venerdì 15 gennaio 2010


PROCESSO MILLS RINVIATO A DOPO LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE


È stata una partita a scacchi l'udienza del processo Berlusconi per la presunta corruzione del testimone Mills, finita a ora di pranzo con la decisione di sospendere e rinviare tutto al 27 febbraio, due giorni dopo la decisione della Cassazione che pronuncerà la parola definitiva sul caso del legale inglese, creatore del sistema off-shore di Fininvest-Mediaset e fino all'ottobre del 2008 coimputato del presidente del Consiglio. La prima mossa nell'aula a pianterreno della decima sezione penale la fa Niccolò Ghedini, deputato Pdl e legale del Cavaliere di Arcore. Ghedini intervenendo a sostegno della richiesta del collega Piero Longo di ridiscutere da capo la modifica al capo di imputazione a opera del pm del 2007 accenna «al giudice di legittimità che tra poco più di un mese dovrà prendere una decisione importante». Non è un'istanza formale ed esplicita di attendere la scelta della Suprema Corte, ma quelle dell'avvocato parlamentare sono parole che peseranno sui destini immediati del processo, anche se lo stesso Ghedini parlando coi cronisti taglia corto: «Io non ho chiesto niente».La discussione sulle eccezioni preliminari va avanti, il pm Fabio De Pasquale dice la sua e spiega che le richieste degli avvocati sono inammissibili. Per la difesa del premier va rivista la decisione del presidente del Tribunale di Milano che aveva dichiarato efficaci e utilizzabili tutti gli atti compiuti del vecchio collegio prima della separazione tra le posizioni di Berlusconi e Mills a causa del lodo Alfano. I giudici stanno tre ore in camera di consiglio e poco prima delle 13 leggono un'ordinanza in cui spiegano che gli atti conservano efficacia e che per quanto riguarda la loro utilizzabilità si deciderà caso per caso. Il presidente Francesca Vitale prima dichiara aperto il dibattimento e poi invitala parti a interloquire tenendo presente che il 25 febbraio è fissata l'udienza in cui la Cassazione deciderà le sorti dell'ex coimputato Mills, in relazione allo stesso fatto reato ora contestato a Berlusconi. La soddisfazione è palpabile sui volti di Ghedini e Longo. De Pasquale interviene per dire di essere contrario ad aspettare la Cassazione «perchè arriverà una decisione certamente rilevante ma non assorbente». Ci sono tempi ristretti, per il pm, il processo deve andare avanti e poi si vedrà. Ghedini e Longo affermano che non si può non aspettare, perchè dalla scelta della Suprema Corte arriveranno valutazioni procedurali importanti per il dibattimento in corso. Il presidente Vitale invita Ghedini a formulare l'istanza specificamente.«Certo presidente - ribatte Ghedini - anzi aggiungo nonostante il codice non lo imponga che siano dichiarati congelati i termini di prescrizione fino al 27 febbraio, in modo che le cose siano chiare». Segue un'altra riunione tra i giudici, questa volta breve ed arriva il rinvio. «Decisione di buon senso - è il commento di Ghedini - non c'è nessun attività dilatoria da parte nostra. Noi il processo lo vogliamo fare e nel caso ci dovessero dare i testi negati dal vecchio collegio è sicuro che il presidente Berlusconi sarà assolto. E dopo la Cassazione su Mills avremo a disposizione maggiori informazioni e tutto sarà più chiaro». Intanto - chiedono i cronisti - il Parlamento lavora per approvare leggi a favore del premier? «Non credo - è la risposta del legale - che entro il 25 febbraio si riesca ad approvare qualcosa». De Pasquale fa buon viso: «Forse è meglio così, in fondo sono poche le udienze che saltano». Ma un problema c'è e non sembra risolto dalla decisione del rinvio al 27 febbraio. Il 25 febbraio al massimo il giorno 26 ci sarà la sentenza della Cassazione, ma si tratterà del mero dispositivo. Soprattutto nel caso in cui la sentenza di conferma della condanna della Corte d'Appello dovesse essere modificata con l'assoluzione o con la prescrizione, bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni. Come minimo ci sarà di mezzo un altro mese di tempo e in questo modo si arriverebbe a fine marzo, inizi di aprile. Entro quella scadenza il Parlamento potrebbe anche produrre «qualcosa» che influisca sul processo a Silvio Berlusconi accusato di aver corrotto «con almeno 600 mila dollari» David Mills al fine di «comprare» due false testimonianza nei processi All Iberian e tangenti Fininvest alla gdf.
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giovedì 14 gennaio 2010

