giovedì 14 marzo 2013


BULGARI, EVASIONE DA 3 MLD DI EURO L'AZIENDA: «STUPORE E SORPRESA»

Maxi evasione fiscale da parte del gruppo Bulgari con sequestro complessivo di beni per oltre 46 milioni di euro, tra cui la boutique di via Condotti. I finanzieri del Comando provinciale di Roma, su richiesta della Procura di Roma, hanno sequestrato beni immobili e disponibilità finanziarie ai vertici del gruppo tra cui i soci storici Paolo e Nicola Bulgari, Francesco Trapani, rappresentante legale della capogruppo italiana e Maurizio Valentini, attuale rappresentante legale della capogruppo italiana. Per tutti l'accusa, spiega una nota delle Fiamme Gialle, «è di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, per aver sottratto al fisco italiano, dal 2006 in avanti, circa tre miliardi di euro di ricavi, attraverso l'interposizione di società con sede in Olanda e Irlanda, create al solo scopo di sfuggire all'imposizione fiscale in Italia». Gli accertamenti della Guardia di finanza, nucleo di polizia tributaria, sono nati prima dalle verifiche amministrative e poi sono sfociati in controlli di natura penale. Paolo e Nicola Bulgari sono chiamati in causa quali azionisti qualificati e soci storici del gruppo. Trapani è stato rappresentante legale della capogruppo italiana. Maurizio Valentini è invece il rappresentante legale della azienda capogruppo italiana. La contestazione che li riguarda, in concorso, prevede una pena 'edittale'è che va da un anno e 6 mesi a 6 anni di carcere.«A seguito dei verbali della Guardia di Finanza, notificati a Bulgari nello scorso mese di dicembre, oggi alcuni dirigenti del gruppo e consiglieri di amministrazione hanno ricevuto la notifica di un provvedimento di sequestro preventivo. La Società è estremamente sorpresa dalle considerazioni formulate in detto provvedimento e dichiara che le società straniere oggetto di indagine sono imprese reali ed effettive, che ricoprono un incontestabile ruolo strategico per il gruppo, con circa 300 dipendenti di diverso profilo». «Bulgari - prosegue il comunicato - intraprenderà tutte le azioni necessarie a chiarire la sua posizione di fronte alle autorità competenti. La Società rileva altresì che la notizia riguardante il provvedimento è comparsa sugli organi di stampa prima della notifica alle persone interessate. Circostanza per la quale sarà richiesta spiegazione nei tempi opportuni e presso le sedi competenti».
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mercoledì 13 marzo 2013


«UN GOVERNO PER FARE TRE COSE O L'ITALIA VA DRITTA AL MACELLO»

