lunedì 25 febbraio 2013


PROIEZIONI SENATO: PER RAI E' TESTA A TESTA TRA PDL-LEGA E PD-SELQUAGLIARIELLO: 'PDL IN TESTA IN REGIONI SUD'. CANCELLIERI: 'HA VOTATO 75,1%, CALO DEL 6%'

5/A PROIEZIONE RAI SENATO:PDL-LEGA E PD-SEL PARI 30,7%
ISTITUTO PIEPOLI, M5S 24,5%, LISTA MONTI 9,5%,RC 1,8%,ALTRI 2,8% PROIEZIONE RAI SENATO: SEGGI; PDL-LEGA 121, PD-SEL 96ISTITUTO PIEPOLI, M5S 65, CENTRO 19, RC NESSUN SEGGIO E.LETTA, SE CONFERMATE PROIEZIONI TORNARE A VOTARE - "Se le cose stanno cosi', il prossimo parlamento sara' ingovernabile. Si fara' subito una nuova legge elettorale e si torna a votare". E' il commento del vicesegretario del Pd, Enrico Letta, alle prime proiezioni date al Tg3 sul Senato.QUAGLIARIELLO, PDL IN TESTA IN REGIONI SUD - "Dai dati che mi sono appena stati comunicati, il Pdl sarebbe in testa in quasi tutte le regioni del Sud, a cominciare dall'Abruzzo". Lo ha detto in diretta nello speciale del Tg3 l'esponente del Pdl Gaetano Quagliariello.CANCELLIERI, HA VOTATO 75,1%, CALO DEL 6% - "Il dato percentuale dei votanti, quando mancano pochissime sezioni, è del 75,16%. Un dato pressoché definitivo". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. "E' un calo di circa il 6% - ha spiegato il ministro incontrando i giornalisti - in recupero rispetto a quello di ieri sera". E' durata poco l'euforia nel centrosinistra, che sperava di avviarsi a una vittoria piena alla Camera e al Senato. I dati degli instant poll, che facevano pensare a un'affermazione del centrosinistra, sono stati ribaltati dalle prime proiezioni sul Senato. Ad essere in testa é ora il centrodestra: 31,3 per cento secondo i dati Rai, inseguito da Bersani e Vendola al 30,1. Il testa a testa tra centrodestra e centrosinistra, visto lo scarto ridotto che divide le due coalizioni, potrebbe proseguire fino alla conclusione dello spoglio. Oltre al successo della rimonta di Berlusconi, che vede avvicinarsi la possibilità di una vittoria inimmaginabile fino a qualche giorno fa, i primi dati vedono l'ottimo risultato di Beppe Grillo, che contende al Pd la palma di partito più votato, e il deludente risultato di Mario Monti, fermo all'8,5 per cento al Senato. Risultato impietoso, a leggere le prime proiezioni, per la Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia che, se l'ultimo dato (1.8) fosse confermato, non entrerebbe in Parlamento. Tra i leader politici Grillo è tra i primi a esporsi in prima persona: "L'onestà tornerà a essere di moda", è il primo twitter del leader M5S. Mentre nel centrodestra i commenti hanno virato dalla delusione iniziale ("Il recupero non è bastato", aveva detto La Russa, alla prudenza dell'ultima ora: "Aspettiamo i dati definitivi, questa è pura fiction', ammonisce il pidiellino Daniele Capezzone. In attesa di conoscere il risultato finale, già si discute sugli scenari possibili. Per il responsabile economia del Pd Stefano Fassina se nessuna maggioranza fosse possibile la strada da seguire dovrebbe essere quella del ritorno alle urne e non quella di un nuovo governo di larghe intese.
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domenica 24 febbraio 2013


AFFLUENZA ALLE 12 QUASI AL 15% BERLUSCONI CONTESTATO NELLE PRECEDENTI ELEZIONI, ALLA STESSA ORA AVEVA VOTATO IL 16,5% DEGLI ELETTORI. SALE INVECE IL NUMERO DEGLI ELETTORI ALLE REGIONALI, +7% IN LOMBARDIA, +5% NEL LAZIO

