domenica 27 febbraio 2011

PRIMARIE TORINO, BOOM DI VOTANTI SITI WEB: EXIT POLL, VINCE FASSINO
Piero Fassino è in netto vantaggio secondo l'exit poll di Termometro politico sulla base di duemila interviste all'uscita dai seggi delle primarie. Ecco i risultati pubblicati sul sito di Tp che stima l'affluenza in almeno cinquantamila persone: Fassino 47-51%, Gariglio 24-28%, Passoni 14-18%, Curto 5%-8%, Viale 1-2%. -Gli interventi di Marcenaro e Christillin - Piero Fassino: «Se sarò sindaco giunta con metà donne» SEGGI APERTI- Si sono aperti regolarmente a Torino i 74 seggi nei quali gli elettori del centrosinistra potranno recarsi oggi per scegliere fra cinque candidati quello che sfiderà il centrodestra nella corsa alla successione del sindaco del capoluogo piemontese, Sergio Chiamparino, la prossima primavera. Le operazioni di voto, finora svoltesi regolarmente, sono cominciate alle 8 e proseguiranno fino alle 20. Lo spoglio comincerà subito dopo, e si prevede che i primi risultati parziali saranno disponibili a partire dalle 22. Il quartier generale delle operazioni sarà presso la sede del Pd, dove saranno fatti affluire i registri del voto. Oggi si vota anche a Novara, in quattro seggi che resteranno aperti dalle 9,30 alle 21,30. I cittadini in questo caso potranno scegliere fra tre candidati: Andrea Ballarè (Pd), Nathalie Pisano (Radicali), e Nicola Fonzo (Sel). Ultime ore infuocate di campagna elettorale, poi silenzio, la parola passa ai torinesi e domani con le primarie si scioglierà il nodo. Chi sarà il sindaco che guiderà Torino dopo Sergio Chiamparino, “Il Chiampa”, si saprà intorno alla mezzanotte perché state certi che quel nome sarà lo stesso che il 15 e 16 maggio vincerà le amministrative. Qui, sotto la Mole Antonelliana, la prima capitale d’Italia resta una certezza, mentre tutto intorno muta, Roberto Cota guida la Regione, la Lega avanza come un esercito deciso a mangiare i territori che una volta erano “rossi” e oggi vai a capire, qui il centro sinistra resta maggioranza che può vincere addirittura al primo turno. Davide e Piero. I giocatori in campo sono cinque, ma due i veri contendenti, entrambi del Pd: Piero Fassino e Davide Gariglio. Diversi come la notte e il giorno per formazione politica e culturale, uno con le radici nel vecchio Pci, l’altro nella vecchia Dc, uno laico, l’altro cattolico, 61enne il primo, 43enne il secondo, eppure con tratti simili. Entrambi conunsorriso che sembra non prenderli mai fino in fondo, lunghi e sottili (uno molto più dell'altro), mani nervose, pane e politica a pranzo e a cena. In questi ultimi giorni di campagna elettorale se ne sono dette di tutti i colori: Gariglio ha affondato la lama sulla data di nascita, sui “poteri forti” che sostengono Fassino, la nomenklatura e tutto il repertorio che tanto piace ai giovani; l'ex ministro ha spinto il pedale sui «mister preferenze o capibastone torinesi, che sostengono “il rinnovatore”». Se le sono cantate di santa ragione anche l’altra sera, durante il confronto a cinque inuna gremitissima sala conferenze dell'istituto tecnico Avogadro iniziato all'insegna del fair play, «certo che mi avvarrei del contributo dei miei sfidanti se diventassi sindaco», «sarei lusingato», e finito con accuse reciproche di attacchi infondati. Questa partita si gioca sul numerodi coloro che andranno a votare: se si supera la soglia dei 34mila Gariglio ha perso la sfida della sua vita, come lui stesso l'ha definita. Sotto quel numero il risultato è aperto perché il 43enne conta sul pacchetto preferenze di Roberto Placido e Mario Laus che pesa oltre 13mila voti; sul mondo cattolico; sull'appoggio di alcuni manager influenti come il presidente dell'azienda di trasporti Gtt (di cui Gariglio è stato Ad) Francesco Brizio, del vicerettore dell' Università Salvatore Coluccia. Sergio Chiamparino, amato dai torinesi non solo di centrosinistra, ha indicato quale suo «erede» proprio Piero Fassino, per il quale non si è risparmiato, macinando chilometri fra la gente e mettendoci, letteralmente, la sua faccia. Lui e Piero sorridenti immortalati nella foto- simbolo di questa maratona da primarie. Lungo l'elenco di coloro che si sono schierati con l'ex ministro, oltre 300 nomi di peso, da Alessandro Baricco a Furio Colombo, Tullio Levi, Wladimiro Zagrebelsky, Cesare Damiano, Mimmò Luca, Roberto Tricarico (che all'inizio voleva candidarsi) e i massimi dirigenti del partito nazionale. Ieri anche il vincitore del festival di Sanremo, Roberto Vecchioni ha lanciato un appello: «Fassino si è sempre dedicato alla democrazia, alla storia di Italia e del nostro pensiero con passione straordinaria ed è una persona perbene. Per questo invito a votare per Piero Fassino». Giovedì al mercato di via Pavese, «Piero» lo chiamavano «sindaco ».«Mi succede spessissimo», spiega lui. Da un sondaggio effettuato da Game Managers & partner è quello più noto ai torinesi, il più gradito come primo cittadino, (con lui la coalizione vincerebbe al primo turno con il 57%) ed è dato al 56,3% come vincitore domenica. I sindacati ufficialmente non si sono schierati ma la Cgil ha un voto sbilanciato su Fassino (come l'attivo della Uilm metalmeccanici), anche se quella della Asl to2 si è schierata con Gianguido Passoni (la Fiom è divisa tra lui e Michele Curto). Il presente e il futuro. Tace per ora il Rettore del Politecnico, Francesco Profumo, il nome attorno a cui si erano trovati tutti i partiti ma che alla fine è stato archiviato proprio da Sergio Chiamparino. «Parlerò lunedì – dice al telefono – quando il dibattito dovrà necessariamente spostarsi sul futuro della città». Il presente della città racconta di una Torino che in dieci anni ha cambiato pelle, si è aperta al mondo, ha una ritrovata vita culturale, è stata capace di fare della de-industrializzazione un’opportunità per ricovertirsi, ha lucidato i suoi vecchi tesori e esposto i nuovi, come il Museo del Cinema. Ma oggi deve fare i conti con il 31%di disoccupazione, il10%in più della media nazionale, e con 119 milioni di ore di cassa integrazione,nel2010,nel comparto metalmeccanico . E poi c' è la periferia dove l' opera di riqualificazione non può fermarsi e necessita di uno sguardo profondo nelle sacche di sofferenza più acuta in una società sempre più multietnica (a Torino il 13% della popolazione è immigrata) e sempre più a rischio solitudine. Equesta sarà la vera sfida da vincere.
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sabato 26 febbraio 2011

