venerdì 1 marzo 2013





 «GRILLO VA SFIDATO, NESSUN BARATTO» VIVA L’ITALIA

«Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni. Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle». Lo scrive il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sulla sua newsletter settimanale.Bisogna «rimettersi in sintonia con gli italiani, non gi ocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini».  Per Renzi «quando durante le primarie, chiedevamo di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, o ai parlamentari e consiglieri regionali di rinunciare ai vitalizi, fino alla richiesta di non considerare appestati quelli che la volta prima avevano votato Lega o Pdl (le primarie si vincono convincendo la tua gente, ma le elezioni si vincono convincendo anche quelli fuori dal tuo recinto) o fino alla proposta di far uscire i partiti dalla Rai, noi eravamo chiari. Ma non abbiamo avuto la capacità di convincere. Colpa mia, l'ho detto». Il sindaco di Firenze ha poi aggiunto che «non abbiamo il copyright su queste proposte: Mi piacerebbe - ha osservato - che li rilanciassimo noi, non per raccogliere il voto di qualche parlamentare grillino ma per recuperare un rapporto con il Paese, con gli italiani».«Pensiamo di uscirne vivi offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato?», si chiede il sindaco di Firenze. Che poi commenta l'esito del voto: il centrosinistra «ha perso le elezioni», è inutile tentare «giri di parole». «Le elezioni. Niente giri di parole: il centrosinistra le ha perse. La vittoria numerica alla Camera non è sufficiente e lo sappiamo. E non si dica: 'Ah, gli italiani si sono fatti abbindolare, non ci hanno capito' come ha detto qualche solone dei nostri in tv nelle ore della debacle. Gli italiani capiscono benissimo i politici: casomai non sempre accade il contrario». «Io - ha precisato - quello che avevo da dire l'ho detto alle primarie. Non ce l'ho fatta, mi sono preso la mia responsabilità. Ho praticato la lealtà in tutta la campagna elettorale: non perché mi convenisse, ma perché è giusto rispettare i risultati, sempre. Perché credo che lo stile abbia un ruolo persino in politica. Oggi non dirò: »Ma io ve l'avevo detto«. Quelli che sono stati zitti durante le primarie e che poi ci spiegano che loro avevano capito tutto sono insopportabili: passi saltare sul carro del vincitore, ma adesso affollare quello del perdente mi suona ridicolo. Io ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo».Matteo Renzi non intende partecipare a «caminetti», ma si dice «pronto a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese». Il sindaco di Firenze lo ha scritto nella sua newsletter: «Ma se devo andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature, beh, scusate, ma da queste parti abbiamo da lavorare. Mentre a Roma si discute, nelle città si affrontano i problemi, dalle emergenze occupazionali fino alle buche nelle strade». Matteo Renzi non intende partecipare a «caminetti», ma si dice «pronto a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese». Il sindaco di Firenze lo ha scritto nella sua newsletter: «Ma se devo andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature, beh, scusate, ma da queste parti abbiamo da lavorare. Mentre a Roma si discute, nelle città si affrontano i problemi, dalle emergenze occupazionali fino alle buche nelle strade».
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giovedì 28 febbraio 2013





GRILLO: ORA GOVERNO M5S. BERSANI: «STOP BATTUTE»