Cala il numero dei votanti per le politiche rispetto al 2008 ma cresce di oltre cinque punti l'affluenza per le regionali. I primi numeri diffusi dal Viminale con la rilevazione delle 12 dicono infatti che hanno votato il 14,94% degli aventi diritto, un punto e mezzo in meno rispetto alle precedenti elezioni, quando ai seggi andò il 16,51% dei cittadini. Il calo più netto si è registrato in Campania dove l'affluenza è scesa di 4 punti: dal 14,84 del 2008 all'10,80 di oggi. Due punti invece in Trentino Alto Adige (16,46 contro 18,37), in Emilia Romagna (20.40 contro 22.46) e al sud con la Puglia all'11,62% (era il 13,21 nel 2008), la Basilicata al 9,71% (era all' 11,53%) e la Calabria al 7,96% (era al 10.26). Tra le grandi città, il calo maggiore si registra a Napoli, dove sono andati a votare l'11,75% degli aventi diritto contro il 14,84% del 2008. In controtendenza, invece, Milano dove si registra un +3 con l'affluenza che passa dal 14,84% al 17.38. Diversi i numeri che riguardano le consultazioni regionali dove, a differenza delle politiche, c'è stato un netto aumento della percentuale degli elettori che si sono recati alle urne: in Lombardia, Lazio e Molise, infatti, alle 12 sono andati a votare il 15,69% contro il 9,87% delle precedenti elezioni, dunque quasi sei punti in più. L'incremento maggiore c'è stato in Lombardia, dove si è passati dal 10,72% al 17,06% mentre Milano ha fatto registrare un aumento di oltre 7 punti passando dal 9.14% al 16.59%. Nel Lazio l'aumento è stato di oltre cinque punti: sono infatti andati a votare il 13,89% dei cittadini contro l'8,60% della precedente tornata elettorale. Più contenuto, infine, l' aumento dell' affluenza in Molise, dove ha votato il 9,71% contro l'8,35% dell'ultima volta. BERLUSCONI CONTESTATO DA RAGAZZE A SENO NUDO - Tre ragazze a seno nudo hanno contestato Silvio Berlusconi non appena è entrato all'interno del seggio di via Scrosati a Milano. "Basta Berlusconi, basta Berlusconi" hanno urlato le 3 ragazze tutte a torso nudo con scritto "basta Berlusconi" anche sul petto e sulla schiena. Immediata la reazione delle forze dell'ordine. MARONI HA VOTATO A LOZZA, NEL VARESOTTO - Roberto Maroni ha votato nel seggio di Lozza, il paesino alle porte di Varese in cui risiede. Il leader della Lega, che è candidato presidente della Lombardia, è arrivato da solo poco dopo le 9.30, accompagnato da un agente di scorta, nella scuola elementare Pascoli ammantata di neve. Poi si è allontanato alla guida della sua auto nuova, una Polo, facendone notare ai fotografi i colori: rossa con cerchioni neri, come la maglia del Milan di cui è tifoso e che stasera seguirà nel Derby. BERSANI VOTA A PIACENZA, 'NON C'E' NEVE CHE TENGA'- Il segretario Pd e candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani, ha votato alle 11:03 a Piacenza, nella scuola elementare 'Renzo Pezzani' in via Emmanueli. Ai giornalisti che gli hanno fatto notare come il seggio fosse affollato, Bersani ha risposto che "quando si vota non c'é neve che tenga". "E poi,vedete - ha aggiunto scherzosamente - noi abbiamo il fisico...". Bersani si è recato nella sezione elettorale 37 assieme alla moglie, Daniela Ferrari, e alle figlie, Elisa e Margherita. MONTI HA VOTATO A MILANO - Il presidente del consiglio Mario Monti ha votato a Milano nel seggio della scuola elementare Novaro in piazza Sicilia. Monti era accompagnato della moglie Elsa. Nell'aula della sua sezione sono state sistemate delle transenne per tenere a distanza giornalisti e fotografi. Il presidente del consiglio è entrato e uscito dopo il voto senza fermarsi a parlare.ELEZIONI POLITICHE 2013 - COME SI VOTA: per l'elezione della Camera possono votare i maggiorenni aventi diritto al voto, mentre per l'elezione del Senato possono votare coloro che, alla data di domenica 24 febbraio, hanno compiuto il venticinquesimo anno di età. Sia per l'elezione della Camera (scheda rosa) sia per l'elezione del Senato (scheda gialla), l'elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno (esempio, una croce o una barra) nel riquadro che contiene il contrassegno della lista prescelta. E' vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione. Non è quindi possibile manifestare 'voto di preferenza': la lista dei candidati è, infatti, 'bloccata', cioé i nominativi sono presentati in un ordine prestabilito al momento del deposito della lista stessa. Anche nel caso di liste collegate in coalizione, il segno va posto solo sul contrassegno della lista che si vuole votare e non sull'intera coalizione. Eventuali 'sconfinamenti' su contrassegni limitrofi non sono un problema: la legge prevede, infatti che, se il segno dovesse essere parzialmente posto su altri simboli, il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso. Nella regione Valle d'Aosta (per la Camera e per il Senato) e nella regione Trentino-Alto Adige (per il solo Senato) l'elettore esprime il voto tracciando con la matita un solo segno sul contrassegno del candidato prescelto o comunque nel rettangolo che lo contiene. Il numero dei deputati da eleggere è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero. PER LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO l'elettore vota tracciando un segno con una penna di colore nero o blu, pena l'annullamento della scheda, sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta o comunque sul rettangolo che lo contiene. Ciascun elettore può inoltre esprimere due voti di preferenza nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati o senatori e un voto di preferenza nelle altre.Domenica 24 febbraio e lunedì 25 febbraio si voterà anche per rinnovare i Consigli regionali ed eleggere i presidenti nelle REGIONI LAZIO, MOLISE E LOMBARDIA. ELEZIONI REGIONALI 2013 - COME SI VOTA: Per le elezioni regionali, ciascun elettore, con la matita copiativa sulla scheda di colore verde, può: * votare solo per un candidato alla carica di presidente della Regione, tracciando un segno sul suo nome e/o, solo nel Lazio e nel Molise, sul simbolo della lista regionale. In questo caso il voto è valido solo per l'elezione del presidente e non si estende a nessuna lista provinciale. * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle liste provinciali ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. In tal caso l'elettore potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell'apposito spazio; * votare per un candidato alla carica di presidente della Regione e per una delle altre liste provinciali a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste (cosiddetto "voto disgiunto"). Anche in tal caso potrà esprimere una preferenza per un candidato a consigliere regionale della lista provinciale votata scrivendone il cognome oppure il nome e cognome in caso di omonimia nell'apposito spazio. * votare a favore solo di una lista provinciale; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente della Regione a essa collegato. Diventa presidente della Giunta regionale chi ottiene il maggior numero di voti.                                   
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venerdì 22 febbraio 2013