BERSANI: «TREMONTI FACCIA IL FILOSOFO MA NON È IDRAULICO»

Il ministro dell'Economia e delle Finanze «sarà anche un buon filosofo, e ne dubito, ma glielo lasciamo fare; sarà anche un buon ragioniere, ma non è l'idraulico: non mette mai le mani su un oggetto reale della nostra economica». Ne è convinto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che ha concluso oggi i lavori del Festival «Manifutura» di Bologna, alla presenza dell'ex premier Romano Prodi. Bersani si è soffermato sulla «stabilità» e sulla «crescita» del paese che «devono darsi la mano»: «Se hai la stabilità senza un minimo di crescita - ha spiegato - cascherà e andrà a ramengo. Questo non vuol dire» che si deve «fare più spesa pubblica. Noi abbiamo controllato la spesa corrente meglio di loro, ma ora bisogna mettere il cacciavite nella macchina». «Noi in questo momento siamo su tutti i carri di carnevale del mondo». E il problema, ormai «è che non attiriamo investimenti esteri». Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, dal palco del teatro Manzoni di Bologna dove chiude il festival Manifutura, attacca il premier Silvio Berlusconi e fa capire che i fatti personali del presidente del Consiglio ridicolizzano l'immagine dell'Italia all'estero. In quanto a problemi interni, prosegue poi il segretario Pd, «stiamo viaggiando col pilota automatico, in Parlamento non riesce a decidere niente». L'unica cosa che è «riuscito a fare col Milleproroghe è stato finanziare le quote latte coi soldi di un fondo che si occupa di problemi oncologici. Perchè sono quelli i problemini che devono risolvere». E anzi, affonda poi Bersani, i «problemi veri sono usati da alibi e da paravento». Nei confronti delle vicende del Nordafrica, in particolare della Libia, «l'Unione Europea deve avere una voce univoca. L'Europa deve dire che sta col cambiamento e mettere a disposizione risorse politiche,diplomatiche, economiche, per accompagnare verso maggiori diritti queste popolazioni». Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, concludendo il Festival Manifutura a Bologna. Bersani ha sottolineato che «noi non vogliamo esportare modelli, ed è curioso che lo dica Frattini che ha sostenuto la guerra di Bush» ma, ha aggiunto, «vogliamo che ci siano elezioni, libertà di associarsi e più diritti per le donne». Quanto alla questione degli sbarchi dei profughi Bersani ha puntualizzato che «viene tirato fuori dal nostro Governo il rischio di estremismo islamico. Ma questo può prosperare solo se mette radici dentro l'acrimonia e il senso di rivincita di una parte di quelle popolazioni verso l'occidente e l'Europa. Questa è l'unica benzina. Per questo dobbiamo presentarci con un volto di amicizia». Per Bersani «ha ragione Romano Prodi - intervenuto poco prima durante un dibattito - quando dice che in questo momento l'Europa deve spostare il baricentro verso il Mediterraneo. Questa è l'occasione giusta».