«Se proprio Pd e PdL ci tengono alla governabilità possono sempre votare la fiducia al primo Governo M5S». Lo scrive Beppe Grillo su Twitter aggiungendo il link a una pagina del suo blog intitolata 'Fiducia? What's fiducia' in cui il blogger Claudio Messora dice ai grillini: «Voi siete arrivati adesso con le valigie di cartone, ma questi conoscono l'arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro, avendo una lunga scuola alle spalle». E a stretto giro arriva la replica di Bersani: «Come noi rispettiamo gli elettori, anche Grillo li rispetti. I numeri li vede anche lui. Non pensi di scappare dalle sue responsabilità con delle battute. Ci si vede in Parlamento e davanti agli italiani». «Cercate di non farvi fregare - ha scritto Messora sul blog - e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto. Voi, per la vostra storia e per la natura radicale delle vostre rivendicazioni, che sono quelle che gli italiani vi hanno chiesto esplicitamente di portare avanti, non potete votare la fiducia a un partito che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese. Tutt'al più, se proprio Pdl e Pdmenoelle ci tengono alla governabilità, possono sempre votare, loro, la fiducia al primo Governo targato MoVimento 5 Stelle». «Quindi improvvisamene - si legge sul blog di Grillo - gli attivisti del M5S si sarebbero bevuti il cervello. Tutti insieme. Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato 'affa' tutto e tutti, improvvisamente sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co. Lo stesso Pd che ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di MPS, che non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi, che va a chiudere la campagna elettorale a Berlino. Lo stesso PD che copia le parlamentarie di Grillo ma riserva i posti chiave per le solite Bindi & Co. Lo stesso Pd di Violante, quello di 'abbiamo una banca'. Quel PD lì». «E questi duri e puri del M5S, arrivati in Parlamento al ritmo di 'vi apriremo come una scatoletta di tonno' - scrive Messora - al primo canto delle sirene di gente corresponsabile di tutto questo sfascio, si metterebbero a invocare l'accordo, addirittura la fiducia, come un qualsiasi partitucolo da prima repubblica? Ma lo sanno questi signori che, se votano la fiducia, si rendono corresponsabili di tutto quello che farà dal giorno dopo il Governo di Bersani & soci? Lo sanno che questi sono vecchi squali della politica, controllano i ministeri e conoscono tutti i trucchi possibili per fare tutto l'ostruzionismo di questo mondo, per cui, conoscendo la tattica della melina meglio di chiunque altro, avendola praticata per intere legislature, prometteranno per l'ennesima volta di tagliarsi gli stipendi, di togliere i rimborsi e tutto il resto, ma poi troveranno tutte le scuse per ritardare fino ad arenare ogni progetto di legge del M5S, mentre cercheranno di far passare nuove ignominie ai danni del popolo italiano, e queste ignominie ricadranno sulla testa delM5S?».Il leader CinqueStelle rivendica poi lo svecchiamento del nuovo Parlamento e il record di laureati (superiore a Pdl, Lega e soprattutto Pd)- «L'acqua è frizzante, ripeto l'acqua è frizzante». Beppe Grillo non abbandona il divertissement delle parole d'ordine stile Radio Londra, e non molla neanche sul piano del rinnovamento incarnato dai suoi 5 Stelle. «Lo Tsunami che ha travolto la politica italiana ha spazzato via uno tra i Parlamenti più vecchi d'Europa (55 anni di media) restituendo i parlamentari più giovani di tutto il mondo occidentale e dell' intera storia della Repubblica», sottolinea dal suo blog. «L' età media, tra Camera e Senato, è di 48 anni, più bassa rispetto non solo a quella dei paesi dell'UE, ma anche a quella degli Stati Uniti, tutti con un'età media di oltre 50 anni. I deputati eletti avranno un'età media di 45 anni e i senatori di 53 anni» mentre, annota, «nella scorsa legislatura l'età media dei deputati era di 54 anni (9 anni di differenza) mentre quella dei senatori di 57 anni (4 anni di differenza)». Ovvio che il gruppo parlamentare con l'età media più bassa, «quello che maggiormente ha inciso nel rinnovamento, è quello del MoVimento 5 Stelle, con 37 anni (33 alla Camera e 46 al Senato), il più vecchio quello del Pdl con 54 anni (50 alla Camera e 57 al Senato). E per sintetizzare l'alfa e l'omega del nuovo Parlamento ecco i simboli scelti da Grillo: »La parlamentare più giovane è la portavoce Marta Grande (25 anni), del M5S Lazio. L'eletto più anziano è il senatore Sergio Zavoli (89 anni) del Pd». «Quello del MoVimento 5 Stelle - riprende Grillo - è anche il gruppo con la maggiore percentuale di laureati: l'88%, in coda alla classifica il Pd con il 67% e la Lega con il 40%». «Lo Tsunami - rivendica ancora - ha tinto di rosa l'arco parlamentare: non c'erano mai state così tante donne in tutta l'avventura repubblicana». Peccato però che a portare il più alto numero di donne non sia stato il Movimento Cinquestelle, bensì il Partito democratico, che farà entrare in Parlamento, tra Camera e Senato, 115 donne (41%). Non a caso, Grillo accenna vagamente che la percentuale tra i parlamentari M5S è «superiore alla media». Ad ogni modo, anche senza il contributo di Grillo, nel nuovo Parlamento italiano la presenza femminile sale al 31 per cento e risulta superiore a quella della Francia ferma al 25%, della Gran Bretagna con il 22% e degli Stati Uniti (18%).L'epilogo del leader M5S è questo: «La classe dirigente rimane invece, per ora, la più vecchia d'Europa con una età media di 59 anni, con punte di 67 anni per i banchieri, di 63 per i professori universitari e di 61 per i dirigenti delle partecipate statali». Vincenzo Atella direttore del Ceis («Centre for Economic and International Studies») di Tor Vergata, ha realizzato uno studio sul problema della gerontocrazia in Italia e ha dichiarato: 'Il breve orizzonte di vita della classe dirigente non permette di investire in innovazione. In particolare dal nostro studio emerge la correlazione tra gerontocrazia e mancati investimenti in Ict a causa dell'incapacità di comprendere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Un Parlamento con un età media più giovane è in grado di cogliere queste opportunità. In questo momento è questo ciò di cui il Paese ha bisogno per ritornare sul sentiero di crescità».                                         
                                                                                                           d.r.c.s.m.c.p.
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mercoledì 27 febbraio 2013