Capitano d’industria del nuovo made in Italy che è il cibo di qualità, Oscar Farinetti, è il fondatore della catena Eataly. L’ha fondata nel 2007 dopo aver venduto la rete di vendita di elettrodomestici Unieuro e ora - all’età di 58 anni - si divide tra Stati Uniti e Giappone, dove pure i suoi punti vendita per gourmet si vanno moltiplicando, e Alba, provincia di Cuneo, dove ancora risiede con la famiglia. Oscar Farinetti (foto) è dunque un industriale italiano famoso nel mondo e come tale, insieme a Carlin Petrini di Slow Food, ha firmato la lettera-appello «Facciamolo!» perché si faccia un governo, e presto, rispettando il pronunciamento degli elettori nel voto del 24 e 25 febbraio scorsi. Ci spiega perché ha sentito il bisogno di firmare questo appello? «Perché siamo all’emergenza totale e ritengo sia necessario fermare gli orologi e metter su un governo, chiamiamolo pure di scopo, per fare tre-quattro cose senza le quali andiamo dritti al macello. Gli otto punti di Bersani sono anche troppi, come dice Renzi». Quali sono queste tre-quattro cose per lei? «L’appello, almeno per come l’ho vissuto io, è rivolto nettamente anche al gruppo dirigente del partito che ho votato ininterrottamente negli ultimi trent’anni. E chiede a questo gruppo dirigente, che pure non si è granché rinnovato nel frattempo almeno al vertice, di cercare le parti migliori dei programmi di tutti i partiti, senza nessuna demonizzazione dell’avversario. Le cose essenziali da fare sono poche ma urgenti: primo la riforma elettorale, secondo la riforma costituzionale del Parlamento e di questa il primo punto deve essere un massimo di dieci anni o due legislature per la candidabilità, in modo da agevolare il ricambio dei parlamentari. E poi dimezzare il numero dei parlamentari e dimezzarne gli stipendi. Terzo, azzerare i finanziamenti pubblici ai partiti compreso la rinuncia totale ai rimborsi elettorali. E poi magari tornare alle urne». Non pensa di esagerare? Neanche i grillini chiedono il dimezzamento del numero dei parlamentari e anche loro devono comprare almeno le spillette, assumere consulenti legislativi per il gruppo... «No, no, azzerare azzerare. Le persone comuni sono disperate, licenziate, alla fame e non sopportano più i privilegi dei politici. Per me si deve tornare alla politica come volontariato, al ciclostile del ‘68. E via anche i soldi ai quotidiani di partito come il suo, chi non sta sul mercato, chiuda». Non teme che così la politica diventi solo per i ricchi? Il mercato non regola tutto...«Infatti noi abbiamo i contributi pubblici più alti del mondo ai partiti e il partito che ha governato negli ultimi vent’anni era di un poveraccio di Arcore accompagnato da altri poveracci. La politica l’hanno fatta i ricchi finora. Diamo ai parlamentari un ottimo stipendio, 3-5mila euro e basta. Poi uno come me continuerà a finanziare il suo di partito, certo. Ma non c’è bisogno di inutili convegni e manifesti che riempiono Roma, bisogna dare un segnale e anche essere creativi, inventarsi cose nuove, enormi». Lei conosce uno che di marketing se ne intende: Gianroberto Casaleggio? «No, non l’ho mai incontrato».  Ma di grillini sì, ne conosce. Cosa ne pensa? «Grillo penso sia un genio, è riuscito a cavalcare il risentimento e ad accaparrarsi così un quarto dei voti. Ci sono un sacco di imprenditori, anche di alto livello, che l’hanno votato. Ma anche tanti operai. E penso sia urgente dare delle risposte a questa rabbia che si è riversata nel voto coinvolgendo un’intera classe dirigente perché si è superato il limite di sopportazione. Finora il centrosinistra non è riuscito a interpretare l’incazzatura né a dare risposte, che significano anche limiti alla politica. Il Pd è riuscito a tagliare i vitalizi ma non è riuscito a comunicarlo alla gente». Quali rischi vede nell’ attuale situazione che ad alcuni sembra Weimar? «Il rischio più grande che vedo è che alla fine di fronte ad un peggioramento della crisi sia applicata la ricetta più semplice, che è quella di farla pagare solo ai più deboli. Senza un governo in questa cosiddetta società dei consumi è questa la ricetta più semplice. Invece io credo sia giusto spalmare i sacrifici, farli pagare anche ai più ricchi. Credo che Pier Luigi Bersani sia un galantuomo, uno davvero perbene, e penso che magari iniziando a collaborare, proprio a partire dalla proposta di Grillo di abolire i privilegi dei politici, si possa anche intessere una collaborazione più lunga, non limitata a pochi mesi».
                                                                                                                                                            
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domenica 10 marzo 2013


LA MINACCIA DI CASALEGGIO «NIENTE ALLEANZE O ME NE VADO»