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venerdì 25 febbraio 2011

SANITÀ PUGLIA: GIP DI BARI ARCHIVIA LA POSIZIONE DI VENDOLA

Il gip del tribunale di Bari Sergio Di Paola ha archiviato, su richiesta della procura, l'indagine a carico del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Questi era indagato, assieme ad altre dieci persone, per presunte pressioni politiche, nel 2008, nei confronti dei direttori generali di alcune Asl pugliesi per indurli a nominare direttori amministrativi e sanitari graditi al governo regionale. Nell'indagine Vendola era indagato per concussione, per fatti che sia la pubblica accusa sia il gip hanno ritenuto non penalmente rilevante. La richiesta di archiviazione era stata depositata presso l'ufficio gip nel marzo 2010 ed era firmata dai tre pubblici ministeri titolari del fascicolo - Francesco Bretone, Marcello Quercia e Desirè Digeronimo - che hanno condiviso che nell'indagine nei confronti del presidente Vendola e di alcune persone indagate non vi fossero elementi per sostenere l'accusa in dibattimento. Nella richiesta di archiviazione, oltre al nome di Vendola, compaiono quelli di altre 10 persone, tra cui l'allora assessore ai trasporti Mario Loizzo, l'ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, e l'ex dg della Asl Bari Lea Cosentino. Nei confronti degli undici indagati i carabinieri avevano ipotizzato numerosi episodi di concussione (anche tentata) per aver «imposto nel maggio 2008 ai direttori generali delle Asl e di differenti presidi ospedalieri pugliesi le nomine dei direttori amministrativi e sanitari, nonchè di primari di strutture operative complesse al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione politica nelle istituzioni locali». Le quattro ipotesi di reato di concussione per le quali la procura di Bari ha chiesto l'archiviazione della posizione del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, vanno archiviate perchè «in nessuna delle vicende scandagliate ed esaminate risulta positivamente l'esistenza di elementi di fatto riconducibili alle nozioni di 'minaccià o 'costrizionè penalmente rilevante». Lo scrive il gip del tribunale di Bari, Sergio Di Paola, nelle sette pagine del provvedimento con cui ha archiviato l'indagine a carico di Vendola e di altre dieci persone. Le accuse archiviate facevano riferimento a presunte pressioni compiute anche da politici e dirigenti regionali sui direttori generali delle Asl, per far nominare da questi direttori amministrativi e sanitari e primari indicati dagli amministratori regionali. Il giudice spiega che l'inesistenza di elementi che possano far pensare alla concussione «risulta dall'esame del materiale raccolto sia attraverso le intercettazioni, sia mediante l'assunzione di informazioni dalle persone che sarebbero state destinatarie delle sollecitazioni da parte di taluni degli indagati». Esaminando i singoli capi d'imputazione, il giudice Di Paola spiega che in nessun caso vi sono state «pressioni e influenze», tutt'al più, almeno in un caso, le nomine dei direttori amministrativi e sanitari «appaiono frutto di contrasti tra esponenti politici che si fronteggiano, non senza asprezza e commenti ironici, sulla capacità di raggiungere determinati risultati». L'archiviazione riguarda oltre a Vendola, l'allora assessore alla sanità della Regione Puglia e oggi senatore Alberto Tedesco - accusato di sei episodi di concussione e di altri cinque tentativi di concussione - e gli ex assessore regionale Mario Loizzo (Pd) e l'assessore del comune di Bari Ludovico Abbaticchio (Pd), accusati di un episodio di concussione ciascuno. Nell'inchiesta archiviata erano coinvolti anche il capo dell'ufficio di gabinetto di Vendola, Francesco Manna, il presidente del consiglio comunale di Triggiano (Bari), Adolfo Schiraldi, e Aldo Sigrisi, consigliere comunale di Terlizzi (Bari), ritenuti vicini politicamente a Tedesco; gli ex direttori generali delle Asl di Bari e Lecce Lea Cosentino e Guido Scoditti, l'imprenditore Francesco Petronella e l'ex capo della segreteria politica di Tedesco, Mario Malcangi. Scoditti e Malcangi sono stati arrestati ieri nell'ambito dell'indagine sulla gestione delle nomine nella sanità pugliese.