GRILLO, M5S NON VOTERA' FIDUCIA A PD NE' A ALTRI  LEADER M5S: 'VOTEREMO IN AULA LEGGI CHE RISPECCHIANO NOSTRO PROGRAMMA

"Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (nè ad altri). Voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle". Lo afferma sul suo blog Beppe Grillo. "Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro", scrive ancora Grillo sul proprio blog. Grillo osserva che Bersani "é riuscito persino a perdere vincendo. Ha superato la buonanima di Waterloo Veltroni". Il leader M5S ricorda poi come il segretario democrat abbia "passato gli ultimi mesi a formulare giudizi squisitamente politici" nei confronti suoi e del suo MoVimento elencandoli tutti. Da "Fascisti del web, venite qui a dirci zombie", a "con Grillo finiamo come in Grecia" fino a "Lenin a Grillo gli fa un baffo". L'elenco, lungo, conta pure gli attacchi che gli sono stati rivolti direttamente: "Sei un autocrate da strapazzo"; "Grillo porta gente fuori dalla democrazia"; "Grillo porta al disastro" "Grillo vuol governare sulle macerie"; "Grillo prende in giro la gente"; "Nei 5 Stelle poca democrazia"; "Grillo fa promesse come Berlusconi"; "Grillo dice cose sconosciute a tutte le democrazie"; "Grillo? Può portarci fuori da Europa"; "Basta con l'uomo solo al comando, guardiamoci ad altezza occhi, la Rete non basta"; "Se vince Grillo il Paese sarà nei guai"."Noi non stiamo alla finestra: entriamo. Ma inciuci, inciucietti e accordi non ne faremo. Ci accorderemo solo sulle idee, che devono essere condivise con il nostro programma. Non c'é altra alternativa per noi". Così ieri Beppe Grillo alla Rsi (radio svizzera). "Devono andare a casa e se non ora ci andranno entro un anno massimo".
Nessuna ambasciata per conto di Grillo in vista di un prossimo accordo Pd-M5S. Oggi il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha spiegato la ragione della sua visita avvenuta ieri al sindaco di Bologna Virginio Merola. "La riunione a Bologna era fissata da tempo - ha spiegato questa mattina ai giornalisti il primo cittadino di Parma - Lui é presidente di Atersir e dovevamo confrontarci sul tema dell'acqua, che deve restare pubblica. Con me c'era anche l'assessore all'ambiente Gabriele Folli".Poi ha aggiunto: "Sui temi specifici abbiamo comunque sempre detto che siamo pronti al confronto e non cambiamo idea adesso. I temi sono patto di stabilità, riduzione del numero dei parlamentari e riforma della legge elettorale, ma per fare questo non è necessaria un'alleanza. Realizziamo queste riforme e poi ritornare fra un anno al voto". "Il modello siciliano? Ha ragione Grillo. A Roma ho incontrato gli attivisti siciliani che hanno confermato la validità del progetto - ha concluso Pizzarotti - La notizia di una mia 'ambasciata' per conto di Grillo è comunque tutta costruita".SIGNORA GRILLO, MIO MARITO E' PARTITO PER ROMA - Nonostante fuori della villa di Sant'Ilario, a Genova, continui l'assedio dei cronisti davanti a casa Grillo, lui non c'é. Il leader del Movimento 5 Stelle è partito per Roma. Lo ha riferito ai cronisti in attesa la moglie di Beppe Grillo, Parvin: "Beppe è andato a Roma, l'ho accompagnato io stamani all'aeroporto".    p.c.m.s.r.d.c.
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martedì 26 febbraio 2013


E ADESSO COSA SUCCEDE? ECCO A COSA PENSA IL PD LO SCENARIO DEL DOPO VOTO È MOLTO COMPLESSO. SUL CAMPO CI SONO TRE IPOTESI MA LA PIÙ PERCORRIBILE È SOLTANTO UNA. E RENZI SI SCALDA...