Casaleggio dice che se passa l’idea dell’accordo con qualsivoglia partito, lui se ne va dal Movimento.  Sgomento generale e molte domande che si rincorrono: ok, ma Casaleggio chi è per poter decidere da che parte devono girarsi i gruppi parlamentari Cinque Stelle? E chi ha detto al povero Casaleggio che invece l’accordo si farebbe volentieri? E chi è che lo promuoverebbe volentieri in quel piccolo esercito di onorevoli e senatori tenuti dallo staff in una verginale latitanza rispetto ai mezzi di comunicazione di massa? In bicicletta- Conviene fermarsi e controllare le pezze d’appoggio di questa nuova puntata dedicata agli orientamenti e ai livelli di democrazia interna che spingono impetuosamente il movimento verso il cento per cento dei consensi. Intanto, il racconto di un nuovo senatore grillino, sardo e bocconiano, che si chiama Roberto Cotti. È lui che riferisce questo decisivo passaggio, di potere e malanimo, ai vertici stellati. Lo fa tornando a quei contatti riservati tra Grillo, Casaleggio, appunto, e i due gruppi parlamentari, intercorsi nei giorni del loro emozionante battesimo pubblico. «Gianroberto Casaleggio ha detto che se decidessimo di dare l’appoggio a qualche partito, lui lascerebbe il Movimento Cinque Stelle»: questo lo spunto di Cotti, mentre annuncia che, tornando nei prossimi giorni a Roma, userà, da Ciampino, la bicicletta; per sostenere, afferma, «il nostro modello di mobilità». Mai buttare il tempo. «Nessuna fiducia – prosegue Cotti tornando ai ricordi di quei bei giorni e alle disposizioni raccolte – a Bersani o chi per loro. Se lo facessimo rischieremmo di scomparire» . La vedono così, o gliel’hanno fatta vedere così. Poi, muovendosi tra frattaglie di dichiarazioni e di ammissioni, eccoci alle parole utilissime di un altro nuovo eletto, Alessio Tacconi, circoscrizione estera europea, che nel suo sito facebook annota diligente: «Casaleggio come sempre ci ha confermato che il ruolo dello staff è quello di dare un indirizzo politico che i nuovi eletti avranno la responsabilità di trasformare in decisioni e iniziative». Così, si possono fare delle banali riflessioni: Casaleggio è lo staff, lo staff è la linea politica, i gruppi parlamentari sono tenuti a fare concretamente quello che decide lo staff, e cioè Casaleggio. Ce n’è abbastanza per oscurare il cielo di Grillo, che fin qui non abbiamo mai nominato ed è, di questi tempi, una notizia. Grillo fa il megafono, Casaleggio fa lo staff, la linea la fa lo staff e se qualcuno non è d’accordo e si muove negandone le disposizioni, lui, come abbiamo visto, se ne va, si arrabbia forte e li saluta. Compreso Grillo: perché non avrebbe detto «io e Grillo ce ne andiamo», ha detto che se ne va lui.
Ma che bisogno ha questo esperto di sistemi di condizionamento di massa on line di metterla giù così dura? È chiaro che si fa solo quello che dice lui. Non a caso le materne preoccupazioni dello staff hanno provveduto a stendere un cordone di sicurezza triplo attorno ai teneri germogli parlamentari dei Cinque Stelle.Li hanno sconsigliati di stare con altri onorevoli, di accettare contatti con la stampa; si sono raccomandati affinché stiano tra loro. Sanno già, perché glielo ha detto sempre Casaleggio, che devono stare attenti a Facebook. Insomma, li hanno ibernati per tenerli al riparo dalle brutture di questo mondo corrotto e cattivo e sono quasi riusciti a convincere questo mondo che fare i parlamentari per i Cinque Stelle è una sfiga e una disgrazia, non fosse che anche l’onorevole stipendio tagliato alla bisogna è comunque meglio che niente stipendio. In sostanza, colore a parte, da questo non nuovo modello di comunicazione con l’esterno escono tutti messaggi tesi a togliere a Bersani ogni speranza di intesa con il Movimento. Lo staff non vuole: questa è la democrazia a cinque stelle e il resto è fuffa. Sulla linea, ecco apparire, finalmente in questo diario quotidiano, il nome di Grillo: a lui si attribuisce, infatti, il post-editoriale inchiodato in testa al blog del Megafono in cui con abituale sarcasmo – non temono l’ulcera – deridono l’appello degli intellettuali in favore di una intesa tra Cinque Stelle e sinistra. Il divertito messaggio usa a piene mani Gaber («Gli intellettuali sono razionali, lucidi, imparziali») e la sua ironia sulla bistrattata categoria. Le parole di Gaber-Tra un brano e l’altro del grande cantautore, il pensiero di Grillo in materia: «L’intellettuale italiano è prevalentemente di sinistra, dotato di buoni sentimenti e con una lungimiranza politica postdatata... se si schiera lo fa per motivi etici, morali, umanistici su indicazione del partito. Quando il pdmenoelle chiama, l’intellettuale risponde. Sempre! In fila per sei col resto di due». È quanto: Grillo dà la sensazione di essere ancora afflitto dal vecchio Pci e dal suo, vero, rapporto organico con l’intellettualità di questo Paese. Magari fosse vero oggi. In secondo luogo, trova divertente trattare gli intellettuali come fossero grillini, e cioè due sberle e zitti, si fa come dice lo staff. Pardon, come dice Grillo.                                                                                    m.r.d.s.p.c.