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giovedì 24 febbraio 2011

MILLEPROROGHE, L'ALLARME DEL PD: MEDIASET PUÒ ACQUISIRE CORSERA

Il governo ha posto la fiducia sul maxiemendamento interamente sostitutivo del decreto milleproroghe che aveva ricevuto rilievi da parte del Capo dello Stato e che è all'esame della Camera. Già ieri sera il governo aveva annunciato l'intenzione di porre la fiducia. «Potrebbe essere imminente il rischio che Mediaset acquisisca il Corriere della Sera, viste anche le turbolenze societarie di quest'ultimo». Questo il commento del senatore del Pd, Vincenzo Vita, alle nuove modifiche sugli incroci tv-giornali contenute nel maxiemendamento al Milleproroghe. Nel testo definitivo salta la proroga a fine anno del divieto di partecipazioni in imprese editrici di quotidiani per chi possiede televisioni nazionali con più di una rete su piattaforma. Il decreto che domani sarà sottoposto al voto di fiducia alla Camera lascia intatto il testo originale che, per gli incroci tv-giornali, rimanda alla tabella in allegato che stabilisce la proroga sino al 31 marzo 2011 con la possibilità di un' ulteriore slittamento attraverso un dpcm. Secondo notizie diffuse ieri, invece, la sola modifica riguardava la cancellazione dei nuovi parametri legati al Sic. Per Vincenzo Vita «è particolarmente curioso che lo stesso premier possa emanare un regolamento per se stesso, per la sua attività editoriale, dopo avere eliminato i pasticci fatti dalla sua maggioranza». «Un passo avanti e due indietro», dice il senatore, «da una parte rimangono invariati i parametri, dall'altra si rende più forte l'acquisizione del Corriere da parte di mediaset mentre niente si dice sul post-analogico, sulle altre emittenti».

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mercoledì 23 febbraio 2011

FLOP DI APICELLA A MILANO UN SOLO BIGLIETTO IN PREVENDITA


Mariano Apicella, il cantore preferito di Berlusconi, ha dovuto annullare un concerto al Teatro Arcimboldi di Milano in cartellone il 10 marzo. Sul circuito Ticketone aveva venduto un solo biglietto. Un flop indiscutibile. Il cantante napoletano sfodera una giustificazione “politica”: “si vociferava di manifestazioni” di protesta in chiave Rubygate. Può essere. Eppure che un circuito importante e diffuso come Ticketone abbia piazzato solo una poltrona (per di più nella città in cui regna il centrodestra) significa che almeno in questi giorni non basta essere il cantante-chitarrista alla corte di Silvio per avere in dote gloria e pubblico pagante. La sala, progettata da Vittorio Gregotti, contiene 2.400 posti. È molto capiente e bella. Regge impatti forti. La riempiono rockstar come Ligabue, come ricorda Giuseppe Manzoni, consigliere delegato dei Pomeriggi Musicali, gestore degli Arcimboldi: «Noi avevamo affittato la sala come programmazione esterna – spiega - Io non faccio censure di nessun genere, ma gli Arcimboldi sono il teatro che ospita Ligabue, i grandi concertisti, hanno 2400 posti, non credo che Apicella avrebbe potuto riempirli». Stando alle prevendite, il 10 marzo era un “forno”(un teatro semi o totalmente vuoto) annunciato. E il contratto con l'artista del melodico partenopeo è stato annullato prima ancora della firma finale. «Noi non ci abbiamo rimesso nulla e quindi per noi la storia si chiude così, si è parlato di un rinvio ma non so se si concretizzerà qualcosa - ha chiarito Manzoni -. Gli organizzatori di spese invece ne avevano già sostenute, a cominciare dai manifesti che sono già in giro». Apicella volge la lettura politica in chiave di proteste e non di fan mancati. «Lo spettacolo è stato cancellato - ha detto Apicella - perché si vociferavano manifestazioni contro lo spettacolo. Sia io che l'organizzazione abbiamo ritenuto giusto cancellare la data per non cadere in questi tranelli spiacevoli». «Tutti i miei spettacoli sono senza riferimenti politici», ha tenuto a dire. «Ho avuto la fortuna nella vita di essere amico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e tutto ciò comporta una serie di conseguenze, che però non c'entrano nulla con la mia persona. Però, l'Italia è un paese in cui si vive in questo modo». Anche il premier peraltro vive in un certo modo...

