisciante la privatizzazione occorre sviluppare subito una battaglia politica e culturale nel paese, così come si tratta di lanciare, a partire dai referendum, una campagna generale sui beni comuni che allarghi il dibattito e l’iniziativa dall’acqua al complesso dei “commons” che vogliamo demercificare e sottrarre alla logica della privazzazione e del profitto. E’ infatti evidente che i beni comuni ci parlano di una trasformazione sociale radicale, in cui il soddisfacimento dei bisogni primari del genere umano sia sottratto alla logica del mercato. In cui i valori d’uso non debbano trasformarsi in merci, per dirla con Marx. I beni comuni ci parlano della possibile uscita dalla crisi attraverso la costruzione di una sfera pubblica partecipata e democraticamente gestita, sottratta tanto alla rendita quanto al profitto.Per queste ragioni, di battaglia politica immediata e di prospettiva, avanziamo la proposta di dar vita ad una Costituente dei beni comuni. Proponiamo di consolidare le relazioni costruite in questi anni e di costruirne di nuove per dar vita ad una rete tra tutti i soggetti – comitati, associazioni, partiti – che sono interessati a condurre questa battaglia politica e culturale. Lucarelli ha parlato di Manifesto dei beni comuni, noi parliamo di Costituente dei beni comuni. Il problema non sta nella parola ma nella volontà politica di dare un seguito a questa straordinaria mobilitazione sociale, a questo senso civico diffuso, a questo senso comune anticapitalista, vivificando attraverso la partecipazione dal basso la possibilità di costruire un’alternativa degna di questo nome. Per noi infatti, la lotta allo sfruttamento e l’allargamento dei beni comuni sono le due facce della stessa medaglia che vogliamo mettere al centro dell’azione politica. Lo faremo come parte di un movimento più ampio, quello che in questi mesi ha saputo coagulare intorno a sé energie, individuali e collettive, che parevano consegnate all’oblio, suscitando passione e mobilitazione. Dal dialogo aperto e disinteressato fra queste forze vitali che hanno saputo riformulare l’agenda della politica italiana, può venire la spinta decisiva ad un cambiamento profondo e la ripresa del cammino della democrazia.

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martedì 14 giugno 2011

BUONGIORNO ITALIA: C'È UN PAESE NUOVO


È solo l’inizio”, sordi agli insulti e allo scherno che si levava dai giornali della destra, al sarcasmo greve, alle offese personali. Era solo l’inizio ma insieme era l'approdo di un lungo cammino, ostinato e silenzioso, sotterraneo: il cammino che ci ha portati sin qui, 30 milioni di persone alle urne, una vittoria dei cittadini e dell’Italia intera. La vittoria di quelle parole che insieme in questi anni abbiamo rinominato da capo: verità, autenticità, coraggio, dignità, responsabilità, giustizia. Adesso dette così, tutte in fila, possono sembrare l’ennesimo rosario retorico e astratto ma noi sappiamo bene, invece, che a ciascuna di queste parole corrisponde una battaglia, un episodio, un gesto, un segnale che si è levato dal Paese in questi mesi e che qui abbiamo ascoltato, accolto, amplificato, illustrato. Prendendo quel refolo di vento e provando con le nostre forze - la forza di chi osserva la realtà e la racconta, la forza del giornalismo libero - a farlo crescere con noi. Se scorriamo all’indietro le prime pagine del nostro giornale troveremo tutte le orme, le tappe di quel cammino. Ne abbiamo raccolte alcune, all'interno, per aiutare la memoria breve che è così volatile, per ricordare a tutti che niente accade all’improvviso e per caso, che il futuro era già qui bastava saperlo vedere. È questa cecità, questa sordità il difetto di chi è rimasto cristallizzato in un tempo che stava scivolando via: è questa incapacità di ascolto che ha punito chi ha perso. Era maggio del 2009 quando dicevamo “La rabbia dei figli”, saranno i giovani a portarci via da qui. “Ribellarsi fa bene” quando era ancora il momento del torpore apparente, bisognava spronare. Era luglio di due anni fa quando abbiamo lanciato la campagna sul nucleare, era ottobre (“La legge è uguale per tutti”) il tempo di quella sul legittimo impedimento, era il 6 novembre 2009 quando abbiamo