COPPA DEL MONDO DI CICLOCROSS, PENULTIMA PROVA A ROUBAIX

di SERGIO CONTI


La penultima prova di Coppa del Mondo Ciclocross si disputerà domenica 17 gennaio a Roubaix (Francia). Il suggestivo arrivo delle gare avverrà nel mitico velodromo della classica Parigi-Roubaix. Sarà una corsa indicativa in vista dei Mondiali del 30 e 31 gennaio a Tabor (Rep. Ceca), anche se prima delle sfide iridate è in programma l’ultima prova di Coppa il 24 gennaio a Hoogerheide, in Olanda. Alla prova francese il Direttore Tecnico Fausto Scotti ha convocato i seguenti atleti delle categorie uomini élite - under 23 - juniores e donne élite: Francesco Acquaviva (junior - Iron Metal Cicli Protek), Marco Bianco (élite - L'Arcobaleno Carraro Team – Centro Sportivo Esercito), Cristian Cominelli (under 23 -Tx Active Bianchi), Bryan Falaschi (under 23 - Selle Italia Guerciotti), Marco Aurelio Fontana (élite - Cannodale Factory Racing), Eva Lechner (D élite - Centro Sportivo Esercito – Team Colnago Arreghini Filago), Rudy Lorenzon (junior - Rinascita Ormelle Pinarello), Vania Rossi (D élite - Centro Sportivo Esercito), Pietro Santini (junior - Team Ambra Cavallini Vangi), Elia Silvestri (under 23 - Selle Italia Guerciotti Elite), Fabio Alfonso Todaro (junior - S.C. Cadrezzate), Matteo Trentin (under 23 - Marchiol Orogildo Pastamontegrappa), Fabio Ursi (élite - Centro Sportivo Esercito – Asd Vc Aran Cucine COGEM BLS). Alle ore 10 partirà la gara uomini juniores, alle 11,10 la gara uomini under 23, alle 13,30 la gara donne élite, alle ore 14,50 la gara uomini élite.
nella foto, Marco Bianco

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mercoledì 13 gennaio 2010


GIÙ LE TASSE, DIETROFRONT DEL PREMIER: IMPOSSIBILE RIDURLE. IL PD: ENNESIMA GIRAVOLTA


Il presidente del Consiglio fa retromarcia sulle tasse: «L'attuale situazione di crisi impedisce di pensare a una riduzione delle imposte, è assolutamente fuori discussione». Lo ha affermato, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi che ha invece precisato che il governo punterà a una «semplificazione di tutto il sistema tributario, per la quale - ha aggiunto - spero sia sufficiente un anno». Berlusconi ha smentito dunque le ipotesi circolate in questi giorni: «nessuno di noi ha parlato due o otto imposte, 23% 33%», ha detto. «Non sono vere le illazioni su una volontà di ridurre le tasse: questa situazione di crisi non dà nessuna possibilità di riduzione delle tasse».Immediata la reazione dell'opposizione. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani parla di «irresponsabile giravolta»: «Quando si tratta di fare interventi per il lavoro e la famiglia la crisi non c'è, quando si tratta di ridurre le tasse invece la crisi c'è. Quando si tratta di fare propaganda si parla di riforma fiscale, quando si tratta di passare dalle parole ai fatti si fa la giravolta». Gli fa eco la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro. Sulle tasse, e non solo, il governo Berlusconi, dice la Finocchiaro, «continua a mentire agli italiani». E mente a tal punto che per motivare «l'impossibilità di una riduzione del carico fiscale Berlusconi scopre la crisi economica. Ma non aveva detto che la crisi era superata?». «Dopo averci allietato i primi giorni ell'anno con interviste, calcoli e ragionamenti sulla necessità del taglio e della semplificazione delle tasse, oggi il Governo - ha osservato Finocchiaro - ha ammesso che si trattava solo di una ipotesi impraticabile. Questo governo è davvero confuso e incapace di dare una guida al Paese».Un affondo arriva anche dall'Idv: «Finalmente Berlusconi ha detto qualcosa di vero e che condividiamo. Ha infatti confessato di essere un imbroglione e di aver preso in giro gli italiani fino a ieri, dicendo loro che avrebbe provveduto a ridurre le tasse e ad introdurre il quoziente familiare. E invece oggi si è rimangiato tutto affermando che non può e non vuole farlo», ha dichiarato il leader Idv Antonio Di Pietro.
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martedì 12 gennaio 2010