«TOGLIERE IL TICKET È POSSIBILE» MARINO, PD: ECCO COME FAREMO

Via la «tassa sulla malattia». L’aumento dei ticket sulle visite specialistiche scattato nel 2011 - una «delle tasse più odiose e ingiuste perché ricade su chi è più malato», come ha detto Pier Luigi Bersani annunciando la proposta del Pd - si può davvero cancellare. Niente a che fare con la restituzione dell’Imu promessa da Berlusconi. I conti li hanno già fatti, sulla scorta del lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. Basta azzerare la spesa annuale che nella sanità pubblica registra 790 milioni di euro utilizzati per consulenze esterne - nella maggioranza dei casi inutili, ma molte volte anche ai limiti della legalità - per recuperare quasi tutti gli 834 milioni di euro che dal 2011 gli italiani spendono in più, sui ticket per prestazioni specialistiche. «Questa spesa è stata quantificata dal ministero dell’Economia. Nelle due finanziarie del governo Prodi - ricorda Ignazio Marino, il senatore Pd presidente della commissione d’inchiesta sulla sanità - e fino al 2010 questa cifra era stata assorbita nel volume della manovra finanziaria. Poi con la giustificazione della crisi economica si è deciso che dovesse ricadere sulle spalle dei cittadini che hanno bisogno di prestazioni specialistiche». Circa dieci euro in più per prestazione (modulati in vario modo, da Regione a Regione), tornati a carico dei cittadini, oltre al vecchio ticket che prevedeva un massimo di 36,15 euro a ricetta. Per chi non gode di esenzioni, questo aumento ha significato una spesa media di 99 euro l’anno in più a persona. Una media, appunto. Perché chi più si ammala, più paga.«La nostra idea è di non procedere con i tagli lineari messi a punto dal governo Monti e, studiando le inefficienze e gli sprechi nel sistema sanitario azzerare le spese inutili, a vantaggio dei cittadini», spiega Marino, ora capolista del Pd in Piemonte e testa di lista nel Lazio nella corsa per Palazzo Madama, citando i dati che la Corte dei Conti ha fornito a suo tempo alla commissione d’inchiesta per un’indagine sulle consulenze esterne. «E' agli atti - precisa Marino - che circa il 10 % delle sentenze emesse dalla magistratura contabile e relative all’amministrazione sanitaria riguardano consulenze e incarichi esterni. Il più delle volte casi in cui si è riscontrato un illegittimo conferimento di incarichi libero-professionali, illegittimi affidamenti di consulenze in materia contabile e tributaria, ingiustificate proroghe di contratti di consulenza, mancata attuazione di procedure selettive nella scelta dei consulenti e infine il ricorso a consulenze anche in presenza di professionalità interne alle aziende sanitarie». In sostanza, soldi spesi per affidare all’esterno del lavoro che avrebbe dovuto essere svolto dal personale interno. «Faremo tutti bene a essere molto sospettosi nei confronti di proposte che rischiano di essere poco meditate», contesta il ministro della Salute, Renato Balduzzi. «Se ha dei sospetti così gravi sulle cifre, suggerirei a Balduzzi di recarsi dai magistrati contabili e chiedere ufficialmente una revisione dei conti. Io - replica il senatore Pd - sospetto che i dati della Corte dei Conti, tra l’altro consegnati a un organo costituzionale, siano attendibili». Ma Balduzzi va anche oltre, parlando dell’ulteriore giro di vite sui ticket, previsto dall’anno prossimo: «L’onere attuale per la compartecipazione alla spesa sanitaria è di 2,5 miliardi di euro, ai quali dal gennaio 2014, se non si interverrà in alcun modo, andranno aggiunti altri 2 miliardi, la gran parte sulla specialistica, arrivando così a una compartecipazione di 4,5 miliardi», prevede lui, che invece chiede: «Ci devono spiegare come si coprirà la differenza tra 800 milioni e 4,5 miliardi». Ma intanto, il piano per cancellare la maggiorazione dei ticket sulla specialistica vuol essere almeno l’inizio di un percorso diverso. «Il Pd non sta facendo false promesse, come il ministro Balduzzi vuole far credere», gli risponde Marino. Del resto «la nostra idea di Paese è radicalmente diversa dalla sua, che invece al posto dei ticket propone una franchigia basata sul reddito. Ma io non credo che in un Paese in cui la tassazione diretta ha superato il 45%, le inefficienze del sistema si possano scaricare sui cittadini gravandoli di ulteriori costi», prosegue il senatore Pd, che addebita al governo dei tecnici di non aver saputo mettere mano in alcun modo alla riorganizzazione della sanità e al riordino della spesa. «È come se alzassero la bandiera bianca, vista la loro incapacità di riportare ordine nel sistema pubblico, e per questo continuassero a caricare il peso di tutto ciò sui cittadini. Il ministro - attacca Marino - ci spieghi piuttosto perché propone tagli lineari sui posti letto, anziché razionalizzare strutture doppione o inefficienze. A Roma ci sono cinque centri per il trapianto di fegato, che in un anno hanno eseguito 98 trapianti, mentre a Torino ce n’è solo uno, che ne ha fatti 137». E ancora, come è possibile che la stessa protesi per l’anca, costi da una parte d’Italia 284 euro e in un’altra 2.575 euro? «In Calabria - prosegue Marino, tornando sulle consulenze esterne - sono stati affidati persino incarichi a giornalisti per curare la rassegna stampa ma i controlli hanno poi certificato che quel lavoro non era mai stato fatto. Balduzzi non lo sa? Ebbene, noi riteniamo inaccettabile la politica dei tagli con gli occhi bendati e riteniamo di essere pronti a prendere in mano la situazione con una grande operazione per razionalizzare la spesa. Ma innanzitutto occorre un’operazione trasparenza per capire esattamente dove intervenire».              p.c.m.s.r.d.c.
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giovedì 21 febbraio 2013