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martedì 22 febbraio 2011

IL TAR DEL LAZIO BOCCIA AUMENTI SU AUTOSTRADE E GRA

Il Tar del Lazio ha disposto l'annullamento del decreto ministeriale che ha aumentato le tariffe sulle strade che si interconnettono con autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta dell'Anas, compreso il Grande Raccordo Anulare di Roma. Il decreto, dicono i giudici amministrativi, non prende in considerazione l'esistenza di persone che percorrono le strade di interconnessione senza però entrare nelle autostrade, come nel caso del Gra di Roma. Non solo; lo stesso decreto è stato adottato anche in violazione delle norme comunitarie in materia. Sono queste in sostanza le motivazioni per le quali il Tar del Lazio ha disposto l'annullamento del decreto ministeriale con il quale il 25 giugno 2010 sono state individuate le stazioni di esazione per le quali dovevano essere applicati gli aumenti dei pedaggi a decorrere dal primo luglio scorso. Oggi la pubblicazione delle motivazioni delle sentenze con le quali i giudici hanno accolto i ricorsi proposti dalla provincia di Roma, ma anche dalle province di Firenze, Rieti, Ferrara e Pescara, nonchè dalla regione Toscana, dal comune di Fiano Romano (ma sono stati 41 i comuni che si sono schierati con la provincia di Roma) e dal Movimento dei cittadini. Secondo i giudici amministrativi è fondato il motivo di ricorso secondo il quale il decreto impugnato «avrebbe individuato caselli o stazioni di esazione collocati in luoghi non direttamente o comunque non necessariamente interconnessi con tratte autostradali per le quali è stato imposto il pagamento di un pedaggio - si legge nelle sentenze - con conseguente imposizione agli automobilisti di una prestazione patrimoniale aggiuntiva che prescinderebbe dall'utilizzo in concreto del tratto viario interessato dal pedaggio». In sostanza, «non vi sarebbe la necessaria ed imprescindibile corrispondenza tra chi è tenuto al pagamento del pedaggio e quanti utilizzano le tratte di strada interessate dal provvedimento». Il Tar ha ritenuto poi fondato anche l'ulteriore motivo di ricorso con cui l'amministrazione provinciale capitolina ha dedotto che il decreto ministeriale avrebbe violato la normativa comunitaria. Il decreto impugnato - si legge nella sentenza - è stato adottato in violazione delle norme comunitarie, nonchè della norma nazionale di recepimento delle stesse, giacchè «determina forfettariamente la maggiorazione per le classi di pedaggio, a prescindere peraltro dall' effettivo uso dell' infrastruttura». Le reazioni. «Si chiude una pagina davvero imbarazzante per il Governo, che ha tentato di mettere le mani nelle tasche dei pendolari senza motivo», dice il deputato e capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta. «Si tratta di una clamorosa bocciatura della forzatura dei Ministri Tremonti e Matteoli - aggiunge Meta - che avevano pensato bene di scaricare sulle spalle dei cittadini i costi della crisi economica. Non bisogna però perdere di vista l'obiettivo più insidioso - sottolinea Meta - ovvero i nuovi pedaggi su 1300 chilometri di autostrade Anas, tra i quali il Gra di Roma ed altri raccordi strategici, che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo primo Maggio. Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera in queste ore, per chiedere di rinviare i nuovi pedaggi alla fine dell'anno. Questo perchè l'intera procedura è viziata da confusione e impantanata sempre per responsabilità del Governo che non ha ancora emanato il decreto per individuare le tratte e le modalità di tariffazione, come prevede la legge».
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lunedì 21 febbraio 2011

OTTIMO ESORDIO PER IL SILVER ACTION, BUTRON DA’ SPETTACOLO!!!