BERLUSCONI, NUOVO ASSALTO AI PROCESSI

Entra nel vivo in Parlamento il dibattito sulla giustizia. Nella complessa partita sulla riforma della giustizia il governo si appresta a calare un tris di assi: dopo il processo breve, in aula al Senato, e il legittimo impedimento, in commissione alla Camera, arriverà una norma che bloccherebbe immediatamente, tra gli altri, anche il processo Mills. A confermarlo è stato il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. «Dobbiamo adeguarci alla sentenza della Corte Costituzionale del 14 dicembre», ha spiegato Caliendo. In quella sentenza la Consulta ha dichiarato illegittimo che, di fronte a una nuova contestazione del pm, non sia possibile riaprire i termini per consentire eventualmente all'imputato di chiedere il rito abbreviato. I processi interessati sarebbero sospesi per tre mesi. Caliendo però non ha chiarito se si agirà per decreto o con un emendamento ai due testi sulla giustizia all'esame delle Camera: il legittimo impedimento e il processo breve. Il Pd tenterà dal canto suo di fare le barricate. Se la maggioranza e il governo procederanno sul processo breve come è stato annunciato in questi giorni il Pd “si metterà di traverso con tutte le sue forze”, ha chiarito il segretario Pier Luigi Bersani, “se Berlusconi pensa di essere uno statista lo può dimostrare ora. È evidente anche a un bambino che non si può discutere allo stesso tempo di processo breve e di riforme”. Anna Finocchiaro ha chiesto che il ddl sul processo breve torni in commissione. Subito è arrivato il no del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: “Non è necessario”, ha detto. Duro il giudizio di Antonio Di Pietro. “Magari fossi prevenuto quando penso che la riforma tributaria è il miele sul cucchiaino per l'olio di ricino del processo breve e del legittimo impedimento”, ha commentato. E Luigi De Magistris, sempre dell'Idv, ha rivolto un appello alla 'resistenza'. “Il tempo della resistenza pacifica e costituzionale è l'oggi. Il suo spazio? Ogni luogo”, ha detto. «Le parole del sottosegretario Caliendo sono la conferma che l'esecutivo sta impegnando le proprie energie nella ricerca di tutti i cavilli possibili per consentire l'immediato blocco dei processi del Premier, anche ricorrendo ad artificiose interpretazioni degli effetti delle pronunce della Corte costituzionale che riguardano norme processuali penali». Così la capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta l'annuncio del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo di un nuovo intervento legislativo conseguente alla sentenza della Corte costituzionale del 14 dicembre. «Le ragioni per un nuovo decreto non possono essere quelle evidenziate oggi da Caliendo - aggiunge - per il semplice fatto che le sentenze della Corte costituzionale sono immediatamente efficaci 'erga omnes' e non abbisognano di arzigogoli giuridici. Evidentemente il Governo ha in mente di strumentalizzare la sentenza della Corte costituzionale che amplia i diritti dell'imputato per bloccare i processi del premier. Tutto questo evidenzia l'assoluta mancanza di rispetto nei confronti del lavoro parlamentare e il continuo ricorso a provvedimenti 'ad personam'. «Qui in Senato siamo già di traverso, abbiamo chiesto che il provvedimento torni in commissione perchè questi emendamenti presentati dalla maggioranza introducono delle parti assolutamente nuove rispetto al testo discusso in commissione. Abbiamo presentato dieci tra pregiudiziali e sospensive e se non verrà accolta la nostra richiesta di tornare in commissione faremo ostruzionismo e presenteremo centinaia e centinaia di emendamenti». Ha ribadito la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. «Al danno si è aggiunta la beffa, Berlusconi ha introdotto l'ennesima norma ad personam» Lo dice il leader di Idv, Antonio Antonio Di Pietro, riferendosi all'emendamento presentato dalla maggioranza sul processo breve. «Per assicurare l'impunità ad una persona sola - ha aggiunto Di Pietro - si assicura l'impunità a migliaia di delinquenti e migliaia di delitti resteranno senza processi».