BERSANI: «GAFFE DI MONTI, MERKEL MI RISPETTA» «ERA IMPENSABILE CHE LA MERKEL PRENDESSE UN'INIZIATIVA DEL GENERE, PERCHÉ SAREBBE VENUTA MENO UNA TRADIZIONE DI RAPPORTI CHE C'È, INDIPENDENTEMENTE DAL COLORE POLITICO DEI GOVERNI». «NO GOVERNISSIMO, PIUTTOSTO RIVOTARE»: RISPONDE COSÌ IL SEGRETARIO PD QUANDO GLI VIENE CHIESTO SE SAREBBE DISPOSTO A PARTECIPARE A UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE


«Mi è spiaciuto un pò. L'ho interpretata più come una gaffe del professore che un'iniziativa della Merkel. I governi europei si rispettano reciprocamente e Monti lo sa. E questa è stata anche la mia impressione dopo il viaggio in Germania». Lo dice Pier Luigi Bersani a 28 minuti, su Radio due, a proposito della frase di Monti sul giudizio della Merkel su Bersani. «Era impensabile che la Merkel prendesse un'iniziativa del genere, perché sarebbe venuta meno una tradizione di rapporti che c'è, indipendentemente dal colore politico dei governi», aggiunge Bersani. Il segretario Pd esclude in ogni modo un «governissimo»: piuttosto meglio tornare a votare anche se «questa ipotesi è puramente teorica». Bersani risponde così quando gli viene chiesto se sarebbe disposto a partecipare a un governo di unità nazionale, nel caso non ci fossero i numeri per il centrosinistra: «Lo escludo perché non è il bene dell'Italia». Ma allora si tornerebbe a votare? «Questa ipotesi è puramente teorica, perché non ci credo. Detto questo escludo un governissimo, abbiamo bisogno di cambiare». Il Pd e il centrosinistra sono «disponibili» a cercare «forme di collaborazione» con i centristi dopo il voto. Pier Luigi Bersani lo ha ripetuto parlando a '28 minuti' su RadioDue: «Io penso che ci voglia naturalmente qualcuno che abbia la maggioranza in Parlamento, questa è un'esigenza. O vinciamo noi o vince Berlusconi e la Lega. Dopodiché, se vinciamo noi è chiaro - in nome dei problemi che ha l'Italia - che noi siamo assolutamente disponibili a discutere forme di collaborazione e convergenza con chi è alternativo al leghismo e al berlusconismo».                                                                   p.c.m.s.r.d.c.
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mercoledì 20 febbraio 2013






LA7 PASSA A URBANO CAIRO E SILVIO DUELLA CON MENTANA...

Nel giorno in cui La7 potrebbe avvicinarsi alle posizioni di Silvio Berlusconi, il leader del Pdl è protagonista di una simpatica sfida con Enrico Mentana. A Bersaglio Mobile, Berlusconi prima riprende bonariamente il direttore perchè non riesce a sentirne le domande. «Data la vecchiaia che avanza, ho difficoltà a sentirla. O si avvicina lei, o alza la voce», dice il leader del Pdl. E Mentana: «Nessuno mi aveva mai detto che ero del genere confidenziale. Mi avvicino: ora mi sente?», dice quasi urlando. Si passa al tema dell'acquisizione di La7. Con Urbano Cairo, sarà più vicina alle idee di Berlusconi? «Io me lo augurerei», dice il Cavaliere, perchè «come lei stesso testimonia, la linea editoriale è sempre stata critica nei miei confronti». Mentana obietta che in fondo Berlusconi non si può lamentare del trattamento che riceve in televisione. Silvio Berlusconi non ci sta, e ricorda tuttavia che quando viene attaccato dà il meglio di sè. «Com'è accaduto da quella signora...». Mentana gli ricorda che probabilmente fa riferimento a Lucia Annunziata. E Berlusconi risponde: «Sa, dimentico i nomi delle persone che non mi sono grandissimamente simpatiche». Il direttore replica col sorriso: «Io mi chiamo Mentana». E il leader del Pdl: «Me lo annoterò». BERLUSCONI: BERSANI GRADEVOLE, NON HA MESSO PIEDE SULLA FLEBO...«Bersani è una persona gradevolissima e quando hanno tentato di farmi fuori, è venuto a trovarmi al San Raffaele e mi ha tenuto mano nella mano per quasi mezz'ora. E non ha messo il piede sulla flebo...». Lo dice Silvio Berlusconi a Bersaglio Mobile, su La7. Berlusconi aggiunge: «Ma come prima misura, in questa gravissima situazione di crisi, propone di rimettere il falso in bilancio. Non l'hanno informato che c'è ancora, solo modulato in un modo giusto».
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martedì 19 febbraio 2013