E adesso? Due cose sono chiare: al Senato c’è una situazione di ingovernabilità e la prima mossa per tentare di superare la situazione d’impasse spetterà al Pd, che ha preso il premio di maggioranza alla Camera. Fine. Per il resto, la confusione regna sovrana. Ed è difficile capire come si possa evitare quello che da più parti viene definito uno scenario in stile Grecia. In campo ci sono sostanzialmente tre ipotesi. La prima: si torna a votare soltanto in un ramo del Parlamento, quello in cui è impossibile si determini una maggioranza, cioè il Senato. È un’ipotesi di scuola, ma non percorribile, tra le altre cose perché si metterebbero di traverso le forze (Pdl e Movimento 5 Stelle) che non hanno preso il premio a Montecitorio e che però hanno una nutrita pattuglia di senatori. La seconda ipotesi: la Grosse Koalition, o governo di unità nazionale, insomma un nuovo esecutivo sostenuto da Pd, Pdl e centristi. Anche questa ipotesi però non appare percorribile, stando a quanto dicono in queste ore i vertici democratici: perché è impossibile riaprire un canale di dialogo con Berlusconi dopo una campagna elettorale come questa e perché un nuovo governissimo rischierebbe di far aumentare ancora di più i consensi per Grillo, come del resto hanno dimostrato queste elezioni. Resta una terza ipotesi, quella che in queste ore appare la più accreditata e che però arriva soltanto fino a un certo punto, quanto a chiarezza. E cioè che Bersani, leader della coalizione che ha preso il premio di maggioranza alla Camera, vada al Quirinale a fare una proposta di questo tipo: gli si dia l’incarico per formare un governo in grado di prendere la fiducia alla Camera e di tentare poi di ottenere lo stesso risultato anche al Senato. Ma il punto è: un governo per fare cosa? E qui le interpretazioni, anche all’interno dello stesso Pd, si diversificano. C’è chi sostiene che questo esecutivo dovrebbe rimanere in carica soltanto per il tempo necessario perché le forze parlamentari eleggano il nuovo Capo dello Stato (orientativamente a metà aprile) e approvino una nuova legge elettorale per poi tornare in tempi rapidi al voto (a fine giugno). E c’è chi sostiene che invece questo governo, seppur di minoranza, debba cercare di approvare le riforme necessarie al Paese cercando sui singoli punti di costruire la maggioranza anche al Senato, coinvolgendo nella discussione non soltanto il fronte moderato di Monti, ma anche i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle. E questa è la linea che sembra intenzionato a seguire Bersani. Non è casuale che il vicesegretario del Pd Letta, appena visto il dato che fotografava una situazione di ingovernabilità al Senato, a metà pomeriggio si fosse lasciato andare a questa battuta: «Se le cose stanno così, il prossimo Parlamento sarà ingovernabile. Si farà subito una nuova legge elettorale e si torna a votare». Salvo poi rettificare in serata: «Il ritorno al voto immediato non pare a oggi la prospettiva da perseguire e abbiamo fiducia che il Capo dello Stato possa aiutare a trovare le soluzioni migliori». LA PROPOSTA SPETTA A CHI VINCE- Questa è la linea che sosterrà Bersani nelle prossime ore, convinto com’è che ritornare immediatamente alle urne non sia la prospettiva che può mettere l’Italia al riparo dai guai vissuti dalla Grecia. «Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato. È evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il Paese», è la nota che il leader Pd fa diramare a notte fonda. «Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia». Al di là delle prospettive politiche e dell’ipotesi che si riesca a costruire delle convergenze al Senato che vadano oltre i gruppi del centrosinistra e di Scelta civica, c’è anche la Costituzione a impedire che si torni in tempi rapidi alle urne.Tra gli elementi da tener presenti c’è che il mandato di Napolitano al Quirinale scade il 15 maggio, e che una volta insediate le Camere ed eletti i presidenti dei due rami del Parlamento, deputati e senatori dovranno procedere all’elezione del nuovo Capo delloStato.Secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti non si potrebbe però procedere allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni perché a quel punto saremmo nel semestre bianco. Non era questo il caso con questa legislatura, visto che l’articolo 88 della Costituzione recita: «Non può esercitare tale facoltà (di scioglimento, ndr) negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura». Con l’insediamento delle nuove Camere entreremmo però nella diciassettesima legislatura, e il caso sarebbe diverso. C’è allora l’ipotesi che il nuovo Capo dello Stato si insedi e proceda subito allo scioglimento? Sarebbe discutibile. E in ogni caso, prima che si vada al voto devono passare dallo scioglimento almeno 45 giorni. E a meno che il Parlamento non abbia proceduto speditamente, rischiano di non esserci i tempi per una finestra elettorale a fine giugno.RENZI OSSERVA DA LONTANO- Nel Pd si guarda con attenzione all’ eventualità di andare in tempi rapidi a nuove elezioni pensando agli interessi del Paese (in Grecia si è visto quanti danni ha provocato una situazione simile a quella che stiamo vivendo oggi) ma anche alle strategie di partito. Nel gruppo dirigente del Pd neanche si vuole discutere, in queste ore, dell’ipotesi che il risultato elettorale possa far prendere in considerazione a Bersani l’ipotesi di dimissioni anticipate (il leader del Pd aveva detto già in campagna elettorale che a prescindere dal risultato delle urne non sarebbe stato lui il segretario del partito col prossimo congresso). Però sono già in molti, dentro ma soprattutto fuori il Pd, a iniziare a dire che con Renzi vincitore alle primarie sarebbe andato in onda tutto un altro film. E anche nel fronte bersaniano si deve ammettere a denti stretti che in caso di nuove elezioni anche a breve non sarà l’attuale segretario a giocare il ruolo del candidato premier del centrosinistra. Renzi in queste ore ha scelto di mantenere il basso profilo, rimanendo in silenzio (commenterà il risultato elettorale dopo che lo avrà fatto Bersani, hanno spiegato i suoi stretti collaboratori) e facendo filtrare soltanto un messaggio: la maggioranza, se non c’è, va ricercata e costruita. Insomma, il sindaco di Firenze ostenta calma e si guarda bene dal dare l’impressione di fremere per andare alla sfida elettorale. Ma anche questa, nelle prossime ore, è una questione che il gruppo dirigente del Pd dovrà affrontare.RENZI OSSERVA DA LONTANO Nel Pd si guarda con attenzione all’eventualità di andare in tempi rapidi a nuove elezioni pensando agli interessi del Paese (in Grecia si è visto quanti danni ha provocato una situazione simile a quella che stiamo vivendo oggi) ma anche alle strategie di partito. Nel gruppo dirigente del Pd neanche si vuole discutere, in queste ore, dell’ipotesi che il risultato elettorale possa far prendere in considerazione a Bersani l’ipotesi di dimissioni anticipate (il leader del Pd aveva detto già in campagna elettorale che a prescindere dal risultato delle urne non sarebbe stato lui il segretario del partito col prossimo congresso). Però sono già in molti, dentro ma soprattutto fuori il Pd, a iniziare a dire che con Renzi vincitore alle primarie sarebbe andato in onda tutto un altro film. E anche nel fronte bersaniano si deve ammettere a denti stretti che in caso di nuove elezioni anche a breve non sarà l’attuale segretario a giocare il ruolo del candidato premier del centrosinistra. Renzi in queste ore ha scelto di mantenere il basso profilo, rimanendo in silenzio (commenterà il risultato elettorale dopo che lo avrà fatto Bersani, hanno spiegato i suoi stretti collaboratori) e facendo filtrare soltanto un messaggio: la maggioranza, se non c’è, va ricercata e costruita. Insomma, il sindaco di Firenze ostenta calma e si guarda bene dal dare l’impressione di fremere per andare alla sfida elettorale. Ma anche questa, nelle prossime ore, è una questione che il gruppo dirigente del Pd dovrà affrontare.                                                                                       
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lunedì 25 febbraio 2013