La pioggia non rovina lo show a Mantova

 
di SERGIO CONTI

Si è da poco conclusa la ventottesima edizione dello Starcross di Mantova, gara di apertura della stagione crossistica 2011.In un evento dominato da Philippaerts sulla Yamaha del Team Rinaldi, il Silver Action ha raccolto un grande risultato, grazie al neo acquisto Josè Butron. Lo Spagnolo in forza al Team bergamasco ha infatti disputato tre ottime gare, in un crescendo inarrestabile, dimostrando ad ogni manche un miglior adattamento ed un maggior feeling con la KTM egregiamente preparata dal Team. Butron è passato sotto la bandiera a scacchi in decima, nona e sesta posizione ed in virtù di questi piazzamenti, ha conquistato la seconda posizione assoluta della categoria MX2, cedendo la vittoria al ben più esperto e navigato Gautier Paulin (Yamaha Rinaldi). A tutto ciò aggiungiamo anche il brivido del giro e mezzo condotto alla testa della corsa nella terza manche, impresa che ha dell’incredibile, considerando la presenza delle ben più potenti 450… Era cominciata bene anche per il giovane Alessandro D’Angelo, che nella qualifica è arrivato adun soffiodall’ottenere un piazzamento di rilievo: purtroppo,mentre transitava in undicesima posizione, una banale scivolata loha fatto retrocedere di qualche posizione ed il pilota è giunto diciottesimo al traguardo. In virtù della formula dello Starcross, alcune teste di serie hanno sopravanzato D’Angelo nella classifica della qualificazione ed il nostro pilota ha dovuto accontentarsi di partire al di fuori dei quaranta classificati. D’Angelo ha comunque fatto tesoro della gara di Mantova per confrontarsi con alcuni dei migliori piloti al mondo, concludendo tutte e tre le manche di 25 minuti più due giri previste dal programma. Fuori dai giochi, invece, Giacomo Del Segato, frenato già dal sabato in qualifica da una brutta influenza che lo ha afflitto per tutta la settimana precedente alla prova. Mirko Madaschi, Team Manager: “Sono molto soddisfatto di questo risultato e non nascondo che, dopo un inverno di duro lavoro, la prestazione d Butron è stata per noi un bel premio! Oltretutto dobbiamo considerare che Josè finora si è allenato con il 350, moto che dovrà usare nel CampionatoSpagnolo e nelle manifestazioni internazionali. Ha provato il 250 solo una volta prima dell’evento di Mantova, per cui se consideriamo che questa è solo la sua seconda volta sul 250, beh, possiamo dire che le cose possono solo migliorare! Ringraziamo di nuovo tutti i nostri sponsor ed i sostenitori, che anche qui a Mantova ci hanno fatto sentire il loro calore e senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile. Speriamo di ripagarli presto bissando il successo ottenuto oggi”.