LA7, SCONTRO BERSANI BERLUSCONI LEADER PD: NO A POSIZIONI DOMINANTI. CAV: AVVERTIMENTO MAFIOSI. REPLICA: CONTRO REGOLE


"Siccome siamo in una settimana cruciale tendo a ragionare come se fossi già al governo e devo preoccuparmi che le decisioni siano prese in assenza di conflitti di interessi e senza costruire posizioni dominanti e poi che ci sia una traiettoria industriale. La esaminerei così aggiungendo che una rilettura dell'Antitrust è necessaria". Così Pier Luigi Bersani sull'offerta di Cairo (foto) per l'acquisto de La 7.Silvio Berlusconi replica: "Su La7 Bersani ha fatto un avvertimento mafioso. Ha detto: aspettate a vendere perchése saremo al governo interverremo a fare non so cosa a Mediaset per cui La7 varrà di più. E' una situazione da denunciare. Non ho rapporto con Urbano Cairo che per alcuni anni è stato mio assistente - ha proseguito il Cavaliere - poi è diventato un imprenditore in proprio ed è diverso tempo che non lo sento. In questo momento non ci sono affari in editoria perché con la crisi c'é stato il calo della pubblicità intorno al 20% non c'é azienda in Italia che produca utili".Controreplica Bersani: "A Berlusconi le regole danno l' orticaria". Lo ha detto Pier Luigi Bersani replicando, a margine di un incontro, a Silvio Berlusconi che ha definito un "avvertimento mafioso" le sue parole. "E' curioso perché tutte le volte che uno parla di regole Berlusconi si offende - ha detto - ma io non ho nominato né lui né La7".Nella querelle si inserisce Maroni: "Il Pd è molto attento agli affari, alle partecipazioni azionarie ed ai mezzi di comunicazione - sostiene il leader leghista - e vuole che non solo la Rai ma anche le altre tv rientrino nella sua sfera di interesse. Molti giornali, apparentemente indipendenti, sono da sempre schierati - aggiunge  - Il Pd ha sempre giocato sull'ipocrisia: non ha mai voluto risolvere il conflitto di interessi perché avrebbe dovuto risolvere i suoi conflitti sulle cooperative, sulle banche". Quindi sull'argomento Maroni spiega: "condivido l'opinione di Berlusconi" sull'avvertimento "mafioso" di Pierluigi Bersani dopo il rifiuto dell'offerta Della Valle per La7. "Il Pd - argomenta Maroni - ha interesse affinché non solo la Rai ma anche le altre tv private rientrino sotto la sua sfera di influenza politica. Ha usato e continua ad usare i mezzi di comunicazione per fare politica e anche molti giornali sono schierati anche se in apparenza sono indipendenti. Il fatto che il Pd voglia avere anche il controllo de La7 mi sembra troppo. E la dimostrazione che il Pd ha sempre predicato bene e razzolato male è il fatto che non abbia mai risolto il conflitto di interessi. E questo perché avrebbe dovuto intervenire anche sul suo conflitto di interessi: quello che ha con la rete delle cooperative, con le società, le banche e i mezzi di comunicazione. E' la solita ipocrisia della sinistra: se loro fanno una cosa va bene, se la fanno gli altri no".                                                        
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lunedì 18 febbraio 2013


MUCCHETTI: «ECCO COME USCIRE DALLA CRISI MONDIALE DEI MEDIA» 