PROIEZIONI SENATO: PER RAI E' TESTA A TESTA TRA PDL-LEGA E PD-SELQUAGLIARIELLO: 'PDL IN TESTA IN REGIONI SUD'. CANCELLIERI: 'HA VOTATO 75,1%, CALO DEL 6%'

5/A PROIEZIONE RAI SENATO:PDL-LEGA E PD-SEL PARI 30,7%
ISTITUTO PIEPOLI, M5S 24,5%, LISTA MONTI 9,5%,RC 1,8%,ALTRI 2,8% PROIEZIONE RAI SENATO: SEGGI; PDL-LEGA 121, PD-SEL 96ISTITUTO PIEPOLI, M5S 65, CENTRO 19, RC NESSUN SEGGIO E.LETTA, SE CONFERMATE PROIEZIONI TORNARE A VOTARE - "Se le cose stanno cosi', il prossimo parlamento sara' ingovernabile. Si fara' subito una nuova legge elettorale e si torna a votare". E' il commento del vicesegretario del Pd, Enrico Letta, alle prime proiezioni date al Tg3 sul Senato.QUAGLIARIELLO, PDL IN TESTA IN REGIONI SUD - "Dai dati che mi sono appena stati comunicati, il Pdl sarebbe in testa in quasi tutte le regioni del Sud, a cominciare dall'Abruzzo". Lo ha detto in diretta nello speciale del Tg3 l'esponente del Pdl Gaetano Quagliariello.CANCELLIERI, HA VOTATO 75,1%, CALO DEL 6% - "Il dato percentuale dei votanti, quando mancano pochissime sezioni, è del 75,16%. Un dato pressoché definitivo". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. "E' un calo di circa il 6% - ha spiegato il ministro incontrando i giornalisti - in recupero rispetto a quello di ieri sera". E' durata poco l'euforia nel centrosinistra, che sperava di avviarsi a una vittoria piena alla Camera e al Senato. I dati degli instant poll, che facevano pensare a un'affermazione del centrosinistra, sono stati ribaltati dalle prime proiezioni sul Senato. Ad essere in testa é ora il centrodestra: 31,3 per cento secondo i dati Rai, inseguito da Bersani e Vendola al 30,1. Il testa a testa tra centrodestra e centrosinistra, visto lo scarto ridotto che divide le due coalizioni, potrebbe proseguire fino alla conclusione dello spoglio. Oltre al successo della rimonta di Berlusconi, che vede avvicinarsi la possibilità di una vittoria inimmaginabile fino a qualche giorno fa, i primi dati vedono l'ottimo risultato di Beppe Grillo, che contende al Pd la palma di partito più votato, e il deludente risultato di Mario Monti, fermo all'8,5 per cento al Senato. Risultato impietoso, a leggere le prime proiezioni, per la Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia che, se l'ultimo dato (1.8) fosse confermato, non entrerebbe in Parlamento. Tra i leader politici Grillo è tra i primi a esporsi in prima persona: "L'onestà tornerà a essere di moda", è il primo twitter del leader M5S. Mentre nel centrodestra i commenti hanno virato dalla delusione iniziale ("Il recupero non è bastato", aveva detto La Russa, alla prudenza dell'ultima ora: "Aspettiamo i dati definitivi, questa è pura fiction', ammonisce il pidiellino Daniele Capezzone. In attesa di conoscere il risultato finale, già si discute sugli scenari possibili. Per il responsabile economia del Pd Stefano Fassina se nessuna maggioranza fosse possibile la strada da seguire dovrebbe essere quella del ritorno alle urne e non quella di un nuovo governo di larghe intese.
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domenica 24 febbraio 2013


AFFLUENZA ALLE 12 QUASI AL 15% BERLUSCONI CONTESTATO NELLE PRECEDENTI ELEZIONI, ALLA STESSA ORA AVEVA VOTATO IL 16,5% DEGLI ELETTORI. SALE INVECE IL NUMERO DEGLI ELETTORI ALLE REGIONALI, +7% IN LOMBARDIA, +5% NEL LAZIO