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lunedì 11 gennaio 2010

MOTOSLITTE: POKER DI PLONER A PONTE DI LEGNO. LA YAMAHA DOMINA IL TROFEO ITALIA CON DEGHI E BETTIGA

di SERGIO CONTI


Il tricolore 2010 si apre ai piedi del Tonale con il dominio incontrastato di Alex Ploner nella Classe Unica. Ottimo inizio di stagione anche per i giovani piloti Giacomo Deghi e Andrea Bettiga che si aggiudicano il Trofeo Italia, rispettivamente nella 500 e 800. La tappa inaugurale del Campionato Italiano Motoslitte e del Trofeo Italia si è svolta, nella graziosa cittadina di Ponte di Legno, in Alta Val Camonica. Un’ apertura di campionato caratterizzata da una fitta nebbia che ha accompagnato i piloti durante tutta la gara e che ha fatto temere per il rinvio della prova. La volontà del Motoclub Sebino e dei piloti, che non si sono scoraggiati davanti alle condizioni avverse del tempo, hanno permesso, anche se con un pò di ritardo rispetto al programma previsto, il via della manifestazione. Volontà ricambiata dall’affluenza del pubblico che, nonostante le condizioni atmosferiche, ha raggiunto la località Tonalina per assistere alle battaglie dei cavalieri delle nevi. Trentotto i partenti in totale che hanno cavalcato gli oltre 1000 metri dello spettacolare tracciato ideato e messo a punto dall’ex pilota Max Tosi, vittima di un incidente in pista da cross la scorsa estate che lo ha costretto al ritiro dall’ attività sportiva. Come da pronostico ad occupare il gradino più alto della classe Unica, sia Nazionale che Internazionale, è stato il plurititolato campione trentino Alessandro Ploner (Polaris) che si aggiudica tutte e quattro le prove senza lasciare spazio di vittoria agli avversarsi. Alle sue spalle chiude Christian Merli (Lynx), che, dopo un anno di stop, guadagna ben tre argenti e un quarto posto di giornata e che sembra ben deciso a dare battaglia a Ploner per la conquista del titolo 2010. Bronzo che a va all’ austriaco Harald Gruber (BRP Rotax) nella classe Internazionale, mentre nella nazionale è il giovane pilota bresciano Michael Pogna (Artic Cat) ad aggiudicarsi la terza posizione dietro Merli. Due grandi assenti per questa prima prova sono stati il campione comasco 2009 del Trofeo Italia 500, Jacopo Fertilio e il pilota di Costa Volpino, Michele Contessi. Presente alla manifestazione, ma quest’ anno in tutt’ altre vesti, Luca Baschenis, il «Basco» nazionale, che appeso il casco al chiodo dando così l’addio alle corse, si è presentato a Ponte di Legno in veste di Team Manager per seguire due giovani piloti bergamaschi. Novità interessanti per il Trofeo Italia, il trampolino di lancio per l’ agonismo. A sorprendere i presenti nella classe 500 è stato il giovane pilota del Team Extreme Team Giacomo Deghi (Yamaha) che si porta a casa una splendida tripletta davanti ad un agguerrito Alessandro Comella (Ski Doo). Medaglia di bronzo per Diego Poiatti (Artic Cat) che termina la sua corsa con un totale di 60 punti in classifica. Strada libera per i giovani piloti della classe 800 dopo il passaggio tra le fila nazionali del campione 2009 Michael Pogna, che si sono dati battaglia per la conquista della prima prova del campionato italiano targato 2010. Ad aggiudicarsi la giornata è il pilota di Madesimo, Andrea Bettiga (Team Extreme Team) in sella alla sua Yamaha che precede Davide del Bianco (Ski Doo). Ad una sola lunghezza dal secondo in classifica si piazzano, a pari punti, Peter Senoner e Andrea De Donà. Giornata sfortuna per la «Lady delle Nevi» Magda Morandi, costretta a non prendere il via a due manche su tre a cause di noie tecniche alla sua Artic Cat. Il prossimo appuntamento per gli appassionati dei monocingoli su neve è per il 24 gennaio a Madesimo per la seconda prova della stagione 2010, organizzata dal Motoclub Tre Pievi.