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sabato 9 marzo 2013


NIENTE LEGITTIMO IMPEDIMENTO PER BERLUSCONI PROCESSO MEDIASET: PER I MEDICI DELLA CORTE D'APPELLO BERLUSCONI NON STA COSÌ MALE DA NON POTER PARTECIPARE ALLE UDIENZE. GHEDINI:  «SENTITE I MEDICI FISCALI». I GIUDICI: NO, PROSEGUIAMO. IL PRIMARIO DI OCULISTICA DEL SAN RAFFAELE: «RESTI IN OSPEDALE FINO A DOMANI»

Processo Mediaset sui diritti tv: la visita fiscale dei medici nominati dalla Corte d'appello ha stabilito che non c'è nessun impedimento per Silvio Berlusconi a partecipare alle udienze a causa delle sue condizioni di salute, ovvero il malessere agli occhi. Berlusconi in ospedale | GUARDA il certificato Scontro Anm-Pdl: «Attacchi anti-democratici». «Siete da censura» Niccolò Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi, ha chiesto ai giudici della Corte d'appello di Milano di ascoltare in aula i medici che hanno compiuto la visita fiscale concludendo che l'ex premier non ha nessun impedimento a causa delle sue condizioni di salute a presenziare al processo per i diritti tv Mediaset. I giudici della Corte d'appello di Milano hanno respinto l'istanza e invitato i difensori a prendere la parola per le arringhe. «Chiedo al presidente Berlusconi di restare in ospedale almeno fino a domani». A dirlo è il primario di Oculistica e Oftalmologia del San Raffaele di Milano, Francesco Bandello. Il primario commenta: «Ragiono come un uomo di strada. Una persona che deve discutere di cose così importanti e che veda in qualche modo alterate le sue condizioni psico-fisiche, mi pare che sia messa in condizione di non poter svolgere appieno la sua funzione di imputato».Nell'udienza di oggi del processo Mediaset sui diritti televisivi presso la Corte d'Appello di Milano, il sostituto procuratore centrale, Laura Bertolè Viale, ha chiesto una visita fiscale all'ospedale San Raffaele per stabilire se l'impossibilità di Silvio Berlusconi a presentarsi sia «assoluta e totale». I giudici hanno detto sì. L'incarico è stato affidato al medico legale Carlo Loi e all'oculista Pasquale Troiano. Alla visita partecipa anche il dottor Umberto Genovese, nominato dalla difesa dell'ex premier. Sospesa l'udienza, la visita fiscale iniziata intorno a mezzogiorno è durata oltre un'ora. «Lo tratterrei almeno fino a domani». Lo dice il primario di oculistica e oftalmologia dell'Ospedale San Raffaele di Milano, Francesco Bandello, dove è ricoverato il leader del Pdl. «Una misura fuori da ogni logica», commenta l'avvocato Niccolò Ghedini: «Anche se i medici dicono che Berlusconi si deve presentare qui in barella e con gli occhiali neri», aggiunge il difensore, una sospensione dell'udienza di oggi «non incide sulla prescrizione», dato che il legittimo impedimento (chiesto dai legali del Cavaliere per motivi di salute)blocca la prescrizione. Il processo di secondo grado per il caso Mediaset si prescrive nel luglio del 2014. I difensori dell'ex premier e leader Pdl Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno chiesto il rinvio dell'udienza presentando un certificato medico firmato dal primario dell'ospedale San Raffaele dove Berlusconi si trova ricoverato da ieri, che afferma la persistenza dei sintomi e l'impossibilità del Cavaliere a presentarsi in Aula. Berlusconi, dicono i medici del San Raffaele, è affettoda uveite bilaterale,un disturbo oftalmologico. Il certificato prevede il ricovero fino a lunedì.
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venerdì 8 marzo 2013


TOPICIDA IN CASSETTA DI LATTUGA ALLERTATE CAMPANIA E VENETO

Topicida in una cassetta di lattuga coltivata in Campania e spedita in Germania da una ditta veneta. Allertate le due regioni. Il ministero della Salute conferma: una busta di veleno per topi «non integra» è stata trovata in una cassetta di legno aperta di lattuga romana, dunque non confezionata, su 110 cassette fornite a un grossista tedesco da una ditta veneta. L'ha trovata durante un autocontrollo effettuato lo stesso grossista, il quale ha informato le autorità tedesche, fornendo la tracciabilità. «L'azienda produttrice dell'insalata è campana». Quindi il Ministero comunica di aver allertato l'assessorato della Regione Campania (e non della Regione Lazio come riportavano alcune notizie), oltre a quello del Veneto. Il ministero spiega di non potere «escludere che la contaminazione possa essere avvenuta nel magazzino del grossista tedesco, atteso che per altro il riscontro è stato effettuato in autocontrollo e non in seguito ad un controllo ufficiale delle autorità tedesche». Il ministero, a scopo cautelativo, ha avviato tutte le procedure previste e contestualmente ha chiesto alle autorità tedesche di effettuare controlli anche sulla ditta tedesca.