denunciato - “Le mani sull’acqua” - il tentativo in atto. Poi il risentimento e la rabbia che tanti temevano ci riportasse agli anni Settanta - ricordate? - sono stati cavalcati da alcuni e non da altri. Non ci è mai piaciuta la politica della bava alla bocca, non ci sono piaciute le urla e le minacce, i tentativi di provocare incidenti, le città blindate. “La lezione degli studenti”, dicevamo il giorno dopo la grande manifestazione dei ragazzi che sfilavano con le copertine dei libri appese al collo. La rivolta delle donne, poi l’ironia e la forza del web - “Avanti Pop” e “Avotar” - il vento, infine, finalmente. Ecco, siamo arrivati fin qui. Il voto di ieri ci consegna un Paese nuovo. Veramente nuovo, profondamente nuovo. Guai a chi si ostinasse a non vederlo, a chi continuasse ad interpretarlo col vecchio lessico e i vecchi schemi. Dopo le amministrative - la “rivoluzione gentile” - il referendum. Proverò a dire quelli che mi sembrano i tratti salienti di questo voto e mi scuso in anticipo coi lettori abituali del nostro giornale che queste parole le hanno già lette molte volte, nei mesi, qui. Scusate se mi ripeto, ma oggi è il giorno: riassumiamo, dopo averne avuta conferma, quello che ci siamo già detti nei giorni. Oltre. Non (solo) un voto contro Berlusconi ma un voto oltre Berlusconi. La stagione del Sultano è finita. Restano in quattro a ballare la sua musica. Bossi che studia come uscirne, e quando. I servi sciocchi e stipendiati. I comprati, che dalla sua caduta hanno solo da perdere. Non vale la pena occuparsi di loro, adesso. Il Paese non si occupa di loro, è oltre. Dei trenta milioni che hanno votato moltissimi sono elettori di centrodestra, molti altri astenuti che sono tornati a votare perchè chiamati a riprendersi la delega, a esprimersi finalmente su qualcosa di concreto, che li riguarda. A dire: non ci sentiamo rappresentati da questa classe politica, ne vogliamo una nuova che ci somigli e ci tuteli. Continuare a leggere il voto, come sento fare ancora nei salotti tv e nelle direzioni politiche, con la logica del chi ha vinto e chi ha perso, quale alleanza è opportuno adesso fare, destra sinistra centro, come spostare i blocchi di voti secondo convenienze di vertice è miope e sbagliato. Se ce ne fosse ancora bisogno il voto di ieri conferma che è finita l’epoca della politica verticale, quella in cui il leader di partito dà indicazione all'elettorato e quello - obbiediente e acritico - esegue. È orizzontale, questa politica. È politica, non c' è dubbio che lo sia: non è antipolitica velleitaria e populista. E' politica che nasce dal basso, dai comitati dai cittadini che si organizzano, che passa anche attraverso i partiti ma non solo, che è capace di disubbidire, che esercita in prima persona la responsabilità. Direte: ma la nostra è una democrazia rappresentativa, le forme di democrazia diretta come il referendum sono un'eccezione non sempre salutare. Sì, ma se la democrazia rappresentativa è bloccata da un sistema elettorale che impedisce ai cittadini di scegliere gli eletti, se gli eletti sono nominati dai leader e non rispondono più all'elettorato, se sono deboli perchè dipendono da quella nomina e dunque corruttibili come possono, allora i cittadini, dare un segno? Come possono chiedere di tornare ad essere i protagonisti di un sistema in cui “la sovranità appartiene al popolo” se le forme in cui la esercita sono sclerotizzate e ammalate? Gli elettori hanno imparato a dissentire dalla “linea” dettata dalle segreterie. Raccolgono firme sui tavoli anche quando i loro partiti di riferimento non lo fanno, vanno a votare anche quando i loro leader dicono di no.La Padania di Bossi è andata alle urne in massa, il Veneto e il Piemonte assai più della Calabria: uno scollamento che deve togliergli il sonno, e che connoterà domenica prossima l'appuntamento di Pontida. Hanno fatto come volevano: a sinistra come a destra, al centro. Inoltre, vedete, torna al voto il partito del non voto: quel 30 per cento di italiani che non si fida e non si identifica più in nessuno – per stanchezza, per disillusione, perchè troppe volte eccetera eccetera – ecco che quando trova spazio per dire la sua in un'area non rappresentata solo dai partiti lo