Cala il numero dei votanti per le politiche rispetto al 2008 ma cresce di oltre cinque punti l'affluenza per le regionali. I primi numeri diffusi dal Viminale con la rilevazione delle 12 dicono infatti che hanno votato il 14,94% degli aventi diritto, un punto e mezzo in meno rispetto alle precedenti elezioni, quando ai seggi andò il 16,51% dei cittadini. Il calo più netto si è registrato in Campania dove l'affluenza è scesa di 4 punti: dal 14,84 del 2008 all'10,80 di oggi. Due punti invece in Trentino Alto Adige (16,46 contro 18,37), in Emilia Romagna (20.40 contro 22.46) e al sud con la Puglia all'11,62% (era il 13,21 nel 2008), la Basilicata al 9,71% (era all' 11,53%) e la Calabria al 7,96% (era al 10.26). Tra le grandi città, il calo maggiore si registra a Napoli, dove sono andati a votare l'11,75% degli aventi diritto contro il 14,84% del 2008. In controtendenza, invece, Milano dove si registra un +3 con l'affluenza che passa dal 14,84% al 17.38. Diversi i numeri che riguardano le consultazioni regionali dove, a differenza delle politiche, c'è stato un netto aumento della percentuale degli elettori che si sono recati alle urne: in Lombardia, Lazio e Molise, infatti, alle 12 sono andati a votare il 15,69% contro il 9,87% delle precedenti elezioni, dunque quasi sei punti in più. L'incremento maggiore c'è stato in Lombardia, dove si è passati dal 10,72% al 17,06% mentre Milano ha fatto registrare un aumento di oltre 7 punti passando dal 9.14% al 16.59%. Nel Lazio l'aumento è stato di oltre cinque punti: sono infatti andati a votare il 13,89% dei cittadini contro l'8,60% della precedente tornata elettorale. Più contenuto, infine, l' aumento dell' affluenza in Molise, dove ha votato il 9,71% contro l'8,35% dell'ultima volta. BERLUSCONI CONTESTATO DA RAGAZZE A SENO NUDO - Tre ragazze a seno nudo hanno contestato Silvio Berlusconi non appena è entrato all'interno del seggio di via Scrosati a Milano. "Basta Berlusconi, basta Berlusconi" hanno urlato le 3 ragazze tutte a torso nudo con scritto "basta Berlusconi" anche sul petto e sulla schiena. Immediata la reazione delle forze dell'ordine. MARONI HA VOTATO A LOZZA, NEL VARESOTTO - Roberto Maroni ha votato nel seggio di Lozza, il paesino alle porte di Varese in cui risiede. Il leader della Lega, che è candidato presidente della Lombardia, è arrivato da solo poco dopo le 9.30, accompagnato da un agente di scorta, nella scuola elementare Pascoli ammantata di neve. Poi si è allontanato alla guida della sua auto nuova, una Polo, facendone notare ai fotografi i colori: rossa con cerchioni neri, come la maglia del Milan di cui è tifoso e che stasera seguirà nel Derby. BERSANI VOTA A PIACENZA, 'NON C'E' NEVE CHE TENGA'- Il segretario Pd e candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, ha votato alle 11:03 a Piacenza, nella scuola elementare 'Renzo Pezzani' in via Emmanueli. Ai giornalisti che gli hanno fatto notare come il seggio fosse affollato, Bersani ha risposto che "quando si vota non c'é neve che tenga". "E poi,vedete - ha aggiunto scherzosamente - noi abbiamo il fisico...". Bersani si è recato nella sezione elettorale 37 assieme alla moglie, Daniela Ferrari, e alle figlie, Elisa e Margherita. MONTI HA VOTATO A MILANO - Il presidente del consiglio Mario Monti ha votato a Milano nel seggio della scuola elementare Novaro in piazza Sicilia. Monti era accompagnato della moglie Elsa. Nell'aula della sua sezione sono state sistemate delle transenne per tenere a distanza giornalisti e fotografi. Il presidente del consiglio è entrato e uscito dopo il voto senza fermarsi a parlare.ELEZIONI POLITICHE 2013 - COME SI VOTA: per l'elezione della Camera possono votare i maggiorenni aventi diritto al voto, mentre per l'elezione del Senato possono votare coloro che, alla data di domenica 24 febbraio, hanno compiuto il venticinquesimo anno di età. Sia per l'elezione della Camera (scheda rosa) sia per l'elezione del Senato (scheda gialla), l'elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio, una croce o una barra) nel riquadro che contiene il contrassegno della lista prescelta. E' vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione. Non è quindi possibile manifestare 'voto di preferenza': la lista dei candidati è, infatti, 'bloccata', cioé i nominativi sono presentati in un ordine prestabilito al momento del deposito della lista stessa. Anche nel caso di liste collegate in coalizione, il segno va posto solo sul contrassegno della lista che si vuole votare e non sull'intera coalizione. Eventuali 'sconfinamenti' su contrassegni limitrofi non sono un problema: la legge prevede, infatti che, se il segno dovesse essere parzialmente posto su altri simboli, il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. Nella regione Valle d'Aosta (per la Camera e per il Senato) e nella regione Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l'elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno sul contrassegno del candidato prescelto o comunque nel rettangolo che lo contiene. Il numero dei deputati da eleggere è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero. PER LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO l'elettore vota tracciando un segno con una penna di colore nero o blu, pena l'annullamento della scheda, sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta o comunque sul rettangolo che lo contiene. Ciascun elettore può inoltre esprimere due voti di preferenza nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati o senatori e un voto di preferenza nelle altre.Domenica 24 febbraio e lunedì 25 febbraio si voterà anche per rinnovare i Consigli regionali ed eleggere i presidenti nelle REGIONI LAZIO, MOLISE E LOMBARDIA. ELEZIONI REGIONALI 2013 - COME SI VOTA: Per le elezioni regionali, ciascun elettore, con la matita copiativa sulla scheda di colore verde, può: * votare solo per un candidato alla carica di presidente della Regione, tracciando un segno sul suo nome e/o, solo nel Lazio e nel Molise, sul simbolo della lista regionale. In questo caso il voto è valido solo per l'elezione del presidente e non si estende a nessuna lista provinciale. * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle liste provinciali ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. In tal caso l'elettore potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell'apposito spazio; * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle altre liste provinciali a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste (cosiddetto "voto disgiunto"). Anche in tal caso potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell'apposito spazio. * votare a favore solo di una lista provinciale; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Regione a essa collegato. Diventa presidente della Giunta regionale chi ottiene il maggior numero di voti.                                   
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venerdì 22 febbraio 2013