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giovedì 7 marzo 2013


GRILLO: «SE FALLIAMO NOI, CI SARÀ VIOLENZA» IL LEADER DEL MOVIMENTO 5 STELLE: «SE FALLIAMO, CI SARÀ LA VIOLENZA NELLE STRADE». A "TIME": IO CANALIZZO LA RABBIA IN QUESTO MOVIMENTO DI PERSONE CHE POI GOVERNERÀ. ATTACCA I GIORNALISTI: «PAGATI DAI PARTITI. SI CREI UNA SOLA TV PUBBLICA»

«Se falliamo, ci sarà la violenza nelle strade». Lo dice Beppe Grillo in un'intervista a Time. Dove attacca anche giornali e tv rincarando nel suo blog quando scrive. “Giornalisti? Pagati dai partiti”. Attacca le testate nazionali e le tv, salva i quotidiani locali. «Io canalizzo tutta questa rabbia in questo movimento di persone che poi governerà», dice il comico genovese a “Time”. I partiti, aggiunge, «dovrebbero ringraziarci uno per uno». «Tutto ha avuto inizio in Italia- prosegue Grillo -Il fascismo è nato qui. Le banche sono nate qui. Abbiamo inventato il debito. Anche la mafia. Tutto è iniziato qui. Se non inizia da qui la violenza è a causa del movimento. Se falliamo, siamo destinati ad avere la violenza nelle strade. Metà della popolazione non ne può più». L'attacco lo sferra contro tv e giornalisti e "tre quotidiani nazionali". «L'accanimento delle televisioni nei confronti del M5S ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è sconvolgente, morboso, malato, mostruoso, che sta sfuggendo forse al controllo dei mandanti, come si è visto nel folle assalto all'albergo Universo a Roma dove si sono incontrati lunedì scorso i neo parlamentari del M5S. Scene da delirio», scrive nel post odierno sul suo blog a proposito degli esordi televisivi di esponenti del Movimento 5 Stelle. «Le televisioni sono in mano ai partiti, questa - sottolinea - è un'anomalia da rimuovere al più presto. Le Sette Sorellastre televisive non fanno informazione, ma propaganda».«Nel libro di Jack London 'Zanna bianca' una lupa attrae ogni notte un cane da slitta nella foresta. Chi cede al richiamo viene condotto lontano dal fuoco e divorato da un branco di lupi appostati in attesa nella neve. Nel dopo elezioni la tecnica dei conduttori televisivi, dipendenti a tempo pieno di pdl e pdmenoelle, è simile», dice ancora Grillo nel suo blog. «Il loro obiettivo - sostiene - è, con voce suadente, sbranare pubblicamente ogni simpatizzante o eletto del M5S e dimostrare al pubblico a casa che l'intervistato è, nell'ordine, ignorante, impreparato, fuori dalla realtà, sbracato, ingenuo, incapace di intendere e di volere, inaffidabile, incompetente. Oppure va dimostrato il teorema che l'intervistato è vicino al pdmenoelle, governativo, ribelle alla linea sconclusionata di Grillo, assennato, bersaniano. In entrambi i casi, il conduttore si succhia come un ghiacciolo il movimentista a cinque stelle, vero o presunto, più spesso presunto, lo mastica come una gomma americana e poi lo sputa, soddisfatto del suo lavoro di sputtanamento. È pagato per quello dai partiti». «È indispensabile – attacca ancora - creare una sola televisione pubblica, senza alcun legame con i partiti e con la politica e senza pubblicità. Le due rimanenti possono essere vendute al mercato. È necessario rivedere anche i contratti di concessione per le televisioni private e definire un codice deontologico al quale devono attenersi. Lunedi sono stati eletti dai gruppi parlamentari del M5S per i prossimi tre mesi due capigruppo/portavoce, Roberta Lombardi per la Camera, e Vito Crimi per il Senato. Loro sono stati titolati a parlare dopo aver discusso e condiviso i contenuti con i componenti del gruppo. Attenti ai lupi!».                                              

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mercoledì 6 marzo 2013







STIPENDI ITALIANI AL PALO -15% RISPETTO AI TEDESCHI REPORT ISTAT SULLE RETRIBUZIONI: NEL 2010 LE NOSTRE BUSTE PAGA AL DODICESIMO POSTO IN EUROPA. LE DONNE PAGATE QUASI IL 10% IN MENO, I DIRIGENTI QUATTRO VOLTE PIÙ DEGLI OPERAI.