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FREESTYLE UN SUCCESSO MONDIALE AL PALA OLIMPICO TORINESE

di PAOLA MAURIZIO

Torino- Il Pala Olimpico di Torino si è illuminato grazie ai giochi di luce e alle acrobazie incredibili di dodici riders di livello internazionale che con i loro spettacolari salti hanno infiammato gli undicimila spettatori arrivati anche da lontano per potersi gustare uno spettacolo unico al mondo, organizzato abilmente da Magic For Fun in collaborazione con DBO.Musica a tutto volume, il rombo unico dei motori, le esibizioni dei Vulcanica e delle Cheersleaders Italia, e la partecipazione attiva di un pubblico che non ha smesso un momento di applaudire e saltare sugli spalti, hanno fatto il resto.La voce dell'evento più adrenalinico del 2011 è stata di Zoran, già voce ufficiale del freestyle in Italia.La tappa di Torino era la prima del calendario mondiale 2011 del Night of the Jumps, e ha fatto registrare il tutto esaurito. Uno spettacolo nello spettacolo. Indimenticabile per chi ha avuto la fortuna di acquistare un biglietto e per gli spettatori di Motors TV (canale internazionale europeo) e del sito www.spobox.tv che mandava live l'evento in tutto il mondo. Lo spettacolo è iniziato alle 21,00 con una cerimonia di apertura che ha fatto da antipasto alle tre sessioni di qualifica. Tra gli italiani presenti in arena (Ivan Zucconi, Massimo Bianconcini e Vanni Oddera) il migliore è stato, come da pronostico, Max Bianconcini su Ktm, che ha fatto segnare il terzo miglior punteggio (accedevano alla fase finale i primi sei classificati, giudicati da una giuria di cinque giudici internazionali di altissimo livello in base al numero di salti effettuati, l'utilizzo completo o parziale della pista, il livello dei salti, la loro esecuzione e, infine, la "Personal Impression" di ogni giudice verso le diverse esecuzioni). Al primo posto provvisorio il francese Remi Bizouard su Yamaha e secondo lo spagnolo Josè Miralles, anche lui su Ktm. Gli altri tre piloti che accedevano alle finali erano, dal quarto al sesto posto, Javier Villegas (USA - Yamaha), David Rinaldo (FRA - Yamaha) e Maikel Melero (ESP - Yamaha). Un piccolo break di una mezz’ora circa per far riprendere fiato ai piloti, e poi di nuovo in arena per uno Special Show con un particolare "salto in alto" in cui i bikers dovevano saltare, con tanto di moto ovviamente, oltre un'asticella posizionata sempre più in alto. Infine, la finale. Incandescente, elettrizzante, scoppiettante, adrenalinica... non esistono abbastanza aggettivi per raccontare i momenti infuocati che i piloti qualificati hanno fatto vivere al pubblico di Torino.Gli undicimila del Pala Olimpico erano un cuore solo che batteva all'impazzata ad ogni rincorsa, ad ogni backflip, ad ogni giro di 180°. Le acrobazie che i piloti di motocross freestyle fanno in sella alle loro moto quando attaccano le rampe hanno tanti nomi, alcuni davvero spaventosi (Tsunami, Kiss of Death, Hartattack, Deadbody...), ma loro fanno sembrare tutto semplice. Non spaventano, eccitano. E così era il pubblico stasera, eccitato. Eccitato al punto da non poter più stare seduto. Tutti in piedi quindi, ad urlare, applaudire, incitare. Purtroppo il nostro Bianconcini non ce l'ha fatta a salire sul podio, e alla fine si è dovuto "accontentare" di un quarto posto. Ma in questo sport estremo essere il quarto al mondo può essere solo motivo di orgoglio. LA CRONACA DELLA SFIDA MONDIALE- Per il transalpino Remi Bizouard, MX World Championship Ranking 2008 e 2009, si tratta della prima vittoria mondiale del 2011, un inizio inatteso e sorprendente giunto dopo una serata di passione che ha visto un escalation di evoluzioni. La prima scrematura ha visto eliminati nelle fasi eliminatorie il ligure Vanni Oddera (Ktm), il marchigiano Ivan Zucconi (Ktm) e il romagnolo Miki Monti (Yamaha), oltre al Ceco campione del mondo in carica Libor Podmol (Suzuki), il tedesco Fabian Baursachs (Suzuki) e il transalpino Romain Izzo (Yamaha). Il francese Remi Bizouard (Yamaha) si è presentato per ultimo alla fase finale ma ha incantato il pubblico torinese prima in qualifica e poi nella fase conclusiva con numeri spettacolari, sei salti mozzafiato che al computo finale lo hanno visto salire sul gradino più alto del podio ad agguantare la prima tabella rossa di leader della stagione. Dietro al transalpino si è classificato lo statunitense Javier “Astro Boy” Villegas (Yamaha) con altrettanti spettacolari “trick”, mentre il terzo gradino del podio è andato allo spagnolo vice campione del mondo del 2009 Jose Miralles (Ktm). Il primo posto giù dal podio è andato al bolognese Massimo Bianconcini (Ktm), autore di un grande finale, nella quale però non è riuscito a battere la velocità dei rivali, come lui stesso ha affermato: “Ci tenevo molto a questa prova italiana, mi sono preparato e il mio obiettivo era entrare in finale. Mi sono accorto di qualche piccolo errore, ma ora ho tutto il tempo per migliorare ancora e preparare al meglio la prossima prova iridata”. Quinto posto per l’altro transalpino David Rinaldo (Yamaha) che è riuscito a battere l’esibizione del rivale spagnolo Maikel Melero (Yamaha), autore di una caduta senza conseguenze nell’ultimo salto della sua pur bella esibizione. Lo stesso Melero si è reso protagonista del Maxxis Highest Air, superando il salto in alto dell’asticella posta ad un’altezza di ben 8,10 metri. Lo spettacolo è finito ben a mezzanotte con la cerimonia di premiazione in mezzo all'arena, luci, fuochi, ancora musica e una pioggia di coriandoli. Entusiasta il pubblico, entusiasti gli organizzatori, e così anche i piloti. La prossima tappa del Mondiale Motocross Freestyle sarà il 5 e 6 Marzo a Berlino per una "due notti" incandescente. Ci auguriamo tutti di rivedere presto questi ragazzi roteare in aria con le loro moto dai mille colori, magari già l'anno prossimo. Torino merita uno spettacolo del genere. CLASSIFICA FINALE- 1. Remi Bizouard (FRA – Yamaha) punti 20; 2. Javier Villegas (USA – Yamaha) punti 18; 3. Josè Miralles (ESP - Ktm) punti 16; 4. Max Bianconcini (ITA – Ktm) punti 14; 5. David Rinaldo (FRA – Yamaha) punti 12; 6. Maikel Melero (ESP – Yamaha) punti 10.
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domenica 20 febbraio 2011