«TOGLIERE IL TICKET È POSSIBILE» MARINO, PD: ECCO COME FAREMO

Via la «tassa sulla malattia». L’aumento dei ticket sulle visite specialistiche scattato nel 2011 - una «delle tasse più odiose e ingiuste perché ricade su chi è più malato», come ha detto Pier Luigi Bersani annunciando la proposta del Pd - si può davvero cancellare. Niente a che fare con la restituzione dell’Imu promessa da Berlusconi. I conti li hanno già fatti, sulla scorta del lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. Basta azzerare la spesa annuale che nella sanità pubblica registra 790 milioni di euro utilizzati per consulenze esterne - nella maggioranza dei casi inutili, ma molte volte anche ai limiti della legalità - per recuperare quasi tutti gli 834 milioni di euro che dal 2011 gli italiani spendono in più, sui ticket per prestazioni specialistiche. «Questa spesa è stata quantificata dal ministero dell’Economia. Nelle due finanziarie del governo Prodi - ricorda Ignazio Marino, il senatore Pd presidente della commissione d’inchiesta sulla sanità - e fino al 2010 questa cifra era stata assorbita nel volume della manovra finanziaria. Poi con la giustificazione della crisi economica si è deciso che dovesse ricadere sulle spalle dei cittadini che hanno bisogno di prestazioni specialistiche». Circa dieci euro in più per prestazione (modulati in vario modo, da Regione a Regione), tornati a carico dei cittadini, oltre al vecchio ticket che prevedeva un massimo di 36,15 euro a ricetta. Per chi non gode di esenzioni, questo aumento ha significato una spesa media di 99 euro l’anno in più a persona. Una media, appunto. Perché chi più si ammala, più paga.«La nostra idea è di non procedere con i tagli lineari messi a punto dal governo Monti e, studiando le inefficienze e gli sprechi nel sistema sanitario azzerare le spese inutili, a vantaggio dei cittadini», spiega Marino, ora capolista del Pd in Piemonte e testa di lista nel Lazio nella corsa per Palazzo Madama, citando i dati che la Corte dei Conti ha fornito a suo tempo alla commissione d’inchiesta per un’indagine sulle consulenze esterne. «E' agli atti - precisa Marino - che circa il 10 % delle sentenze emesse dalla magistratura contabile e relative all’amministrazione sanitaria riguardano consulenze e incarichi esterni. Il più delle volte casi in cui si è riscontrato un illegittimo conferimento di incarichi libero-professionali, illegittimi affidamenti di consulenze in materia contabile e tributaria, ingiustificate proroghe di contratti di consulenza, mancata attuazione di procedure selettive nella scelta dei consulenti e infine il ricorso a consulenze anche in presenza di professionalità interne alle aziende sanitarie». In sostanza, soldi spesi per affidare all’esterno del lavoro che avrebbe dovuto essere svolto dal personale interno. «Faremo tutti bene a essere molto sospettosi nei confronti di proposte che rischiano di essere poco meditate», contesta il ministro della Salute, Renato Balduzzi. «Se ha dei sospetti così gravi sulle cifre, suggerirei a Balduzzi di recarsi dai magistrati contabili e chiedere ufficialmente una revisione dei conti. Io - replica il senatore Pd - sospetto che i dati della Corte dei Conti, tra l’altro consegnati a un organo costituzionale, siano attendibili». Ma Balduzzi va anche oltre, parlando dell’ulteriore giro di vite sui ticket, previsto dall’anno prossimo: «L’onere attuale per la compartecipazione alla spesa sanitaria è di 2,5 miliardi di euro, ai quali dal gennaio 2014, se non si interverrà in alcun modo, andranno aggiunti altri 2 miliardi, la gran parte sulla specialistica, arrivando così a una compartecipazione di 4,5 miliardi», prevede lui, che invece chiede: «Ci devono spiegare come si coprirà la differenza tra 800 milioni e 4,5 miliardi». Ma intanto, il piano per cancellare la maggiorazione dei ticket sulla specialistica vuol essere almeno l’inizio di un percorso diverso. «Il Pd non sta facendo false promesse, come il ministro Balduzzi vuole far credere», gli risponde Marino. Del resto «la nostra idea di Paese è radicalmente diversa dalla sua, che invece al posto dei ticket propone una franchigia basata sul reddito. Ma io non credo che in un Paese in cui la tassazione diretta ha superato il 45%, le inefficienze del sistema si possano scaricare sui cittadini gravandoli di ulteriori costi», prosegue il senatore Pd, che addebita al governo dei tecnici di non aver saputo mettere mano in alcun modo alla riorganizzazione della sanità e al riordino della spesa. «È come se alzassero la bandiera bianca, vista la loro incapacità di riportare ordine nel sistema pubblico, e per questo continuassero a caricare il peso di tutto ciò sui cittadini. Il ministro - attacca Marino - ci spieghi piuttosto perché propone tagli lineari sui posti letto, anziché razionalizzare strutture doppione o inefficienze. A Roma ci sono cinque centri per il trapianto di fegato, che in un anno hanno eseguito 98 trapianti, mentre a Torino ce n’è solo uno, che ne ha fatti 137». E ancora, come è possibile che la stessa protesi per l’anca, costi da una parte d’Italia 284 euro e in un’altra 2.575 euro? «In Calabria - prosegue Marino, tornando sulle consulenze esterne - sono stati affidati persino incarichi a giornalisti per curare la rassegna stampa ma i controlli hanno poi certificato che quel lavoro non era mai stato fatto. Balduzzi non lo sa? Ebbene, noi riteniamo inaccettabile la politica dei tagli con gli occhi bendati e riteniamo di essere pronti a prendere in mano la situazione con una grande operazione per razionalizzare la spesa. Ma innanzitutto occorre un’operazione trasparenza per capire esattamente dove intervenire».              p.c.m.s.r.d.c.
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giovedì 21 febbraio 2013