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domenica 10 gennaio 2010

CINQUANT’ANNI DI CALCIO «MINUTO PER MINUTO» STORIA D’ITALIA ALLA RADIO

Piccolo mondo antico. Il telefonino non esisteva e, di domenica, quando passeggiavano sul corso con l’amata, invece di intrattenersi contemporaneamente al cellulare con l’amico in gita, gli uomini tenevano incollata la radiolina all’orecchio. Magari era un modo per evitare quei silenzi che terrorizzano Massimo Troisi in “Scusate il ritardo”. Lui e lei sotto le coperte, la radio che gracchia in sottofondo. Ma non è la cronaca di Germania-Ungheria, finale dei mondiali del 1954, come nel “Matrimonio di Maria Braun”, un film tragico sulla presunta impossibilità per i tedeschi di vivere in un paese normale. No, Troisi e Giuliana De Sio parlano come due ragazzi italiani dei primi anni Ottanta. Lei vuole quale rassicurazione, lui divaga. Poi il Cesena passa in vantaggio a Napoli e l’attore napoletano inventa un gag memorabile: «Non è che non ti amo... è che il Napoli sta perdendo col Cesena... a Napoli...con tutti i soldi che hanno speso...». Lei non capisce. Times they are a changin', i tempi stanno cambiando. Nei decenni precedenti non era sempre andata così. La domenica del villaggio degli anni Sessanta e Settanta fotografa lei vestita della festa, lui sottobraccio, ma con l’orecchio a San Siro, al Comunale di Torino, all’Olimpico di Roma o al Cibali di Catania. Maxicappotti e borselli a tracolla, pantaloni a zampa di elefante e “Tutto il calcio minuto per minuto” nell’aria. La trasmissione radiofonica più famosa d’Italia compie domani i suoi cinquant’anni. Difficile dire che non li dimostri: la trasmissione in diretta tv, in contemporanea, di tutte le partite di serie A, ha reso la radiocronaca un oggetto di culto per un numero di appassionati sempre più sparuto. Ma fino agli anni Novanta, “Tutto il calcio minuto per minuto” è stato la colonna sonora di un’Italia che non c’è più, che si accontentava di molto meno e accettava di buon grado regole che oggi parrebbero astruse, preistoriche. Come il divieto di trasmettere in diretta le ultime giornate di campionato per evitare “combine” tra squadre impegnate su diversi campi e coinvolte, magari, nella lotta per non retrocedere. E allora negli stadi si organizzavano ponti telefonici assai complicati, tra Brescia e Vicenza, tra Mantova e Modena, Cagliari e Palermo. Ma che fatica ora che la partita si guarda in diretta sul computer o sul monitor di servizio. “Tutto il calcio minuto per minuto” comincia ufficialmente le trasmissioni il 10 gennaio del 1960. L’Airone ha chiuso da poco le sue ali, il 2 gennaio Coppi è morto a Tortona, all’orizzonte già si scorgono le nubi che a marzo porteranno al governo Fernando Tambroni, con il voto decisivo dei fascisti e l’obiettivo di garantire la pace sociale fino alle Olimpiadi di Roma. A luglio le cronache contemporanee si sposteranno così su altri campi, non di gioco, ma di battaglia, Roma, Reggio Emilia, Palermo, Catania: i moti popolari antifascisti di un paese non ancora rassegnato ad archiviare