I lavoratori italiani hanno buste paga più leggere del 14,6% rispetto ai colleghi tedeschi. Rispetto a quelli del Regno Unito la distanza è del 13% e dell’11% se il confronto avviene con i francesi. Questo almeno quanto accadeva nell’ottobre del 2010, data in cui l’Istat ha scattato la fotografia poi analizzata in un report sulla struttura delle retribuzioni pubblicato alcuni giorni fa.In quel mese, nella classifica generale le nostre retribuzioni si collocano al dodicesimo posto nell’Unione europea a 27 e sono inferiori alla media dell’Eurozona: se invece si considera l’intera Unione europea, i salari italiani sono leggermente superiori alla media. Peggio di noi stanno, tra gli altri, gli spagnoli con il 25,9% in meno. Questo il quadro generale. Vista da vicino, la struttura rivela altri dettagli. Nel 2010 la retribuzione lorda annua per ora era di 16,2 euro: così la media tra lavoratori dipendenti nelle imprese e istituzioni con almeno 10 addetti nell’industria e nei servizi (escluse le attività della pubblica amministrazione in senso stretto). Le donne però prendono meno: la loro retribuzione oraria è pari a 15,3 euro, inferiore del 9,2% a quella degli uomini (16,7 euro). Si chiama gender pay gap ed è la differenza percentuale tra la paga oraria di uomini e donne rapportata alla retribuzione maschile: ebbene tra il 2006 e il 2010 la distanza tra lavoratori e lavoratrici si è ridotta nella Unione europea a 27 passando dal 17,7% al 16,2%, mentre in Italia è aumentata da 4,4 al 5,3%. Altre differenze: i dirigenti guadagnano quattro volte tanto gli operai (44,3 euro contro 11,8) e i laureati o diplmati prendo il doppio di chi si è fermato alle medie o alle elementari (26,2 euro contro 11,6). Il fattore anzianità- Analizzando i diversi settori, guadagna di più in assoluto (26,5 euro) chi lavora nel comparto finanziario e assicurativi, in coda troviamo invece i lavoratori dei servizi con 10,8 euro lordi all’ora. Anche l’età ha il suo peso: si passa così dai 9,6 euro dei lavoratori tra 14 e 19 anni, a 11,2 euro in quella tra i 20 e i 29 anni, fino a 23,5 euro per il personale dipendente ultrasessantenne. Traducendo le percentuali in cifre assolute la retribuzione lorda annua per dipendente è pari a 28.558 euro: sale a 31.394 euro per gli uomini e scende a 24.828 per le donne. Questa differenza - spiega l’Istat - è dovuta in parte al diverso numero di ore annue retribuite, che per gli uomini si attesta a 1.876 ore e per le seconde a 1.620 ore. Le retribuzioni medie per i dipendenti che hanno qualifiche più elevate ammontano a 88.942 euro l’anno per gli uomini e a 61.361 euro per le donne; quelle delle qualifiche più basse a 20.064 euro per gli uomini e a 13.784 euro per le donne. I dipendenti con almeno 15 anni di anzianità aziendale percepiscono una retribuzione annua superiore del 61,4% rispetto a quella dei dipendenti che sono stati assunti da meno di 5 anni. Il rapporto in questione ha cadenza quadriennale: la rilevazione analizza la struttura delle retribuzioni, armonizzata a livello europeo. L'indagine analizza il mese di ottobre perché sono limitati gli effetti della stagionalità e la presenza di giorni festivi e non tiene conto di quanto avviene in agricoltura e nella pubblica amministrazione e nella difesa. Tornando alla classifica europea, i meglio pagati sono i danesi: prendono in media 27,9 euro all’ora; seguono gli irlandesi (22,23 euro) e i lavoratori del Lussemburgo (21,95 euro). In coda troviamo la Bulgaria (2,04 euro), Romania (2,67 euro), Lettonia e Lituania (rispettivamente 3,78 euro e 3,44 euro).                           
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martedì 5 marzo 2013