BERSANI: «GAFFE DI MONTI, MERKEL MI RISPETTA» «ERA IMPENSABILE CHE LA MERKEL PRENDESSE UN'INIZIATIVA DEL GENERE, PERCHÉ SAREBBE VENUTA MENO UNA TRADIZIONE DI RAPPORTI CHE C'È, INDIPENDENTEMENTE DAL COLORE POLITICO DEI GOVERNI». «NO GOVERNISSIMO, PIUTTOSTO RIVOTARE»: RISPONDE COSÌ IL SEGRETARIO PD QUANDO GLI VIENE CHIESTO SE SAREBBE DISPOSTO A PARTECIPARE A UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE


«Mi è spiaciuto un pò. L'ho interpretata più come una gaffe del professore che un'iniziativa della Merkel. I governi europei si rispettano reciprocamente e Monti lo sa. E questa è stata anche la mia impressione dopo il viaggio in Germania». Lo dice Pier Luigi Bersani a 28 minuti, su Radio due, a proposito della frase di Monti sul giudizio della Merkel su Bersani. «Era impensabile che la Merkel prendesse un'iniziativa del genere, perché sarebbe venuta meno una tradizione di rapporti che c'è, indipendentemente dal colore politico dei governi», aggiunge Bersani. Il segretario Pd esclude in ogni modo un «governissimo»: piuttosto meglio tornare a votare anche se «questa ipotesi è puramente teorica». Bersani risponde così quando gli viene chiesto se sarebbe disposto a partecipare a un governo di unità nazionale, nel caso non ci fossero i numeri per il centrosinistra: «Lo escludo perché non è il bene dell'Italia». Ma allora si tornerebbe a votare? «Questa ipotesi è puramente teorica, perché non ci credo. Detto questo escludo un governissimo, abbiamo bisogno di cambiare». Il Pd e il centrosinistra sono «disponibili» a cercare «forme di collaborazione» con i centristi dopo il voto. Pier Luigi Bersani lo ha ripetuto parlando a '28 minuti' su RadioDue: «Io penso che ci voglia naturalmente qualcuno che abbia la maggioranza in Parlamento, questa è un'esigenza. O vinciamo noi o vince Berlusconi e la Lega. Dopodiché, se vinciamo noi è chiaro - in nome dei problemi che ha l'Italia - che noi siamo assolutamente disponibili a discutere forme di collaborazione e convergenza con chi è alternativo al leghismo e al berlusconismo».                                                                   p.c.m.s.r.d.c.
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mercoledì 20 febbraio 2013






LA7 PASSA A URBANO CAIRO E SILVIO DUELLA CON MENTANA...

Nel giorno in cui La7 potrebbe avvicinarsi alle posizioni di Silvio Berlusconi, il leader del Pdl è protagonista di una simpatica sfida con Enrico Mentana. A Bersaglio Mobile, Berlusconi prima riprende bonariamente il direttore perchè non riesce a sentirne le domande. «Data la vecchiaia che avanza, ho difficoltà a sentirla. O si avvicina lei, o alza la voce», dice il leader del Pdl. E Mentana: «Nessuno mi aveva mai detto che ero del genere confidenziale. Mi avvicino: ora mi sente?», dice quasi urlando. Si passa al tema dell'acquisizione di La7. Con Urbano Cairo, sarà più vicina alle idee di Berlusconi? «Io me lo augurerei», dice il Cavaliere, perchè «come lei stesso testimonia, la linea editoriale è sempre stata critica nei miei confronti». Mentana obietta che in fondo Berlusconi non si può lamentare del trattamento che riceve in televisione. Silvio Berlusconi non ci sta, e ricorda tuttavia che quando viene attaccato dà il meglio di sè. «Com'è accaduto da quella signora...». Mentana gli ricorda che probabilmente fa riferimento a Lucia Annunziata. E Berlusconi risponde: «Sa, dimentico i nomi delle persone che non mi sono grandissimamente simpatiche». Il direttore replica col sorriso: «Io mi chiamo Mentana». E il leader del Pdl: «Me lo annoterò». BERLUSCONI: BERSANI GRADEVOLE, NON HA MESSO PIEDE SULLA FLEBO...«Bersani è una persona gradevolissima e quando hanno tentato di farmi fuori, è venuto a trovarmi al San Raffaele e mi ha tenuto mano nella mano per quasi mezz'ora. E non ha messo il piede sulla flebo...». Lo dice Silvio Berlusconi a Bersaglio Mobile, su La7. Berlusconi aggiunge: «Ma come prima misura, in questa gravissima situazione di crisi, propone di rimettere il falso in bilancio. Non l'hanno informato che c'è ancora, solo modulato in un modo giusto».
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