la Resistenza. La trasmissione prevede in origine il collegamento da quattro campi, per il solo secondo tempo, mentre gli altri risultati vengono aggiornati dallo studio centrale dove per ventotto anni, un record, le operazioni saranno dirette da Roberto Bortoluzzi. Il giorno dell’esordio Nicolò Carosio è a Milano per Milan-Juventus, Enrico Ameri a Bologna per Bologna-Napoli, Andrea Boscione ad Alessandria dove si gioca Alessandria-Padova. Non ci sono interruzioni per i gol, un protocollo che toccherà ad Ameri stravolgere tre mesi dopo, da Milano, per segnalare una rete di Pedro Manfredini in Inter-Roma 1-3. È l’inizio di un formato radiofonico che farà storia, epoca e leggenda: «Scusa Ameri..., scusa Ciotti..., linea allo studio...». In poco tempo “Tutto il calcio” diventa un programma in codice, un codice la cui crittografia però è nota ai più. Un sequel perenne di cui la stragrande maggioranza conosce i protagonisti e le puntate precedenti. Eppure a chi scrive bastò una volta chiedere il favore dell’ascolto in cuffia a un’amica straniera, sia pure ben preparata sulla lingua italiana, per ottenere un mix di commenti e domande spaesate, allo stesso tempo esilaranti e rivelatrici di quanto importante in quelle radiocronache fosse il non detto, il sottinteso. «Campo pesante a Como. Non ho capito però chi gioca. Ah ecco, pareggio dell’Ascoli. No aspetta, questa è un’altra partita. All’Olimpico il terreno di gioco è in ottime condizioni e la ventilazione inapprezzabile (Ciotti, ndr ). Rete dei granata a Marassi. Di chi è il portiere Marassi? Rigore per il Cagliari, vai Provenzali. Provenzali chi è, dove gioca?». “Tutto il calcio minuto per minuto” si ascoltava ovunque, in macchina e a passeggio, in pullman o sullo skilift, mentre si preparavano gli esami oppure al distributore di benzina, dove il gestore, la domenica pomeriggio, sicuramente teneva la radio accesa e appoggiata sulla pompa. Ai fedelissimi bastava carpire una parola qui e una là per sapere cosa succedeva sui campi. Un boato sulla voce inconfondibile di Ciotti dall’Olimpico di Roma voleva dire che aveva segnato la squadra di casa, o la Roma o la Lazio, dipendeva dalla giornata. Il silenzio era sinonimo di gol degli avversari. Guglielmo Moretti, che aveva inventato il programma assieme a Sergio Zavoli e Roberto Bortoluzzi, lo aveva copiato da una trasmissione francese dedicata al rugby, che in Italia però raccoglieva solo pochi appassionati. Da noi “Tutto il calcio” trovò subito il modo di convivere beatamente con gli altri sport, la pallacanestro, la pallavolo, lo stesso rugby, l’hockey. Il pubblico con un occhio guardava allo stadio il derby ovale tra Petrarca e Rovigo e con l’auricolare soffriva per il Milan al Bentegodi. Oggi che la radio è stata soppiantata dalla tv, gli appassionati invece di portarsi in tasca la radiolina restano a casa davanti al televisore e spesso le tribune delle altre discipline restano mezze vuote. “Tutto il calcio” è una trasmissione a suo modo democratica. Forse è anche per questo che oggi rischia di diventare un po’ demodè.