LOMBARDI:«FILOFASCISTA A CHI?» MA IL WEB L'ATTACCA: INDIFENDIBILE

«Rimango allibita dalle strumentalizzazioni in atto su una frase estrapolata da un post sul mio blog».Roberta Lombardi, designata capogruppo 5 Stelle alla Camera, torna sempre dal suo blog sulle frasi, di qualche settimana fa, circolate ieri per osservare che «quella espressa era una analisi esclusivamente storica di questo periodo politico, che naturalmente condanno. In Italia il fascismo così come il comunismo è morto e sepolto da almeno trent'anni». «Mi riferivo, facendo una analisi, al primo programma del 1919, basato su voto alle donne, elezioni e altre riforme sociali che sembravano prettamente socialiste rivoluzionarie e non certamente il preludio di una futura dittatura (http://www.circolorussell.it/index.php?doc=158. Tutte proposte - scrive ancora, oggi - che poi Mussolini smentì già dall'anno seguente, in quello che fu un continuo delirio di contraddizioni. La caratteristica del fascismo fu infatti quella di cambiare sempre le carte in tavola, con l'unica costante che al centro del potere rimanevano sempre Mussolini ed il suo partito unico. Potere che poi divenne dittatura in un crescendo di violenza. Fino ad arrivare al razzismo e la guerra».«Questo il mio giudizio storico e politico, negativo su quell' esperienza. Ora - esorta - possiamo pensare all'Italia del 2013. Ricordo a tutti che il M5S ha nel suo programma l'insegnamento della Costituzione italiana. Grazie a tutti».Sulla rete i militanti del Movimento Cinque Stelle si dividono, ma in tanti le chiedono di fare abiura: «Devi dire di essere antifascista». Una parte dei 'grillini' sui social network, preferisce leggere l'episodio come l'ennesimo attacco della stampa 'nemica' al Movimento che fa capo a Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio. È la tesi dell'assalto mediatico, come dice la stessa Lombardi. Carlo Moccaldi la chiama «macchina del fango» e invita la deputata grillina a resistere. Il parlamentare Alessandro Di Battista, fa scudo e le rinnova la fiducia: «Siamo con te, teniamo botta tutti quanti». Ma non sono pochi i Cinque Stelle che invece non hanno apprezzato la frase sul fascismo.Paolo D'Angelo, ad esempio, la invita alla prudenza, a «parlare poco con i cialtroni al servizio del potere». Meno comprensivo è Gabriele Lanzi: «Quando parliamo- spiega- dobbiamo esprimere concetti chiari che non lascino spazi ad interpretazioni. Non possiamo rincorrere sempre i sospettosi, i livorosi, gli invidiosi». Non mancano, tuttavia, le posizioni di aperta condanna. Daniele Bonifazi ammette che «c'è un problema, sta cosa sta andando molto avanti». È un invito esplicito a chiarire il senso di quelle frasi. Daniele Bonaiuto vorrebbe invece maggiore saggezza: «Leggo ovunque commenti feroci sulle tue considerazioni su Casapound- scrive su Facebook a Lombardi- In una fase così delicata dobbiamo evitare di esporci inutilmente. Recuperare è faticoso e ci defocalizza dagli obiettivi importanti», le manda a dire. A Gabriele Grotti dispiace che Lombardi abbia «attribuito a Casa Pound il termine un po' improprio di folkloristico». Di più: «Avendo votato, sostenuto, apprezzato difeso da tanti ignobili attacchi il Movimento Cinque Stelle- osserva Grotti- questa roba espressa dalla neoparlamentare non la tacito né la difendo, dato che è indifendibile. Trovare "folkloristici" il razzismo e le spranghe è roba demenziale. Considerare il fascismo non una dittatura ma una »costola del socialismo« lo è altrettanto. Così minimizzare il rischio anche attuale del ritorno di formazioni fasciste. Ai corsi di formazione che stanno svolgendo i neoparlamentari grillini, ne urge uno speciale per la deputata Lombardi: quello su democrazia, socialismo, fascismo e dittaturà». Vanni Destro è già pentito del voto ai Cinque Stelle. «Che tristezza Robè...». E riporta il passaggio incriminato dello scritto di Roberta Lombardi sul suo blog. «Tu questo hai scritto: 'Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l'ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede Casapound non è il fascismo ma una parte del fascismò». Destro conclude: «Non mi pare ci sia molto da interpretare. E io non sono un giornalista. Sento lo stridio dell'arrampicata sughli specchi. Ho votato M5S e l'ho promosso e sostenuto dal 2009, mi aspettavo altro».Non si placa la rabbia di una parte del Movimento Cinque Stelle contro le considerazioni della Capogruppo designata alla Camera, Roberta Lombardi. Antonio Caprari le ricorda che la «Costituzione nasce dall' antifascismo. E i comunisti, e non solo loro, hanno contribuito a crearla, prima con la Resistenza poi con la Costituente. È bene non rimuovere certa memoria e certi valori storici e soprattutto vista la nostra stroria non mettere tutti sullo stesso piano». Simone Poletti vorrebbe essere aiutato a capire «quando il fascismo aveva un altissimo senso dello stato e quando invece è cominciato a degenerare. Perchè per come l'ho studiato io- sottolinea- i primi vagiti li ha emessi con gli incendi alle camere del lavoro e la sua affermazione al potere l'ha suggellata con il delitto Matteotti. Forse prima di parlare a vanvera di fascismo avresti dovuto informarti meglio». Per chiudere il caso, ragiona ancora Caprari, basterebbero due parole magiche: «Sono antifascista».
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venerdì 1 marzo 2013