Grande firma del giornalismo economico, Massimo Mucchetti, già vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, si presenta come candidato al Senato per il Pd. Fine conoscitoredegli ambienti imprenditoriali, indagatore dei segreti finanziari più inconfessabili della cosiddetta “razza padrona”, Mucchetti negli anni ha subito, a causa delle sue inchieste “scomode”, anche intercettazioni illegali ed intromissioni sui suoi computer. Il suo gruppo editoriale ha clamorosamente annunciato uno stato di crisi, dovuta alla forte diminuzione delle risorse pubblicitarie e alla difficile transizione verso la crossmedialità digitale. In ballo ci sarebbe anche la riduzione di 800 posti di lavoro, tra esuberi e prepensionamenti. A questa manovra rigorista e ottusa le organizzazioni sindacali hanno già scelto di rispondere unitariamente, programmando anche 10 giorni di sciopero e avanzando proposte alternative. Ecco, quindi, la lucida analisi di Mucchetti sulla situazione più generale di tutto il settore. Qual è la tua analisi di questa crisi della stampa? Deriva solo dalla mancanza di risorse o anche da legislazioni che non facilitano la libera concorrenza?«Oggi l’emergenza è data dalla recessione che inaridisce la fonte dei ricavi pubblicitari, per la stampa, per la televisione, per la radio. L’unico soggetto in forte crescita è Google. La sua offerta pubblicitaria, con il programma AdWords, risulta ottima per gli utenti e assai redditizia per il motore di ricerca. Ormai Google è di gran lunga la terza concessionaria di pubblicità italiana. Ma ha due caratteristiche singolari: non è sottoposta ad alcuna regola per la tutela della concorrenza; non paga le imposte in Italia. La recessione colpisce, inoltre, le vendite dei giornali e frena gli abbonamenti anche alla Pay-tv. Se si esclude SKY Italia, che fa parte di un Network internazionale, e la sullodata Google, l’intera industria della comunicazione in Italia ha l’acqua alla gola. Paradossalmente, nel prossimo futuro, l’azienda che potrà vantare la migliore affidabilità sul fronte dei ricavi sarà la RAI, grazie al canone, il cui gettito potrebbe essere aumentato attraverso il recupero della forte evasione. Le altre emittenti, da Mediaset a LA7, sono ormai entrate in una grave crisi: Per non parlare delle TV locali che oggi ancora in qualche modo reggono, grazie a sussidi di stato. La legislazione della concorrenza nei settori dei media va dunque ripensata, alla luce delle politiche industriali, indispensabile per assicurare la concorrenza medesima, il pluralismo delle culture, e la sopravvivenza e lo sviluppo delle aziende nel nuovo contesto di un’economia a un tempo travolta dalla recessione e sfidata dalla rivoluzione tecnologica. Non ha senso riproporre gli schemi dei primi anni Novanta. Oggi abbiamo dei nuovi monopoli nella Rete, gli OTT, gli Over The Top.». La Rete è in forte espansione, ma non ancora ci sono proventi pubblicitari adeguati. I grandi gruppi editoriali sembrano non riuscire a sfondare in questo nuovo business. Non pensi che Google rischia di diventare un monopolista nella raccolta pubblicitaria? «I grandi e piccoli gruppi editoriali e televisivi faticano a fare fatturato pubblicitario sulla Rete e ancor più arrancano nel proporre contenuti a pagamento. Non è una debolezza italiana, è una difficoltà che colpisce gli editoridella carta stampa e della radiotelevisione di tutto il mondo. Google è un luogo dove l’offerta dell’inserzione pubblicitaria si fa utilizzando contenuti di tutti i generi, prodotti da terzi, grazie al motore di ricerca, che, avendo raggiunto una percentuale di utilizzo enorme, grazie alla sua efficienza consegna alla multinazionale di Mountain View una posizione di fortissimo monopolio. Molto più forte, per dire, di quello esercitato da Mediaset nella raccolta televisiva. La strada scelta in Francia dal governo, che ha stretto un accordo con Google per la creazione di un fondo di 60 milioni di euro a favore dei new media, è soltanto l’inizio. Basta fare due conti. Il fatturato di Google in Italia si avvicina ai 700/800 milioni di euro: non possiamo essere più precisi, perché la contabilità viene fatta a Dublino. In Francia si stima superi il miliardo di euro, data la maggiore digitalizzazione del paese. Ma Google non paga le imposte nemmeno in Francia, ovviamente, e utilizza i diritti d’autore altrui senza remunerarli. L’accordo francese comporta un onere del 6% e forse meno sul fatturato: troppo poco per remunerare equamente i diritti d’autore utilizzati e al tempo stesso l’erario».Tu prevedi grandi sommovimenti di proprietà nel mondo dei media dopo queste elezioni? «Intanto, Telecom Italia Media vuole vendere LA7. Ma una crisi radicale come quella in atto non potrà non avere riflessi sugli assetti proprietari anche di altre imprese editoriali e televisive. Non dimentichiamo che il Patto di sindacato di RCS/  Mediagroup si avvicina alla scadenza e che anche Mediaset naviga in cattive acque. In questo contesto economico e tecnologico, la legge Gasparri, che nella sostanza non tiene conto degli Over The Top, Google in testa, appare ormai superata. Sarebbe quindi intelligente che le imprese del settore decidessero i tempi, i modi e le finalità delle proprie ristrutturazioni nel nuovo contesto normativo che aggiornerà il quadro, fin qui disegnato dalle legge sull’editoria e dalla Gasparri medesima».Anche Bersani ha invitato Telecom a non precipitare le decisioni sul LA7, prima delle elezioni. E Berlusconi ha reagito sostenendo che il leader del PD pressa la Telecom a prendere tempo, affinchè l’eventuale governo di centrosinistra possa colpire Mediaset e con ciò valorizzare l’ emittente di Telecom Italia….
«Bersani ha fatto un discorso di puro buon senso. Io stesso con un intervento sul Messaggero avevo invitato il Cda di Telecom Italia a rinviare qualsiasi deliberazione sul futuro di Telecom Italia Media a quando si fosse chiarito il nuovo contesto normativo per i settori delle TLC e delle comunicazioni in Italia. Quanto a Berlusconi, si può osservare come anche in questa circostanza il suo punto di riferimento non sia l’interesse del settore dei media a crescere nel nuovo contesto tecnologico, nonostante la recessione; ma la difesa di Mediaset all’interno di uno status quo che, come dimostrano gli stessi bilanci del Biscione, non è più in grado di assicurare l’ antica prosperità della TV commerciale italiana. Fosse vero, e non lo è, che il governo di centrosinistra favorirebbe LA7, non si capirebbe perché la Telecom debba anticipare la vendita, come le suggerisce oggi Berlusconi».                          p.c.m.s.r.d.g.
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domenica 17 febbraio 2013