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sabato 9 gennaio 2010

LAZIO, BERSANI INCORONA BONINO: «EMMA È UNA FUORICLASSE»

Bersani si affida ancora a lusinghe e sharade. Ma il messaggio è chiaro: «Ho lavorato con Emma Bonino. È una donna fuori dagli stereotipi. È una fuoriclasse. Avrete capito come la penso...», a domanda risponde il segretario del Pd al tg1 della sera. E se per Emma, l'incoronazione arriva dal piccolo schermo, per ora la sua avversaria, Renata Polverini, deve accontentarsi di una nota di Palazzo Chigi. Con cui il premier annuncia il suo «pieno sostegno», alla «dottoressa Polverini». Un po' freddino... Ma no: «L'ho sentito ieri sera tardi al telefono e mi ha fatto gli auguri perchè oggi parte il nostro nuovo viaggio», si affretta ad assicurare la candidata, al centro della contesa tra Fini e Berlusconi.Insomma, cenni di avvicinamento alle candidate già in campo da parte dei rispettivi leader nazionali, decisamente spiazzati dalle mosse delle due outsider destinate a fronteggiarsi. Più chiari quelli del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che conta di mettere al più presto fine alla faida che si è scatenata nel Pd, dopo settimane di totonomine e in assenza di candidature alternative, di fronte alla mossa Bonino, ancora senatrice del Pd ma candidata con una fuga in avanti dai radicali. Da una parte i veltronian-franceschiniani che elargiscono attestati di stima per Emma Bonino ma spingono per le primarie, dall'altra le fronde di ex popolari che provano a mettere i bastoni tra le ruote alla candidata radicale. Ma a loro volta vengono travolte dalle rese di conti interne. Con due big di area come Fioroni e Marini già scesi in campo per Emma. Insomma, il caos. In attesa, come nel mitico Portobello di Enzo Tortora, del “Big Ben ha detto stop”. Nel frattempo, appunto, continuano a nascere gruppi su facebook di sostegno a questo o a quel candidato. Il nome del momento è Achille Serra, l'ex prefetto di Roma. Un nome tutto veltroniano. Come il tam tam che in queste ore è ripartito all'attacco per chiedere le primarie. Nel Lazio, appunto. Ma anche in Puglia, dove Vendola oggi ha aperto le consultazioni con il centrosinistra. Disertate dal Pd. E dove Boccia continua a esplorare, invocato “nuove alleanze”, anche se in teoria il suo mandato (conferitogli lunedì scorso) sarebbe dovuto terminare quarantotto ore dopo. E primarie anche in Umbria, recita il tam tam, dove è scontro aperto tra la presidente uscente Lorenzetti e Mauro Agostini, un veltroniano anche lui. Ormai a invocare le primarie è scesa in campo la stessa presidente del Pd Rosy Bindi. In Puglia quanto nel Lazio c'è un solo modo perché Boccia o Bonino si conquistino davvero la leadership – secondo la donna che sfidò Veltroni alle primarie del 2007: che accettino le primarie e le vincano. E già che ha fatto trenta potrebbe anche fare trentuno: «Proprio la Bindi nel Lazio sarebbe una candidatura fortissima e di assoluto prestigio e rilievo», spinge chi non smette di sperare nella sorpresa dell'ultimo minuto. Ma la Bonino rispedisce al mittente l'ipotesi primarie: «Forse nel 2013. La mia candidatura inizia persino ad essere discussa nelle famiglie, oltre che ai bar, e offre degli spunti di riflessione in cui la gente ha voglia di appassionarsi, mentre non ha più voglia dei riti stantii e delle lacerazioni». E insiste a chiedere un incontro tra radicali e Bersani: «Sembra che abbiamo chiesto la luna ed invece abbiamo chiesto solo uno scambio di opinioni, perché non c'è solo il Lazio». A stretto giro arriva la risposta del segretario del Pd, direttamente dalle telecamere del tg1: «Ho lavorato con Emma Bonino. È una donna fuori dagli stereotipi. È una fuoriclasse. Questo è come la penso». E le primarie? La via che i vertici del Pd sembrano intenzionati a imboccare è decisamente più breve. Per martedì è convocata l'assemblea regionale, presso l'Aran Hotel di Roma. E al più si sta pensando a una veloce consultazione della base attraverso una giornata di assemblee nei circoli. Poi, Emma sarà a tutti gli effetti la candidata pronta a sfidare Renata Polverini. Non più solo una candidata di bandiera.