 «GRILLO VA SFIDATO, NESSUN BARATTO» VIVA L’ITALIA

«Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni. Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle». Lo scrive il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sulla sua newsletter settimanale.Bisogna «rimettersi in sintonia con gli italiani, non gi ocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini».  Per Renzi «quando durante le primarie, chiedevamo di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, o ai parlamentari e consiglieri regionali di rinunciare ai vitalizi, fino alla richiesta di non considerare appestati quelli che la volta prima avevano votato Lega o Pdl (le primarie si vincono convincendo la tua gente, ma le elezioni si vincono convincendo anche quelli fuori dal tuo recinto) o fino alla proposta di far uscire i partiti dalla Rai, noi eravamo chiari. Ma non abbiamo avuto la capacità di convincere. Colpa mia, l'ho detto». Il sindaco di Firenze ha poi aggiunto che «non abbiamo il copyright su queste proposte: Mi piacerebbe - ha osservato - che li rilanciassimo noi, non per raccogliere il voto di qualche parlamentare grillino ma per recuperare un rapporto con il Paese, con gli italiani».«Pensiamo di uscirne vivi offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato?», si chiede il sindaco di Firenze. Che poi commenta l'esito del voto: il centrosinistra «ha perso le elezioni», è inutile tentare «giri di parole». «Le elezioni. Niente giri di parole: il centrosinistra le ha perse. La vittoria numerica alla Camera non è sufficiente e lo sappiamo. E non si dica: 'Ah, gli italiani si sono fatti abbindolare, non ci hanno capito' come ha detto qualche solone dei nostri in tv nelle ore della debacle. Gli italiani capiscono benissimo i politici: casomai non sempre accade il contrario». «Io - ha precisato - quello che avevo da dire l'ho detto alle primarie. Non ce l'ho fatta, mi sono preso la mia responsabilità. Ho praticato la lealtà in tutta la campagna elettorale: non perché mi convenisse, ma perché è giusto rispettare i risultati, sempre. Perché credo che lo stile abbia un ruolo persino in politica. Oggi non dirò: »Ma io ve l'avevo detto«. Quelli che sono stati zitti durante le primarie e che poi ci spiegano che loro avevano capito tutto sono insopportabili: passi saltare sul carro del vincitore, ma adesso affollare quello del perdente mi suona ridicolo. Io ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo».Matteo Renzi non intende partecipare a «caminetti», ma si dice «pronto a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese». Il sindaco di Firenze lo ha scritto nella sua newsletter: «Ma se devo andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature, beh, scusate, ma da queste parti abbiamo da lavorare. Mentre a Roma si discute, nelle città si affrontano i problemi, dalle emergenze occupazionali fino alle buche nelle strade». Matteo Renzi non intende partecipare a «caminetti», ma si dice «pronto a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese». Il sindaco di Firenze lo ha scritto nella sua newsletter: «Ma se devo andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature, beh, scusate, ma da queste parti abbiamo da lavorare. Mentre a Roma si discute, nelle città si affrontano i problemi, dalle emergenze occupazionali fino alle buche nelle strade».
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