FROSINONE, FORTE SCOSSA DI TERREMOTO, TREMA ANCHE ROMA
SISMA DI MAGNITUDO 4.8. ALTRA SCOSSA, DI 3.7, FA TORNARE IL PANICO ALL'AQUILA

Tanta paura per una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 registratasi nella serata di ieri in provincia di Frosinone: la terra ha tremato alle 22.16 e molte persone si sono riversate in strada. Poco più di un'ora dopo, alle 23.24, c'è stata una seconda scossa, più leggera, di magnitudo 2.2-2.3. Il terremoto è avvenuto alla profondità di 10.7 chilometri ed è stato localizzato nel distretto sismico dei Monti Ernici-Simbruini. I comuni più vicini all'epicentro,in provincia di Frosinone, sono quelli di Sora, Isola del Liri, Castelliri, Broccostella, Arpino, Monte San Giovanni Campano e Pescosolido, oltre a Balsorano, in provincia dell'Aquila. Centinaia le chiamate ai vigili del fuoco. Momenti di grande paura e anche scene di panico si sono avute a Sora, dove in tanti hanno lasciato le abitazioni o i locali pubblici dove molti erano riuniti per la partita Roma-Juve, e si sono precipitati all'aperto. I telefoni, per diversi minuti, sono rimasti isolati. Una donna di 63 anni di Isola Liri, cardiopatica, si è sentita male forse per lo spavento ed è deceduta in ospedale. "Abbiamo avuto tanta paura - dice un abitante di Sora - c'è stato un grande boato". A Sora domani le scuole resteranno chiuse per consentire le verifiche. Sono state annullate in via precauzionale anche le manifestazioni del Carnevale. Riaprono invece le prime chiese. Paura anche a Isola Liri così come a Cassino e Pontecorvo. In seguito al sisma e' stata trovata acqua torbida nell'acquedotto di Posta Fibreno, nel Frusinate, e Acea ne ha comunicato la non potabilita'. Sono interessati circa duecentomila cittadini. Il sisma  è stato avvertito non solo nel Lazio - ad esempio a Roma - ma anche in Abruzzo, in particolare a Sulmona, Avezzano e in tutto l'aquilano. La gente si è riversata in strada a Roccaraso, Raiano e Pescasseroli, nel Parco d'Abruzzo, dove il comune ha allestito due strutture per la notte. La scossa è stata abbastanza superficiale ed è questo il motivo per cui il terremoto è stato avvertito in un'ampia area, da Roma a Pescara. La zona del frusinate colpita dal terremoto è da tempo sotto la sorveglianza di sismologi: ha cominciato ad attivarsi poco tempo dopo il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009. "E' una zona ad alta pericolosità sismica che stiamo studiando con attenzione", ha detto il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Alessandro Amato. Un'altra scossa di terremoto, di magnitudo 3.7, è stata registrata alle 2 di notte nei pressi dell'Aquila, con due repliche di 2.3 e 2.7. L'epicentro era a 16,6 km di profondità, nel distretto sismico del Gran Sasso. L'Aquila è ricaduta nel panico. Il sisma è stato avvertito distintamente dalla popolazione, svegliata nel cuore della notte dalla scossa. In molti hanno quindi deciso di dormire in auto nonostante il freddo pungente. Altri si sono recati da parenti o amici che vivono nei moduli abitativi provvisori (i map). Anche qui sono stati presi d'assalto i centrali dei vigili del fuoco. Al momento non risultano danni a persone o cose. Su facebook il tam tam dei cittadini è in costante aggiornamento.Dalle verifiche effettuate non sono stati registrati danni. Solo in un caso a Sora, in via precauzionale, è stato disposto la non agibilità di un edificio. Apprensione tra la popolazione ma nessun danno anche dopo la scossa di  3.7 registrata all'Aquila. Il sindaco della citta', Massimo Cialente, fa sapere che sono sempre  allestite tre tende riscaldate "dove i cittadini che per paura sentono l'esigenza di uscire di casa, possono passare la notte". Le tende si trovano a Coppito a Paganica e a Bazzano. "Questo è un territorio altamente sismico. Augurandomi, anche da cittadino aquilano, di non dover fare più uso del piano, in caso di ulteriori scosse, invito tutti i miei concittadini ad agire secondo coscienza".  Il centro storico dell'Aquila rimarrà aperto.
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venerdì 15 febbraio 2013





MONTI: È UNA NUOVA TANGENTOPOLI. BERSANI: 'DA DESTRA CATASTROFE MORALE' IL CAVALIERE: 'MAI DETTO 'TANGENTI', SONO UN REATO E VA PUNITO