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venerdì 8 gennaio 2010

IMMIGRATI PRESI A PALLETTONI E SI SCATENA LA RABBIA MARONI: «IMMIGRAZIONE TROPPO TOLLERATA»


Di nuovo spari contro gli immigrati. Quattro cittadini extracomunitari sono stati feriti in una sparatoria avvenuta a Laureana di Borrello, al confine con Rosarno, a pochi chilometri dall'ex fabbrica Rognetta dove vive un gruppo di immigrati. Colpi d'arma da fuoco eplosi da una mano ancora ignota e spranghe contro i migranti. I feriti sono stati trasportati all'ospedale di Polistena, due sono gravi. Il Capo dello Stato, Napolitano: "Fermare senza indugio ogni violenza". Maroni riferisce martedì in Senato. Il capo della Polizia, Manganelli, invia un contigente di forze di polizia a Rosarno. E' caccia al nero tra le strade di Rosarno. A fomentare i calabresi contro gli immigrati che hanno “osato” ribellarsi all'ennesima angheria fa buon gioco anche la maldicenza che corre per la città: «La signora aggredita ieri dai neri era incinta e ha perso il bambino...». E così, tra i rosarnesi la parola d'ordine è “vendetta”. Tra le strade del paesone calabrese si affrontano 300 rosarnesi e circa 700 stranieri provenienti da Mali, Burkina Faso, Ghana. In mezzo, a dividere i due gruppi, oltre 300 uomini della polizia arrivati dalle città vicine, Palmi Gioia Tauro, Siderno. In arrivo ci sono anche i carabinieri di Vibo. Stamattina, dopo gli scontri di ieri, gli immigrati impiegati a nero nei campi agricoli hanno ripreso a marciare verso la città arrivando dalle fabbriche abbandonate dove vivono in condizioni disumane. Al loro passaggio cartelli stradali divelti, vetrine infrante, auto danneggiate. Tutti i negozi sono chiusi. «Oggi è tutto chiuso e tutto aperto» dicono dei ragazzi rosarnesi che ad un angolo di strada fumano Marlboro con i volti scuri. Le pattuglie della polizia intanto fanno la ronda nelle strade vicine ai campi per salvare i pochi immigrati che si avventurano da soli dal linciaggio tentato dai calabresi. In più occasioni, in venti, in trenta hanno provato a scagliarsi contro due o tre camminavano nelle strade intorno alla stazione.Ruben e il figlio camminano con passo svelto arrivano da Bahía Blanca, Argentina, e sono da otto anni nella piana. Hanno abbassato la saracinesca del loro supermercato Sisa e si dirigono a casa in fretta spaventati dalla rabbia che c'è in giro. «Hijo, disculpame, non voglio parlare. La mia unica fortuna è che sembro un polacco...» dice puntando i suoi occhi chiari sulla pelle rosata del figlio. Anche Tolya, che arriva da Kiev, guarda sconsolato le strade deserte introno a lui: «Oggi niente lavoro. Come ieri. Nessuno ci cerca per lavorare nei giardini». Questo è un problema per gli immigrati che vivono stabilmente a Rosarno. «Adesso addio pure ai medici» dice Tolya riferendosi ai volontari di Medici senza Frontiere che li assistono portandogli cibo caldo o coperte e che in queste ore stanno facendo gli zaini e stanno andando via. «Tutto il lavoro di due anni è andato in fumo...» dicono i ragazzi del Kollettivo di Cinquefondi A fare le spese della violenza che corre nell'aria anche i cronisti e i giornalisti di due troupe locali aggrediti a sassate dai ragazzi rosarnesi in assetto da guerriglia. «Fatti i cazzi tuoi» grida al cronista un ragazzo dalla pelle più scura di alcuni dei magrebini che stanno protestando. «Oggi qua non si fanno foto. Tornatene al paese tuo». E poco importa che questo sia anche il paese del cronista.
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