fa. Il tesoro nascosto riemerge. In questa struttura a rete, orizzontale, certo che i partiti hanno una funzione fondamentale: ne sono parte, non ne sono più il vertice.Possono e devono mettersi al servizio dei cittadini: quando lo hanno fatto, sebbene in ritardo in qualche caso, seppure con qualche prudenza al principio, hanno vinto. Nella battaglia referendaria, per esempio, nata dai Comitati così a lungo dileggiati, sostenuta da principio da Di Pietro e da Sel, poi anche convintamente dal Pd tutti costoro possono dire oggi di aver vinto. Come tutti coloro che hanno sostenuto con lealtà De Magistris e Pisapia hanno vinto. Come le primarie - che ora anche la destra con ridicolo ritardo e nessuna credibilità dice di voler fare – insegnano. L'elettorato ha dimostrato, tutte queste volte, di avere più lungimiranza e più coraggio di chi lo rappresenta in Parlamento. In qualche caso, penso al voto cattolico, persino di essere più a sinistra dei suoi leader. Gli elettori di centrodestra hanno detto invece che possiamo voltare pagina, Berlusconi è passato, adesso torniamo a fare politica. La rivoluzione arriverà quando i nonni si alleeranno coi nipoti, abbiamo scritto tante volte. Quando i ragazzi convinceranno i genitori: a votare, a cambiare, ad uscire dal torpore ipnotico di cui la generazione di mezzo è stata in grande parte vittima, nel trentennio di regime mediatico. I vecchi e i giovani hanno realizzato questo cambiamento. I ragazzi, soprattutto. E principalmente usando mezzi e linguaggio nuovo: il web, l'ironia, il passaparola, i videomessaggi, la satira. Vale più una vignetta che gira in rete di un comizio.Dicevamo che il voto delle amministrative decreta la fine dell'era televisiva. L'inizio della fine, certo, perchè ci vorrà tempo. Ma oggi non c'è chi non veda come questo voto non sia ato in alcun modo determinato dalla tv. A parte tre o quattro dibattiti televisivi, sempre gli stessi, del referendum non ha parlato nessuno. Gli otto milioni di Santoro non sono nemmeno un terzo dei trenta che sono andati a votare: davvero è colpa o merito di Annozero presidente? Non penso proprio, fate un giro in rete. La quantità e qualità della mobilitazione ha raggiunto l'eccellenza creativa anche con mezzi rudimentali: vi abbiamo mostrato in copertina, negli ultimi giorni, di cosa fosse fatta questa campagna. Del protagonismo di ciascuno e della sua capacità di “bucare”. Capacità, scrive oggi il blogger Alessandro Capriccioli, direttamente proporzionale all'autenticità del desiderio di esserci, di passione e ragione, di verità. La verità, l'autenticità hanno vinto sulle menzogne sulle censure e sulle prepotenze. Si riconoscono, le une e le altre. Non serve più che il Tg1 oscuri Napolitano che va a votare, come non serve censurare le voci scomode: si leveranno altrove. Vale per tutti, a destra e a sinistra. Del resto: il governo ha provato a boicottare in ogni modo il voto: spostandolo al primo week end dopo la chiusura delle scuole, scrivendo leggine e inoltrando ricorsi. Ma se era inutile, perchè tanta fatica presidente? Erano 15 anni che un referendum non raggiungeva il quorum. Ventidue, dal '97, hanno fallito l'obiettivo. Vogliamo continuare a discutere, da domani, come se non fossimo davanti a un'Italia che rinasce? Vogliamo ancora baloccarci con le pensose analisi degli opinionisti tv - tutti uomini, di solito, tutti cinquantenni - o vogliamo andare a sentire anche i ragazzi per strada, i giovani dei comitati, gli amministratori coraggiosi, quelli che non contano niente perchè non hanno l'autista, quelli che lavorano nei circoli e nelle sezioni ma nessuno gli chiede mai altro che obbedienza, magari per fax? Liberiamo le donne e i bambini, ascoltiamo la voce dei figli e dei nonni, riprendiamoci la libertà, la dignità, la bellezza dell'impegno politico. Nei partiti e fuori di lì, dappertutto. Costringiamo chi pensa che il potere sia facoltà di comando a ricordarsi che è obbligo di servizio. Una grande responsabilità, una fatica e una gioia. Tutto il resto verrà, sta già arrivando. Buongiorno, Italia. E grazie.                                                                                    r.d.c.
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