"Mi sento più ferito quando sento certi cialtroni che dicono che hanno lasciato in ordine l'Italia mentre io l'avrei affossata che non più orgoglioso per gli apprezzamenti di Obama". Lo ha detto il premier Mario Monti durante la trasmissione Agora su Rai3. "Dopo tanti anni di governo Berlusconi non c'è una legge anti-corruzione. L'Italia - ha aggiunto Monti - è un paese importante, è un paese del G8, e certo può anche cadere nel ridicolo come è accadutoper l'atteggiamento ridicolo tenuto da qualcuno in passato". A Monti è stato chiesto se è possibile un parallelo con Tangentopoli: "Purtroppo sì - ha replicato - ma con una speranza minore. Nel 1993 ci fu un'azione liberatoria della magistratura, e si pensava che l'azione della magistratura e la coscienza dei cittadini avrebbero posto fine a quel fenomeno. L'azione dei magistrati è andata avanti ma la coscienza degli italiani che guidano gli altri italiani si è seduta". "Questi lunghi anni della destra ci hanno consegnato una situazione che assomiglia un po' a una catastrofe: economica, morale, etica", ha detto il leader del Pd Pier Luigi Bersani a Repubblica tv. "C'é - ha aggiunto - un disamore radicale in giro per il Paese e quindi immagino ci voglia un governo da combattimento perché bisogna che governi ma anche ricostruisca". "La storia non si ripete mai negli stessi termini, non credo tecnicamente si possa definire una tangentopoli simile a quella di quegli anni", ha detto Bersani. Tuttavia, si tratta di qualcosa che "segnala una distruzione di anticorpi" e, a proposito di Berlusconi, aggiunge: "Ci manca solo di giustificare".Berlusconi esclude invece "nella maniera più assoluta" che sia in corso una nuova Tangentopoli. "Non ho mai pronunciato la parola tangenti. Sono un reato e va evitato. E quando accade va punito", ha detto. "Siamo in testa e vinceremo. Quindi non ci sarà bisogno di alcuna grande coalizione", ha aggiunto Berlusconi. Una nuova Tangentopoli? "Non so se se ne sia mai andata", replica invece il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "Ma certo è che - ha aggiunto - bisogna fare pulizia, senza guardare in faccia a nessuno e tenendo presente che c'é da salvaguardare anche una realtà economica e industriale molto importante per il nostro Paese". "Naturalmente - ha proseguito Casini - bisogna avere fiducia nella magistratura e confidare nell'equilibrio. Gli eccessi non hanno mai portato da nessuna parte. Naturalmente bisogna andare fino in fondo, senza rispettare santuari di nessun tipo". "Ventuno anni dopo l'arresto di Mario Chiesa che fece scoprire tangentopoli la politica è rimasta la stessa della prima Repubblica e oggi vedo girare in manette persone che avevo già fatto arrestare io", ha affermato Antonio Di Pietro, a margine di un'iniziativa elettorale di Rivoluzione Civile in corso a Pisa. "E il cambiamento non c'é stato - ha spiegato Di Pietro - perché le facce della politica sono rimaste le stesse. Per voltare pagina servirebbero parlamentari che non avessero il conflitto d'interesse con tangentopoli ma lavorassero per punire le illegalità e il malaffare. Invece, ho sentito dire a Berlusconi che vuole ripristinare l'immunità parlamentare perché non vuole essere arrestato".Monti ha ricordato come il suo governo "ha fatto fatica, a causa della resistenza del Pdl, a far approvare un'adeguata legge anti-corruzione". Questa norma è arrivata dopo che, "dopo tanti anni di governo Berlusconi", non ne era stata approvata ancora una. Queste normative sul piano interno, ha spiegato ancora Monti, vanno accompagnate con azioni a livello internazionale: "Uno che ha governato tanti anni come Berlusconi doveva fare qualcosa a livello internazionale. L'Italia è un Paese importante, è nel G8, e certo può anche cadere nel ridicolo come è accaduto per l'atteggiamento ridicolo tenuto da qualcuno in passato". E' stato quindi chiesto a Monti a chi si riferisse: "Non ho bisogno di ricordare - ha replicato - le pressioni ricevute in questi giorni". Ci sono "le stesse possibilità" che Scelta civica faccia un'alleanza post-elettorale con il centrosinistra o con il centrodestra, purché senza Berlusconi, ha spiegato Monti. A Mario Monti fu offerto il Quirinale "oppure una posizione di quasi vertice o di vertice nel governo" se non si fosse candidato alle politiche, ha riferito lo stesso premier, senza però rivelare chi fece questa offerta. Monti ha riferito di esser voluto entrare in politica per difendere le riforme fatte dal suo governo e per portarle avanti in futuro con Scelta civica. "Questa decisione - ha detto - mi ha fatto rinunciare a possibili posizioni di privilegio". Alla domanda se gli fosse stato offerto il Quirinale in caso di rinuncia alla propria candidatura, Monti ha risposto: "Anche, ma non solo". Dopo alcune domande gli intervistatori sono ritornati su questo punto, domandando quali altre posizioni gli erano state offerte: "Il Quirinale-ha detto Monti - oppure posizioni di quasi vertice o di vertice nel governo". Quindi i giornalisti hanno chiesto se gli fu offerto Palazzo Chigi:"Non con certezza, ma era una possibilità", ha replicato il premier. Monti non ha però voluto rivelare chi ha avanzato questa offerta: "Nelle conversazioni politiche - ha spiegato - esiste una parte r p.c.m.s.r.d.g.












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