LEGA ANNULLA PUNTATA DI "IN 1/2 H" ANNUNZIATA: CENSURI TUOI ELETTORI?

Doveva essere una puntata davvero speciale per Lucia Annunziata, con la troupe del suo «In 1/2 ora» pronta a trasmettere in diretta da Radio Padania per ascoltare le opinioni della base leghista. Ma le porte di via Bellerio, che raramente le apre alla stampa e tv, sono rimaste chiuse: diretta annullata, nessuna spiegazione da parte del direttore di Radio Padania se non una ragione di «opportunità» non meglio precisata. È stata la stessa Annunziata a formulare i primi interrogativi sulla disponibilità prima concessa e poi ritirata da parte del direttore di Radio Padania Matteo Salvini. «Che cosa succede veramente dentro la Lega? Perché temono le opinioni dei loro elettori a briglia sciolta su una televisione nazionale?», ha detto Lucia Annunziata nel breve collegamento in diretta su Raitre che è andato in onda al posto del suo programma e per la cui preparazione, ha precisato, «non ci sono stati dissidi». Ma quali possono essere stati questi motivi di «opportunità» tali da far saltare quasi all'ultimo momento una trasmissione concordata da giorni? In Lega bocche cucite sull'argomento, mentre il direttore di Radio Padania Matteo Salvini è risultato irraggiungibile per tutto il pomeriggio. Ma chi conosce, dall'interno, i meccanismi decisionali, non esclude che siano stati i vertici della Lega, forse Bossi in persona, a decidere uno stop ad una trasmissione che, con la modalità del «microfono aperto a tutti» e quindi senza una paternità identificabile degli interventi, avrebbe potuto dare voce a polemiche, in primis sull'Unità d'Italia, che la Lega non è interessata ad alimentare e a far irritare l'opposizione, in vista della conclusione dell'iter per il federalismo. Potrebbe aver avuto un peso nella decisione di Radio Padania di bloccare le telecamere dell' Annunziata anche la tensione che si è registrata nei giorni scorsi nella maggioranza proprio sulle commemorazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, per il voto contrario dei ministri leghisti in Consiglio dei ministri sulla festività del 17 marzo. Già all'indomani della performance filo unitaria di Roberto Benigni a Sanremo erano giunte (e trasmesse in diretta) numerose telefonate di ascoltatori padani arrabbiati contro il comico.Sono mesi del resto che Bossi non perde occasione, nei suoi comizi e nelle interviste, per ribadire che occorre abbassare i toni con l'opposizione e quindi, a maggior ragione, con gli alleati di governo, per portare a casa il federalismo, che è l'obiettivo irrinunciabile della Lega. Nessun mistero, dunque, ci sarebbe alla base dell'improvviso dietrofront leghista, semmai un tardivo ripensamento su una disponibilità che avrebbe potuto provocare, in questo momento, più danni che benefici.Uno scenario confermato da un leghista di lungo corso: «Il popolo della Lega valuta la bontà dell'operato del Carroccio con il passaggio del federalismo». Passaggio che deve avvenire, necessariamente, entro il 14 maggio, quando scadrà la delega al governo. In aula, comunque, la votazione di un importante comma sulla legge di attuazione del federalismo potrebbe passare entro la metà di marzo. In contemporanea si trova in Commissione il quarto decreto attuativo sui costi standard della Sanità e sulla finanza provinciale e regionale. E l'ordine di scuderia è «non fare casino», «smorzare le polemiche» per non affossare le difficile trattative con l'opposizione sul federalismo.

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